Giro d’Italia 1984: la lotta Moser-Fignon che infiammò i tifosi

Il Giro d’Italia del 1984 è considerato uno dei più controversi di sempre; non mancarono infatti polemiche da parte dei clans contrapposti, con accuse che i funzionari di gara stessero impegnandosi nel corso della competizione per fa si che il campione italiano Francesco Moser potesse festeggiare il successo finale nei confronti del suo più strenuo avversario, il francese Laurent Fignon.

Nel 1984, Moser non era più giovanissimo e tra l’altro, fino a quel momento il suo comunque ricco palmares non vantava affatto alcun successo nella corsa più importante che si disputava sul territorio italiano, ovvero il Giro. Aveva terminato al secondo posto nel 1977 e 1979 e il terzo nel 1978, ma in montagna, per via anche del suo fisico imponente, soffriva parecchio, nonostante la tenacia non gli mancasse. Così nel 1984, l’organizzatore della corsa rosa Vincenzo Torriani progettò un percorso meno montuoso rispetto ai tracciati tradizionali.

Il racconto di Francesco Moser nella sua autobiografia. Qui su Amazon.

Moser conquistò la prima maglia rosa della gara vincendo il prologo a Lucca. Tuttavia, la squadra di Fignon, la Renault,  conquistò la tappa del giorno successivo, una cronometro a squadre di 55 chilometri che portò il francese in vetta alla generale.

Il francese riuscì a resistere in rosa fino alla quinta tappa, quando si scontrò contro il terribile Block Haus, dove Moser riprese il comando dopo che Fignon aveva perso il simbolo di capoclassifica proprio sulla salita finale, perdendo novanta secondi dal suo rivale.

Moser resisterà due settimane ai tentativi dell’occhialuto avversario, ma il pericolo incombeva: gli ultimi giorni sulle Alpi avrebbero potuto scombussolare ogni desiderio di gloria.

La tappa numero 19 terminava sulla salita della Selva di Val Gardena, e Fignon si staccò da Moser che seppe approfittare per ottenere un ulteriore vantaggio in classifica. Sfortunatamente il francese ebbe un problema meccanico, ma a scatenare la rabbia del transalpino fu il fatto che i funzionari di gara non permisero alla vettura della sua squadra di aiutarlo nel non perdere terreno dal trentino.

Incidenti più frustranti dovevano però ancora arrivare per il francese. Nella tappa del giorno seguente, Torriani rimosse lo Stelvio dal percorso a causa del rischio neve; secondo alcuni racconti di chi era transitato in ricognizione sul percorso, l’epica salita era percorribile senza evidenti segni di neve. Si rivelò un’occasione in meno per Fignon per guadagnare tempo sul campione trentino.

La 20-esima tappa portava i ciclisti da Selva di Val Gardena ad Arabba, affrontando una serie di epiche salite tra cui il Passo Pordoi, il Passo Sella e il Passo Campolongo.

Come Fignon ripoterà nella sua autobiografia ‘We Were Young And Carefree’, Moser ricevette aiuto concreto dai fans appostati sul ciglio della strada, che a suo dire, lo spinsero senza farsi tanti problemi. Anzi, fu addirittura il francese a subire una penalizzazione di 20 secondi per aver effettuato il rifornimento al dii fuori dell’area consentita.

Arrivati all’ultima tappa, Fignon aveva un vantaggio di 1’21” su Moser. La cronometro finale di 42 km da Soave a Verona avrebbe iscritto nell’albo d’oro il nome del vincitore, con il palcoscenico meraviglioso dell’Arena della città scaligera. Moser era il favorito avendo già vinto il prologo e la 15ª tappa, una prova a cronometro di 38 chilometri dalla Certosa di Pavia a Milano.

Nonostante l’inconveniente di una foratura, Francesco Moser superò facilmente Fignon andando a conquistare la maglia rosa. Vinse la tappa con 2’24” di vantaggio, più che sufficiente per aggiudicarsi il Giro con 1’03” su Fignon mentre Moreno Argentin finì terzo, più distante a 4’26 “.

Tuttavia, emersero alcuni retroscena piccanti successivamente: lo staff del francese affermò che un elicottero era volato direttamente davanti a Fignon durante la cronometro creando un vento contrario, mentre rimaneva dietro a Moser, creando un vento contrario.

“Sapevano che ero in grado di vincere il Giro e si sono assicurati che perdessi”, affermò Fignon in seguito. “Sapevano che Moser non avrebbe potuto seguirmi. Era spinto continuamente e venne mai penalizzato. Ho ricevuto delle sanzioni. Tutti hanno ricevuto penalizzazioni, ma non lui. “

Sarà l’unica vittoria del Giro da parte di Moser; per Fignon la vendetta sarebbe arrivata qualche anno dopo, quando nel 1989 tornerà per vincere finalmente la gara.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.