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Il primo mondiale di Boxe della Storia

Il primo mondiale di Boxe della Storia

Leggere o guardare un match di pugilato è una delle cose che ancora raccoglie consenso e passione fra moltissime persone, basti pensare alla saga di Rocky e a Sylvester Stallone, che divenne famoso per la storia di un boxeur italoamericano che lasciò il piccolo cabotaggio di un gangster da quattro soldi per sfidare il buon Apollo per il titolo dei pesi massimi, per entrare nella leggenda.

Ma poco spesso si conosce sulla preistoria dello sport da combattimento, fra cui il primo campionato mondiale di pugilato, il match Sayers-Heenan.

Nome particolare e ben noto nella letteratura, Tom Sayers (Brighton, Inghilterra, maggio 1826). Muratore di professione, lasciò il faticoso mestiere per dedicarsi alla boxe, allora da disputarsi con i pugni a mani nude, illegale ma tollerato, nell’anno 1849. Nonostante appena 173 centimetri di altezza ed un peso inferiore a 70 chili, Sayers venne convinto dal suo manager a combattere con i pesi massimi. La differenza di dimensioni con i giganti del quadrato non influì affatto, furono moltissime infatti le vittorie, diventando campione e miglior pugile nel Regno Unito.

Dall’altra parte dell’Atlantico, arrivava invece John Camel Heenan (Watervliet, New York, maggio 1834). Con 1,87 di altezza ed oltre 86 chili di peso, Heenan venne scoperto dal coach inglese John Cusick, che lo scoprì mentre era occupato come bodyguard, portandolo in direzione ring. Divenne campione negli Stati Uniti dopo il ritiro del titolare, nel 1859 sfidò il campione dell’altra parte dell’oceano, Tom Sayers, in un match con sede fissata in Inghilterra. Heenan arrivò a Liverpool a bordo della nave “Asia” il 16 gennaio 1860.

Anche se non aveva i crismi dell’ufficialità, in quanto all’epoca illegale, il match è stata considerato il primo campionato internazionale di boxe nella storia. L’aspettativa che generò fu enorme. L’incontro si ebbe a Farnborough, Hampshire, il 17 aprile 1860 .

Nonostante, come detto, l’illegalità del confronto, molti parlamentari, aristocratici, attori, autori, atleti si radunarono a bordo ring, circa 2.000 persone erano sulla scena del combattimento. Il favorito era l’americano per una semplice questione fisica: era più giovane, più alto e più forte.

Poco dopo l’inizio, i due combattenti rimasero subito feriti : nel sesto round, Sayers venne colpito al braccio destro, penalizzandolo per il resto del combattimento, mentre Heenan, nel settimo round , subì una ferita all’occhio destro che gli impediva la visione perfetta. All’epoca il regolamento prevedeva la conclusione di un incontro soltanto con il KO di uno dei contendenti, ecco che allora, nel round numero 33, l’americano aveva entrambi gli occhi quasi chiusi dai colpi dell’inglese. Nel 37 ° round si scatenò un’invasione del ring dopo un’azione Heenan su Sayers, spingendo la testa contro una delle corde.

La lotta avrebbe potuto riprendere e continuare per altri cinque round, fino all’arrivo della polizia e alla fuga di tutti. Il combattimento era durato 2 ore e 47 minuti. L’arbitro dichiarò il combattimento nullo, nonostante le proteste di Heenan, il quale sosteneva che il pubblico era intervenuto proprio mentre stava per mettere KO l’inglese (cosa che alcune cronache dell’epoca confermano), e le lamentele di Sayers, dicendo che Heenan era quasi cieco e aveva ricevuto più botte di lui.

Heenan chiese con veemenza la rivincita, ma l’infortunio al braccio subito da Sayers impedì il progetto. Quindi, si optò per assegnare la cintura di campione ad entrambi i guerrieri. E l’incontro sul quadrato ebbe un seguito, tanto che i due avversari finirono per fare amicizia , collaborare e fare tournée in tutta la Gran Bretagna. Nel luglio di quell’anno, Heenan tornò in America, dove venne ricevuto come eroe ricevendo un premio di $ 10.000, il risultato di una colletta popolare.

Curiosamente, tre anni dopo, Heenan ritornò in Inghilterra per combattere con il miglior combattente inglese dell’epoca, Tom King. Nell’angolo di Heenan, come allenatore, c’era il suo amico Tom Sayers. Sfortunatamente, la cosa finì male. Heenan perse la lotta con King e dichiarò di essere stato drogato, accusando Sayers di non averlo preparato correttamente e da allora si ruppe quel legame.

Tom Sayers morì l’8 novembre 1865 , all’età di 39 anni, a causa di diabete, tubercolosi e alcolismo. Heenan era in Inghilterra ma non volle prendere parte al suo funerale. Migliaia di persone si recarono invece alla celebrazione funebre di Sayers, sepolto nel famoso cimitero londinese di Highgate, in una famosa tomba in cui è scolpita una statua del suo cane mastino, Leone.

Da parte sua, John Camel Heenan tornò negli Stati Uniti nello stesso anno, si sposò ed entrando nel settore delle scommesse. Otto anni dopo contrasse la tubercolosi e morì nel Wyoming il 28 ottobre 1873 .

Racconto: Forse si cammina

Racconto: Forse si cammina

Nella città della villa degli estensi , arrivano gli originali che cercano lo scalpo di peso nella tana biancorossa che potrebbe tingersi in maniera oscura, se il sole non sorgesse come sta avvenendo sulle Prealpi in questo periodo. E per un americano che arriva, un italiano si accomoda sul legno, duro ma costoso visto l’ingaggio dell’indigeno che si mostra presuntuoso davanti ad un pubblico che in maggior parte ha già messo pollice verso pronto per presentarlo ai leoni del Colosseo e non del Coliseum. Un applauso per Farabello è ciò che esce dalla fossa del palazzo e da un pubblico che non dimentica il gaucho dalle mani più veloci della Pampa, e lui il Pampa, è colui che con i colori albiceleste indosso alza un coro per il fratello Daniel che presto raggiungerà laggiù, al caldo, all’ombra di un hombu e davanti ad un asado interminabile.

Palla a due e Varese li lancia la corsa verso la vittoria con un parziale secco segnato Professore – Thomas – Morandais, le triple entrano e non sono segni sulla schedina ma certezze, mentre Ferrara usa i muscoli di Jameson per miscelare tonici imbevibili dai compagni in biancoblù. Galanda rialza dopo venti anni il Muro di Berlino contro il quale valli ,coach estense, mischia le carte come Toto’ al banchetto della stazione ed i giocatori, finendo per non capirci nulla, puntano alla roulette russa del tiro pesante. E così i biancorossi viaggiano tranquilli con i remi in barca nell’acquitrino di palloni persi e gettati nei canali e dove si punta è terra nascosta , il più dodici alla sirena ( e non quella attraente di omerica memoria), situazione che alza la temperatura del palazzo, ma non gli animi del pubblico, un po’ sconcertato per un gioco arruffato e pari a quello del CSI in certi momenti.

Si riaprono le danze della domenica pomeriggio ed in un targo evoluto Morandais e Jackson alzano il punteggio sul tabellone seguendosi abbracciati lungo il campo e non si tratta di una cumparsita breve. Così facendo tutto si muove eppur rimane fermo e Varese giostra tranquilla seppure il Professore sia sulle montagne russe con assists e palle perse , ma Pillastrini dirige e non si preoccupa molto se non per un arbitraggio che casalingo non è , e neppure ordinato. Il figliol prodigo Martinoni si perde nelle acque ferraresi e viene panchinato mentre l’onesto Gergati naviga a vista e si muove come sulla barca degli anguillai, trovando il poco che serve per cibare il tabellone segnapunti. Ma appena qualche tiro sganciato finisce sulla luna e non nel cesto, il pozzo si fa vuoto e l’acqua sale sulle caviglie biancorosse , dando fiato agli ospiti e Jackson sembra il buon Michael nel Moonwalker.

Sale la rabbia fra il pubblico e lo spirito da amichevole svanisce non appena con qualche difesa di Fort Apache Cotani, Galanda e Tusek , oggi ringiovanito all’improvviso, chiudono le gabbie con i buoi dentro ed il risultato va in cassaforte non senza qualche apprensione. Ma Varese rifiorisce come a primavera in casa e si esce a prendere acqua , senza averla bevuta prima con l’imbuto da una squadra ospite che comincia a sentire scricchiolare qualcosa e non sono le porte di Masnago.

Racconti: la coda del coniglio

Racconti: la coda del coniglio

Inizia oggi la collaborazione con il Pampa, un personaggio che affonda l’inchiostro della sua penna a sfera nel calamaio delle emozioni e dei ricordi dello sport, dipingendo partite nemmeno fossero momenti estremi della vita. Vi riproponiamo alcuni esilaranti e ridicoli racconti di ciò che dura una sera o poco più.

Si alza la tapparella della stagione di Varese nella sua casa gloriosa e splende il sole fuori dal vetro perché le piccoli nubi all’orizzonte che si intravedono sono solo istantanee di un giorno piovoso.

Pronti e si parte con un leggero vantaggio esterno che è solo un refolo ed in un minuto il panettiere inforna per il lungo Eyenga che passa dalla foresta alla montagne per compiere uno slalom speciale visto come si insinua a fianco dei paletti casertani che possono solo cadere per farlo inforcare.

Ed il fresco Anosike si rimbocca i calzari romani e da legionario esegue e cattura le pere cotte che cadono dai cristalli. Il vantaggio rimane in cifra singola, sufficiente per una tranquillità nella lettura del tabellone ed i gomiti che mulinano nelle zone pitturate esaltano il duo torreggiante varesino perché Pelle non lascia nulla d’intentato e le ciliegie le va a raccogliere come preziosi frutti.

Quando si chiude il primo quarto la lettura del segno meno fa pensare allo scorso autunno, ma stavolta l’acqua non è ancora bollita e seppure qualche pixel faccia apparire confuso il messaggio, ben presto i colori biancorossi si stendono come una sfoglia leggera.
Esuberante è il modo ed il sugo lo mette il buon Maynor a cui piace tagliare a fette sottili fornendo ai confratelli palloni facili da trasformare in due punti.

La metà è fatta seppure qualche dubbio si stagli all’orizzonte frutto di ricerche di quadrature del cerchio per chiuder la faccenda in fretta. Lottare per ogni pallone, è il credo ed i ragazzi si sbucciano nella savana, sudando ed aggiungendo un sassolino per volta nella teca.
Poi sale l’intensità ed il battito animale direbbe una nota canzone, lo spettacolo deve andare avanti, seppure non ne risenta perché Varese gioca con la coda tirandola e lasciandola, ed ogni qualvolta i polmoni casertani si riempiono d’aria che li manda in over.

Le gambe si piegano ed i campani si incartano con le mani di Sosa che vuol prendere dalla sua tasca i ricordi di quando 40 e più ne fece anni addietro con Sassari. Il presente è assai diverso poiché i bianconeri sono comparse che devono tenere loro malgrado il palcoscenico.

Solo qualche amnesia fa perdere la coda del coniglio dalle mani di chi sale in giostra. Sui cavalli ci si alza come Pelle, che ferisce le mani avversarie ad ogni scheggia che arriva nel tentativo di sporcare il canestro. Il punteggio sale ed ardue diventano le speranze degli ospiti. Quasi il ventello che chiude la disfida in piena esaltazione. E fra sette giorni il derby di Milano sarà termometro.

Rimonta del Secolo: Cremona-Trento da-31 al trionfo delle Aquile

Rimonta del Secolo: Cremona-Trento da-31 al trionfo delle Aquile

Poteva essere la partita del tracollo, per una compagine che era appena alla sua seconda stagione nella massima serie di basket italiana, ed invece per i bianconeri dell’Aquila Trento la trasferta al PalaRadi di Cremona si rivelerà l’inizio di una salita ai vertici della pallacanestro tricolore.

Pochi o nessuno, sul punteggio di 58-25 per la Vanoli Cremona al minuto 24, sarebbero stati in grado di giocarsi un euro sul trionfo in trasferta dei propri beniamini. Eppure tutto può succedere, tanto che al minuto 40, momento della sirena finale, sul tabellone elettronico ben si poteva leggera il 76-83 con cui i trentini facevano il colpaccio in trasferta. Due partite, due vittorie per Trento. Roba da far invidia ad un’altra epica rimonta del secolo, quando la Philips Milano battè l’Aris Salonicco nel primo turno della Coppa Campioni di basket: solo che allora ci impiegò 40 minuti, visto che in Grecia i milanesi con gente in campo personaggi del calibro di D’Antoni, Meneghin e “Bob” McAdoo ne avevan buscate 31.

Rimonta del Secolo: il tabellino della partita

VANOLI CREMONA: Southerland 9 (3/3 da tre), Adegboye 18 (1/6, 5/5), Mian 3 (0/3, 1/2), Gaspardo 5 (0/3, 1/2), Cusin 10 (3/5 da due), Cazzolato 2 (1/4), Washington 9 (4/7, 0/1), Biligha 4 (1/3), McGee 6 (3/6, 0/1), Turner 10 (5/9, 0/2). All. Pancotto

DOLOMITI ENERGIA TRENTINO: Poeta 23 (3/5, 4/7), Sanders 12 (0/3, 4/6), Pascolo 14 (7/9, 0/1), Baldi Rossi 4 (2/3, 0/2), Forray, Lofberg ne, Flaccadori 1, Sutton 6 (2/7) , Lockett 3 (0/3, 1/2), Lechthaler 2 (1/1), Wright 18 (8/16, 0/4). All. Buscaglia

NOTE – Tiri liberi, Cremona 10/11, Trentino 10/18. Tiri da due: Cremona 18/46, Trentino 23/47. Tiri da tre: Cremona 10/16, Trentino 9/22. Rimbalzi: Cremona 35 (Washington 7), Trentino 37 (Wright 12). Assist, Cremona 8, Trentino 13 (Poeta 8)

Scarpa d’Oro: cos’è, albo d’oro, curiosità

Scarpa d’Oro: cos’è, albo d’oro, curiosità

La Scarpa d’oro è il premio assegnato al calciatore che, durante la stagione europea dal 1° luglio al 30 giugno, ottiene il punteggio più alto, ottenuto moltiplicando il numero di goals realizzati nel campionato nazionale per il coefficiente di difficoltà del torneo stesso, determinato dal ranking UEFA.

Regolamento della Scarpa d’Oro: punteggi

Il coefficiente utilizzato nel calcolo della graduatoria è determinato dalla posizione della federazione (es Italia per la Serie A) nel ranking UEFA per nazioni relativo alla stagione in corso ed espresso nel seguente modo:

  • 2 punti per le reti segnate nei campionati piazzati dal primo al quinto posto,
  • 1,5 punti quelli realizzati nei campionati piazzati tra la sesta e la ventiduesima posizione,
  • 1 punto per tutti gli altri, ovvero dal 23-esimo al 54-esimo ed ultimo posto.

Semplificando con un esempio: il vincitore della stagione 2015-16, Luis Suarez, ottenne 80 punti totali, frutto di 40 (reti segnate) x 2 (parametro). Lo svedese Ibrahimovic invece, ottenne soltanto il sesto posto finale in quanto i suoi 37 goals in Ligue 1 vennero moltiplicati per 1,5 in quanto la Francia (intesa come federazione), si trova solo in sesta piazza nel ranking UEFA.

In merito al regolamento, il calciatore può anche militare in due squadre e/o campionati diversi. Non può invece prima giocare in un campionato estivo (ad esempio nei tornei scandinavi) e poi in uno invernale (ad esempio in Spagna) e sommare i punti totali nella stessa stagione.

Scarpa d’Oro: La storia del trofeo

Il premio nacque nel 1967 su iniziativa del magazine francese France Football, e veniva assegnato semplicemente in base al numero di reti realizzate nel corso della stagione. Il vincitore della prima edizione fu il portoghese Eusebio del Benfica, noto anche la Perla Nera.

Talvolta però la vittoria sorrideva a calciatori che nel corso della carriera non avrebbero mai calcato palcoscenici importanti. Lo scandalo, che avrebbe poi portato a successsive modifiche, scoppiò nella stagione 1986-87: al termine dell’annata la vittoria fu assegnata, in un primo momento, all’attaccante rumeno della Dinamo Bucarest Rodion Camataru in virtù di 44 reti, che superò l’austriaco Anton Polster, secondo con 39 realizzazioni con la maglia dell’Austria Vienna.

Il bomber della nazionale dell’Est realizzò ben 18 reti negli ultimi sei turni, dando adito ad alcuni sospetti. Il premio venne comunque, in prima istanza, conferito a Camataru che ricevette la Scarpa d’Oro a Parigi. Vent’anni dopo, nel 2007, l’Associazione decise di revocare il premio al vincitore rumeno, assegnandolo a Polster, arrivato poi in Italia con la maglia del Torino.

Il premio venne assegnato fino alla stagione 1990-91, quando a trionfare fu il macedone della Stella Rossa Darko Pancev. Dopo una temporanea sospensione di cinque stagioni, nel corso delle quali la classifica veniva stilata ai soli fini statistici, il premio tornò all’inizio dell’annata 1996-97, con l’introduzione appunto del peso ponderato delle reti in base al coefficiente UEFA.

La Scarpa d’Oro al Mondiale

La Scarpa d’oro, rinominata Scarpa d’Oro Adidas per motivi di sponsorizzazione, viene attribuita anche in occasione della Coppa del Mondo, a partire dal Mondiale di Spagna 1982. Il regolamento in questo caso prevede che in caso di parità, vengano conteggiati gli assists per determinare il vincitore. In caso di ulteriore pareggio si controlla il giocatore con il minor numero di minuti giocati e quindi con la migliore media realizzativa. A partire dal Mondiale di Germania 2006, vengono assegnate anche la Scarpa d’argento Adidas e la Scarpa di bronzo Adidas, rispettivamente al secondo e al terzo classificato.

Nell’albo d’oro di quest’ultimo riconoscimento figurano due italiani: Paolo Rossi (1982) e Salvatore Totò Schillaci (1990) che vinsero entrambi in virtù di sei reti segnate. Agli scorsi mondiali di Brasile 2014 è stato il colombiano Jaime Rodriguez a trionfare con 6 realizzazioni.

 

Scarpa d’oro: albo d’oro

1967-68 Eusébio (Benfica)
1968-69 Petăr Žekov (CSKA Sofia)
1969-70 Gerd Müller (Bayern Monaco)
1970-71 Josip Skoblar (Marsiglia)
1971-72 Gerd Müller (Bayern Monaco)
1972-73 Eusébio (Benfica)
1973-74 Héctor Yazalde (Sporting Lisbona)
1974-75 Dudu Georgescu (Dinamo Bucarest)
1975-76 Sotiris Kaiafas (Omonia Nicosia)
1976-77 Dudu Georgescu (Dinamo Bucarest)
1977-78 Hans Krankl (Rapid Vienna)
1978-79 Kees Kist (AZ Alkmaar)
1979-80 Erwin Vandenbergh (Lierse)
1980-81 Georgi Slavkov (Trakia Plovdiv)
1981-82 Wim Kieft (Ajax)
1982-83 Fernando Gomes (Porto)
1983-84 Ian Rush (Liverpool)
1984-85 Fernando Gomes (Porto)
1985-86 Marco van Basten (Ajax)
1986-87 Toni Polster (Austria Vienna)
1987-88 Tanju Çolak (Galatasaray)
1988-89 Dorin Mateuț (Dinamo Bucarest)
1989-90 Hugo Sánchez (Real Madrid), Hristo Stoičkov (CSKA Sofia)
1990-91 Darko Pančev (Stella Rossa)

Dal 1992 al 1996 il trofeo non è stato assegnato.

Poi, con il cambio del regolamento e l’introduzione del sistema di punteggio in base ai coefficienti UEFA

1996-97 Ronaldo (Barcellona)
1997-98 Nikos Machlas (Vitesse)
1998-99 Jardel (Porto)
1999-00 Kevin Phillips (Sunderland)
2000-01 Henrik Larsson (Celtic)
2001-02 Jardel (Sporting Lisbona)
2002-03 Roy Makaay (Deportivo La Coruña)
2003-04 Thierry Henry (Arsenal)
2004-05 Thierry Henry (Arsenal), Diego Forlán (Villarreal)
2005-06 Luca Toni (Fiorentina)
2006-07 Francesco Totti (Roma)
2007-08 Cristiano Ronaldo (Manchester United)
2008-09 Diego Forlán (Atlético Madrid)
2009-10 Lionel Messi (Barcellona)
2010-11 Cristiano Ronaldo(Real Madrid)
2011-12 Lionel Messi (Barcellona)
2012-13 Lionel Messi (Barcellona)
2013-14 Cristiano Ronaldo (Real Madrid), Luis Suárez (Liverpool)
2014-15 Cristiano Ronaldo (Real Madrid)
2015-16 Luis Suárez (Barcellona)
2016/17 Lionel Messi (Barcellona)
2017/18 Lionel Messi (Barcellona)

Pallone d’Oro: plurivincitori

5 Lionel Messi (2010, 2012, 2013, 2017, 2018)
4 Ronaldo (2008, 2011, 2014, 2015)
2 Eusébio (1968, 1973)
2 Gerd Müller (1970, 1972)
2 Dudu Georgescu (1975, 1977)
2 Fernando Gomes (1983, 1985)
2 Jardel (1999, 2002)
2 Thierry Henry (2004, 2005)
2 Diego Forlán (2005, 2009)
2 Luis Suárez (2014, 2016)

Jack Charlton: il più irlandese degli inglesi

Jack Charlton: il più irlandese degli inglesi

La storia del calcio è ricca di fratelli famosi, ma non quanto la famiglia Charlton che può vantare addirittura una coppia di fratelli con il titolo mondiale sulle spalle.  Jack, all’anagrafe John Charlton, nato ad Ashington l’8 maggio 1935, era il brutto anatroccolo, se così possiamo definirlo in maniera irriverente.

Fratello del più celebre e talentuoso Bobby, fu bandiera del Leeds per vent’anni circa, vincendo un campionato ed una coppa nazionale, una Charity Shield e due Coppe delle Fiere (l’attuale Europa League); in campo sapeva distinguersi:  stopper all’antica lungo e sgraziato, assai rigido anche nella corsa, riusciva però anche a “vedere la porta” avversaria, testimoniato dalle 70 reti con la maglia del club ed i 6 (su 35 presenze), con la nazionale dei Tre Leoni.

Con il calcio nel sangue per motivi famigliari,  gli zii Jack, George e Jim Milburn giocarono nel Leeds United mentre un altro, Stan, vestì le maglie di Chesterfield, Leicester City e Rochdale, dovette andare a lavorare ben preso, a soli 15 anni, nelle miniere di carbone della zona. Grazie alle conoscenze “vantate”, ottiene un provino nel 1952 con il Leeds United. La bravura lo premia, tanto che firma subito il suo primo contratto da calciatore professionista ed il 25 aprile 1953, tredici giorni prima del 18° compleanno, debutta in prima squadra contro il Doncaster Rovers.

La coppia di fratelli Charlton si ricomporrà soltanto in nazionale: il fatto divenne epico in quanto solo nel lontano 1899, la nazionale inglese aveva schierato in campo assieme due fratelli, Frank e Fred Forman del Nottingham Forest. Il rapporto fra i due fu sempre buono, mai uno screzio in campo e nemmeno fuori dal rettangolo verde, fatta eccezione per qualche vicenda extra-calcio, raccontate nel libro “Jack & Bobby – A Story of Brothers in Conflict”, nel quale l’autore Leo McKinstry racconta che il maggiore non ha mai perdonato al più piccolo di non aver fatto abbastanza per mamma Cissie quando questa era gravemente malata.

La carriera in panchina, intrapresa appena tolti gli scarpini, lo vede navigare a fronte alta fin da subito, sebbene la gavetta sia decisamente lunga, se paragonata ai tempi moderni. Dapprima guida il Middlesbrough(1973-77), Sheffield Wednesday (1977-83) e Newcastle United (1984-85).Con il Boro viene subito promosso in Division One e venendo nominato manager dell’anno 1974. A ciò si aggiunge la nomina di Cavaliere all’Ordine dell’Impero Britannico (OBE), ottenuto, per i servigi resi alla patria calcistico.

Con le successive esperienze si forgia il carattere ed acquista personalità: la nomina, febbraio 1986, a ct della nazionale dell’EIRE coglie tutti di sorpresa tranne il buon Jack. Se la nazionale del Quadrifoglio non aveva mai giocato “fra le grandi”, sarà proprio l’inglese a portarla in pianta stabile nell’Olimpo del calcio.

Storica è la qualificazione agli Europei del 1988, durante i quali prima sconfigge i Maestri inglesi e poi nel terzo ed ultimo match, fa soffrire l’Olanda (poi campione) eliminandola fino a pochi minuti dal termine. La qualificazione alle fasi finali dei Mondiali nel 1990 e 1994 lo pone sulla strada dell’Italia ben due volte: nella notte dell’Olimpico, perde solo per 1-0 contro gli Azzurri mentre quattro anni più tardi si prende una sonora rivincita contro Sacchi battendola all’esordio per 1-0 con un goal di Houghton. Poi, la decisione di ritirarsi a vita privata, l’anno successivo, potendosi dedicare ai suoi hobbies preferiti, caccia e pesca su tutte, oltre ad eventi benefici in favore dei disabili, i discorsi a invito, la pubblicità (è testimonial, fra le altre cose, di una azienda di videogiochi legati al calcio) e la carica di Deputy Lord Lieutenant del Northumberland. Infine, per un ragazzo come Jack che è rimasto poco tempo sui banchi di scuola, per cause di forza maggiori, arriva nel 2004 la laurea honoris causa in Legge, conferitagli dal rettore della University of Leeds, in occasione del centenario dell’ateneo.

Nel 1996 la Repubblica d’Irlanda gli ha conferito la cittadinanza onoraria irlandese, onore conferito raramente, in virtù dei successi da lui ottenuti alla guida della nazionale dell’Isola di Smeraldo.

Recensione: Filippide al pit stop

Recensione: Filippide al pit stop

Parlare di sport guardando ai personaggi è una cosa assai popolare quando si vuole parlare di campioni e le loro performances nelle più diverse discipline sportive. Ma prima, durante e dopo entrano in gioco diverse tematiche che hanno a che fare con l’economia, il marketing e la finanza, che aiutano a costruire l’evento ed il personaggio, volutamente oppure perché un giorno, al momento del successo, si possa passare all’incasso.

E con il suol libro, l’autore Pippo Russo non analizza i numeri puri, i dati di bilancio o il rendimento in borsa delle azioni di una determinata società: le chiavi di lettura principali sono legati al concetto di vittoria e di noia, se il successo è continuo e ripetuto.

E l’evento sportivo, pur se spettacolare, perde l’interesse completo da parte del pubblico che invece può trarre giovamento da un cambio di regole o da un mutamento della disciplina che va alla ricerca dello spettacolo e del livellamento, anche verso il basso se utile può essere.

Pippo Russo
Filippide al pit stop
Performance e spettacolo nello sport post-moderno
pagine 156
formato 14×21
anno 2018
ISBN 9788897826705
prezzo € 18,00

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