Racconti: Uscire a pranzo nel bosco

Se nella curva si aprono le danze e i cori dopo alcuni minuti, il sentimento della fame ha avuto la sua rivincita. Bologna, squadra in difficoltà causa gli infortuni pesanti, soffre sotto canestro fin dall’inizio come volevasi dimostrare. Tesi supportata dalla scarsa vena degli esterni, presi nella centrifuga della difesa varesina e finiscono per trovare pochi punti sul proprio tabellone. Amoroso, italiano di valore per questa categoria, trova lasciapassare in ogni buco grazie alla gentilezza di Slay e Fajardo, intenti più alla fase offensiva e il punteggio cresce rapidamente, portando ottimismo nelle bisacce biancorosse.

L’Estonia è una piccola repubblica ex – sovietica e i loro abitanti si sono sempre difesi con timidezza dalle mani rosse dell’URSS; Kangur pare portarne nel petto l’orgoglio risollevato, ma senza troppo coraggio, quasi a non far voler fare alzare la voce degli avversari, così la panchina diventa per lui parco naturale dove riflettere lasciando il prato legnoso all’altro figliol prodigo Righetti, vero Caino della giornata e memore dei trascorsi olimpici.
Così pare più bello assistere alle difese ballerine nei movimenti, di cui Lardo è vero interprete, sempre alla ricerca di chiusure rapide e di cambiamenti repentini, costringendo i suoi a macchiarsi di sudore per rincorrere le bocche da fuoco come fossero pompieri.

E l’incendio lo provoca Goss, folletto fra le maglie virtussine, il cui agonismo esalta i nostri tiratori che aspettano oltre la linea il pallone per centrare il bersaglio. Bacche preziose raccoglie il frate Poeta, che mostra una chierica frutto delle sofferenze per la scarsa considerazione di Recalcati ai tempi della nazionale e il play si erge a paladino dell’italianità nella multietnica Bologna per salvarne l’orgoglio italico.

La pausa determina un divario accettabile per tornarsene al fresco della selva, al riparo dalle gragnole di tiri selvaggi, scagliati più per la mancanza di fantasia che per scelta tecnica. E sugli spalti si assiste alla leggera nevicata che pare addolcire la pausa, quasi noiosa poiché la tensione scansa Masnago in questa domenica. La tensione è risvegliata dai tifosi ospiti, giunti solo ora alle pendici delle Prealpi e ne assorbiscono il calore i virtussini che piazzando un bel parziale, si riportano in parità nel silenzio del palazzo.
Ecco allora il fantasma di John Naismith aleggiare nell’aria e si incarna nel prodigo Righetti, il quale ricordandosi del padre pugile, prende a suonarle ai suoi ex con ardore e intelligenza, sedendosi a consumare la più tremenda delle vendette. Lui, che padron Sabatini accusava di essere un ghost acchiappato, prende a ceffoni la retina come un punching ball e con sé trascina l’omone Slay, mettendo la partita sui canali di un match di boxe.

I loro compagni a turno lanciano gli asciugamani tradotti in recuperi, assists o stoppate e si annebbiano le idee bolognesi, presi per mano dal figlio dei boschi Koponen, inorgoglito dal trovarsi face to face con il più adulto Ranniko. Qualche palleggio di troppo del bimbo finnico in maglia nera lascia la partita ai biancorossi e solo un Goss ancora assonnato non ci permette di levare le braccia al cielo con anticipo.

Il verdetto è ancora più amaro con le Vu – nere, il suo possibile aiutante Righetti le trafigge dalla linea del peccato e chiude in faccia la porta a Lardo e ai suoi, il passato è un macigno per chi non lo capisce.

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