Frasi famose di Ancelotti

Frasi famose di Ancelotti

Carlo Ancelotti è uno dei più grandi allenatori che l’Italia ha donato al calcio mondiale. Nato a Reggiolo nel 1958, dopo una vita passata sui campi con le maglie di Roma e Milan, vincendo praticamente tutto, ha conosciuto la parola vittoria anche una volta smessi i panni d’atleta ed ha cominciato a sedersi sulle panchine più importanti d’Europa: Real Madrid, Milan, Chelsea, Juventus, Bayern Monaco rappresentano il Gotha del pallone ed in fatto di palmares il tecnico emiliano può vantare al momento in bacheca 3 Champions League, 3 Supercoppe europee, 2 Mondiali per clubs, oltre a scudetti in Italia, Inghilterra, Germania e Francia.

E sebbene Ancelotti abbia sempre avuto a che fare con presidenti dalla presenza ingombrante come Abramovich, Florentino Perez e Silvio Berlusconi, ha sempre mantenuto una dialettica entro i confini, con semplicità, praticità e pronto al dialogo  costruttivo. Ecco allora che ripercorre le parole più celebri del tecnico di Reggiolo sono un piacevole passatempo.

Frasi famose di Ancelotti

Per arrivare ai livelli di Pirlo deve mangiarne di pane! Nella sua posizione deve lasciare il pallone molto velocemente. Tuttavia nei controlli è fantastico. Non sente la pressione dell’avversario. Speriamo che in futuro diventi ancora più rapido nelle giocate.

Ho allenato qua due anni, mi sono trovato molto bene con la tifoseria, con una parte della tifoseria, con la società. Ho imparato moltissimo in questa società, poi ho avuto dei problemi con alcuni tifosi, ma cosa posso dire? I due anni che ho passato qui mi hanno aiutato moltissimo a crescere.

Pirlo? Io non l’avrei mai ceduto. O al massimo l’avrei dato al Chelsea o al Psg, visto che avrebbe trovato me. Scherzo, naturalmente… Mettiamola così: forse Pirlo voleva più soldi e il Milan non glieli voleva dare. È andato a prenderli alla Juventus.

L’esperienza mi dice che ogni allenatore che si rispetti deve allenare il Real Madrid almeno una volta nella sua vita. È il club più grande del mondo, un’esperienza bellissima, quasi unica. Quello che succede a Madrid non accade in nessun’altra squadra. I tifosi che ha in qualsiasi parte del mondo sono tantissimi. Ti aspettano ovunque, in hotel, all’aeroporto… È un’esperienza unica che vale la pena vivere. Anche quando ti mandano via.

I procuratori, gli agenti? Troppo influenti. Molti club gli hanno consegnato potere. La parte più importante del calcio sono i calciatori, non i procuratori e nemmeno noi allenatori.

Berlusconi mi ha sempre e solo criticato quando giocavamo bene. Quando giocavamo male, ci sosteneva. Non ha mai versato benzina sul fuoco nei momenti brutti. Ma si, adora interferire […]. È bravissimo a motivare e a dare sostegno. A differenza di altri presidenti con cui ho avuto anche a che fare.

Esistono due tipi di rabbia. Quella innescata dalla mente. A volte mi sono arrabbiato con i miei giocatori per il loro atteggiamento sbagliato. In tali situazione può esser buono per l’atmosfera generale parlare chiaro e duro. L’altra forma di rabbia viene dal cuore, dai sentimenti. Per questa rabbia non si può fare niente: non posso controllarla.

[Riferito al “cucchiaio” contro l’Inghilterra] Avete visto che cosa ha fatto Pirlo? Soltanto i geni hanno queste intuizioni. Andrea è immenso e non ci sono altri aggettivi da aggiungere.

Sì [ero interista]. Il mio idolo era Mazzola. Ero stato comprato, diciamo, da tifoso, perché avevo mio cugino che viveva a Milano e mi aveva portato un completo dell’Inter, con la maglia e i pantaloncini, e da quel giorno ero diventato tifoso dell’Inter.

„Ale [Del Piero] non mi deve niente. Da me ha avuto quello che era giusto avesse, vista la sua grande e unica professionalità. Su Henry, invece, ho preso una cantonata: lo consideravo un giocatore di fascia, non mi sono accorto che era invece un fortissimo centravanti.“

[In risposta al coro Juventino: “Un maiale non può allenare”] È un’insopportabile mancanza di rispetto verso la figura del maiale.

Mi rivedo un po’ in Alberto Aquilani a livello tecnico, anche se rispetto a me lui è meno potente e più dinamico.

Non è da tutti fare quello che ha fatto oggi Paloschi, segnare al debutto dopo 18 secondi dall’entrata in campo è incredibile. Sono molto felice per lui, credo sia un predestinato, ha grande capacità realizzativa.

Il nostro è un rapporto a distanza, diciamo così. Però devo dire che quella di Mourinho è una presenza nel calcio italiano sicuramente positiva, sia per le capacità, che per quello che dice. Non è mai banale. Qualche volta è, diciamo così, un pò provocatorio, ma credo che sia una provocazione fatta con molta intelligenza.

Il giorno in cui smetterò di allenare, sicuramente Mourinho sarà un allenatore che mi interesserà seguire.

[Una battuta sulle serate in discoteca di Ronaldinho] Aveva il permesso fino alle 5 del mattino, è tornato alle 3, significa che non si stava divertendo.
[Su Yoann Gourcuff] Deve lavorare un po’ sotto l’aspetto mentale. È un grande giocatore, non ci sono dubbi, ma la testa è stata un problema quand’era con noi.

Per me la Champions League è… ehm… una bella sensazione.
For me Champions League is… ehm… a beautiful sensation.

[Su Paolo Maldini] È l’unico giocatore a cui non ho dato una multa per ritardo. Non tanto perché è tirchio

Il Milan ha avuto quattro grandi allenatori: Rocco, Liedholm, Sacchi e Capello. La storia dice che sono tutti ritornati.

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