Tour 1989: la partenza in ritardo al prologo di Delgado

Che il Tour de France 1989 sarebbe stato un alternarsi di emozioni continue lo si capì fin da subito, il giorno del cronoprologo. Con partenza dal Granducato del Lussemburgo, i soli 7.8 km del percorso sarebbero dovuti servire soltanto a sgranare il gruppo dei partenti ed assegnare la maglia gialla in maniera “comoda”, anziché con la classica volata compatta, spesso troppo rischiosa per i tanti che avrebbero desiderato tagliare per primo il traguardo.

Pedro Delgado si era aggiudicato l’edizione precedente fra le polemiche. A pochi giorni dalla conclusione della Grande Boucle infatti, un controllo evidenziò come lo spagnolo avesse utilizzato il Probenecid, un diuretico in grado di nascondere l’assunzione di steroidi anabolizzanti. Tuttavia il corridore non venne escluso dalla corsa, essendo quello in questione un prodotto vietato dal CIO ma non dall’UCI, scatenando così le polemiche delle squadre avversarie della Reynolds. Sebbene l’anno successivo lo spagnolo verrà completamente scagionato, il prodotto in questione venne proibito dall’UCI solo un mese dopo la conclusione della corsa.

Delgado arrivava dunque in Francia con i panni del favorito: oltre ad indossarli (maglia gialla alla partenza), gli esperti lo indicavano come l’uomo da battere, forte in montagna e a cronometro, ed accompagnato da una squadra affidabile.  Il francese Laurent Fignon, padrone di casa, vincitore del Giro d’Italia il mese precedente, veniva visto ben difficilmente capace di “doppiare” mentre Lemond, dopo l’incidente di caccia in cui rischiò di morire, pareva ormai lontano dai tempi migliori.

Il primo luglio però accadde l’imponderabile: dopo essersi presentato regolarmente alla firma di partenza, Delgado andò a completare il riscaldamento. Ma, al momento di prendere il via, lo sconcerto generale , in primis dei giudici: lo spagnolo non era ancora arrivato alla partenza e non si sapeva dove fosse finito!!!

Finalmente, dopo ben 2 minuti e 40 secondi, l’iberico prese il via, uno svantaggio enorme per pensare non solo di vincere, ma anche di inserirsi nei primi posti di tappa. Sebbene il ritardo, inspiegabilmente accumulato, potesse averlo infastidito oltremodo, il tempo complessivo fu di soli 14 secondi superiori a quello registrato dal vincitore di giornata, l’olandese Erik Breukink, che si era aggiudicato il simbolo per primato con sei secondi di vantaggio su Fignon, Sean Kelly e Greg LeMond.

Ma tale distacco, sommato alla “dimenticanza”, lo aveva fatto precipitare a 2′ 54″ complessivi dalla maglia gialla, ultimo in classifica, segnando anche un curioso record negativo. Fu la prima volta (e tuttora rimane) che il vincitore dell’edizione precedente si trovasse in fondo alla graduatoria l’anno successivo!!!!

Ma i guai non erano finiti. Il menù del giorno seguente prevedeva due semitappe. Se in mattinata il portoghese Acácio da Silva vinse, conquistando anche la maglia, nel pomeriggio la cronosquadre si rivelò un disastro per la compagine di Delgado. Ad un certo punto addirittura, i compagni lo dovettero aspettare per non fargli perdere ulteriore terreno in classifica. Dopo due giorni, lo spagnolo aveva già circa sette minuti di ritardo da Fignon, vincitore di tappa con la Super U.

Per Delgado le restanti 19 tappe si rivelarono una corsa ad inseguimento. Sulle montagne fu letteralmente scatenato e, sebbene non riuscì a vincere alcuna tappa, si classificò sul terzo gradino del podio di Parigi, a 3’34” dal vincitore, l’americano Greg Lemond che seppe sorpassare proprio su Campi Elisi il capoclassifica Fignon. Nessuno potrà mai stabilire con certezza se Delgado avrebbe lottato alla pari fin sul traguardo finale se non si fosse “addormentato” il primo giorno, quel che è certo è che il Tour de France 1989 rimarrà per sempre negli annali del ciclismo.

Questo articolo lo dedico a Chiucchierino de Jangeli, fervida mente ed appassionato lettore delle storie di Barcalcio, nonchè amante dello sport e della sua storia.

2 thoughts on “Tour 1989: la partenza in ritardo al prologo di Delgado

  1. Il più bel Tour di sempre: indimenticabile. Peccato che il vincitore sia uno solo perché moralmente lo avrebbero meritato tutti e tre.

  2. Grazie per la dedica e il solito bell’articolo 🙂

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