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Mondiali: Italia-Argentina 1990, la notte triste

Mondiali: Italia-Argentina 1990, la notte triste

La notte del 3 luglio 1990 doveva essere la consacrazione di una generazione verde che prendeva il potere calcistico del mondo ed invece fu una delusione fortissima. Gli occhi spiritati di Schillaci non furono sufficienti per abbattere la potenza dell’Argentina, tenuta in piedi soltanto dalla classe stellare di Diego Armando Maradona, mentre il pubblico di Napoli, allla vigilia accusato ingiustamente di tifare albiceleste in considerazione dell’amore spassionato per El Pibe, tenne fede alla patria italica ed in massa cercò di spingere la banda di Azeglio Vicini verso la finalissima di Roma.

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Ma il destino parve scritto nel secondo tempo, con la prima rete in assoluta subita in quell’edizione dei Mondiali, con l’uscita infelice di Walter Zenga ed il colpo di testa di Caniggia che superava le mani dell’Uomo Ragno.

Poi la beffa triste dei rigori, ancora infausti per i colori italiani.

Il tabellino di Italia-Argentina 1990

Napoli, martedì 3 luglio 1990 ore 20.00
ARGENTINA – ITALIA 1-1 DTS; 4-3 DCR
Reti: 0:1 Schilacci (17), 1:1 Caniggia (67)
Sequenza Rigori: 0:1 F. Baresi, 1:1 Serrizuela, 1:2 R. Baggio, 2:2 Burruchaga, 2:3 De Agostini, 3:3 Olarticoechea 3:3 Donadoni (parato), 4:3 Maradona, 4:3 Serena (parato)
Argentina: Goycoechea, Ruggeri, Simon, Olarticoechea, Serrizuela, Giusti, Burruchaga, Basualdo (99 Batista), Calderon (46 Troglio), Caniggia, Maradona (c) Allenatore: Carlos Bilardo
Italia: Zenga, F. Baresi, Bergomi (c), De Agostini, Ferri, Maldini, Donadoni, De Napoli, Giannini (75 R. Baggio), Vialli (71 Serena), Schillaci Allenatore: Azeglio Vicini
Arbitro: Vautrot (Italia)

Italia-Argentina 1990: il video

Italia-Argentina 1978: l’1-0 azzurro in casa dei futuri campioni

Italia-Argentina 1978: l’1-0 azzurro in casa dei futuri campioni

I Mondiali in Argentina nel 1978 sembravano un fase di passaggio per il calcio italiano. Dopo la figuraccia rimediata 4 anni prima in Germania, con l’eliminazione subita proprio dai padroni di casa sudamericani e dalla sorprendente Polonia, il ciclo dei “messicani”, con il ct Valcareggi in testa, si era definitivamente concluso. E con le due stelle del calcio italiano Mazzola e Rivera sul viale del tramonto, toccava ad Enzo Bearzot ricostruire il filo conduttore. In Sudamerica si arrivava con il blocco Juve  forte dello scudetto, fra cui qualche giovane di belle speranze come Cabrini ed un Paolo Rossi che di li a poco avrebbe mostrato le sue qualità migliori. Sorprendentemente, gli azzurri arrivavano all’ultimo match del girone a braccetto con l’albiceleste con la qualificazione già in tasca. La sfida per il primo posto valeva la permanenza a Buenos Aires per la disputa della seconda fase che avrebbe stabilito le finaliste.

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La formazione degli Azzurri

Bearzot non ne volle sapere, non mise a riposo i titolari ed un azione da manuale del calcio Bettega-Rossi-Bettega determinò il successo sui padroni di casa per 1-0. Noi rimanevano nella metropoli, peraltro unica formazione del Mondiale a qualificarsi a punteggio pieno, mentre l’Argentina, seconda nel girone, si sarebbe trasferita a Rosario.

Poi, nella seconda fase, la classe degli Azzurri soffrirà gli sforzi contro la Germania Ovest campione del mondo, un pari per 0-0, mentre il risicato successo contro l’Austria per 1-0 in virtù di un guizzo di Paolo Rossi, ci costringerà a giocarci il tutto per tutto contro l’Olanda. L’illusione del primo tempo svanirà su due bordate da fuori area, costringendo i tifosi italiani a ripiegare mestamente le bandiere. Ma quattro anni dopo…

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Il tabellino di Italia-Argentina 1978

Buenos Aires, Stadio Monumental, 10 giugno 1978, ore 19.15
Italia: Zoff, Gentile, Bellugi (dal 6° Cuccuredu), Scirea, Cabrini, Causio, Taredelli, Benetti, Antognoni (dal 73° Zaccarelli), Rossi, Bettega. CT Enzo Bearzot.
Argentina:Fillol, Olguin, Passarella, Galvan, Tarantini, Ardiles, Gallego, Valencia, Bertoni, Ortiz (dal 72°Houseman), Kempes. CT: Cesar Luis Menotti

Arbitro: Klein (Israele)

Rete: Bettega al 67°

Ammonizioni: Benetti

Il video di Italia-Argentina 1978

Formazioni Italia-Argentina 1982: il primo successo a Spagna 82

Formazioni Italia-Argentina 1982: il primo successo a Spagna 82

Chi scese in campo nella partita degli Azzurri contro l’Argentina di Maradona? Gli undici iniziali ( e le sostituzioni) della prima impresa dell’Italia in Spagna ai Mondiali 1982.

Italia-Argentina, prima partita della seconda fase dei Mondiali di Spagna 82, pareva il preludio del tracollo del calcio italiano di fronte ai possessori del titolo. I sudamericani stavano rinnovando la rosa dopo il mondiale vincente di quattro anni prima, gli azzurri invece venivano da tre deludenti pareggi. Ma la storia insegna che non è mai finita, prima di cominciare.

Le formazioni Italia-Argentina 1982

29.06.82 (17.15) Barcelona, Estadio Sarria

Italia-Argentina 2-1

Reti: 1:0 Tardelli 55, 2:0 Cabrini 67, 2:1 Passarella 83

Italia: Zoff (c), Gentile, Collovati, Scirea, Cabrini, Oriali (76 Marini), Conti, Tardelli, Antognoni, Rossi (81 Altobelli), Graziani. Allenatore: Bearzot

Argentina: Fillol, Olguin, Galvan, Passarella (c), Tarantini, Gallego, Ardiles, Maradona, Bertoni, Kempes (59 Valencia), Diaz (59 Calderon). Allenatore: Menotti

Arbitro: Rainea (Romania)

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La formazione iniziale dell’Italia contro l’Argentina

 

L’Argentina, campione in carica, vantava un certo Diego Armando Maradona nella formazione iniziale. L’asso argentino, già in goal nel girone iniziale, conobbe così Barcellona, o meglio lo stadio dei rivali cittadini dell’Espanyol.

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Il video delle reti di Italia-Argentina, Mondiali di Spagna 82.

 

Le frasi famose di Leo Messi

Le frasi famose di Leo Messi

 

Parli di Leo Messi e cominci ad elencare le vittorie, le reti e se devi indicare i colori, ti limiti alle due maglia, Argentina e Barcellona, che il fenomeno con la casacca numero 10, indossa e probabilmente indosserà fino alla fine della sua carriera. Eppure se provi a ricordare  le frasi famose di Leo Messi, potresti fare veramente fatica a ricordarle perché il talento argentino è sempre restio a rilasciare dichiarazioni pubbliche e preferisce utilizzare i canali social per mostrarsi circondato dall’affetto dei famigliari.

 

Le frasi famose di Leo Messi

 

Spero di restare al Barcellona fino al termine della mia carriera. Con questa maglia sono diventato un campione e ho vinto tutto. Se non mi cacceranno loro, io non me ne andrò mai.

Ho il massimo rispetto per campioni come Pelè, Maradona o Di Stefano e non voglio essere accostato a loro adesso. Ne riparleremo quando mi ritirerò.

Prima di tutto preferisco vincere titoli con la squadra piuttosto che titoli individuali o stabilire record di reti. Però mi preoccupo più di essere una brava persona che il miglior giocatore al mondo.

Farò il possibile e l’impossibile per alzare anche quel trofeo [la Coppa del Mondo].

Battere il Real è la sensazione più bella proprio per l’importanza che viene data alla partita. Loro si basano molto sul contropiede, davanti hanno giocatori velocissimi e il collegamento tra difesa ed attacco è di circa cinque secondi: non hanno bisogno di giocare bene per fare tre gol. Io conosco bene Higuain e Di Maria: il primo, se tocca la palla due volte in partita, fa due gol.“

[Quando tutto questo sarà finito, cosa ti resterà? ] Quando smetterò spero di essere ricordato per essere stato un bravo ragazzo. Mi piace fare gol, però mi piace anche avere degli amici in squadra. È bello che ti apprezzino come persona, e abbiano una buona opinione di te al di là del fatto se segni tanti gol o meno.“

[Su Ronaldo] È il miglior attaccante che abbia mai visto, nessuno ha mai avuto la sua velocità d’esecuzione. Ronaldo è il mio eroe, mi sono sempre piaciuti Zidane, Ronaldinho e Rivaldo ma Ronaldo è il migliore di tutti.

[… ] so però che stare nel Barcellona ha fatto la mia fortuna, perché qui ci sono grandissimi calciatori. Il Barça mi ha fatto vincere tutto, titoli e premi individuali, e questa squadra è già entrata nella storia per tutto ciò che ha vinto. Una cosa è certa, nel Barcellona e nell’Argentina: è la squadra che mi rende grande, senza l’aiuto dei miei compagni non farei niente, e non avrei vinto nulla.

I premi fanno piacere, però preoccupano più voi [i giornalisti] che me, visto che mi chiedete sempre se sia più bravo questo o quello.

Quando feci il provino per il Barcellona mi fecero palleggiare, dribblare e tirare. Mi dissero “Basta così” quasi subito. Per non correre rischi, mi fecero firmare il contratto al volo, su un tovagliolo di carta.

Mi piace fare gol, però mi piace anche avere degli amici in squadra. È bello che ti apprezzino come persona, e abbiano una buona opinione di te al di là del fatto se segni tanti gol o meno.

So che Maradona mi riempie di elogi e mi considera il suo unico erede, ma io non ce la faccio neanche a prendere in mano il telefono per ringraziarlo. Mi vergogno. Sono lusingato da lui e da tutti gli altri per l’accostamento, ma Diego è troppo più di me.

Ho cominciato a tirare calci al pallone a quattro anni, per strada, come quasi tutti in Argentina. Imitavo i miei due fratelli più grandi. E li dribblavo.

Io sono nato per il calcio come Beethoven è nato per la musica.

Qual è la cosa peggiore del lavoro di un calciatore? Sono le interviste.

Tra me e il pallone c’è un rapporto speciale. Ancora oggi, come quando ero bambino, so già come dovrò trattarlo e cosa dovrò farne prima ancora che mi arrivi tra i piedi.

I nerazzurri sono forti e l’Inter è uno dei club più importanti del mondo.

[Su Sergio Agüero] Il migliore è lui, non sono io.

[Su Guardiola] Il tecnico che meglio di tutti conosce il Barcellona. È un tecnico preparato, intelligente, che sa come trattarci e come motivarci.

[Su Del Piero] È un grandissimo giocatore che ha dato tutto al calcio, alla Juventus e all’Italia. E credo che giochi un calcio molto bello e pulito, è un uomo da ammirare.“

Gli oriundi argentini che han giocato con l’Italia

Gli oriundi argentini che han giocato con l’Italia

Gli oriundi non sono italiani di Serie B: i loro avi, o genitori (in alcuni casi), hanno lasciato la madrepatria per cambiare vita in un’epoca il cui l’Italia era ai margini del mondo.

 

Argentina ed Italia sono legati da un filo culturale e storico: milioni di italiane lasciarono il Bel Paese a partire dalla metà del 1800 dirigendosi nel continente sudamericano in cerca di fortuna. Tanti sono sono partiti, pochi son tornati e milioni di argentini vantano senza alcun dubbio origini tricolori. Ecco perché non pare strano che nella nazionale di calcio azzurra vi siano stati in passato (e tuttora) atleti che abbiano scelto la nostra cittadinanza pur di sperare di partecipare ad una Coppa del Mondo.

Ad oggi, estate 2017, sono 22 gli argentini ad aver vestito la maglia azzurra e ben 5 sono anche riusciti a vincere un Mondiale. Ad iniziare la lunga storia fu Emilio Baldini, originario di Rosario (la stessa città di Messi), che giocò in Italia con la maglia del Bologna e disputò i Giochi Olimpici 1920 di Anversa.

Ecco l’elenco completo (fra parentesi partite giocate/reti fatte), con * vincitori Mondiale:

Antonio Valentín Angelillo (2/1)
Emilio Baldini (2/1)
Mauro Camoranesi (55/5) *
Renato Cesarini (11/3)
Atilio Demaría (13/3) *
Enrique Guaita (10/5) *
Cristian Ledesma (1/0)
Julio Libonatti (17/15)
Francisco Lojacono (8/5)
Rinaldo Martino (1/0)
Humberto Maschio (2/0)
Luis Monti (18/1) *
Miguel Ángel Montuori (12/2)
Raimundo Orsi (35/13) *
Daniel Osvaldo (14/4)
Gabriel Paletta (3/0)
Bruno Pesaola (1/0)
Eduardo Ricagni (3/2)
Ezequiel Schelotto (1/0)
Alejandro Scopelli (1/0)
Enrique Omar Sívori (9/8)
Franco Vázquez (2/0)

In Corsivo i giocatori ancora in attività

Tecnicamente, sono considerati oriundi gli emigranti che abbia discendenti italiani. Vengono anche definiti emigranti di seconda generazione. Oltre ai 22 calciatori che hanno giocato con la nazionale maggiore, ve ne sono altri sei che hanno difeso i colori azzurri con le selezioni giovanili od altre rappresentative.

Gli altri oriundi

Arturo Chini Ludueña (Cañada de Gómez, 1904)
Alfredo De Vincenzi (Buenos Aires, 1907)
Enrique Flamini (Rosario, 1917)
Humberto Rosa (Rosario, 1932)
Fernando Forestieri (Rosario, 1990)
Paolo Hernán Dellafiore (Buenos Aires, 1985)

 

La photogallery degli oriundi argentini campioni del  mondo

Darío Dubois, il calciatore che si dipingeva il volto

Darío Dubois, il calciatore che si dipingeva il volto

Curiosa la storia di Dario Dubois, un calciatore che non alzò mail cielo nessuna Coppa del Mondo e nemmeno si distinse con la maglia di un club. Anzi, la sua carriera fu abbastanza modesta, senza sussulti di particolare interesse.

Ma allora perché raccontare le sue vicende? Cominciamo dai primi passi.

Darío Dubois nacque in Argentina in 1970.  E non vide mai uno stadio della massima serie sudamericana, arrivando al massimo a giocare come difensore centrale nel Midland, compagine di terza divisione. Ma la sua grande passione era l’hard rock, e suonava in una band che faceva cover di un gruppo argentino, i Vox Dei. Era però anche un grande fan dei KISS. Tale passione lo spinse un pomeriggio, prima di entrare in campo per giocare un derby contro l‘Argentinos de Merlo, a dipingersi totalmente il volto.

Il direttore di gara non fece nulla per impedire la cosa, d’altronde il regolamento del gioco non vieta in alcun modo il verificarsi di tale situazione. E così il buon Dario, in omaggio ai suoi amati KISS e per imporre un pò di timore agli avversari, la fece diventare abitudine. Ma dopo 16 partite che si presentava in tal modo, l’AFA, la federazione nazionale, glielo vietò in maniera tassativa, motivando la decisione con il fatto che dava una pessima impressione del calcio dilettantistico nel paese.

Poi arrivarono guai peggiori. Dapprima la rottura dei legamenti della caviglia, avvenuta nel 2005 quando indossava la camiseta del Victoriano Arenas lo costrinse al ritiro dal calcio giocato. Niente poteva fermarlo; iniziò a lavorare nel campo della musica rock, d’altronde suonare era la sua passione.

Ma il 2008 spense definitivamente tutto. Fu vittima di una rapina nel suo quartiere, venendogli sottratta l’amata chitarra e la bicicletta, subendo due colpi di pistola, uno nella gamba ed il secondo, fatale, allo stomaco. Dopo due settimane di agonia, purtroppo la morte lo colse.

In tutta la sua carriera giocò con Yupanqui, Lugano, Deportivo Riestra, Laferrere, Cañuelas e Victoriano Arenas, sebbene il Ferrocarril Midland sia la squadra che gli diede notorietà. In totale disputò 146 partite, con 13 reti.

 

 

La prima squadra campione di calcio dell’Argentina

La prima squadra campione di calcio dell’Argentina

Sabato 12 aprile 1891 si giocava a Buenos Aires la prima giornata del primo campionato di calcio argentino. In quel pomeriggio solo due erano le partite in programma, essendo soltanto cinque le squadre esistenti e dunque ammesse, nel grande paese sudamericano.

Ad aggiungere fascino alla giornata, era anche il primo torneo che poteva essere considerato campionato nazionale, disputato al di fuori del Regno Unito e dell’Olanda, le uniche due nazioni al mondo ad averlo finora adottato. Ed al via del campionato si presentava anche il Saint Andrew, scuola di origini scozzesi; le altre contendenti erano Old Caledonians, Buenos Aires e Rosario Railway (la compagnia ferroviaria), Belgrano FC ed il Buenos Aires FC. Si era iscritto anche l’Hurlingham FC, ma non si presentò.

Nella giornata inaugurale i biancazzurri del Saint Andrew vinsero per 5-2 contro il Buenos Aires FC, mentre gli Old Caledonians trionfarono nettamente per 6-0 contro il Belgrano FC. Le due squadre continuarono nel corso del torneo a braccetto, inanellando successi a ripetizione ed arrivando, alla conclusione, a pari merito: sei vittorie, un pareggio ed una sconfitta. A 13 punti, vennero considerati campioni a pari merito.

Ma, per attribuire le medaglie, si decise di disputare uno spareggio in gara secca, il 13 settembre, presso il Flores Polo Club, nel quale il Saint Andrew s’impose per 3-1 dopo un tempo supplementare grazie ad una tripletta di Charles Douglas Moffatt.

La prima edizione non ebbe però immediato seguito: nel 1893 infatti venne creata una nuova istituzione, con il medesimo nome. La Federazione nazionale del calcio argentino, che vedrà la luce appunto in questa data, non darà mai il riconoscimento ufficiale a quel primo torneo nazionale.

Il St. Andrew’s Scots School era un’istituto privato senza fini di lucro di origini scozzesi e fondata il primo settembre 1838 da un gruppo di emigranti che aveva come obbiettivo educare i propri figli secondo la cultura, la lingua e la religione tipiche della Scozia.

Tali emigranti erano giunti in Argentina il 22 maggio 1825: originariamente il collegio era misto, e situato presso la chiesa presbiteriana di calle Piedras 55, in Buenos Aires e successivamente trasferita presso  Ituzaingó 1026, nel quartiere della metropoli noto con il nome di Constitución. Nel 1947 un altro trasferimento ad Olivos, come scuola unicamente per alunni maschi. Nel 1966 venne invece aperta la sezione femminile, mantenendo comunque la rigorosa separazione fra i sessi.

Nel 1980 venne finalmente introdotta la “parità dei sessi” ed inaugurato il nuovo istituto a Punta Chica (Beccar), sempre nella zona nord della Grande Buenos Aires. Nel 1988 infine, il grande passo, con l’inaugurazione dell’Università di San Andrés.

La conquista del primo titolo, sebbene in compartecipazione con gli Old Caledonians, diede grande prestigio all’istituto in quella fase storica. Addirittura fu ispirazione per l’Independiente, celebre club del calcio nazionale, che 15 anni dopo venne fondato. Tuttora, in segno di rispetto, la seconda divisa porta sul petto come simbolo la croce di Sant’Andrea inseita in una bandiera che ricorda quella scozzese.

La vita calcistica importante della scuola ebbe però vita breve. Dopo il successo del 1891, e la non disputa nel 1892, nel 1893 non effettuò l’iscrizione.  Sarà invece affiliata nel 1894, arrivando penultimo ed i dirigenti preferirono cancellare l’affiliazione, facendolo definitivamente sparire dalla piramide del calcio.

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