Piastrelle nere come il Carbone

Continua la nostra collaborazione con El Pampa, lo scrittore di frivolezze che si nasconde dietro questo pseudonimo dal sapore sudamericano.
Sotto la flebile luce di Masnago, benvenuto al nuovo impianto si dovrebbe dire, un Varese rinfrancato da due risultati consecutivi si mostra ad un Sassuolo rinato in confronto alla stagione passata, fatto di giovani speranze e qualche matusa pronto a dare consigli, guidato da un Pea, alter ego di Carbone, ma ben più fortunato finora nel sistemare la classifica.
Pertanto sullo scacchiere i biancorossi si sistemano dando ascolto al modulo e non agli interpreti, con uno Zecchin anima e core seduto in panca causa una forma fisica ancora di là da venire ed un Neto generosissimo, pronto a spaccarsi tibie e ginocchia su ogni sfera rotolante, capace però di danzare nell’aria, facendoci sembrare al Bolscioi di Mosca. La difesa vede ora un Camisa che ci fa paura per Troest che aspetta i primi freddi per uscire dal letargo e dietro Bressan perlomeno ci rassicura, pronto ad uscire di meno causa la sua altezza risicata.
Scorrono i minuti e si vede un solo interprete sul campo verde, De Luca sa duettare con l’arco ospite e vede bene i legni, sapendo anche uscire dall’area per invitare i colleghi a spingere in porta il pallone con cross adeguati alla misura e sui calci d’angolo Terlizzi d’annata si eleva in un’occasione sulla porta lontana dalla curva , facendo balzare il pallone poco oltre. Si dice che è maturo, ma di castagne se ne vedon poche causa il caldo, vista la stagione, e così la disfida prosegue esitante sul momento che si direbbe propizio per la nostra gioia. Di falli e cattiverie manco a parlarne, a centrocampo Corti domina con un Kurtic ancora sergente agli ordini, ma la scarsa aggressività ospite permette a Carbone di rimanere a suo agio nella zona tecnica, e pare tranquillo in questa notte.
La fine delle ostilità, parziali, ci fa venire il sospetto che si debba aspettare qualche colpo di magia finché le forze sorreggono il buon Neto, le cui articolazioni sono leggere fra le maglie nero verdi e vederlo districarsi fra 2,3,4 uomini ci fa sorridere e speranzosi assistiamo all’assalto varesino.
La piroetta di De Luca all’ottavo ci fa esultare ed ammainare le braccia con rapidità, quando il cuoio finisce sul legno sgonfiando le biancorosse speranze ed i Nostri insediandosi nell’area romagnola, dimentichi di alcune regole elementari , lasciano scappare la furia Bokye, lesto a farsi accapigliare da quattro elementi varesini per gettare nel fuoco le piastrelle fin li costruite, fornendo a Sansone il permesso di dilettarsi ad uccellare Bressan in uscita accademica.
La disperazione non potrebbe non salire, già quest’anno decenti goals si sono visti qui in Masnago e le gambe dei varesini paion bruciate per cui prima Cellini e poi Martinetti aiutano a rinsaldare le forze e ad aumentare gli assalti finali, finché un penalty evidente ai più diventa fischio mancato nel referee e solo rimpianto da dimenticare ben presto.
Stanotte qualcuno non dormirà, e si risveglierà non cigno ma Calimero.

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