Frasi famose di Vieri

Christian Vieri è stato uno degli attaccanti più prolifici nonchè più famosi del panorama calcistico italiano. Vestendo le maglie di Torino, Juventus, Lazio, Inter, Milan, Atalanta nonchè dell’Atletico Madrid, con cui è riuscito ad essere Top Scorer della Liga, guadagnandosi il titolo di Pichichi, il centravanti che arrivava dall’Australia è entrato di diritto nell’Olimpo dei cannonieri.

E con la maglia dell’Italia, sebbene gli sia mancato un successo importante, ha saputo portare in alto il vessillo tricolore, risultando spesso l’uomo decisivo per risolvere le partite. Figlio di un portiere che conobbe il palcoscenico della Serie A, Lido Vieri, il figliolo che emigrò per diventare un calciatore ha saputo farsi largo anche con le parole, e, da buon toscano (di origine), non ha mai mancato di far sapere cosa ne pensava degli altri.

Frasi famose di Vieri: elenco completo

Una stagione alla Juve non è mai inutile.

La vicenda passaporti falsi? E io che ne so? Ieri però ho visto Recoba e gli ho chiesto: ma te ti chiami veramente Recoba?

Una volta, a San Siro, ho incontrato una vecchietta che mi ha detto: “Te non vuoi bene all’Inter, non giochi mai, stai sempre fuori, lazzarone!” Volevo buttarla giù dal terzo anello.

[Riferito ai giornalisti agli Europei del 2004] Son più uomo io di tutti voi messi insieme.

Ricordo che con Ronaldo facevamo le cinque o le sei del mattino. Io il giorno dopo però mi allenavo lo stesso, mentre lui dormiva sul lettino dopo aver mangiato cappuccino e brioche. La sera seguente poi era di nuovo sotto casa mia e si attaccava al clacson fin quando non mi vedeva uscire.

A me fa impazzire Cavani. Fa tanti gol e va in profonditá spaccando la difesa. Spero di vederlo un giorno in una big, il Napoli è un’ottima squadra ma mi piacerebbe vederlo in una delle prime 4-5 squadre del mondo.

Il calcio italiano ha perso un grande campione, ma so che Ale è contentissimo e la sua scelta va rispettata. Ha scelto basandosi su certe cose e l’Australia è il paese migliore per cambiare casa e vita.

[Sulla presunta somiglianza tra lui e Mario Balotelli] No, siamo molto diversi, non mi rivedo in lui. Io sono più centravanti, lui invece se non tocca la palla si sposta per il campo.

Tifo per la Juventus, sono bianconero dentro. Amen, adesso l’ho detto.

I soldi in più o in meno non c’entrano: un miliardo in più o in meno non cambia la vita.

Quando ero all’Inter e ci fischiavano un rigore dubbio nessuno diceva niente, quando ero alla Juve scoppiava sempre un casino.

È davvero un peccato che sia finita in un determinato modo. Amavo l’Inter, ho dato tutto, mi sono ammazzato per la maglia nerazzurra, ogni giorno.
Agli allenamenti ero il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via. Non mi sono mai tirato indietro e a volte ho giocato nonostante non stessi in piedi. Però, mi dicevano: vai in campo, resta lì davanti anche fermo, che per noi va bene così. E io accettavo, perché ci tenevo davvero, anche a costo di fare figure di merda… Il mio rapporto con Moratti era speciale, forte, decisamente forte. Ci sentivamo parecchie volte durante il giorno, anche alle 3 del mattino, ci confrontavamo su ogni cosa. Mi faceva sentire uno di famiglia. Insomma, stavo bene professionalmente e umanamente, e davo ogni mia energia per la squadra. Capite bene la terribile delusione nel momento in cui è emerso che mi pedinavano e addirittura intercettavano. Cavolo, queste sono cose che si fanno coi mafiosi…

La nazionale è sempre stata davvero importante per me. Ho metabolizzato non partecipare ai Mondiali del 2006 con gli anni.

Ho sempre fatto ciò che ritenevo giusto. Sono i giornali che hanno sempre parlato di me come uno che facesse la bella vita ma non c’è niente di più falso. Mi allenavo sempre duramente dando il cento per cento sia durante la settimana che la domenica. Come detto prima, non nascondo di essere uscito ma il lavoro ha sempre avuto la precedenza su tutto il resto.

Della mia vita da calciatore mi mancano il gruppo, gli allenamenti e la partita la domenica. Tra le tre, però, quella che prevale di più è sicuramente la prima. Mi manca stare tutti insieme nello spogliatoio, gli scherzi, le battute ma anche la consapevolezza di dover remare tutti insieme per raggiungere l’obiettivo che ci si è prefissati ad inizio stagione.

La lealtà è la base dei miei principi, ma non deve per forza significare rimanere a vita in un’unica squadra. La lealtà è quella che ho dimostrato nei confronti di ogni compagno e tifoso in ogni mia avventura. Ho sempre dato il cento per cento e non mi sono mai dimenticato di quello che loro si aspettavano da me.

Strani siete voi. Svegliatevi, fatevi furbi: il calcio è questo!

“Con quest’altra ancora, poi, dovevo starci almeno tre o quattro ore, se no si inca**ava: era affamata!”.

Ricordo che con Ronaldo facevamo le cinque o le sei del mattino. Io il giorno dopo però mi allenavo lo stesso, mentre lui dormiva sul lettino dopo aver mangiato cappuccino e brioche. La sera seguente poi era di nuovo sotto casa mia e si attaccava al clacson fin quando non mi vedeva uscire.

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