NFL e calcio: quando calciatore e kicker diventa possibile

Il legame fra calcio e football americano è praticamente inesistente. Ch i è riuscito a diventare un protagonista della NFL dopo essere calciatore.

Sempre di calcio (americano) si tratta, sebbene l’armatura da indossare onde prevenire colpi eccessivi non rende proprio facile  il passaggio fra le due discipline. Se il gioco del calcio è facile da praticarsi, un pallone, due porte e la sfera che deve superare la fatidica linea bianca, il football americano, senza considerare la possibile difficoltà di comprensione delle regole, non prevede per il kicker il ruolo di protagonista assoluto.

Goleador degli Anni Ottanta e prima metà Anni Novanta, Clive Allen ha lasciato il segno con diversi clubs inglesi, Tottenham e QPR su tutte, passando poi, al termine della carriera tra le fila dei London Monarchs, compagine militante nella NFL Europe, la lega creata nel Continente nel tentativo di diffondere (miseramente fallito), di diffondere lo sport della palla ovale americana.

Ma come il buon Clive, non furono molti i riscontri positivi nel corso della storia del calcio. Ebbene, per Toni Fritsch, soprannominato ‘Wembley Toni’ dopo aver realizzato nel teatro londinese un memorabile goal per l’Austria contro i Leoni inglesi, che valse la vittoria in rimonta per 3-2 contro i futuri vincitori della Coppa del Mondo 1966, Fritsch, guizzante ala, venne contattato nel 1971 dal coach dei Dallas Cowboys Tom Landry  in occasione di un viaggio in Europa per fare attività di scouting. on a scouting trip to Europe in 1971. Il coach americano offrì un contratto all’austriaco dopo averlo visto impegnarsi con successo in una sessione d’allenamento con la palla da football.

Qualche anno dopo, in un’intervista, Fritsch, spiegò la situazione:” Non avevo mai visto prima d’allora una partita di football americano. E firmai un contratto appena un paio di giorni dopo, un contratto che non sapevo leggere, ma che sarebbe stato il migliore di tutta la mia carriera di sportivo”.

Militò nel meraviglioso mondo della NFL per ben 12 anni, dal 1971 al 1982, vincendo anche un Super Bowl con Dallas nel 1972. Tuttora è l’unico austriaco ad essere riuscito in questa impresa. Disputò una volta anche il Pro Bowl (all-star game) mentre militava con gli Houston Oilers nel 1980. Indossò la casacca di quattro diverse clubs della NFL, una sola stagione con San Diego Chargers (1976) e New Orleans Saints (1982), stagioni abbinate a due diversi periodi più lunghi con, appunto, i Cowboys (1971-75) e gli Oilers (1977-1981), segnando 758 punti in 125 partite. Giocò, solo sporadicamente, con gli the Houston Gamblers nella USFL, la lega professionale che cercò di fare concorrenza per qualche anno alla ben più nota NFL.

Fritsch non fu però il solo europeo a calciare nella NFL. Il tedesco Horst Muhlmann giocò con lo Schalke 04 nel perioso 1962-66 prima di iniziare una nuova “vita” in America, all’età di 29 anni, con i Cincinnati Bengals nel 1969. In complessive nove stagioni NFL (Bengals 1969-74, Philadelphia Eagles 1975-77), divenne un idolo a Cincinnati, dove tuttora è proprietario di due bar presso lo stadio dei Bengals, il Paul Brown Stadium.

Percorso inverso fecero invece, a riprese diverse, i fratelli americani Chris e Matt Bahr, giocando nella storica North American Soccer League, meglio nota come NASL, per poi passare al mondo dorato della NFL. Figli un calciatore, entrato poi nella Hall-of-fame, Walter Bahr, Chris and Matt giocarono con i Philadelphia Atoms ed i Colorado Caribous, rispettivamente nel 1976 e nel 1979, ottenendo entrambi la vittoria in ben due Super Bowl.

La storia poteva essere diversa probabilmente anche per Morten Andersen, che divenne il giocatore della NFL recordman di punti segnati. All’età di 46 anni, smesso il casco, il danese Andersen aveva realizzato 2,445 points, ed entrando per primo nella Danish American Football Federation Hall of Fame. Probabilmente per il gigante nordico, noto per la sua precisione nella trasformazione dei calci piazzati, diventare un idolo delle arene calcistiche non sarebbe stato nemmeno difficile.

Curiosa la storia, al contrario, di Paul McCallum, canadese, che lasciò la madre patria giovanissimo per cimentarsi nel gioco del calcio in Scozia, raggiungendo come massimo traguardo la terza serie scozzese. Poi, a 23 anni, il rientro a casa per siglare il primo contratto professionistico con la franchigia dei BC Lions. Da qui un peregrinare continuo fra Europa ed Oltreoceano, attraverso quattro leghe professionali diverse. Oggi, all’età di 46 anni, McCallum è ancora un validissimo kicker vestendo la casacca dei Lions.

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