Archive For The “Personaggi” Category

Frasi famose di Anconetani

Frasi famose di Anconetani

A Pisa chi non ha amato Romeo Anconetani e le sue clamorose azioni pur di difendere il Pisa calcio ed i colori nerazzurri? Presidente di Provincia, con il cuore che batteva forte per la squadra della città della Torre Pendente, Anconetani riuscì a tenere la sua squadra in Serie A per molti anni, fra difficoltà di gestire una piccola realtà in mezzo a squadroni che rispondevano al nome di Juventus, Roma, Inter, Milan, Napoli.

Quando se ne andò, nel 1999, il calcio non era più quello degli Anni Ottanta e le televisioni e tutto annesso e connesso, cominciava a diventare un grande e diverso giocattolo.

Le frasi famose di Anconetani

Con Rozzi ho firmato dei contratti su tovaglioli del bar. È una questione di stile e di amore per il calcio.“

Il Pisa sono io

Frasi di Graziano Cesari

Frasi di Graziano Cesari

Graziano Cesari è stato arbitro internazionale di fama e soprattutto noto per la sua forte passione per le “lampade”, potendo mostrare sempre un bel colorito abbronzato anche nei mesi estivi. Al di la dei gust estetici, il buon Cesari, una volta toltosi il fischietto di bocca, è passato in cabina di regia, dei programmi televisivi, mostrando di non avere mai peli sulla lingua nel commentare ed analizzare le molteplici decisioni sui campi di calcio dei suoi ex colleghi. E come potevano mancare le citazioni che sono rimaste impresse nella sua ormai decennale carriera di uomo della moviola.

Frasi di Graziano Cesari

„[… ] un arbitro può essere condizionato dalla difficoltà a concentrarsi per lo stress di una partita più sentita delle altre, per un errore che magari commette all’inizio della gara e poi condiziona tutto il resto. Anche, naturalmente, per colpa di giocatori poco collaborativi. E c’è l’aspetto psicologico: a volte uno si convince di una cosa che in realtà è accaduta in modo diverso. La capacità di arbitrare è un meccanismo perfetto che può essere messo in crisi da un granello di sabbia.“

„È una fesseria da bar e la lascio volentieri ai bar da dove proviene. Seriamente, non posso accettare una frase di questo genere e non sono tifoso, non mi piace fare il tifoso e non voglio mai fare il tifoso. Come si fa, di fronte a una squadra che vince con il record di punti o da imbattuta, tirare fuori un concetto del genere se non per gelosia? La Juventus che giocava in Serie B o faticava negli anni successivi provocava molte meno polemiche, questo significa che il problema non è che “la Juve ruba”, ma che “la Juve vince” e vince tanto, quindi diventa antipatica e innesca ragionamenti distorti come questo.“

La Juve ruba? E’ una chiacchiera da bar”.

“Noi del Genoa siamo abituati a soffrire. Dopo diversi anni di successi possiamo anche soffrire per un anno“.

Sì, li ho ammoniti per simulazione”, ha detto l’arbitro in tv, salvo correggersi più avanti. Poi ha litigato con l’attore, e tifoso giallorosso, Claudio Amendola.

“io sono libero di farmi tutte le lampade che voglio”

Mi hanno detto di non aprire più bocca”

Ho sempre considerato la tecnologia come supporto. E invece non vorrei si trasformasse in uno scarico di responsabilità. (parlando della nascita della VAR nel settembre 2017)

Mi piacerebbe persino che l’ arbitro potesse spiegare al pubblico una sua scelta.
Ma è fantascienza».

In un Milan-Roma del 1991 Serena diede una gomitata a Piacentini. Io mostrai il rosso a Van Basten, su suggerimento dell’ assistente. Era la quarta partita della mia carriera e non fu facile espellere Van Basten. Per di più sbagliai persona…».

Un celebre battibecco Cesari-Pistocchi

Frasi di Massimo Marianella

Frasi di Massimo Marianella

Massimo Marianella è la voce italiana della Premier League attraverso i microfoni di Sky, commentando ogni week end le partite del massimo campionato inglese di calcio. Competente e massimo esperto di calcio internazionale, Marianella è nato a Roma il 6 aprile 1966 e già sul finire degli Anni Ottanta era inviato per l’emittente Capodistria, commentando gli Europei di calcio 1988. Poi lo sbarco a Mediaset prima e successivamente a Sky, dove, microfono in mano, è diventata la voce ufficiale della Premier League e della Champions League, commentando dieci finali consecutive.

Frasi di Massimo Marianella

Arsenal – Birmingham City, Finale di Carling Cup (27 febbraio 2011) [Al gol di Obafemi Martins al 89′ dell’1-2.]

Gianluca Vialli: Martins non ha fatto un gol bellissimo! Ma ha sfruttato al meglio l’errore della difesa dei Gunners!
Massimo Marianella: Luca! I gol sono tutti belli, se poi decidono finali come queste diventano meravigliosi!

Ha perso una grande occasione di coerenza. Sarebbe stato anche più facile per uno che è stato campione del Mondo e d’Europa rifiutare la convocazione. Quei segnali che Piqué ha dato, dall’inno alle maniche della maglia, segnali chiari del fatto che non voglia rappresentare la Spagna, stridono con la sua decisione di non dire no alla Nazionale spagnola”.

„… perché sono 45 anni che l’Inter sta aspettando questo momento! Perché ha vinto la cinquantacinquesima Coppa dei Campioni!“

[Al gol del raddoppio] Eto’o trova Milito, vanno avanti i due attaccanti principi dell’Inter: Milito, una finta, in areaaa… [boato] Ancoraaaa!!! El Principe!!! Diego Milito! La firma lui probabilmente questa finale, questa Coppa; è 2-0! El Principe, diventa Re, nella notte di Madrid!“

Ramires viveva col papà, in nove in una stanza, non aveva amici e dribblava le mucche nei campi”

„Fischia l’arbitro… prova Pirlo… Milan in vantaggio! [… ] 44′, è stato Inzaghi probabilmente a sfiorare il pallone! 44′, il Milan sblocca il risultato qui ad Atene, e va in vantaggio nella finale di Coppa dei Campioni!“

[Durante Liverpool-Arsenal, quarti di finale Champions League del 8 aprile 2008] Dall’altra parte il Niño, Torres! Torres! Si gira! Eeeeeh! Un gol bellissimo! El Niño! Solo lui può fare un gol così… e poi scivola, come un torero, sotto la Kop! Liverpool in vantaggio!“

„Batte (il calcio d’angolo) Silva, DZEKO! [boato] [… ] 14° gol in Premier League per Edin Dzeko e 2-2 adesso, e ci sono 3 minuti e mezzo per segnare il gol che vorrebbe dire diventare Campioni d’Inghilterra!“

„Attenzione a Ramires, chiama il pallone Drogba, Ramires entra in area, prova a servirlo, Drogbaaa! [boato] SEMPRE LUI! Sempre Drogba! Ancora una volta, meravigliosamente, Didier Drogba!!!“ Chelsea-Barcellona, Champions League 2011/2012

[Gol in rovesciata di Wayne Rooney] Scholes, largo da Nani, arriva il cross! Eeeeeh! [boato] Wayne Rooney!!! Un gol fantastico che entrerà nella leggenda dei derby di Manchester! Un gol stuuuuupendo di Wayne Rooney, se cercava la fiammata della sua stagione ECCOLA, SERVITA, NEL TEATRO DEI SOGNI!

Barton è un criminale… è uno stupido ed è un criminale, è uno stupido per la sua squadra ed è francamente un criminale. E infatti è un ex galeotto […]. Che brutta persona. Non dovrebbe mai stare in un campo di Premier League neanche con un biglietto Joey Barton. È la peggior immagine che si può dare allo sport… e la Premier League è un bellissimo campionato, che ha fatto pulizia dei tifosi, ha reso vivibile per famiglie gli stadi, ma nessuno dovrebbe mai vedere su un campo di calcio un giocatore come Joey Barton. Che vergogna. È un giocatore vergognoso, vergognoso.[3]

„Attenzione ancora al Barcellona, c’è un’autostrada per Leo Messi, Messi, IL PALLONETTO! [boato] Ha segnato in tre modi diversi ma segna SEMPRE LUI!“ Barcellona-Arsenal, Champions League 2009/2010

„A Sunderland è finita, e lo United ha vinto, Balotelli al limite, scivola, serve l’assist per Aguero, AGUERO! [boato] AGUERO! Aguero! Al 94′, il gol del Kun, che vuol dire Titolo! Nella maniera più incredibile possibile! Nella maniera più pazzesca possibile! Nella maniera più inpensabile possibile! Il Manchester City, NON da Manchester City, diventa Campione d’Inghilterra! È il modo più bello per farlo, ma è il modo più rischioso, perché si prendono infarti così!!!“ Manchester City-QPR, Premier League 2011/2012, gol decisivo di Aguero

„[Gol di Nani] Nani, in area, NANIIIIII!!! [boato] Trova il varco giusto, batte di sinistro Joe Hart e porta in vantaggio il Manchester United!!!“

Frasi di Massimo Marianella: il video degli ultimi 5 minuti della Premier League 2011/12

 

Che fine ha fatto Sunday Oliseh, capitano della Nigeria

Che fine ha fatto Sunday Oliseh, capitano della Nigeria

Nella storia della Coppa del Mondo, la Nigeria ha fatto il suo ingresso come spauracchio di big della storia del calcio mondiale come Italia e Spagna. E Sunday Oliseh, centrocampista potente e dai piedi delicati, ebbe modo di farsi apprezzare, sebbene il suo passaggio nella Serie A italiana fu poco più di un soffio che non lasciò tracce.

Chi era Sunday Oliseh? Un centrocampista nigeriano degli anni Novanta e della prima età della passata decade.

Per cosa si ricorda Sunday Oliseh? Per il goal decisivo per il 3-2 finale con cui la Nigeria eliminò la Spagna nella Coppa del Mondo 1998 in Francia, nella prima partita del girone eliminatorio del gruppo D, allo stadio La Beaujoire, a Nantes. A livello globale poi, ebbe modo di indossare le casacche di squadre prestigiose come Ajax, Borussia Dortmund o la Juventus.

Quando si è conclusa la carriera di Sunday Oliseh? Si ritirò nel 2006, militando in Belgio con il Genk. Attualmente è allenatore del Fortuna Sittard, compagine della seconda divisione olandese.

– Oliseh giocò titolare tutte le partite della Nigeria nei Mondiali 1998: le tre del girone eliminatorio e gli ottavi di finale, dove subirono una pesante goleada da parte della Danimarca dei fratelli Laudrup.

– Era stato incluso nella rosa anche nella Coppa del Mondo 1994 in USA, giocando i quattro matches, fra cui il celebre ottavo di finale contro l’Italia quando Roberto Baggio divenne eroe decisivo per il passaggio del turno.

– Fu capitano in nazionale fra il 2000 ed il 2002.

– Nonostante la sua condizione di capitano della nazionale, venne escluso dalla rosa della Nigeria per la Coppa d’Africa 2002 per motivi disciplinari.

– Due mesi più tardi, il Borussia Dortmund lo caccerà dopo che il centrocampista nigeriano diede una testata all’iraniano Hashemian, quando Oliseh era in prestito al Bochum. Parve poi che la motivazione fosse un insulto razzista ricevuto dal giocatore medio-orientale.

– La Juventus lo acquistò nel 1999, dopo un’amichevole estiva disputata contro la Roma, però nella stagione successiva disputò soltanto 19 partite.

– Divenne selezionatore della nazionale del suo paese, la Nigeria, incarico che tenne per due anni, nel biennio 2015-2016. Poi, il mancato pagamento degli emolumenti, lo spinsero a lasciare l’incarico.

oliseh-ajax

Biografia, palmares, statistiche: Sunday Ogochukwu Oliseh nacque il 14 settembre 1974 ad Abavo, Nigeria. Debuttò come professionista nel 1989, con la maglia del Julius Berger de su país. Nel 1990 il suo sbarco in Europa coincise con la firma con il Liegi. Poi arrivò in Italia nel 1994, siglando l’accordo con la Reggiana ed un anno dopo, con gli emiliani retrocessi in Serie B, si trasferì in Germania tra le fila del Colonia. Due stagioni dopo altro trasferimento, andando in Olanda con l’Ajax. Il 1999 è l’anno giusto per il rientro in Serie A, siglando l’accordo con la Juventus ma un solo anno fu sufficiente per lasciarlo partire, destinazione Borussia Dortmund. Nella stagione 2003/04 passa al Bochum e poi, l’anno dopo firma per il Genk, ritornando nel campionato belga, dove concluse la carriera nel 2006. Nel suo palmares vanta un campionato e due coppa nazionali in Olanda, ed una Bundesliga con la maglia del Dortmund.  Complessivamente ha vestito la maglia della nazionale della Nigeria 54 volte, con due reti all’attivo, vincendo una Coppa d’Africa ed un oro alle Olimpiadi di Atlanta 1996.

Il vincitore più giovane di Wimbledon

Il vincitore più giovane di Wimbledon

Wimbledon appartiene ai 4 tornei del Grand Slam ed inoltre è la manifestazione con la maggior storia e tradizione del mondo del tennis. Da quando si è disputata la prima edizione, nel lontano 1877 fino ai giorni nostri, sono stati decine e decine i campioni che si sono cimentati sull’erba londinese, senza magari nemmeno arrivare alla finale, ma solo per il gusto un giorno di poter dire, di esserci stato. E per chi invece ha trionfato, la gloria eterna nel mondo della racchetta è assicurata, a maggior ragione per colui che è stato il vincitore più giovane di Wimbledon: il tedesco Boris Becker.

Trionfare su un terreno più unico che raro come l’erba di Wimbledon è eccezionale, per una larga serie di motivi come il rimbalzo, il tipo di gioco, la modalità e le questione relative allo stile ed al comportamento che occorre tenere di fronte ai Reali d’Inghilterra.

Basti pensare soltanto ad alcuni dei nomi che hanno alzato al cielo il trofeo sull’erba di Wimbledon: Roger Federer, Pete Sampras, William Renshaw o Bjorn Borg sono solo alcuni dei nomi che hanno regnato presso l’All England Club.

Il tennista tedesco pareva aver aperto una serie infinita di successi, tuttavia, sebbene paresse un predestinato, riuscirà a trionfare soltanto in tre occasioni sulle 7 finali totali raggiunte nel corso della carriera. Ma fu il successo nell’edizione del 1985 che lo fece entrare nella storia del tennis. Ad appena 17 anni e 222 giorni Becker si aggiudicò il torneo più importante, peraltro il suo secondo in assoluto in carriera, visto che aveva trionfato anche nel torneo che precede Wimbledon, quello del Queen’s.

In finale si trovò come avversario il sudafricano e favorito Kevin Curren, ma che venne superato per 3-1, con il punteggio di 6-3, 6-7, 7-6 e 6-4. Inoltre, ad aggiungere prestigio, Boris perse soltanto due sets in tutta la manifestazione, segno di forza. La sorte  però, lo aveva favorito in parte, avendolo posizionato in una parte del tabellone più favorevole rispetto agli avversari affrontati da Curren, che dovette battere niente di meno che Stefan Edberg, John McEnroe e Jimmy Connors. E i due americani, erano stati addirittura i vincitori delle ultime 4 edizioni del torneo.

Vite dissolute: George Best arrestato

Vite dissolute: George Best arrestato

Era il 21 febbraio 1974 quando il talento di George Best arrestato poco dopo aver lasciato il club che lo aveva reso celebre, il Manchester United, per un fatto raro e curioso e non relativo alla sua passione smodata per l’alcol: furto con scasso era l’accusa.

La superstar del calcio nordirlandese aveva appena giocato la sua ultima partita con lo United il mese prima, dopo aver avuto una serie continua di discussioni con il manager Tommy Docherty ed aver preferito fare coming out relativamente alla passione per la neo incoronata Miss Mondo, Marjorie Wallace, premio ricevuto proprio pochi giorni prima l’inizio della liason.

George Best Marjorie Wallace

Ma il flirt fra le due celebrità ebbe vita brevissima. Un bel giorno infatti Miss Wallace, svegliandosi, trovò che dal suo appartamento erano scomparse alcune collezioni, fra cui collier, gioielli preziosi, nonchè circa il controvalore di 20 sterline dell’epoca in alcolici. Così, decise di chiamare la polizia, che si diresse senza alcuna incertezza verso il Slack Alice, un night club di Manchester dove procedette all’arresto del calciatore nelle prime ore del mattino del 21 febbraio. Dopo averlo sottoposto ad interrogatorio per cinque ore, lo portarono di filato a Londra per gli accertamenti giudiziari del caso e l’incriminazione per furto.

Best negò ogni addebito ed il caso slittò ad aprile, quando Miss Wallace rinunciò a presentarsi in tribunale per il processo. Chiudendo così positivamente la vicenda, il giudice notò che, sebbene incriminato per un reato grave, Best non mostrò mai alcun segno di pentimento o di preoccupazione per il caso, sebbene potesse rischiare una condanna anche di qualche anno nelle patrie galere inglesi.

 

Frasi famose di Dino Zoff

Frasi famose di Dino Zoff

Dino Zoff è stato uno dei più grandi portieri della storia del calcio mondiale. A guardia dei pali di Napoli, Juventus ed Italia, Zoff si è aggiudicato ogni titolo possibile, oltre a dimostrare di essere un uomo che dava sicurezza nello spogliatoio e sul campo con poche parole. Fra i suoi più importanti titoli, Europeo 1968, il Mondiale di Spagna 1982 e numerosi scudetti con la maglia della Juventus. Unica pecca, non essere riuscito ad alzare al cielo la Coppa dei Campioni, sfuggitagli nel 1973 e nel 1983, anno che poi sancì il suo addio al calcio giocato.

Poi, passato ad allenare, ebbe una carriera abbastanza lunga, sebbene la fortuna, in particolare dopo alcuni risultati ottenuti alla guida della Juventus, non gli sorrise. Dopo l’accoppiata Coppa Italia-Coppa Uefa del 1990, la dirigenza bianconera lo liquidò per fare spazio alla fallimentare gestione Maifredi. Poi, passato alla Lazio, venne chiamato anche in veste di presidente al posto di Cragnotti.

Ma fu con l’Italia che raccolse il massimo: finale persa al golden goal, nell’Europeo 2000, contro la Francia ed aspre critiche che gli arrivarono da Silvio Berlusconi sul modo di gestire la partita, lo amareggiarono parecchio, spingendolo alla dimissioni.

Una parentesi alla Fiorentina, salvandola dopo essere subentrato, e poi il ritiro dalle scene con stile. Grazie Dino.

Frasi famose di Dino Zoff

[Sulla Juventus campione d’Italia e di Coppa Italia e finalista della Coppa dei Campioni nella stagione 1972/73] C’erano Causio, Haller, Bettega. La velocità insieme alla fantasia, la classe mescolata al dinamismo. Dopo arrivò gente come Benetti e Boninsegna, che aumentò forza fisica ed esperienza del gruppo. Ma quella prima Juve mi è rimasta nel cuore.

Le risponderò, allora. No, non fa bene. Ci sono delle regole. Ci sono delle sentenze. Al processo ci fu un’autoaccusa della Juve. E Moggi è stato condannato dalla giustizia sportiva.

[Su Enzo Bearzot] Quando si hanno dei principi come li aveva lui diventa facile compattare un gruppo, lui era un esempio per tutti.

Gigi è esploso prima, io sono maturato col tempo. Ma certo non mi sento inferiore.

Dissero che avevo preso gol da 30 metri; ma era un tiro quasi dal limite dell’area. Adesso li chiamano eurogol; allora scrissero che ero cieco.

Ho sempre desiderato essere portiere, forse perché in campo il portiere è un uomo solo e a me piacciono gli sport individuali.

[Dopo la vittoria al mondiale 1982] Ero rimasto allo stadio più degli altri per le interviste e tornai in albergo non con le guardie del corpo, come succede oggi, ma sul furgoncino del magazziniere. Gaetano mi aspettava. Mangiammo un boccone, bevemmo un bicchiere, ci sembrava sciocco festeggiare in modo clamoroso: mica si poteva andare a ballare, sarebbe stato come sporcare il momento. Tornammo in camera e ci sdraiammo sul letto, sfiniti da troppa felicità. Però la degustammo fino all’ultima goccia, niente come lo sport sa dare gioie pazzesche che durano un attimo, e bisogna farlo durare nel cuore. Eravamo estasiati da quella gioia, inebetiti. […] Gaetano torna sempre. Lo penso a ogni esagerazione di qualcuno, a ogni urlo senza senso. L’esasperazione dei toni mi fa sentire ancora più profondamente il vuoto della perdita. Gaetano mi manca nel caos delle parole inutili, dei valori assurdi, delle menate, in questo frastuono di cose vecchie col vestito nuovo, come canta Guccini. Mi manca tanto il suo silenzio.

dino-zoff-napoli

[Sulle parole di Antonio Cassano che aveva definito come «soldatini» i giocatori della Juventus] Questa è un’offesa che Cassano avrebbe dovuto risparmiare perché se fossero tutti come i Cassano la Juve non avrebbe quel curriculum di successi, di campionati e Coppe.

[Su Giacinto Facchetti] Ho uno splendido ricordo di Giacinto. Abbiamo giocato in Nazionale insieme per tanto tempo. Un ragazzo straordinario, non si poteva non volergli bene.

A me non importava della foto o dell’immagine TV. Io mi occupavo solo del campo. Diversamente dagli inglesi che pensavano che la maglia gialla attirasse l’attaccante, […] io mi ero convinto che non dovessi dare punti di riferimento ai tiri avversari e che perciò nero, grigio o beige, in Nazionale, fossero l’ideale.

Stare alla Juve era come lavorare alla FIAT. Risultati, ordine, disciplina.

Lo stile Juve si avvicina a un decalogo non scritto dei doveri dello sportivo professionista. Non è un di più che ha la Juve, è qualcosa che manca agli altri.

[Su Enzo Bearzot] Era un uomo vero, una grande persona. Ricordo che dopo le partite si fermava a parlare con i tifosi, spiegava le sue scelte, parlava di calcio, spesso rischiava di farci perdere il volo, allora mi toccava scendere dal pullman per portarlo su e partire.

[Rispondendo alla domanda di Maurizio Crosetti: Perché lei passa per musone?] Perché le parole di troppo sono fumo. Perché non mi è mai andato di giudicare, di criticare, di dire bugie pur di dire qualcosa. Perché la banalità uccide, invece il silenzio fortifica.

Io ho sempre tolto invece di aggiungere, ho cercato di semplificare i gesti, le modalità, per arrivare all’osso delle cose.

Go Top