Frasi celebri Maldini Paolo

Frasi celebri Maldini Paolo

Paolo Maldini è la bandiera del Milan, non una delle tante, ma uno di quei giocatori che hanno scritto la storia della società rossonera e le hanno reso onore dentro e fuori dal campo, anche il giorno in cui si sono tolti la maglietta e l’hanno riposta in un armadietto a futura memoria. Nel corso della sua interminabile carriera, sono decine i trofei alzati al cielo oltre ai primati stabiliti per presenze nei vari tornei a cui ha partecipato. Poi, rimasto fuori dal calcio ufficialmente per una decina d’anni, il rientro alla Casa Madre nell’estate 2018 ha sancito che la bandiera sventolerà ancora per molti anni, sebbene non sia mai stata ufficialmente ammainata.

Frasi celebri Maldini: elenco

Se da bambino mi fossi scritto una storia, la storia più bella che mi potessi immaginare, l’avrei scritta come effettivamente mi sta accadendo.

[Messi vale Maradona?] È della stessa categoria. Gioca sempre, con un rendimento sempre altissimo, è giovane e farà ancora in tempo a vincere con l’Argentina, come Maradona. Per me è sicuramente più forte di Cristiano Ronaldo, tanto più che io sono abituato a vedere anche l’uomo, non solo il calciatore: Messi, per come si comporta in campo, è un esempio per i ragazzi.

Il record del Milan, quello delle 56 partite senza sconfitte, vale di più, perché arrivò nel periodo delle cosiddette sette sorelle: il Parma vinceva la Coppa Uefa, la Lazio la Coppa delle coppe e in Europa tutte le italiane arrivavano fino in fondo. Ora la Juve vince a mani basse ed è l’unica che può fare qualcosa anche in Champions.

Il campione con la testa pensante crea dei problemi. L’annuncio di Agnelli sulla fine del rapporto con Del Piero mi ha fatto male: non stava a lui dirlo. Che senso ha una cosa del genere? Avrebbe dovuto parlarne Alessandro nel momento in cui si fosse sentito pronto.

La contestazione della Curva il giorno dell’addio? È stato un momento non facile e anche inaspettato, c’erano settantamila spettatori ma ricordiamo solo quella piccola frangia di tifosi. Sono una persona pensante, ho detto le cose come stavano. Con il tempo ho capito che quello è stato un successo perché ha marcato una linea ancora più grossa tra me e quel tipo di calcio, non penso che quello sia il futuro dello sport.

[Sui procuratori dei calciatori] Non sempre fanno il bene del proprio assistito. Gestiscono purtroppo in toto un ragazzo che invece dovrebbe prendere coscienza. Non bisogna parlare tramite il proprio agente.

Ho incontrato di recente Boniperti e mi ha confermato che la Juve mi voleva. Al Chelsea mi chiamò Vialli nel ’96. Però preferii restare al Milan, per venire fuori da un’annata disastrosa. È stata una scelta giusta. Poi, per l’Arsenal mi chiamò una persona, facendomi un’offerta economica, e ci fu anche una richiesta di Ferguson per il Manchester United e forse un’altra del Real Madrid. La verità è che molto spesso queste richieste coincidevano con annate storte: sarebbe stato probabilmente più semplice accettare. Ma noi del nucleo storico ci prendevamo le nostre responsabilità, preferivamo rimanere e riscattarci sul campo, mettendoci la faccia.

[Sulla finale di Champions League del 2005 persa contro il Liverpool] Per tre mesi ho passato notti insonni ripensando a quella sconfitta. Nell’intervallo c’era un casino bestiale nello spogliatoio. Tutti urlavano per la tensione. Allora Ancelotti ci disse di stare tutti zitti per cinque minuti.

Non ho saltato un minuto, tra Mondiali ed Europei, e soprattutto nel Milan ho giocato più di chiunque altro. Ma a inorgoglirmi è l’indipendenza intellettuale, che mi gusto appieno ormai da una quindicina d’anni. Io non sono assolutamente una persona perfetta, ho fatto le mie esperienze, positive e negative. Ho osservato molto e ho cercato i sbagliare il meno possibile. La mia indipendenza, adesso, non la baratterei proprio con nulla.

[Su un possibile ruolo dirigenziale nel Milan] Berlusconi aveva parlato chiaro e anche Barbara aveva fatto il mio nome. La realtà è che non mi è stato proposto nulla. In questi anni mi hanno chiesto di tornare prima Leonardo, poi Allegri e infine qualche mio ex compagno. Ma ho sempre trovato una porta chiusa in società […] Semplice, il Milan non ha voglia di riprendermi.

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