Cotonete: il tifoso di calcio più famoso del Brasile

Cotonete era il tifoso più famoso e caratteristico del Brasile: sempre presente sugli spalti per tifare la sua nazionale, Cotonete nella vita “normale” svolgeva la professione di venditore ambulante, facilmente rintracciabile fra  le avenidas São João e Ipiranga di San Paolo. Iscritto all’anagrafe come Claudio Ribeiro  ma conosciuto con l’appellativo di Cotonete, era nato in una piccola città,  Erechim, si dice nel 1945.

L’appellativo “Cotonete” (“il cotonato”) gli venne affibbiato per la folta chioma, curata per anni con dedizione. La passione per il calcio nasce però in maniera drammatica. Suo padre lo accompagnò all’età di nove anni a San Paolo per assistere al derby fra São Paulo e Corinthians.

All’uscita dallo stadio accade l’irreparabile: padre e figlio si perdono di vista, il piccolo Claudio si smarrisce nella folla e non viene più ritrovato. Il padre lo cerca per alcuni giorni poi, come purtroppo accade spesso nel grande paese sudamericano, se ne ritorna a casa da solo, pensandolo ucciso.

Il piccolo tifoso però non si dispera ed incomincia una nuova vita. In un’intervista rilasciata nel suo periodo di celebrità disse: “Tre anni (la scomparsa) dopo mandai una cartolina a mio padre. Tanto per fargli sapere che ero vivo. Ma ormai avevo deciso di restare dove ero”.

Vivere per strada significa arrangiarsi, a volte anche  in maniera impropria, tanto che finisce in un carcere minorile; ma è attraverso il calcio che Claudio si riscatta: diventa tifoso del Corinthians e fonda un club di tifosi (Explosão Coracão Corinthiano – il Cuore esplosivo Corinthiano) che diventerà il più importante nella geografia della torcida del Corinthians.

Inizia anche a lavorare, commesso in un negozio di giocattoli, quando riceve un insperato regalo. Il suo boss si ammala gravemente alla vigilia dei Mondiali di Argentina 78 e decide di regalargli il biglietto per un match dei verde-oro.
Inizia così la carriera di Cotonete con la Selecao ed il personaggio non passa inosservato: durante le partite viene avvicinato da tifosi per scattare una foto ricordo, conseguenza di quella particolare capigliatura.

Da allora ogni Coppa del Mondo lo vede sugli spalti, riuscendo sempre, sebbene non abbia messo da parte una fortuna, a trovare il modo per arrivare in ogni parte del globo: “Le aziende si ricordano che vengo inquadrato spesso in televisione, allora mi regalano vestiti, biglietto aereo. Io devo solo mettere il loro simbolo o il loro slogan sulle mie magliette”. Il biglietto aereo, non quello delle partite… “Tanto noi brasiliani mica siamo fessi. Il sistema di entrare lo trovo sempre”.

A Francia ’98 addirittura tenne una conferenza a Parigi in un’aula universitaria dal tema: “Controlli personali allo stadio, come renderli più efficaci, e come evitarli” mentre a livello estetico la perdita di quasi tutti i denti in un incidente d’auto lo rende ancora più particolare arrivando a rifiutare anche l’offerta di alcuni dentisti di rimetterli gratuitamente.

Un paio di arresti “arricchiscono” il curriculum: nel 1982, in Spagna, per aver gettato detersivo in una fontana pubblica, dopo l’eliminazione del Brasile e nel 1998, in Francia, per aver preso a pugni un tifoso marocchino, reo a suo dire di avergli rubato il tamburo poco prima di Brasile-Marocco. Non si è mai sposato, confermando che  il suo unico amore è stato solo il calcio: “Le donne portano via troppo tempo libero. Poi non ne rimane abbastanza per il calcio”.

Per conoscere le storie più belle dei Mondiali di calcio: il libro di Federico Buffa 

Solo una pausa temporanea, deluso per la sconfitta di Ronaldo e c. in finale contro la Francia lo tiene lontano dagli stadi, ma per il 2002 ritorna prontamente al suo posto, giusto in tempo per assistere alla vittoria in Giappone del quinto titolo mondiale.

Cotonete muore il 26 giugno 2014, proprio durante i Mondiali in casa sua, quasi un segno del destino che gli evita il Maracanazo, quell’ 1-7 che farà piangere e disperare tanti suoi connazionali.

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