Eurolega: Joe Arlauckas, il recordman di punti in un match

Nel basket segnare la metà dei punti della tua squadra non significa per forza successo: la pallacanestro, sport di squadra in tutti sensi, può anche poter privilegiare il talento singolo, immolandolo sull’altare del successo.

Ma nella storia delle competizioni europee, il numero  63, legato all’Eurolega, significa Joe Arlauckas, l’ala-pivot americana che nella stagione 1995-1996 con la maglia del Real Madrid sbancò il palazzo di Casalecchio di Reno, superando la Virtus Buckler Bologna per 115-96.

Il 15 febbraio 1996, la sfida era fondamentale per entrambe: una vittoria avrebbe rimesso in corsa i bolognesi per l’accesso ai quarti di finale mentre gli spagnoli, detentori del titolo, vincendo avrebbero probabilmente staccato il biglietto per il turno successivo.

I virtussini vantavano in campo giocatori di spessore come Arijan Komazec, Claudio Coldebella, Augusto Binelli o l’americano Orlando Woolridge, ex stella della NBA.

Ma il talento realizzativo dell’ex Bulls e Lakers, 31 punti, unito a quello del croato Komazec, (21), non poterono nulla contro la bocca di fuoco di Joe Arlauckas, capace di segnare 63 punti con una media dal campo straordinaria: 24/29 da 2 (82,9%) e 15/18 dalla lunetta (83,3%), a cui si aggiunsero 11 rimbalzi, 2 assists e 4 palle rubate in 39 minuti giocati. Tirò una sola volta da dietro l’arco dei 3 punti e fallì. Fu proprio l’americano ad aiutare il Madrid nel successo: i suoi compagni infatti registrarono un misero 0/11 da 3 punti!!!

In quell’edizione della competizioni, gli spagnoli arrivarono alle Final Four di Parigi, perdendo prima in semifinale nel derby contro il Barcellona e poi nella finalina contro il CSKA Mosca.

Con in suoi 63 punti, Arlauckas rimane però ben lontano dai 99 realizzati dal compianto Radivoj Korac nell’allora Coppa dei Campioni 1965: tuttavia è tuttora detentore del primato, seguito in classifica di tutti i tempi dai 41 segnati da Alphonso Ford, Cartlton Myers e Kaspars Kambala.

Dopo essersi ritirato, rientrò negli Stati Uniti, ma l’amore per la Spagna si fece sentire poco più tardi. Ritornò infatti a Madrid per fare il commentatore con la TVE, la televisione  di stato spagnola, in occasione delle partite del campionato nazionale. Ma il suo desiderio rimane tuttora quello di insegnare ai giovani il gioco del basket.

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