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Italia – Brasile 1994 : formazioni, tabellino, video della finale di USA 94

Italia – Brasile 1994 : formazioni, tabellino, video della finale di USA 94

Italia – Brasile 1994 : formazioni in campo, tabellino completo del match, sequenza dei rigori, le foto delle formazioni in campo. Il video della finale di USA 94.

Sarà ricordata per le lacrime di Franco Baresi, capitano degli azzurri a fine partita, Italia – Brasile 1994, finalissima della prima Coppa del Mondo di calcio disputata in USA, laddove il football lo chiamano soccer per non confonderlo con uno degli sport americani più popolari.

La lotteria dei rigori, che già ci costò l’accesso alla finalissima nell’edizione casalinga di quattro anni prima, ci tolsero il quarto titolo mondiale, dopo che la nazionale di Arrigo Sacchi aveva cominciato la fase finale con la sconfitta nel match inaugurale contro l’EIRE che faceva presagire tutto fuorché riuscire a giungere all’atto conclusivo.

Il tabellino di Italia – Brasile 1994

Rose Bowl, Pasadena-Los Angeles
Finale Coppa del Mondo USA 1994

domenica 17 luglio 1994, ore 12.30 (ora locale)

Brasile: Taffarel, Jorginho (dal 20° Cafu), Branco, Mauro Silva, Aldair, Marcio Santos, Mazinho, Dunga, Romario, Zinho (dal 106° Viola), Bebeto. Commissario tecnico: Parreira.
Italia: Pagliuca, Mussi (dal 34° Apolloni), Benarrivo, Albertini, Maldini, Baresi II, Donadoni, Baggio D. (dal 95° Evani), Massaro, Baggio I, Berti. Commissario tecnico: Sacchi.

Arbitro: Sandor Puhl (Ungheria)
Sequenza rigori: Baresi II (sbagliato), Marcio Santos (sbagliato), Albertini (gol), Romario (gol), Evani (gol), Branco (gol), Massaro (sbagliato), Dunga (gol), Baggio I (sbagliato).

L’undici Azzurro

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I brasiliani risposero con i seguenti undici

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Italia – Brasile 1994: video della finalissima

Il calciatore più vecchio del mondo

Il calciatore più vecchio del mondo

La curiosità da soddisfare? Chi è il calciatore più vecchio del mondo ? Ebbene si, una delle patrie storiche del calcio, il Brasile, ha sfornato il pedatore più avanti negli anni, che risponde al nome di Tércio Mariano de Rezende, nato il 31 dicembre 1921 e che detiene l’iscrizione nel  Guinness dei Primati per motivi d’età.

Terzino destro di ruolo, Mariano ha cominciato a giocare per il suo club locale, il Goiandira Esporte Clube, nel 1973 alla veneranda età di 52 anni. E nel 2008 scendeva ancora regolarmente in campo, quando quindi aveva ben 87 anni, come il libro dei primati ha sentenziato senza batter ciglio.

Di professione contadino, in un’intervista in cui spiegava la passione che spingeva a calcare ancora i terreni di gioco, Mariano ha motivato la sua scelta ed amore per il pallone con il fatto che, camminando per circa 10 chilometri ogni mattina, si rifiuta di sentirsi vecchio, dicendo che finché le gambe lo sorreggeranno, continuerà a giocare. E sebbene diversi infortuni lo abbiano colpito nel corso della sua carriera, fra cui una spalla slogata ed operazioni al collo ed alla schiena, ha continuato a giocare come se nulla fosse fino alla sua morte, giunta nel marzo 2015 a 93 anni d’età.

 

Italia-Brasile 1982: formazioni e tabellino del match

Italia-Brasile 1982: formazioni e tabellino del match

Italia-Brasile 1982, esattamente il 5 luglio, Stadio Sarrià di Barcellona 3-2: chi potrebbe dimenticare quel pomeriggio caldissimo in patria ed in Spagna, che diede agli Azzurri il passaggio in semifinale ai Mondiali di Spagna 82?

Certamente chi era sugli spalti del piccolo stadio del centro della Catalogna ha conservato tutto nella memoria (e nei cassetti) di quel match che iniziò alle 5 della sera, come si fa per la Corrida che anima i pomeriggi caldi spagnoli.

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E chi invece era davanti al televisore, magari uscendo dal lavoro qualche  ora prima per potersela gustare (e sognare) oppure in vacanza, al mare o in montagna, anche perché quel giorno, le strade della Penisola erano deserte e quasi tutti potevano già recitare a memoria le formazioni iniziali di Italia-Brasile 1982, quel 5 luglio scolpito nella mente al posto del giorno del compleanno della moglie o della fidanzata.

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Perchè quando un Top Player come era a quei tempi Paolo Rossi decide di svegliarsi dal suo sonno e realizza una tripletta, quanti lo avrebbero preso come fratello o figlio adottivo?

 

Il tabellino di Italia-Brasile 1982, formazioni ed i marcatori

5 luglio 1982, Stadio Sarrià di Barcellona (Spagna), ore 17.15

Italia: Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati (Bergomi dal 34°), Scirea, Conti, Tardelli (Marini dal 75°), Rossi, Antognoni, Graziani. Commissario tecnico: Bearzot. In panchina: Bordon, Causio, Altobelli.

Brasile: Valdir Peres, Leandro, Junior, Cerezo, Oscar, Luisinho, Socrates, Falcao, Serginho (Paulo Isidoro dal 69°), Zico, Eder. Commissario tecnico: Santana. In panchina: Paulo Sérgio, Edevaldo, Juninho, Renato.

Arbitro: Klein (Israele)

Reti: 5′ Rossi, 12′ Socrates, 25′ Rossi, 68′ Falcao, 74′ Rossi.

Ammonizioni: Gentile, Oriali.

Quando il Brasile indossò la maglia dell’Argentina

Quando il Brasile indossò la maglia dell’Argentina

Nel calcio moderno risulta impossibile che non si abbia la seconda maglia a disposizione, dato che viene deciso prima come scendere in campo. Ma quando lo sport del pallone era più povero, ci si poteva trovare a diver risolvere il problema in maniera molto più artigianale.

 

Nel 1937 maglia del Brasile era irriconoscibile rispetto ai tempi moderni: bianca, con riflessi azzurri. Fino al 1952, quando poi assunse l’attuale e ben nota colorazione: giallo-verde o verdeamarela, per dirla alla spagnola. Anzi in argentino, proprio così perché fu nazionale brasiliana dovette indossare i colori degli arcirivali in occasione della Coppa America 1937, che vide il suo inizio il 27 dicembre 1936.

A Buenos Aires, nel match inaugurale contro il Perù presso il Gasometro, il direttore di gara cileno Alfredo Vargas si trovò a dover risolvere un imprevisto all’ultimo momento: entrambe le selezioni erano infatti vestite di bianco, con l’unica differenza che i peruviani presentavano una frangia rossa.

Urgeva una soluzione d’emergenza:  i brasiliani dovettero rimediare al “pasticcio” indossando le magliette del club casalingo, l’Independiente di Avellaneda, storicamente rosso nel colore sociale. Poco male, perchè il risultato finale li vide vincitori per 3-2.

Una settimana dopo, il 3 gennaio, per il Brasile l’ostacolo da superare era il Cile. Anche stavolta, il colore era questione d’onore, in quanto gli andini avevano (e tuttora conservano) la divisa interamente bianca. Essendo anche l’unico match che si doveva disputare presso lo stadio del Boca Juniors, i brasiliani vollero rendere omaggio ai padroni di casa e scesero in campo con le divise degli xeneizes, azzurro ed oro e fu un’altra vittoria, un roboante 6-4.

Tuttavia la Coppa America 1937 (14-esima edizione) arrise ai padroni di casa dell’Argentina che, nello spareggio decisivo, superarono proprio il Brasile per 2-0 dopo i tempi supplementari.

Turchia-Siria: l’unico precedente per andare a Brasile 1950

Turchia-Siria: l’unico precedente per andare a Brasile 1950

Quando il calcio anticipò la politica: la sfida Turchia-Siria ed il suo precedente decisivo per andare ai Mondiali.

Il 20 novembre 1949 Siria e Turchia si affrontarono su un campo di calcio , non per dirimere una questione di vita o di morte, ma anzi per staccare il biglietto per l’accesso alla fase finale della Coppa del Mondo che si sarebbe tenuto l’anno seguente in Brasile, la prima dopo il secondo conflitto bellico mondiale.

Il paese asiatico, in un’epoca in cui i criteri per la definizione delle fasce rispettava ancor di più il buon senso, venne posizionata nella zona europea. A maggior ragione, visto che per i siriani si trattava della prima fase di qualificazione a cui partecipavano.
Fra i turchi, era forte la considerazione che la vittoria sarebbe arrivata facilmente e così fu. Nel match di andata, giocato ad Ankara allo stadio 19 Maggio,  i padroni di casa trionfarono per 7-0, lasciando poche speranze ai siriani di ribaltare il risultato.giornale di Turchia

La vincente avrebbe giocato contro l’Austria, con la medesima formula, per guadagnarsi il viaggio in Brasile nell’estate successiva.

Ma quel 20 novembre rimase l’unico confronto fra le due nazionali: la Siria decise di ritirarsi dalla competizione, forse evitando una seconda sconfitta pesante contro gli acerrimi rivali (politici). La Turchia dunque, poteva accedere al turno successivo contro l’Austria, intravedendo il viaggio in Sudamerica.

Gli europei però, optarono anch’essi per il ritiro, lasciando il pass alla nazionale della mezzaluna.

Le sorprese non erano ancora finite: anche la federazione turca scelse di ritirarsi e la FIFA si trovò nella condizione di dover chiamare un’altra nazionale per non lasciare buchi vuoti nel tabellone.

Venne interpellato il Portogallo, piazzatosi secondo nel girone 6 dietro l’Austria; ma anche i lusitani preferirono rinunciare e così, il primo Mondiale in Brasile vide prendere parte soltanto 13 squadre. Le rinunce infatti furono spesso condizionate dai costi eccessivi da sostenere per affrontare la trasferta.

Basti pensare che l’Italia, memore della tragedia di Superga del maggio 1949, optò per un viaggio in nave che durò ben 3 settimane, con gli azzurri che si allenarono durante la trasferta con i palloni a bordo fino a che non terminarono, finiti nelle acque oceaniche.

La vittoria per 7-0 della Turchia contro la Siria rimane tuttora il record per la nazionale, eguagliata soltanto dai successi, con il medesimo punteggio, contro la Corea del Sud nel 1954 e San Marino nel 1996.

Che fine ha fatto Toninho Cerezo, faro di Roma e Sampdoria

Che fine ha fatto Toninho Cerezo, faro di Roma e Sampdoria

Fece parte del Grande Brasile che perse contro l‘Italia di Pablito Rossi a Spagna 82 e non alzò mai al cielo una Coppa del Mondo, Toninho Cerezo rimane senza dubbio uno dei grandi centrocampisti che hanno scritto un’epoca nel calcio degli Anni 80.

Con alle spalle due edizioni dei Mondiali (1978 ed 1982), Cerezo trovò la definitiva consacrazione nel calcio italiano.

Antonio Carlos Cerezo nacque il 21 aprile 1955 a Belo Horizonte. Debuttò nel calcio professionistico nel 1972 con la maglia dell’Atlético Mineiro. Nel 1973 il passaggio al Nacional de Manaus e, dopo un solo anno, il rientro alla casa madre, dove rimase fino al 1983, quando gli si spalancarono le porte del calcio europeo. Il Presidente  della Roma Dino Viola lo volle nella Capitale, nell’anno post-scudetto, per puntare deciso alla Coppa Campioni. Purtroppo, come tanti ricordano, i sogni si spensero nella notte dell’Olimpico, dopo una lotteria dei rigori che fece piangere lacrime amare ai tifosi giallorossi.

Dopo tre stagioni all’ombra del Cupolone, fu la volta della Sampdoria. Erano gli anni in cui la coppia Vialli & Mancini erano la delizia della Genova doriana, ma sempre distanti dall’agognato scudetto. Il centrocampista brasiliano assicurava ritmo e geometrie e, sotto la direzione di Boskov, arrivò finalmente il tricolore nella stagione 1990-91.

Dopo sei stagioni in Liguria (e nove complessive in Italia), il ritorno in patria. Ad attenderlo il Sao Paulo, con cui riuscì a giocare e vincere la Coppa Intercontinentale nel 1993, in finale contro il Milan. Mezza stagione al Cruzeiro (1994) e poi il ritorno al San Paolo nel 1995. Instancabile, proseguì il suo viaggio calcistico nella stagione 96-97 con l’América de Minas Gerais e chiuse la carriera con la sua prima squadra, tra le fila dell’Atletico Mineiro. Il palmarés pare infinito: 7  Campionati Mineiros, un Campionato Amazzonia, 2 Coppe Italia con la Roma e due con la Sampdoria, uno Scudetto ed una Supercoppa sempre i blucerchiati, un Campionato Paulista, una Libertadores, due Intercontinentali, due Recopa di Sudamérica ed una Supercoppa Sudamericana, tutto con il San Paulo. Con la maglia del Brasile, 74 partite e 7 reti complessive.

Il ritiro, avvenuto alla tenera età di 43 anni, non lo vide abbandonare totalmente il calcio: iniziò dapprima la carriera di allenatore nel paese natale, passando poi attraverso le esperienze in Giappone, Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. Attualmente è osservatore in Sudamerica per contro della Sampdoria.

Protagonista sfortunato del match del Sarrià contro l’Italia: un suo movimento errato favorì la terza e definitiva segnatura di Paolo Rossi che costò il biglietto di ritorno in patria ai verdeoro che gli costarono mesi di polemiche pesanti nei sui confronti nei mesi successivi in patria.

Il caso volle che giocò la finale di Coppa dei Campioni con la Sampdoria contro il Barcellona nel  maggio 1992, a 37 anni suonati. Pochi mesi dopo, giocò e vinse con il San Paolo, la Coppa Intercontinentale a Tokyo proprio contro i catalani, prendendosi la rivincita.

In Brasile venne soprannominato, a ragione, O Patrao da Bola (il Padrone del pallone).

Ebbe modo di giocare con entrambi i fratelli Vieira de Oliveira (Sócrates y Raí), appartenenti a due generazioni calcistiche diverse.

Negli ultimi anni, la cronaca brasiliana ebbe modo di interessarsi della sua vita privata. Leandro, uno dei suoi quattro figli, dichiarò di essere transessuale e di svolgere, con il nomignolo di Lea T., la professione di modello, oltre ad essere una musa di Givenchy. Tuttavia l’ex calciatore dichiarò di avere solo tre figli, cercando di smentire ogni voce in merito.

Venne eletto miglior giocatore della Coppa Intercontinentale del 1993, vinta con il San Paolo, la seconda consecutiva, ai danni del Milan di Fabio Capello.

Quando il tifo è pulito: giapponesi negli stadi di Brasile 2014

Quando il tifo è pulito: giapponesi negli stadi di Brasile 2014

Coniugare il tifo per una squadra di calcio con parole come volgarità, violenza, indecenza, non è corretto: primo perchè tante persone per bene assistono alle partite delle dei colori del cuore portando rispetto per gli avversari e facendo sempre e comunque vincere lo sport e poi la propria fede.

Secondo, perché come accadde ai Mondiali di Brasile 2014, andare allo stadio vuole dire anche lasciarlo come lo si è trovato: è quel che fecero i tifosi del Giappone che si recarono in Sudamerica per assistere alle prodezze della nazionale nipponica.

Se sul campo gli uomini del Sol Levante, guidati in panchina dal romagnolo Zaccheroni, furono prontamente eliminati, sugli spalti i tifosi si diedero da fare assai. Al termine delle partite infatti, non lasciavano alcuna traccia del loro passaggio, ripulendo da carte e rifiuti vari il settore loro destinato.

Un bell’esempio di civiltà, non c’è che dire.

 

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