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L’inno del Manchester City: Blue Moon

L’inno del Manchester City: Blue Moon

Qual’è l’inno del Manchester City: la colonna sonora che accompagna i Citizens prima dell’ingresso in campo in una sfida di Premier League o di Champions League.

La celebre ballata Blue Moon venne scritta nel 1934 da Richard Rodgers e Lorenz Hart.
Venne poi interpretata anche da grandi stelle nel corso della loro carriera come Benny Goodman, Ella Fitzgerald, Frank Sinatra, Billie Holiday, Julie London (settima posizione in Sud Africa), Elvis Presley, Rod Stewart, The Marcels e, nel 2011, Beady Eye. Nel 1946 Billy Eckstine incise il brano con la propria orchestra, vendendo oltre un milione di copie. La ripropose qualche anno più tardi per la MGM coll’Orchestra di Hugo Winterhalter, ripetendo l’exploit.

La canzone venne adottata dai tifosi Citizens come inno del Manchester City, scelta inusuale per il tono dolce e a tratti malinconico. Il pezzo nacque come sorta di preghiera, poi successive modifiche, lo hanno portato a diventare celebre in quanto sigla di un programma radiofonico ed il suo successo la rende ambizione per jazzisti.

Il coro dei fans del Man City ha, rispetto al testo originale, l’aggiunta del verso:
“Blue Moon You started singing your tune
You won’t be singing for long
Because we beat you 5-1!!!”; il riferimento è con un famoso derby vinto 5-1 nel 1989 ed è ciò che unisce la canzone al calcio.

 

Inno del Manchester City: testo in inglese e traduzione in italiano

Blue Moon, You saw me standing alone
Whitout a dream in my heart
Without a love of my own

Blue Moon, You knew just what I was there for
You heard me saying a prayer for
Someone I could really care for

Then suddenly they’ll appear before me
The only one my arms could ever hold
I heard someone whisper “Please adore me”
And when I looked my moon had turned to gold.

Blue Moon, now I’m no longer alone
I have a dream in my heart
I have a love of my own

In Italiano

Luna blu
mi hai visto qui, in piedi in attesa,
senza un sogno nel mio cuore
senza un amore tra le dita.

Luna Blu
tu lo sapevi perchè ero lì,
mi hai sentito elevare la preghiera
di trovare una persona da amare.

E poi apparve lei improvvisamente davanti a me,
l’unica che le mie braccia avrebbero stretto,
ho sentito una voce sussurrare “Ti prego, amami”.”
e quando ho guardato,
la luna si era trasformato in oro.

Luna Blu
ora non sono più solo
senza un sogno nel mio cuore
senza un amore tutto mio.

George Robledo, il calciatore che finì in un disco di John Lennon

George Robledo, il calciatore che finì in un disco di John Lennon

Musica e calcio vanno d’accordo? Certamente, numerosi sono i dischi realizzati per beneficenza ma talvolta può essere una prodezza ad entrare nella storia delle note musicale. La vicenda di Jorge Robledo e Lennon, in arte John.

 

 

Entrare direttamente in un disco di John Lennon come fece il calciatore cileno George Robledo merita di essere raccontato in un post.

Jorge Robledo Oliver nacque il 14 aprile 1926 a Iquique, in Cile. DI padre cileno e madre inglese, all’età di 5 anni si trasferì in Inghilterra, nei pressi di Brampton. Cominciò dapprima a lavorare nelle miniere locali e poi a praticare il gioco del calcio in maniera amatoriale, come attaccante, nella compagine dell’Huddersfield Town, fino al 1946, quando poi il Barnsley FC gli offrì un contratto professionistico che gli permise di abbandonare le umide e fredde miniere.

Nei primi tre anni di carriera mise a segno ben 45 reti, tanto che il Newcastle gli mise gli occhi addosso. Jorge però, mise una condizione al suo passaggio: solo se avessero firmato anche il fratello Ted, avrebbe accettato, altrimenti se ne sarebbe rimasto comodamente in provincia. Il Newcastle allora, per non farsi sfuggire il talento cileno, firmò entrambi per 26.500 sterline, ricomponendo la famiglia Robledo.

Entrò nelle fila della nazionale del suo paese, tanto da venire convocato per i Mondiali 1950 in Brasile, sebbene non parlasse nemmeno una parola di spagnolo. Ed il caso volle che il Cile esordì proprio contro l’Inghilterra, la nazione che lo aveva accolto. Uscì sconfitto per 2-0 e la nazionale non fece molto strada, non superando lo scoglio del girone eliminatorio.

Nel 1951 divenne primatista: ebbene si, fu il primo giocatore sudamericano a disputare una finale di FA Cup, nella quale sconfisse con il suo Newcastle per 2-1 il Blackpool. L’anno seguente altro trionfo, fu capocannoniere del torneo inglese e nuovamente raggiunse la finalissima di Coppa, segnando la rete decisiva contro l’Arsenal, al minuto 84. Un fotografo riuscì ad immortalare il momento esatto della segnatura ed al contempo, un bimbo di appena 11 anni, a Liverpool, decise di disegnare quel momento che gli era rimasto impresso.

Quel bambino si chiamava John Winston Lennon e conserverà per sempre quella sua opera artistica.

Nel 1974 John Lennon pubblicò il suo disco Walls and Bridges, e decise di mettere in copertina dell’album alcuni suoi disegni fatti da piccino, ed uno di quelli fu proprio il momento del goal di Robledo, vecchio di 22 anni.

Tornando al personaggio, Robledo era già rientrato nel paese natio, nel 1953, per giocare con il Colo-Colo, cosa che suo fratello aveva fatto poco prima. Dopo cinque stagioni, rimase fermo una stagione per poi concludere la carriera tra le fila del Deportivo O’Higgins, ritirandosi nel 1960.

Lavorò come ingegnere civile nelle miniere e successivamente, fu anche allenatore e maestro pedagogo in un collegio inglese presso Viña del Mar, città nella quale morirà il primo aprile  1989 in seguito ad infarto, all’età di appena 62 anni.

Il disco Walls and Bridges: la storia

Walls and Bridges fu il nono album da solista di John Lennon e venne pubblicato nell’ottobre del 1974.
Ideato e registrato durante il suo periodo di separazione da Yoko Ono, il disco cattura Lennon nel bel mezzo del suo famoso “lost weekend”, un lasso di tempo che durò diciotto mesi. L’album raggiunse la prima posizione in classifica negli Stati Uniti ed in Canada, la terza in Norvegia, la quarta in Australia, la sesta in Svezia e Regno Unito e la settima in Danimarca e contiene l’unico singolo da numero 1 dell’intera carriera solista in vita di Lennon, il brano Whatever Gets You Thru the Night.

Darío Dubois, il calciatore che si dipingeva il volto

Darío Dubois, il calciatore che si dipingeva il volto

Curiosa la storia di Dario Dubois, un calciatore che non alzò mail cielo nessuna Coppa del Mondo e nemmeno si distinse con la maglia di un club. Anzi, la sua carriera fu abbastanza modesta, senza sussulti di particolare interesse.

Ma allora perché raccontare le sue vicende? Cominciamo dai primi passi.

Darío Dubois nacque in Argentina in 1970.  E non vide mai uno stadio della massima serie sudamericana, arrivando al massimo a giocare come difensore centrale nel Midland, compagine di terza divisione. Ma la sua grande passione era l’hard rock, e suonava in una band che faceva cover di un gruppo argentino, i Vox Dei. Era però anche un grande fan dei KISS. Tale passione lo spinse un pomeriggio, prima di entrare in campo per giocare un derby contro l‘Argentinos de Merlo, a dipingersi totalmente il volto.

Il direttore di gara non fece nulla per impedire la cosa, d’altronde il regolamento del gioco non vieta in alcun modo il verificarsi di tale situazione. E così il buon Dario, in omaggio ai suoi amati KISS e per imporre un pò di timore agli avversari, la fece diventare abitudine. Ma dopo 16 partite che si presentava in tal modo, l’AFA, la federazione nazionale, glielo vietò in maniera tassativa, motivando la decisione con il fatto che dava una pessima impressione del calcio dilettantistico nel paese.

Poi arrivarono guai peggiori. Dapprima la rottura dei legamenti della caviglia, avvenuta nel 2005 quando indossava la camiseta del Victoriano Arenas lo costrinse al ritiro dal calcio giocato. Niente poteva fermarlo; iniziò a lavorare nel campo della musica rock, d’altronde suonare era la sua passione.

Ma il 2008 spense definitivamente tutto. Fu vittima di una rapina nel suo quartiere, venendogli sottratta l’amata chitarra e la bicicletta, subendo due colpi di pistola, uno nella gamba ed il secondo, fatale, allo stomaco. Dopo due settimane di agonia, purtroppo la morte lo colse.

In tutta la sua carriera giocò con Yupanqui, Lugano, Deportivo Riestra, Laferrere, Cañuelas e Victoriano Arenas, sebbene il Ferrocarril Midland sia la squadra che gli diede notorietà. In totale disputò 146 partite, con 13 reti.

 

 

L’inno dei Red Devils: “Glory Glory Man United”

L’inno dei Red Devils: “Glory Glory Man United”

Non poteva mancare l’inno ufficiale per il Manchester United, come da classico del calcio inglese.  “Glory Glory Man United” è un singolo che venne inciso direttamente dalla rosa della squadra prima della finale di FA Cup del 1983. Scritto da Frank Renshaw, che era un membro degli Herman’s Hermits nel periodo a cavallo degli Anni 70-80.  Venne registrato presso gli Strawberry Studios a Stockport con i giocatori appunto e gli amici di Renshaw, del quale cantò anche il figlio Lee.

I tifosi delle squadre avversarie dello United iniziarono la moda di storpiare le parole dell’inno, modificandolo in un più offensivo “Who the fuck are Man United?”, cantato in particolar modo quando i propri colori bucavano la rete dei Red Devils, a mò di sfottò.

Per la cronaca lo United poi vincerà l’edizione 1983 della Fa Cup, battendo a Wembley nel replay il Brighton & Hove Albion per 4-0, dopochè la prima sfida si era conclusa in parità sul 2-2.

Inno del Manchester United: testo in inglese

Glory glory Man united,
Glory glory Man united,
Glory glory Man united,
As the reds go marching on on on!

Just like the busby babes in days gone by,
We’ll keep the red flags flying high,
Your gonna see us all from far and wide,
Your gonna hear the masses sing with pride.

United, Man united,
We’re the boys in red and we’re on our way to Wembley!

Wembley, Wembley,
We’re the famous Man united and we’re going to Wembley,
Wembley, Wembley,
We’re the famous Man united and we’re going to Wembley

In Seventy-Seven it was Docherty
Atkinson will make it Eighty-Three
And everyone will know just who we are,
They’ll be singing que sera sera

United, Man united,
We’re the boys in red and we’re on our way to Wembley!

Wembley, Wembley,
We’re the famous Man united and we’re going to Wembley,
Wembley, Wembley,
We’re the famous Man united and we’re going to Wembley

Glory glory Man united,
Glory glory Man united,
Glory glory Man united,
As the reds go marching on on on!

Glory glory Man united,
Glory glory Man united,
Glory glory Man united,
As the reds go marching on on on!

Glory glory Man united,
Glory glory Man united,
Glory glory Man united,
As the reds go marching on on on!

 

Qual’è l’inno della Roma: Venditti e la sua passione per i giallorossi

Qual’è l’inno della Roma: Venditti e la sua passione per i giallorossi

Inno della Roma. Origini, autore, la prima volta. Testo e video della canzone.

Sebbene tanti ritengano che sia Grazie Roma, la popolare canzone di Antonello Venditti, l’inno ufficiale del club giallorosso, la canzone iscritta come la musica che deve accompagnare ogni partita casalinga dei Lupi è “Roma (non si discute, si ama)” (noto anche come Roma Roma o Roma Roma Roma), sembra scritta e cantata dal popolare cantautore romano, pubblicata per la prima volta nel 1975 come tredicesima traccia della raccolta Canzone d’autore ed uscita nello stesso anno come singolo.

La canzone, poi diventata inno della Roma, nasce da una sfida: uno degli autori, Giampiero Scalamogna, alias Gepy & Gepy, (gli altri furono Sergio Bardotti e Franco Latini), raccontò che nel 1974, come sfida, dopo un incontro presso gli studi della RCA italiana con Giorgio Chinaglia e gli Oliver Onions.

Il brano venne presentato alla squadra, alla presenza del presidente Gaetano Anzalone e dell’allenatore Nils Liedholm ed il derby cittadino con la Lazio fu l’occasione, il 1° dicembre 1974, per sentirlo allo stadio. Poi, fatto curioso, nel successivo match casalingo contro la Fiorentina del 15 dicembre 1974, la canzone venne diffusa dagli altoparlanti dello stadio Olimpico dopo la rete di Domenico Penzo, il che portò la società ad essere sanzionata.

La canzone divenne l’inno ufficiale della Roma, diffuso prima dell’inizio della partita, tranne la parentesi 1978-1983, quando venne sostituito dal brano “Forza Roma Forza Lupi” di Lando Fiorini, “sembra per volontà del presidente Dino Viola che non gradiva avere un inno composto da un cantautore all’epoca politicamente esposto come Venditti”[4].
Nel 2013, a seguito di un’intervista radiofonica nella quale Venditti dichiarò che lo spirito della sua canzone non si identificava più con l’attuale impostazione della società, si diffuse sulla stampa italiana la notizia, poi smentita dallo stesso Venditti, che l’autore volesse “Togliere l’inno” alla squadra.
Sul lato B del singolo era presente “Derby” che conteneva “cori, suoni e rumori” registrati durante una partita, intervallati da una musica firmata da Sergepy ed eseguita dalla Pyrol.

Il testo dell’Inno della Roma

Roma Roma Roma
core de ‘sta Città
unico grande amore
de tanta e tanta ggente
che fai sospirà.
Roma Roma Roma
lassace cantà,
da ‘sta voce nasce n’coro
so’ centomila voci
ciai fatto ‘nnamorà.
Roma Roma bella,
t’ho dipinta io
gialla come er sole
rossa come er core mio
Roma Roma mia
nun te fà ‘ncantà
tu sei nata grande
e grande hai da restà
Roma Roma Roma
core de ‘sta Città
unico grande amore
de tanta e tanta gente
m’hai fatto ‘nammorà

Il video dell’Inno della Roma

Rodania: la musica che annuncia il Giro delle Fiandre

Rodania: la musica che annuncia il Giro delle Fiandre

Giro delle Fiandre  e Rodania è un matrimonio che dura da decenni. Il famoso marchio di orologi svizzero è uno degli sponsor della corsa e la sua auto precede la carovana ed è presente anche in altre corse del Nord, con il suo inconfondibile jingle.

La Rodania venne fondata dalla famiglia Baumgartner nel lontano 1930 ed in breve tempo regisstrò un notevole successo, aprendo uffici presso New York, Montreal, Caracas, Madrid e Bruxelles.

Dal 1951, il distaccamento della capitale belga finì sotto la supervisione di Manfred Aebi, un giovane emigrato svizzero sofferente di poliomelite e fu lo stesso Aebi a decidere di iniziare a sponsorizzare le gare di ciclismo.

Il 1954 fu l’anno che vide per la prima volta un’autovettura, con un evidente orologio posto sul tetto, percorrere le strade del Giro delle Fiandre.  L’azienda cominciò poi anche a sponsorizzare i ciclisti direttamente, ed Eddy Merckx fu tra quelli.

Sempre la fervida mente di Aebi partorì la musichetta identificava del marchio. Egli stesso disse di aver tratto ispirazione dalla Quinta Sinfonia di Beethoven.

Tale jingle così, è diventato  per i tifosi assiepati sulle strade, il richiamo fondamentale, che annuncia l’arrivo della corsa. Secondo una stima non ufficiale, la “sinfonia” viene attivata dal guidatore della vettura circa 5.400 volte  durante l’intera corsa fiamminga.

Il Tour de France che ispirò Freddy Mercury ed i Queen

Il Tour de France che ispirò Freddy Mercury ed i Queen

L’estate 1978 stava disegnando nel cielo del ciclismo la stella di Bernard Hinault: “il tasso”, come veniva chiamato, avrebbe vinto nel caldo luglio francese la sua prima (di cinque) edizioni del Tour de France. Il bretone partiva nel lotto dei favoriti, dopo aver vinto in primavera la Vuelta di Spagna; inoltre il vincitore dell’edizione 1976, il belga Lucien Van Impe, si era fratturato la clavicola mentre il connazionale Bernard Thevenet appariva fuori forma, tanto che nel corso della 11-esima tappa fu costretto al ritiro.

Se per le prime due settimane sembrò una corsa dal pronostico aperto, l’ultima settimana si trasformò in una lotta a due fra Hinault e Joop Zoetemelk, quando il leader della corsa Michel Pollentier venne letteralmente sbattuto fuori dalla corsa dopo la vittoria all’Alpe d’Huez. Infatti il belga, dopo essersi aggiudicato una delle tappe regina ed aver conquistato la maglia gialla, venne scoperto a falsare il controllo antidoping, utilizzando una sorta di vescica artificiale, al fine di poter immettere urina “pulita” nella provetta del test.

Zoetemelk ottenne così il simbolo del primato, strappato dal francese in occasione della crono individuale con arrivo a Nancy e conservato dallo stesso fino ai Campi Elisi.

Mentre tutto questo susseguirsi di emozioni avveniva sulle strade francesi, la rock band dei Queen stava chiusa negli studi di registrazione del sud del paese, dove avrebbe dato vita ad un album con canzoni rimaste nella storia della musica come Fat Bottomed Girls e Don’t Stop Me Now. Un’altra opera contenuta nell’album sarà invece Bicycle Race.

I Queen avevano iniziato a produrre presso i Super Bear Studios, a Berre-les-Alpes vicino alla Costa Azzurra. Poi, quasi mossi da ispirazione, decisero di andare in direzione nord, presso i Mountain Studios a Montreux, e fu la cosa buona e giusta.

Mentre si trovavano nella città svizzera, si svolgeva la 18-esima tappa del Tour da Morzine a Losanna e lo spettacolo, parve, ispirò Freddie Mercury nel comporre proprio Bicycle Race.

La tappa si movimentò grazie all’attacco di Mariano Martinez, teso a conquistare la maglia a pois, il simbolo della classifica degli scalatori, fino a quel momento sulle spalle di Hinault; un attacco fortunato, dato che il bretone era concentrato sul bersaglio grosso, il Tour.

Martinez passò in vetta sul Pas-de-Morgins sul confine franco-elvetico ed anche sulla Côte de Blonay, non molte ore dopo che Mercury era giunto a Montreux.

Martinez venne ripreso da gruppo ed a soli 8 km dal traguardo, un gruppo comprendente Gerrie Knetemann, Joseph Bruyère, Paul Wellens, Joaquin Agostinho e Edouard Janssens, partì in fuga.

A 2 soli chilometri dalla meta, Knetemann s’involò ed andò a trionfare con 13 secondi di vantaggio su Bruyère. Zoetemelk mantenne la maglia gialla, che avrebbe perso soltanto due giorni dopo.

Tre mesi dopo quella magnifica tappa, Bicycle Race venne edita come single. Raggiunse la posizione N° 11 nella classifica UK ed la n° 24 in quella americana. Altra storia fu quella del video, che provocò scandalo per l’epoca. Affittato il Wimbledon Greyhound Stadium, 65 ragazze completamente nude vennero fatte girare in bici sull’anello del circuito, impegnate in una gara.

Quando l’azienda che aveva noleggiato le bici scoprì che fanciulle nude, seppur graziose, si erano sedute, pretese che venissero acquistati tutti i sellini!!!

La vincitrice della gara fu ritratta sulla copertina del 45 giri mentre all’interno del LP Jazz era possibile trovare in omaggio un poster rappresentante una bella panoramica delle cicliste nude. Questo video fu censurato perché considerato troppo spinto per l’epoca.

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