Italia 90: David Platt e la sua voleè per battere il Belgio

Per l’Inghilterra i mondiali di Italia 90 non erano certamente iniziati in maniera fantastica. Dapprima il girone che li vide affrontare e pareggiare contro EIRE ed Olanda, e battere con un risicato 1-0 l’Egitto, sufficiente però per conquistare il primo posto nel girone ed accedere agli ottavi di finale.

Allo stadio Dall’Ara di Bologna, ci sarebbe stato il Belgio dell’italiano (di origini) Enzo Scifo a provare a sbarrare la strada nel percorso iridato, tra l’altro nell’ultimo dei confronti in programma validi per i sedicesimi, la sera del 26 giugno 1990.

Ed anche questo scontro tutto europeo, un pò come la gran parte dei matches di quel mondiale italiano, non era certamente stato fra i più scoppiettanti. Anzi, per chi dirigeva il vapore, era meglio se gli inglesi si fossero tolti dalle scatole, visto che il problema hooligans era molto sentito e temuto. L’eco dell’Heysel 1985 e dello stadio di Hillsborough nel 1989 non faceva certamente pendere le simpatie verso gli anglosassoni. In più, anche sotto l’aspetto tecnico, non è che gli uomini di Bobby Robson fossero così eccelsi nell’arte del pallone.

Ma questa è un’altra storia.

Fino a quel punto, erano i Diavoli Rossi a meritare, dato che proprio il buon Scifo aveva colpito per ben due volte la traversa e poi, ci tenevano a rinverdire i fasti di Spagna 82 quando avevano messo paura all’Argentina del baby-Maradona.

Per gli inglese, John Barnes si vide annullare un goal per errore, prima che la partita si portò ai tempi supplementari. Ed al minuto 71, dalla panchina inglese era subentrato un giovane emergente che rispondeva al nome di David Platt, che vantava un triennio all’Aston Villa segnato da una cinquantina di reti. Mister Robson aveva optato per il cambio, togliendo dal terreno di gioco uno stanchissimo Steve McMahon, a quei tempi centrocampista del Liverpool. E David, convocato appena qualche mese prima per la prima volta, era un novellino, sebbene certe qualità erano già emerse.

E quando erano trascorsi ben 28 minuti di lunghi e noiosi supplementari, arriva l’azione che spacca la partita e ti apre il sereno all’orizzonte. Quel talento forse non del tutto espresso di Gazza Paul Gascoigne si guadagna un calcio di punizione succoso in posizione centrale, ben 40 metri dal portiere belga Preud’homme. Sono quelle posizioni che paiono ambigue  per la difesa: con tutti gli schemi che la fantasia dei tecnici possono creare, potrebbe succedere qualcosa, oppure il nulla.

Dalla mente di Gazza può uscire di tutto, anche una creazione estemporanea che nessuno dei suoi compagni potrebbe capire: la sregolatezza altrimenti cosa sarebbe?

Ma ecco che la lampadina del Genio si accende nella maniera giusta; non è ancora offuscato dai fumi dell’alcol come gli capiterà molti anni più tardi. Sa che il giovane Platt farà quella cosa: mette la palla leggera verso l’area, David si muove a sincrono ed incrocia la sfera che corre rapida verso il secondo palo.

E’ goal 1-0 England: prendi e porta a casa, i quarti sono tuoi, altro cap per Gazza e Platt.

Platt qualche tempo dopo metterà in chiaro le cose, spiegando che quel gesto tecnico non fu altro che il risultato diretto della memoria muscolare, per aver eseguito il movimento più volte in allenamento.

La voleè di Platt manderà l’Inghilterra ai quarti di finale, quando gli europei sconfiggeranno, quella volta si per davvero, il Camerun dell’eterno Milla per 3-2 ai tempi supplementari.

Poi la semifinale di Torino contro la Germania, unita per la prima volta in una rassegna iridata, vedrà Platt ed i suoi chinarsi soltanto ai rigori.

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