Cos’è il goal olimpico: il primo della storia, la regola, le curiosità

Il primo goal da calcio d’angolo nella storia mondiale del calcio. Come fu la prima prodezza, come nacque il termine Goal olimpico e la regola che non esisteva.

Segnare da calcio d’angolo direttamente, o di prima, è un colpo da maestro: come dimenticare autori come Maradona, Zico, Recoba, Mihajlovic, Roberto Carlos, Baggio, Beckham, Henry senza tralasciare Massimo Palanca, che militò a lungo nel Catanzaro e fu artefice di ben 13 segnature direttamente dalla bandierina del corner.

Uno degli ultimi a realizzare tale prodezza nella Serie A italiana fu l’argentino dell’Atalanta Alejandro “Papu” Gómez, che nel match contro il Carpi nell’ottobre 2015 siglò il temporaneo 2-0 (finirà poi 3-0 per gli orobici).

Ma andò ancora meglio nel match Bologna-Fiorentina, valido per il campionato di Serie A 2017/18: nell’incontro giocato allo Stadio Dall’Ara, furono addirittura due le reti siglate direttamente da corner, una per parte.

Al minuto 41 il francese della Fiorentina Veretout siglò la sua prodezza mentre appena tre minuti dopo, al 44° , fu il bolognese Pulgar a pareggiare: si trattò di un evento unico nel massimo campionato di calcio italiano.

Ma tanti non conoscono la storia quando e come nacque la rete (e la regola).

Il gol da calcio d’angolo viene definito “olímpico” perché la prima realizzazione arrivò per merito di Cesáreo Onzari, ala sinistra dell’Argentina il 2 ottobre 1924 ai danni dell’Uruguay. La Celeste aveva vinto nello stesso anno i Giochi Olimpici e si decise di far disputare alle due nazionali limitrofe un match amichevole per celebrare il successo.

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Allo stadio Sportivo de Barracas di Buenos Aires, al 15° del primo tempo, Onzari calciò direttamente in porta e, fra la sorpresa generale, il pallone si infilò sotto la traversa vicino al primo palo. A raccontarlo è stato il famoso scrittore sudamericano Eduardo Galeano. Gli uruguaiani , dopo uno smarrimento iniziale, cominciarono a protestare con il direttore di gara, il connazionale Ricardo Vallarino (!), imputando all’avversario di non aver avuto alcuna intenzione di tirare in porta e che era stato il vento a deviare la traiettoria in porta.

L’arbitro, però, non mutò parere: infatti solo pochi mesi prima (esattamente il 14 giugno) l’IFAB (International Football Association Board) aveva deliberato in favore della segnatura direttamente dalla bandierina, irregolare fino ad allora.

L’incontro passò alla storia anche per essere il primo ad aver utilizzato delle barriere artificiali utili a separare gli spettatori dal terreno di gioco. La partita infatti doveva disputarsi il 28 settembre ma, a causa del numero eccessivo di biglietti venduti, si presentarono allo stadio circa 50.000 persone secondo le cronache dell’epoca. Il match durò appena quattro minuti, prima che la giacchetta nera fischiò la sospensione perchè le persone lungo le linee laterali erano davvero troppe. Per il 3 ottobre, gli organizzatori limitarono a 30.000 le presenze, posizionando una rete alta circa 1,5 metri lungo tutto il perimetro al fine di evitare possibili invasioni.

Tornando ad Onzari, venne “accusato” fino agli ultimi giorni della sua vita di essere stato artefice involontario del primo goal dal corner, definito appunto “goal olimpico” e dichiarò sempre: «Mi è riuscito perché doveva riuscirmi».

Quando invece il corner è bagnato…..

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