Le frasi famose di Sinisa Mihajlovic

Ascoltando una conferenza stampa di Sinisa Mihajlovic non ci si può annoiare: dietro quello sguardo da duro, a volte quasi infastidito nel parlare di fronte ai microfoni, si nasconde un personaggio dalle mille sfaccettature, che riconosce il giusto peso delle cose e sa attribuire meriti e colpe, anche a sè stesso, senza peli sulla lingua.

Ecco allora un sunto delle frasi più famose del tecnico serbo che ormai si è stabilito da anni nel nostro paese, prima come giocatore e poi sulle panchine di Catania, Fiorentina, Sampdoria, Milan e Torino.

Le frasi famose di  Mihajlovic

“Forse è sbagliato. Sarebbe difficile rifiutare di andare a allenare il Milan – non mi si presenterà mai questa possibilità – ma se succedesse non lo potrei mai fare, perché sono stato quattro anni nell’Inter e sono interista. Non lo potrei mai fare.”

Anche a me piacciono le fragole, ma non devono costare come le ostriche. 25 milioni sono tanti soldi per un giocatore comunque giovane che in prospettiva può diventare molto forte. [riferito a Alessio Romagnoli e al suo valore di mercato]

“Arrivare a guidare il Milan da ex avversario è più stimolante e mi attribuisce maggiore responsabilità”.

“Maksimovic? Per me è morto”. (Il giocatore, in rosa al Torino nell’estate 2016, decise di sparire dai radar granata per essere ceduto al Napoli, come poi avvenne)

“Dobbiamo tornare a far paura, con me l’impegno in campo non mancherà mai”.

“Chi non salta nerazzurro è… Sono anni che Milan non fa Milan, ci rifaremo nel derby”. (Poi perderà 1-0)

“Io faccio l’allenatore, lei la presentatrice”. (discussione in collegamento con la giornalista Mediaset Mikaela Calcagno)

[Alla frase «non è facile indossare la fascia di capitano a 22 anni», riferita al calciatore del Torino Marco Benassi, nel 2016] Non è facile svegliarsi alle quattro e mezza della mattina per andare a lavorare alle 6, fare tutto il giorno e non arrivare a fine mese. Questo non è facile. Essere capitano del Torino a 22 anni deve essere un piacere, un orgoglioso […]. È una persona fortunata come tutti noi che facciamo questo lavoro.

“I cavalli vincenti si vedono alla fine: e noi lo siamo”. (parlando del Milan, che allenava nella stagione 2015-16)

“Ci sono squadre che hanno il diritto di sognare di vincere e altre che hanno il dovere di vincere: il Milan fa parte di queste ultime.”
“Balotelli deve continuare a lavorare come sta facendo e deve essere contento di essere menato, se non prende botte significa che è scarso”.

(alla sua prima conferenza stampa alla Sampdoria) “Prima di iniziare la conferenza, vorrei spiegarvi i motivi per cui sono cui a Genova. Prenderò in prestito da J.F. Kennedy tre frasi che dirò alla squadra per rialzare la testa. Dirò ai giocatori di non chiedersi cosa potrà fare la Samp per voi ma cosa potete fare voi per la Samp. Ho allenato nella Serbia giocatori che non prendono stipendi, ma lavorano sperando un giorno in una grande chiamata. Non si devono mettere gli obiettivi personali davanti a noi, qua c’è solo il presente e la Samp. Qua c’è una maglia e bisogna avere l’onore di indossarla. Se sono diventato quello che sono, lo devo a quei 4 anni in blucerchiato. Credo che raggiungeremo la salvezza, ma per giocare bene dobbiamo lavorare in settimana, giorno dopo giorno con orgoglio e amore”.

“La parola dimissioni non esiste nel mio vocabolario: non lo farò mai, ho la mia dignità e il mio orgoglio. Non attacchiamo bene né difendiamo bene, siamo una via di mezzo: non siamo né carne né pesce”. (il suo Milan ha appena perso 4-0 col Napoli)

“Se fallisco io, qui serve un esorcista”.

“Il peggio deve ancora arrivare”. (durante l’annata al Milan, poi esonerato)

“Ultima spiaggia per me? Bene, allora andrò in montagna”.

“Volevi fare il simpatico? A me sembrava una presa per il c…”. (screzio con il giornalista Rai Marco Bucciantini dopo l’1-0 con l’Alessandria in coppa)

“C’è un dramma che esiste da tanti anni e che negli ultimi giorni è diventato sempre più pressante: quello dei migranti. Uomini, donne, bambini, moltitudini di disperati che fuggono da guerre, da genocidi, dalla fame, dalla povertà. È un problema che mi sta particolarmente a cuore perché l’ho visto con i miei occhi e vissuto nel mio Paese, quando la guerra civile stravolse la ex Jugoslavia. Anche i miei genitori e tanti miei familiari sono stati migranti in fuga dalla guerra. Loro nella tragedia sono stati fortunati ad avere un figlio o un parente in grado di aiutarli, ospitarli, farli trasferire. Ho aiutato, per quanto mi è stato possibile, tanta gente che non avevo mai visto prima, non ricordo più i loro nomi ma ricordo benissimo gli occhi di ognuno di loro e la sofferenza che c’era dipinta dentro.”

“Balotelli non è pronto di testa, da sempre… Vorrei restare ma parlerà il lavoro svolto, con Berlusconi tutto ok. Sesto posto? Non ci basta”.

“Se faremo schifo è giusto che io sia esonerato”.

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