Luigi Malabrocca: la celebre maglia nera del Giro d’Italia

Tra le tante classifiche defunte delle grandi corse a tappe c’è la maglia nera del Giro d’Italia. Associando il colore più scuro ad una maglia, pareva il modo più corretto per assegnare il cappello da asino, come si faceva nelle classi scolastiche nei primi anni del Novecento nelle scuole italiane. Inoltre, quando le maglie non erano così elastiche e termoregolatrici come oggi, la lana nera diventava una casacca abbastanza pesante da indossare nelle giornate più calde di corsa.

Tuttavia, vi fu un periodo in cui le situazioni farsesche per aggiudicarsi il simbolo del non-primato erano tali che, invece di apparire il simbolo della condanna, divenne clamorosa la battaglia per indossarla. Ma ben presto l’animosità per conquistarla giunse ad un limite estremo, per cui gli organizzatori preferirono abbandonarla dopo appena sei anni dalla sua istituzione.

La maglia venne introdotta nel 1946 e Luigi Malabrocca fu il primo ciclista a vincere, terminando a quattro ore di distacco dal vincitore Gino Bartali.

Malabrocca si rese presto conto che essere all’ultimo posto aveva i suoi vantaggi dato che riceveva denaro nei villaggi in cui transitava con la carovana della corsa ed otteneva anche ospitalità gratuita a fine tappa. Venne a svilupparsi anche una notevole base di fans per cui essere ultimo aveva anche  i suoi vantaggi.

Il ciclista di Tortona tornò al Giro nel 1947, deciso a vincere di nuovo il simbolo nero del primato al contrario. Il suo margine fu ancora più grande quando al termine arrivò con ben sei ore di ritardo da Fausto Coppi, quell’anno trionfatore. Malabrocca si assicurò il successo in quella stagione bucando deliberatamente le sue gomme e frequentando bar uno dietro l’altro, per accumulare ritardo senza ritegno alcuno.


Provò di nuovo nel 1949 a vincere la maglia nera, ma incontrò sulla sua strada un serio sfidante. La battaglia tra Sante Carollo, un ciclista vicentino e Malabrocca quell’anno si rivelò epica.

Tra le loro tattiche, si possono citare soste per lunghi pranzi e tentativi di nascondersi addirittura nei fienili. Un episodio particolare vide infatti Malabrocca nascondersi in una cisterna d’acqua in una fattoria. Quando l’agricoltore lo scoprì, chiese stupefatto a Malabrocca cosa stesse facendo lì. “In sella al Giro”, rispose il ciclista. “Nel mio serbatoio dell’acqua?” chiese il contadino attonito.

Sul traguardo finale di Milano, Malabrocca pensava di essere comodamente all’ultimo posto, ma questo è quello che pensava lui…..

Per essere certo di aver fatto un altro scalpo, decise di nascondersi per bene anche nel corso dell’ultima tappa, con soste allegre nei bar, prendendo da mangiare e da bere, riconosciuto anche dagli avventori che non fecero altro che cogliere l’occasione di salutarlo calorosamente a furia di brindisi ed abbondanti libagioni. Tuttavia, finì per eccedere  nello stratagemma, tanto che giunse sulla retta d’arrivo quando ormai i cronometristi se ne erano andati e lo avevano classificato a pari tempo con il gruppo e con il suo avversario, Carollo appunto, che finì per aggiudicarsi la classifica finale della maglia nera.

Nonostante la reputazione di finire ultimo al Giro, Malabrocca ebbe una carriera di rilievo piuttosto impressionante. Gareggiò fino al 1958, conquistando il successo in gare prestigiose come Parigi-Nantes, Coppa Agostoni e il Giro di Croazia e Slovenia del 1949, in cui si aggiudicò anche due tappe. Inoltre fu campione italiano di ciclocross in ben due occasioni, 1951 e 1953.

La maglia nera finale venne premiata nel 1951, anno in cui molti ciclisti protestarono in quanto ritenevano che si trattasse di una presa in giro per questo sport. L’ultima maglia sarà vinta da Giovanni Pinarello che l’anno successivo avrebbe fondato una delle aziende di biciclette di maggior successo.

Luigi Malabrocca, dopo essere stato operato al cuore e alla gola, ed essere stato ricoverato in ospedale nel settembre 2006, morirà a Garlasco all’età di 86 anni.

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