Racconti: la coda del coniglio

Racconti: la coda del coniglio

Inizia oggi la collaborazione con il Pampa, un personaggio che affonda l’inchiostro della sua penna a sfera nel calamaio delle emozioni e dei ricordi dello sport, dipingendo partite nemmeno fossero momenti estremi della vita. Vi riproponiamo alcuni esilaranti e ridicoli racconti di ciò che dura una sera o poco più.

Si alza la tapparella della stagione di Varese nella sua casa gloriosa e splende il sole fuori dal vetro perché le piccoli nubi all’orizzonte che si intravedono sono solo istantanee di un giorno piovoso.

Pronti e si parte con un leggero vantaggio esterno che è solo un refolo ed in un minuto il panettiere inforna per il lungo Eyenga che passa dalla foresta alla montagne per compiere uno slalom speciale visto come si insinua a fianco dei paletti casertani che possono solo cadere per farlo inforcare.

Ed il fresco Anosike si rimbocca i calzari romani e da legionario esegue e cattura le pere cotte che cadono dai cristalli. Il vantaggio rimane in cifra singola, sufficiente per una tranquillità nella lettura del tabellone ed i gomiti che mulinano nelle zone pitturate esaltano il duo torreggiante varesino perché Pelle non lascia nulla d’intentato e le ciliegie le va a raccogliere come preziosi frutti.

Quando si chiude il primo quarto la lettura del segno meno fa pensare allo scorso autunno, ma stavolta l’acqua non è ancora bollita e seppure qualche pixel faccia apparire confuso il messaggio, ben presto i colori biancorossi si stendono come una sfoglia leggera.
Esuberante è il modo ed il sugo lo mette il buon Maynor a cui piace tagliare a fette sottili fornendo ai confratelli palloni facili da trasformare in due punti.

La metà è fatta seppure qualche dubbio si stagli all’orizzonte frutto di ricerche di quadrature del cerchio per chiuder la faccenda in fretta. Lottare per ogni pallone, è il credo ed i ragazzi si sbucciano nella savana, sudando ed aggiungendo un sassolino per volta nella teca.
Poi sale l’intensità ed il battito animale direbbe una nota canzone, lo spettacolo deve andare avanti, seppure non ne risenta perché Varese gioca con la coda tirandola e lasciandola, ed ogni qualvolta i polmoni casertani si riempiono d’aria che li manda in over.

Le gambe si piegano ed i campani si incartano con le mani di Sosa che vuol prendere dalla sua tasca i ricordi di quando 40 e più ne fece anni addietro con Sassari. Il presente è assai diverso poiché i bianconeri sono comparse che devono tenere loro malgrado il palcoscenico.

Solo qualche amnesia fa perdere la coda del coniglio dalle mani di chi sale in giostra. Sui cavalli ci si alza come Pelle, che ferisce le mani avversarie ad ogni scheggia che arriva nel tentativo di sporcare il canestro. Il punteggio sale ed ardue diventano le speranze degli ospiti. Quasi il ventello che chiude la disfida in piena esaltazione. E fra sette giorni il derby di Milano sarà termometro.

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