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Italian Saints: in alto i cuori, siamo il Southampton!

Italian Saints: in alto i cuori, siamo il Southampton!

Con Francesco Giorgetti, presidente del fans club italiano del Southampton, conosciamo gli Italian Saints, nato nel giorno di una sconfitta e rimasto unito, in salute ed in malattia, come nel migliore dei matrimoni, per tifare il club con casa nel mitico St. Mary.

 

Cosa è nato il gruppo e la passione per i Saints e come l’avete diffusa

Nasce per le ragioni più disparate e irrazionali, anche perché i Saints non sono certo una squadra di blasone o abituata a vincere. Tanti dei nostri soci hanno iniziato a seguire il Southampton grazie alle gesta di Matthew le Tissier. Il club nacque nel 2001 e utilizzammo annunci sul Guerin Sportivo e Gazzetta per raccogliere membri. Oggi siamo in più di 300 simpatizzanti.

 

Come seguite le vicende del club a distanza: ritrovi comune, dirette live, via internet etc

Ogni anno andiamo diverse volte a Southampton, la scorsa stagione è stata esaltante per via delle partite contro l’Inter in Europa League e la finale di League Cup a Wembley. In alternativa, commentiamo live sul gruppo whatsapp o sulla pagina Facebook.

 

Italian Saints, in alto i bicchieri

 

Quale giocatore che milita in Serie A vedreste bene con la maglia dei Saints

Pavoletti. Sarebbe un attaccante perfetto per la Premier e conoscendo il suo carattere (ha giocato nel mio Varese), a Southampton si troverebbe benissimo.

 

Quali iniziative portate avanti durante la stagione ed i programmi per la prossima stagione.

Tentiamo di organizzare viaggi di gruppo tutte le volte che c’è la possibilità, o diamo supporto ai membri che hanno l’occasione di assistere ad una partita perché magari di passaggio in UK. Per la prossima stagione, stiamo valutando il calendario. Senza gli impegni in Europa, il focus tornerà sul campionato, magari visitando qualche nuovo stadio.

 

In trasferta, tutti appassionatamente

 

I contatti che avete con il club ufficiale, amicizie nate con i tifosi inglesi

Il Southampton non ha una policy di riconoscimento ufficiale dei propri gruppi di tifosi. Detto questo, Italian Saints ha sempre avuto buoni rapporti con le dirigenze che si sono succedute. Abbiamo di recente incontrato il presidente. Negli anni abbiamo inoltre consolidato amicizie con tifosi locali, con cui ci ritroviamo in occasione di ogni trasferta.

 

Un’ideal Top Ten dei giocatori che più vi son rimasti nel cuore

La mia personale (dal 2000 ad oggi): Niemi, Dodd, M Svensson, Fonte, Bale, Walcott, A. Svensson, Marsden, Le Tissier, Pahars, Lambert. In panchina Jones, Bridge, Lundekvam, Oakley, Schneiderlin, Lallana, Beattie.

Trasferte a Southampton: i vostri luoghi preferiti, come decidete la partita da seguire, la vostra road-map per e dopo gara

Di solito ci troviamo direttamente a Southampton, facilmente raggiungibile in treno da Londra. E’ tradizione il drink prima della gara al Banana Wharf, in zona Marina: locale tranquillo ma che porta bene! Poi a piedi fino allo Stadio dove visitiamo lo shop, prima di attendere giocatori e “celebrities” all’ingresso principale.

Le partite sono scelte considerando diversi fattori: lo stadio di Southampton non è enorme, quindi per trovare un buon numero di biglietti dobbiamo puntare a gare con squadre non blasonate o partite di Coppa. In trasferta, le partite a Londra sono quelle più comode ma anche quelle più complicate lato tagliandi… fattibili solo nei turni infrasettimanali.

I rapporti con tifoserie italiane di squadre inglesi

Siamo nell’Italian Connection di Quellichelapremierleague.com. Partecipiamo ogni anno all’omonimo torneo con alterne fortune calcistiche, ma con grande risultato il termini di amicizia, condivisione e divertimento con i nostri “colleghi” malati di Premier!

 

Italian Saints al torneo di Milano 2017

 

Cosa pensate della Premier League e del calcio inglese ed un confronto con quello italiano

La Premier League è sempre stata più spettacolare della Serie A, e il clima con cui viene vissuto l’evento è molto diverso. Si ha la sensazione di assistere ad un “Evento sportivo”, confezionato in modo da renderlo sempre più accattivante, e non a una mera partita di calcio in cui il risultato è l’unico driver. Detto questo, la Premier si sta evolvendo, in alcuni casi in peggio. Personalmente i tanti (troppi) soldi hanno aumentato la qualità, ma “corrotto” lo spirito del football inglese. Coppa di Lega e FA Cup spesso trascurate, giocatori più preoccupati dell’immagine e del portafoglio che di giocare a calcio … etc. E’ un calcio più “internazionale” e meno caratteristico, e da alcuni punti di vista è un male.

NBA-Portland Trail Blazers: Oregon chiama Italia

NBA-Portland Trail Blazers: Oregon chiama Italia

Dal lontano Oregon, non una delle prime mete dei turisti italiani quando pianificavano un viaggio negli States, proviene una franchigia NBA  storica come quella dei Portland Trail Blazers, che ha sempre saputo caratterizzarsi per una certa freschezza, rimanendo ai margini del clamore mediatico, ma sapendo raggiungere il traguardo dei play-off con una certa frequenza e poi, lasciando qua e la, le sue tracce.

Tre finali per l’anello raggiunte, una sola vinta, ma l’amore per la post season nello stato del Profondo Nord è tale che la partecipazione ai playoff è quasi un must, con una striscia di 21 partecipazioni consecutive tra il 1983 ed il 2003. Ed il pubblico segue con passione e come, direte voi?

Beh, la franchigia detiene il record della più lunga striscia di “tutto esaurito” in partite casalinghe nella storia degli sport professionistici americani: 814 partite consecutive tra il 1977 ed il 1995!!  Ed allora perchè stupirsi se in Italia il Nero, rosso e argento ha una fans club su Facebook? Ecco a voi lettori l’intervista con il “portavoce” Francesco Toldo di Rip City Italia

 

Carmelo Anthony: voci, speranza o semplice desiderio d’estate? Vi piacerebbe averlo in squadra

Si ci piace. Per noi è più di una speranza. Abbiamo ottimi giovani, ma per fare il salto di qualità nell’immediato (vista anche la concorrenza a ovest), dobbiamo arricchire il roster di talento. E Melo ne ha da vendere: a 19, a 25 come a 33 anni. Porterebbe entusiasmo anche tra i tifosi. E poi c’è da risolvere assolutamente la nostra situazione salariale: Portland ha il salary cap più alto della NBA! New York è una delle pochissime squadre che può essere disposta ad intavolare trattative con noi. Quando ipotizziamo qualche scambio i nomi più gettonati sono quelli di: Harkless, Vonleh, Crabbe, Turner, Aminu e…Leonard (ma chi se lo prende!).

 

Fate a gara a chi colleziona il maggior numero di gadgets della franchigia?

Facciamo a gara a chi ha la maglia più figa: se quella bianca da casa o quella nera da trasferta di Lillard, il nostro leader. O la n.3 di CJ McCollum. O le “vecchie”: la mitica n.7 di Brandon Roy o la 12 di Aldridge…scherzo naturalmente. Nessuna gara. Ma molti di noi conservano gelosamente queste maglie. Personalmente ho quella di Roy, un giocatore fantastico che è entrato nel cuore di tutti i tifosi dei Blazers. Purtroppo si è dovuto ritirare per infortunio nel pieno della carriera.

 

Un quintetto ideale dei Blazers

Lillard, Roy, Pippen, L. Aldridge, A. Sabonis

 

Perché ci si appassiona al basket americano

Ci si appassiona per il livello di atletismo e per le prestazioni che praticamente ogni sera fanno vedere in campo i grandi giocatori. Noi ne abbiamo due: Damian Lillard e CJ McCollum. Aspettando Nurkic. Poi per il sistema stesso della NBA: tutte le franchigie hanno la possibilità di vincere. Perlomeno di costruire per vincere, un giorno. Voglio dire che non è un sistema chiuso. Per esempio: 20 anni fa, quando ho iniziato a seguire la NBA, Golden State e Cleveland erano anni luce lontane dalla vittoria di un titolo. Oggi dominano.

 

Dove trovate il tempo per seguire in maniera assidua la squadra, a cosa rinunciate insomma

Rinunciamo…a qualche ora di sonno. Molti di noi si svegliano in piena notte per seguire i Blazers (alle 4:00/4:30 quando giocano in casa oppure non prima delle 1:00/2:00 se sono in trasferta a est). Chi riesce a seguire la partita solitamente fa un “report” per il gruppo.

 

L'Arena dei Blazers

 

Seguite il basket italiano? In cosa lo trovate distante, carenze o cosa portereste nel mondo americano

Personalmente non lo seguo come qualche anno fa, ma diversi ragazzi della pagina lo seguono. Ne parlavamo pochi giorni fa. Ci sono tante difficoltà. E’ un discorso lungo. Qualche segnale è arrivato dai giovani dell’under 19 con l’argento mondiale.

 

Come gestite, la pagina, quanti siete, come vi dividete i compiti

Il nostro “go to guy” come si dice, è Giovanni di Torino. E’ lui che gestisce la maggior parte dei post. Cerca le ultime news dai siti vicini ai Blazers. Soprattutto in questo periodo di mercato. Fa un gran lavoro. Lo zoccolo duro, per così dire, è formato da 11 ragazzi. La pagina ha raggiunto i 422 “like” ed è in crescita. Siamo collegati al sito nbapassion.com.

 

Quale giocatore italiano vi piacerebbe giocasse nella franchigia

Danilo Gallinari. Tra i ragazzi più di qualcuno lo voleva a Portland.

 

Un giocatore tipo che incarna la filosofia dei Blazers

Damian Lillard senza dubbio. E’ un giocatore che ha un talento offensivo abbagliante. Lotta. Infila i canestri decisivi. Eppure continua ad essere sottovalutato nella lega. Ecco, proprio come i Blazers. Però alla fine ci siamo sempre, lottiamo e abbiamo fatto soffrire un pò anche Golden State (vedi gara1 e gara3). Se solo avessimo avuto Nurkic sano…

 

Avete un incontro comune, un raduno o vi sentite soltanto tramite i canali social

Abbiamo un gruppo whatsapp attivissimo. Lì scambiamo opinioni, informazioni e ci sfoghiamo (per non dire altro) con qualche giocatore che non si impegna a dovere. C’era l’idea di organizzare un incontro: siamo sparsi per l’Italia, concentrati soprattutto al nord. Io credo di essere quello più a sud, abitando a Latina.

 

Quali altri sport americani seguite con passione eventualmente

Abbiamo un unico amore: i Portland Trail Blazers

 

Se doveste convincere una persona a tifare Blazers, su cosa puntereste

Beh, prima di tutto gli farei vedere e sentire i 19.000 del Moda Center (la casa dei Blazers, bellissimo impianto tra l’altro) durante una partita di stagione regolare. Anche da pc. Vi assicuro che è sempre emozionante. Il tutto raddoppiato nei playoffs. A Portland il tifo è molto caldo. La squadra è giovane e coinvolgente. Poi c’è da ricordare che i Blazers hanno raggiunto i playoffs 33 volte sulle 47 stagioni disputate fin’ora. Hanno giocato tre finali NBA, vincendo il titolo nel 1977 e perdendo le altre due, nel ’90 e ’92. Quest’ultima contro i Bulls di Jordan. Insomma, abbiamo una storia anche noi.

Un saluto a tutti i ragazzi e le ragazze di Rip City Italia. Go Blazers!

Francesco Toldo

Intervista con: Gianvittorio Randaccio

Intervista con: Gianvittorio Randaccio

Benvenuto Gianvittorio nel mondo della letteratura: Randaccio è al suo primo libro e con “Il Trequartista non sarà mai un giocatore completo” entra in libreria dalla porta frontale. Non per superbia o potere di una grande casa editrice, quanto perché l’opera ha “sofferto” per arrivare a poter essere letto da un pubblico più vasto che non fosse quello limitato agli amici ed ai famigliari. La buona letteratura può anche parlare anche di calcio ed allora Barcalcio non si è persa l’occasione di poterlo intervistare in occasione della presentazione alla Libreria Centofiori di Milano.

 

Ciao Gianvittorio, raccontaci un pò di te: gli studi e la tua professione

Sono laureato in storia e faccio il redattore in uno studio editoriale da più di dieci anni. Sono anche, e forse è la cosa più importante, un grande e curioso appassionato di lettura, la scuola di scrittura più importante che conosca.

 

Come sei arrivato a realizzare la tua opera: le vicende che ti hanno permesso di arrivare in “libreria”

Qualche anno fa un mio amico mi ha messo in contatto con Marco Rossari, giovane scrittore e traduttore milanese. Misteriosamente, le mie storielle sul calcio gli sono piaciute e, complici un paio di birre, ha provato a darmi una mano per trovare un editore, senza successo. Dopo un po’ di anni, Marco Rossari, nel frattempo diventato affermato scrittore e traduttore milanese, si è ricordato delle mie storielle mettendomi in contatto con Giovanni Nucci, editor di ItaloSvevo, casa editrice con la quale aveva pubblicato un libretto qualche mese prima. Io mando le mie storielle a Giovanni, a lui piacciono ed eccoci qua.

 

Gli scrittori che maggiormente hanno influenzato il tuo modo di scrivere

Direi che i libri di Cavazzoni, Celati, Nori, Cornia e l’idea di scrittura che reggeva «il Semplice», una rivista edita da Feltrinelli negli anni Novanta, sono da sempre dei punti di riferimento importanti per me. Per il Trequartista è stato importante anche Gene Gnocchi, con il suo Il mondo senza un filo di grasso. Poi ho una fissa per Georges Perec, che però non so se in qualche modo entri nel mio modo di scrivere. Amo Gianni Rodari e sono contento di poter cominciare a condividerlo con le mie bambine. Potrei farti mille altri nomi, ma preferisco dire che i recenti libri di Rossari, Cognetti ed Enia forse non influenzeranno la mia scrittura, ma sicuramente rendono la mia attività di lettore molto stimolante e gratificante.

Randaccio e la sua opera prima

Foto di Matteo Di Giulio

 

Cosa ti affascina del calcio attuale ed osservi con maggiore attenzione

Del calcio attuale mi affascina ben poco, anche se la passione non muore mai, e quindi continuo a seguirlo, godendo di tutte le rabone, i colpi di tacco e le rovesciate che i muscolosi e tatuati giocatori di oggi sono comunque in grado di regalare. Non mi piace fare il bacchettone nostalgico che pensa che una volta il calcio era bello mentre oggi no. Mi sembra che il gioco del lamento per i bei tempi passati sia poco costruttivo, oltre che sterilmente ripetitivo: ogni generazione rimpiange il calcio di quella precedente, ma calcio scommesse, guadagni spropositati e accuse di doping non sono patrimonio solo degli ultimi anni. Detto questo, il calcio attuale nei miei racconti c’è ben poco: preferisco parlare del calcio marginale e periferico dei cortili, degli oratori, dei parchetti, che sono sempre attuali e, in un certo senso sempre uguali.

 

Le storie che racconti ti appaiono situazioni normali oppure nascondono qualcosa di magico

Mi sembra che i personaggi delle mie storie siano comicamente idioti e che la loro sottile idiozia renda le situazioni normali che si ritrovano a vivere in qualche modo esemplari: non so se ci sia qualcosa di magico, spero però che siano divertenti e, a loro modo, affascinanti.

 

Cosa provi quando arriva l’ispirazione per scrivere.

L’ispirazione mi fa venire una gran voglia di scrivere. In caso contrario, ovvero quasi sempre, non scrivo. Mi piacerebbe che venisse istituito un corso di ispirazione: mi iscriverei immediatamente.

 

La tua altra grande passione è la musica: intravedi la possibilità di raccontare storie analoghe nel mondo musicale?

Per qualche anno ho scritto recensioni di dischi e concerti che erano delle piccole storielle. In un certo senso, mi sembra di avere già dato. Però la musica è un altro di quei mondi che può fornire una delle chiavi per descrivere e interpretare la realtà, perciò ti rispondo che Il chitarrista non sarà mai un musicista completo potrebbe essere tranquillamente il titolo del mio prossimo libro.

 

Cos’è per te un aforisma: un modo di pensare, una riflessione, una constatazione.

L’aforisma, se scritto bene, è uno spiraglio di verità. I miei non aspirano a tanto e se anche, ogni tanto, dicono qualcosa di vero lo fanno sempre senza prendersi sul serio.

 

Se ti capitasse di dover scrivere un romanzo, in che epoca lo ambienteresti.

Non saprei. Penso al giorno d’oggi, perché mi sembra che per essere autentici si debba scrivere di cose che si conoscono, ma in realtà scrivere un romanzo è una cosa che vedo così lontana, lunga e faticosa che anche se ne cominciassi uno oggi quando uscirebbe risulterebbe inevitabilmente ambientato nel passato.

 

Allora a presto Gianvittorio Randaccio, siamo sicuri che torneremo molto presto a leggere un’altra tua opera, magari un compendio di aforismi sul calcio che tanti di noi vivono la domenica mattina su campi sterrati, con spogliatoi senz’acqua calda ed il terzino che finisce il turno di notte ed arriva pur di non mancare.

Il Trequartista non sarà mai un giocatore completo – La Recensione

Randaccio con la divisa della sua squadra

Foto di Giuseppe D’Alfonso

New York Knicks Italia: passione tricolore per il basket della Grande Mela

New York Knicks Italia: passione tricolore per il basket della Grande Mela

New York, la Grande Mela, ha un fascino incredibile per milioni di persone. Ed in ambito sportivo la metropoli americana si traduce in Madison Square Garden, uno dei palazzi in cui si è scritta la storia della boxe e del basket con i Knicks, la franchigia che fin dal 1946, anno della nascita dell’NBA, giocano nel massimo campionato di pallacanestro.

Ed i “librai” di New York sono seguiti con passione anche in Italia: Andrea Delbuono è uno dei massimi supporter della franchigia americana: da anni, con assiduità ne segue le vicende e con il blog Knicks Italia tiene il pubblico aggiornato. Ed allora perché non scambiare due parole con Andrea delle vicissitudini della squadra e della sua passione.

 

Quando e come nasce la passione per New York Knicks

Tifo Knicks grazie ad una pubblicità dei primi anni ’90, interpretata da John Starks, allora guardia di New York, per una nota marca di sneakers (non so se si può dire il nome, ma ha tre strisce). Starks non si trova, mentre un coro gospel, cantando, si chiede chi l’ha visto, ma lui si sta allenando in palestra, solo, dribblando alcune sedie messe sul parquet. Viene verso la telecamera,  palleggiando, e chiede: “mi sono perso qualcosa?”. Il racconto rende male, e purtroppo non ho mai più ritrovato quello spot, neppure su YouTube che ormai contiene qualunque cosa anche del passato più recondito, ma mi colpì. Da lì iniziai ad interessarmi ai risultati dei Knicks, oggi sembra di parlare di preistoria, ma allora si potevano al massimo trovare i risultati sulla rivista American Super Basket, sul Televideo, e raramente passano partite in televisione. Erano i Knicks di Pat Riley, forse i più forti dai tempi dei due Titoli vinti ad inizio anni ’70.

 

Il tuo amore per lo sport americano

Quanto allo sport USA, il mio primo amore fu il football americano a nome Joe Montana, San Francisco 49ers, altra sponda degli Stati Uniti, altra storia. Tornando invece al basket, mi piace il concetto di salary cap, di chi arriva ultimo che sceglie i più forti della prossima nidiata di giovani che escono dal college o che arrivano dall’Europa, un modo che sulla carta (ma non solo) permette davvero la possibilità di vincere a tutti, dove viene premiato il merito, la professionalità, il lavorare bene. Se sbagli mosse per incompetenza ti puoi condannare ad anni nell’oblio in un attimo, ed i New York Knicks lo sanno benissimo. Concetti molto diversi, per fare un paragone, con il calcio del nostro continente, ma riconosco che con i campionati fatti di promozioni e retrocessioni sarebbe praticamente impossibile importare quel modo di intendere le leghe sportive.

 

Come segui la squadra durante l’anno

Tramite l’NBA League Pass. Seguo poche partite in diretta per via dell’orario, fatti salvi i cosiddetti “matinèè”, che con il nostro fuso orario sono tra le 18 e le 23. Normalmente vedo la gara della notte la mattina, prima di andare al lavoro, alzandomi prima. Con i social sarebbe impossibile arrivare a sera senza sapere il risultato.

 

Quanti siete più o meno i fans dei New York Knicks italiani

Ho un forum collegato al sito Knicks Italia dalla fine degli anni ’90, i tifosi si sono succeduti numerosi nel corso degli anni, ma come spesso accade se la squadra è vincente il numero aumenta, altrimenti tende a scemare, fatto salvo un certo zoccolo duro che ha resistito praticamente a tutto. Non possiamo certo sperare di essere in tanti come per Franchigie storicamente molto più vincenti quali i Bulls o i Celtics, o più recentemente Heat e Warriors. Abbiamo avuto un picco quando Danilo Gallinari fu scelto al Draft, ma si trattò di un evento fisiologico perché ovviamente i media mainstream buttarono sull’argomento “un italiano a New York”. Nacquero anche parecchie pagine Facebook sui New York Knicks, ma durarono poco proprio perché occasionali. Personalmente ho sempre definito il mio sito “un blog scritto da un tifoso per altri tifosi”, senza nessuna velleità tecnica e senza ridurlo ad un contenitore di presunte breaking news. Con il proliferare dei social, infatti, basta un inglese di base per sapere in tempo reale qualsiasi indiscrezione (o rumor, come li chiamano di là), quindi ho sempre cercato di dire la mia sulla realtà Knicks senza rincorrere nessuno, ma soprattutto citando sempre le fonti, perché è chiaro che sto scrivendo dall’Italia senza informazioni di prima mano – concetto che, a mia impressione, sfugge spesso a siti che trattano l’NBA.

 

Il logo del blog di Andrea Delbuono

 

Perché ti piace il basket; per averlo praticato?  E quello italiano lo segui?

Il basket l’ho praticato, con una dozzina di altri sport, sempre a livelli infimi per la cronica mancanza di talento che mi contraddistingue. La passione, però, mi ha sempre spinto a provarci, e riprovarci. Ormai però gioco prevalentemente a basket al campetto, ma non sempre è facile mettere insieme anche solo sei persone per un 3vs3, perché la pallacanestro resta uno sport di nicchia, soprattutto in provincia. Il basket italiano lo seguo poco per mancanza di tempo, mentre negli ultimi anni ho cercato di vedere più partite di Eurolega possibili.

 

Se fossi il gm dei Knicks da dove partiresti per rifondare la squadra

Premessa d’obbligo: il pesce puzza sempre dalla testa. Il pesce in questione è James Dolan, proprietario dei New York Knicks dal 1999 guarda caso dall’ultima Finale NBA giocata. Da lì in pochi anni la Franchigia si è trasformata nella barzelletta che è tutt’oggi. Difficile lavorare come GM se non puoi avere pieni poteri e se il proprietario ti scavalca nelle decisioni in maniera cervellotica e totalmente immotivata. Ipotizzando pieni poteri, il solco è presto tracciato: almeno un paio di anni di stagioni “a perdere” per scegliere in alto al Draft e ricostruire attraverso i giovani. Più o meno era la strada intrapresa da Phil Jackson, con molte difficoltà per via della situazione ereditata dalla precedente gestione, fatti salvi alcuni errori come il contratto fatto firmare a Noah. Purtroppo però Dolan non è del mio avviso, e la sensazione già pochi giorni dopo l’allontanamento di Jackson è che si tornerà a ragionare per l’immediato, per provare a fare i Playoffs a tutti i costi sacrificando giovani e scelte, e quindi il futuro. Spero di sbagliarmi.

 

Come te lo spieghi il fascino che rivestono i New York Knicks nonostante non siano vincenti

Perché sono a New York, la città più importante al mondo. Basti pensare che nella classifica annuale stilata dalla rivista economica Forbes sulle franchigie più redditizie al mondo la Grande Mela ne piazza tre nei primi dieci posti (Yankees, Knicks, Giants). Inoltre è conosciuta come “The City Game”, la città del basket per eccellenza: esistono centinaia di leggende del basket di strada raccolte in molti libri, dove la realtà si mischia con la fantasia, ma anche questo racconta perfettamente il connubio viscerale tra la città e la palla a spicchi.

 

Hai avuto occasione di vedere un match dal vivo?

Li ho visti di persona nell’autunno del 2010, a Parigi, in una gara di preseason contro i Minnesota Timberwolves. Uscivamo dall’ennesima delusione, sconfitti nella corsa ai free agent più importanti di quella famosa estate ricordata per “The Decision”, con Lebron che va a Miami da Wade insieme a Bosh. A noi toccò come premio di consolazione Amar’e Stoudemire, ma soprattutto le sue ginocchia, ma questa è un’altra storia che occuperebbe molte pagine. Quello che mi impressionò di più nel vedere squadre NBA dal vivo fu il riscaldamento per la grande tecnica mostrata anche dai lunghi, seppur atipici come Kevin Love che giocava nei Wolves. Purtroppo non sono mai stato a New York di persona, ma ogni anno mi riprometto di organizzare il viaggio in concomitanza con la stagione NBA. Chissà, se prima o poi tornassimo competitivi…

Celtic: l’Old Firm si vive con passione anche in Italia

Celtic: l’Old Firm si vive con passione anche in Italia

Con Alessandro Boretti, presidente del branch italiano The Italian Celts Csc, il fans club del Celtic che tifa solo i biancoverdi di Glasgow, Barcalcio si apre alla Scozia: non si considereranno mai fratelli e nemmeno parenti fra di loro, scozzesi ed inglesi, e questo non-amore si è espresso recentemente anche con Brexit.

Ma il calcio sa unire i popoli e rappresenta, a volte, un elemento per discuterne in santa pace, magari davanti ad un birra. Ecco allora l’intervista con il presidente del club che rappresenta centinaia di fans sparsi per tutta Italia e chissà che qualcuno non si aggiunga alla cerchia dopo aver letto il post.

 

Come nasce il fans club del Celtic e come viene presto diffusa la passione nella Penisola

Il club con il nome attuale nasce per l’ostinazione di un paio di amici che vogliono a tutti i costi suggellare l’amicizia e rendere pubblica la nostra passione per i bhoys. Dopo un tira e molla durato qualche mese, finalmente il club diventa ufficiale il 5 settembre 2007, il giorno dell’anniversario del decesso di John Thompson, portiere dei bhoys che trova la morte per un colpo accidentale subìto in una disperata uscita in un Old Firm giocato ad Ibrox nel 1931. Per la storia, questo club è comunque la prosecuzione del primo nato in Italia nel settembre del 1990, e iscritto anche allora ufficialmente all’associazione dei club del Celtic (CSA) con il nome di Packie Bonner n. 1 Csc. Dopo alcuni anni cambiammo il nome che divenne The Italian Bhoys, e quindi l’attuale ha il suo nome ben codificato. La diffusione avviene attraverso le gare che il Celtic giocò in Italia per la Champions e con l’avvento dei social; come Italian Bhoys avevamo un blog (Memocelts, che è ancora attivo) in primis, che però non era frequentato (forse eravamo troppo avanti noi….) e una fanzine cartacea (cosa rara in Italia, ma ben radicata oltre Manica). Poi l’avvento dei Forum e di Facebook ci ha aiutato a farci conoscere.

 

Come seguite le vicende del club seppure siate sparsi per la Penisola.

In questo caso la passione ha giocato un ruolo determinante; a dir la verità non pensavo di trovare così tanti appassionati, pazzi come me (qualcuno va anche oltre) per questo club. Annualmente ci troviamo in varie sedi in occasione di gare particolari, ma abbiamo finora sempre organizzato un meeting annuale in quel di Barga, paesino della Garfagnana in provincia di Lucca, che si può definire la casa italiana degli scozzesi, ma soprattutto dei tifosi del Celtic.

il classico incontro annuale

Quale giocatore che milita nella Serie A italiana vedreste bene con la maglia del vostro club

Difficile dire quale calciatore potrebbe fare al caso nostro. Il calcio scozzese è tecnicamente più povero di quello italiano, ma conserva un grosso spirito di appartenenza ed un’atmosfera di agonismo che difficilmente si vede dalle nostre parti. Penso che, essendoci soci distribuiti per tutto lo Stivale, ognuno vorrebbe che il proprio “campione” vestisse la hoop.

 

Quali iniziative portate avanti durante la stagione ed i programmi per la prossima stagione.

Il nostro intento attuale è di organizzare la trasferta annuale, che bagnerà il decimo anniversario del nostro gruppo e in quell’occasione vorremmo ricordare anche il 50 anniversario dei Lisbon Lions, cioè la vittoria della Coppa dei Campioni del 1967 a Lisbona, quando il Celtic sconfisse l’Inter 2 a 1. Inoltre ci ritroveremo nel caso (come successo per gli anni scorsi) in caso di finali nazionali o partite particolarmente “sentite” (in questo caso mi riferisco all’Old Firm, naturalmente…). Oltre a questo abbiamo sposato lo spirito in toto del club, fondato per aiutare i poveri dell’East End di Glasgow, e nel limite delle nostre possibilità versiamo in beneficenza annualmente una cifra che aiuta un nostro socio attivo in Thailandia, a favore delle popolazioni povere di quei luoghi.

 

I contatti che avete con il club ufficiale, amicizie nate con i tifosi “di casa”

Il Celtic nei nostri confronti si è sempre dimostrato disponibile; ci ha aiutato nei momenti in cui avevamo difficoltà a reperire biglietti per le partite, facendoci accedere anche allo stadio per incontrare i calciatori come in occasione di un incontro speciale come quello avvenuto a San Siro 2 anni fa prima della gara contro l’Inter in Europa League. L’amicizia con i tifosi biancoverdi nasce in maniera spontanea, non appena diciamo di essere italiani (non emigrati o con radici scozzesi o irlandesi); molte amicizie nate per seguire una singola partita si sono trasformate in legami solidi e duraturi, anche con ex calciatori e loro familiari.

 

Immagino sia difficile, ma prova a metter giù un’ideale Top Ten dei giocatori che più vi rappresenta.

Beh, questa è una domanda impossibile. Ognuno di noi conserva memorie particolari di contesti e giocatori che gli sono rimasti nel cuore. Dal mio punto di vista, tolti gli undici vincitori in quel di Lisbona (che non fanno testo perché sono fuori classifica) ti segnalo quelli per cui avrei una storia particolare:
Bonner, McGrain, Boyd, Aytken, Lambert, McStay, Burns, Doyle, Larsson, Dalglish, Nicholas.

Trasferte a Glasgow: i vostri luoghi preferiti, come decidete la partita da seguire, la vostra road-map per e dopo gara
La partita la decidiamo presto (stiamo valutando le date vista l’uscita del calendario della nuova stagione), per aver la possibilità di trovare voli a buon prezzo. I nostri giri sono alquanto “monotoni”: East End con i pub dei tifosi biancoverdi, e qualche buon locale del centro a Glasgow. E poi, se ci resta il tempo, assistiamo a partite di divisioni inferiori per interiorizzare il vero spirito del football scozzese fatto solo di passione.

 

I rapporti con tifoserie italiane di squadre inglesi/scozzesi

Noi incarniamo lo spirito dei tifosi biancoverdi, anche se non abbiamo legami di sangue o di parentela con Scozia e Irlanda, per cui siamo in amicizia con tutti. Prova ne è l’incontro annuale che si svolge a Milano fra squadre composte da tifosi italiani che seguono club dei campionati del Regno Unito: è sempre una festa!

 

La rivalità con i Rangers, quanto è sentita da voi e come la vivete

Dici bene: si tratta di rivalità, almeno per noi che la viviamo da lontano. Non possiamo paragonarla a tutto quello che si vive in Scozia e in Irlanda del Nord, ma cerchiamo di viverla intensamente, sia quando vinciamo che, soprattutto, quando ne usciamo sconfitti. In questi casi l’ironia e le pinte sono il sistema migliore per smaltire la delusione o per festeggiare alla grande!

Il gruppo allo stadio di Marassi

 

Sunderland-Brescia: l’amore per i Black Cats sopra ogni cosa

Sunderland-Brescia: l’amore per i Black Cats sopra ogni cosa

Tifare per i Black Cats sembra di parlare una lingua incomprensibile: ma è il calcio inglese, signori, ed Gatti Neri non è altro che il nickname del Sunderland, compagine inglese che quest’anno ha salutato (temporaneamente sperano in tanti) la Premier League. E non importa che i successi siano arrivati molti anni fa, con l’ultimo titolo nazionale conquistato ben 80 anni addietro e la FA Cup più vicina, anno 1973, tifare i bianco-rosso-neri mostra il lato vero dell’amante del calcio inglese, pronto a lottare per un sogno, su ogni campo ed in ogni condizione.

Come Enrico Milani da Paratico (Brescia), che da più di 25 anni tifa per i Black Cats e per festeggiare le “nozze d’argento” calcistiche, ha voluto recarsi dalla sua città fino a Sunderland in bicicletta per una giusta causa, mascotte Nina, una bimba romana affetta da una sconosciuta malattia genetica. Ecco allora nelle parole del simpatico e “cuore d’oro” Enrico il racconto della sua passione e perchè ha voluto fondare il branch italiano.

 

Cosa è nato il gruppo e la passione per i Black Cats e come l’avete diffusa

La passione è nata vedendo il vecchio stadio e la tifoseria biancorossa in una trasmissione sul calcio inglese nel 1990. L’ho diffusa tra amici, parenti e vicini, diventando l’ambasciatore del Sunderland in Italia

 

Come seguite le vicende del club a distanza: ritrovi comune, dirette live, via internet.

Tramite amicizie nate negli anni, e grazie ai canali social possiamo stare in contatto e sapere tutto quello che succede a Sunderland.

 

Quale giocatore che milita nella Serie A italiana lo vedreste bene con la maglia del vostro club.

Nessuno. Io nel Sunderland vorrei solo giocatori britannici

Quali iniziative portate avanti durante la stagione ed i programmi per la prossima stagione, trasferte fatte con foto annesse. I contatti che avete con il club ufficiale, amicizie nate con i tifosi inglesi.

Con l’uscita del calendario possiamo iniziare ad organizzare le solite 4-5 partite da andare a vedere (2 in casa e 2-3 in trasferta) in più come ormai tradizione cerchiamo di fare una partita noi contro una squadra locale di Sunderland per raccogliere fondi per vari scopi benefici.

 

Un’ideal Top Ten dei giocatori che più vi son rimasti nel cuore.

Giocatori ed allenatori vanno e vengono, sono solo i colori del Sunderland che noi preferiamo seguire. Unica menzione è per Kevin Ball, gloria degli anni 90.

 

Trasferte a Sunderland: i vostri luoghi preferiti, come decidete la partita da seguire, la vostra road-map per e dopo gara.

Solitamente per andare a Sunderland e goderci tutto dobbiamo fermarci almeno tre giorni. Ci piace alloggiare fronte spiaggia, il famoso Roker, dove una volta sorgeva il vecchio stadio, poi colazione nel fantastico Fausto coffee, dedicato a Coppi, il campionissimo del ciclismo. Il giorno della partita giriamo tutti i pub, tra pre e post match. Le serate poi in town nei vari locali e il classico sabato sera a mangiare indiano.

 

Raccontaci il tuo viaggio di follia e passione per una giusta causa in bici: perché, da cosa nasce, e cosa hai provato durante il viaggio in solitaria.

Per festeggiare i 25 anni da tifoso black cats e per la piccola Nina nell’estate del 2015 ho intrapreso l’avventura più bella della mia vita. 2000km in solitaria attraverso l’Europa e passando le Alpi per arrivare fin allo Stadium of Light dove mi han accolto in 49000 persone. Emozioni forti ed indescrivibili. Grande il supporto della società e di amici e famiglia.

I rapporti con tifoserie italiane di squadre inglesi

Rapporti buonissimi, persino con i rivali del Newcastle che costantemente raccolgono fondi per la nostra piccola mascotte Nina.

 

Cosa pensate della Premier League e del calcio inglese ed un confronto con quello italiano

Con il calcio italiano non c’è confronto, in nulla. speriamo che con l’arrivo di troppi investitori stranieri ed anche di giocatori ed allenatori non inglesi non diventi un calcio solo business. Mourinho, Conte e Guardiola son grandi allenatori, ma non per il calcio inglese. a mio avviso vincono ma il gioco che propongono e’ l’opposto di quello che i veri appassionati di calcio inglese vorrebbero vedere. loro certo vincono ma non è quello che cerco, altrimenti non tiferei Sunderland.

 

Ed allora Enrico, sei pronto a pedalare per tornare in Premier?? Forza l’animo dei Black Cats non è mai domo!!

Liverpool: Passione infuocata per il branch italiano dei Reds

Liverpool: Passione infuocata per il branch italiano dei Reds

Liverpool ed il suo calcio sono stati regina d’Europa sul finire degli Anni 70 e primi anni 80; nemmeno il fatto di veder solo in bianco e nero (la tv a colori non era un must, anzi) le imprese dei Red non ne smussava l’entusiasmo. E poi, alla luce oggi di Brexit, veder giocare una compagine che univa sotto un’unica bandiera inglesi, scozzesi, gallesi ed irlandesi, pareva ai più impensabile.

Poi le vicende tragiche dell’Heysel hanno mischiato lo sport con la società, costringendo una compagine, vittima anch’essa del fenomeno Hooligans, a stare ai margini del calcio per un quinquennio. Con il rientro in Europa, il crest dei Reds è però tornato ad alzare coppe al cielo, dapprima la Coppa Uefa (2001) e poi la celeberrima Champions League della Notte di Istanbul, incubo per  i tifosi del Milan e momento di esaltazione massima per i fans del Liverpool.

Oggi Barcalcio.net ha intervistato Andrea Ciccotosto, vice presidente OLSC Italy, il branch tricolore che ama alla follia il club guidato da Jurgen Klopp.

 

Come è nato il gruppo e la passione per Liverpool

 

Il Liverpool Italian Branch nasce nel 1999, quando alcuni tifosi italiani del Liverpool decidono di creare un club per condividere la loro passione. Tra questi tifosi c’è Nunzio Esposito, attuale presidente del branch, che grazie al supporto di altri ragazzi negli anni si impegna a far crescere il club portandolo ad essere riconosciuto dalla società come ufficiale, creando quello che oggi chiamiamo Official Liverpool Supporters Club Italy.

Se è vero che ci sono tifosi (come Nunzio) che seguono il Liverpool dagli anni ’70, altri si sono avvicinati ai Reds successivamente, come il sottoscritto (1999). Tuttavia, è stato dopo la stagione piena di successi nel 2001 e soprattutto la Champions vinta nel 2005, che molte altre persone hanno cominciato a seguire più da vicino le sorti dei Reds.

 

Come seguite le vicende del club a distanza: ritrovi comune, dirette live, via internet etc

 

Prima dell’arrivo di internet era complicato informarsi su quello che accadeva a Liverpool, bisognava aggiornarsi tramite tv, televideo e, per gli approfondimenti, sui magazine come il Guerin Sportivo. L’avvento della rete è stato decisivo per le sorti del nostro club: grazie alla nascita dei forum e dei social è stato molto più semplice formare il gruppo. Oggi usiamo questi mezzi per aggiornarci, commentare le partite e organizzarci per vederle insieme.

 

Quale giocatore che milita nella Serie A italiana lo vedreste bene con la maglia del vostro club

 

Per la prossima stagione abbiamo bisogno di aggiungere qualità a centrocampo, di un paio di innesti per la difesa e di almeno un attaccante di alto livello. Se dovessi pescare tra le squadre di serie A (al momento abbiamo comunque preso Salah, gran bel colpo), fantasticando un po’, andrei a prendere Nainggolan e Jorginho per il centrocampo, Rugani per la difesa e Belotti per l’attacco.

 

Quali iniziative portate avanti durante la stagione ed i programmi per la prossima stagione, trasferte fatte con foto annesse.

 

In occasione delle partite organizziamo tanti piccoli raduni in pub e locali delle più grandi città come Milano, Roma e Napoli e un megaraduno per il tutto il branch in Toscana (settembre). Partecipiamo a tornei di calcio, come l'”Italian Connection”, torneo che ha luogo a Milano ogni anno e che quest’anno ci ha visti… vincitori!

Ovviamente ci sono le trasferte a Liverpool, che sono la cosa più bella in assoluto! Proprio in questi giorni ci stiamo organizzando per il girone di andata della stagione di Premier League 2017/18.

I contatti che avete con il club ufficiale, come sono nate le amicizie con i tifosi inglesi

 

Siamo spesso in contatto con il club, attraverso i responsabili della gestione dei branch internazionali e grazie al profilo Twitter ufficiale del club in lingua italiana, che gestisco personalmente e che permette di avere un rapporto diretto con coloro che gestiscono la comunicazione digitale del club.

Nel corso degli anni sono tante le amicizie che si sono formate tra alcuni soci del branch e tifosi inglesi; l’ultima è quella con George Scott, un tifoso speciale: giocò nell’Academy del Liverpool negli anni d’oro di Shankly, anzi, fu scelto proprio da lui per giocare nei Reds!

 

Cosa ha rappresentato la tragedia di Hillsborough ed il vostro impegno con l’associazione famigliari delle vittime

 

Le 96 vittime di Hillsborough sono nel cuore di tutti i tifosi dei Liverpool, anche di chi è diventato tifoso dopo la tragedia o è nato dopo. Tutti sanno quello che accadde quel giorno e quanto negli anni i famigliari delle vittime abbiano lottato per ottenere giustizia. Ogni anno destiniamo una quota alle associazioni legate alla Hillsborough Campaign, oltre che al club (LFC Foundation).

 

Trasferte a Liverpool: i vostri luoghi preferiti, come decidete la partita da seguire, la vostra road-map per e dopo gara

 

Ogni stagione decidiamo le partite da seguire a seconda delle preferenze dei soci e della disponibilità del club. Ovviamente le partite contro le big sono le più richieste, soprattutto quella con il Manchester United. Arrivati in zona stadio, prima della partita ci diamo appuntamento al Sandon, storico pub a due passi da Anfield, dove l’atmosfera prima e durante il match è fantastica. In città ognuno ha le sue preferenze, a Liverpool c’è l’imbarazzo della scelta. Per cena io consiglio sempre a chi si reca in città di fare un salto al Philarmonic pub per una pie o allo Ship and Mitre per la tipica scouse.

 

I rapporti con tifoserie italiane di squadre inglesi

 

Grazie ai tornei di calcio siamo diventati amici di molti club di squadre inglesi in Italia, e i rapporti sono ottimi. Le partite sono sempre all’insegna del fair-play, al massimo si sente qualche sfottò in campo e fuori…

 

Cosa pensate della Premier League ed un confronto con il calcio italiano

 

La Premier League è il campionato più divertente in assoluto, credo che su questo ci sia poco da obiettare. È sufficiente recarsi in qualsiasi stadio inglese, anche delle serie minori, per notare le grandi differenze con il nostro calcio.

In Italia siamo in ritardo su molti aspetti, dalla cultura sportiva alle strutture. La qualità del nostro calcio resta tuttavia alta grazie alla bravura degli allenatori e dei loro staff, oggi molto richiesti all’estero.

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