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Frasi famose di Antonio Cassano

Frasi famose di Antonio Cassano

Le frasi celebri del talento di Bari, Antonio Cassano. Tutte le citazioni che hanno reso celebre il calciatore di Bari, Roma, Real Madrid, Sampdoria, Inter, Milan e Parma.

Antonio Cassano avrà pure smesso con il calcio giocato, ma di giocare con le parole non avrà mai fine, visto che il talento di Bari Vecchia non ha mai saputo mancare di dire la sua su tanti argomenti ed esperienze legate al calcio giocato, sebbene abbia davvero sprecato un talento cristallino nel corso degli anni per via di comportamenti al di sopra delle righe, in campo e fuori.

E poi per Cassano, nato il 12 luglio 1982, quando ancora tutta Italia stava festeggiando la vittoria del Mondiale di Spagna 82 contro la Germania Ovest, il pallone è stata la sua salvezza, viste le difficoltà ambientali di vivere in una parte della città dove delinquere spesso è soltanto un modo per sopravvivere.

Frasi famose di Antonio Cassano: elenco completo

A scuola avevo due in tutte le materie. Un risultato straordinario, ottenuto grazie a un impegno costante. Sono stato bocciato sei volte, tra elementari e medie.

Spesso ho giocato grandi partite dopo aver fatto sesso. Andatevi a vedere Roma-Juve 4-0. Avevo fatto le sei la domenica mattina, con una delle tante amiche che avevo in quel periodo. A Madrid era ancora più facile, perché eravamo in albergo, tutti sullo stesso piano, così sopra e sotto potevi invitare chi volevi e raggiungerla nel cuore della notte. Avevo un cameriere amico. Il suo compito era portarmi tre o quattro cornetti dopo aver trombato. Portava i cornetti sulla scala, io accompagnavo quella là e facevamo lo scambio: lui prendeva la tipa, io mi sfondavo di cornetti. Sesso più cibo, la notte perfetta.

Ero povero, ma tengo a precisare che nella mia vita non ho mai lavorato. Anche perché non so fare nulla. A oggi mi sono fatto 17 anni da disgraziato e 9 da miliardario. Me ne mancano ancora 8 prima di pareggiare.

Quattro fidanzate in 11 anni sono poche. In compenso ho avuto qualche altra avventura. Diciamo tra 600 e 700 donne, una ventina delle quali appartengono al mondo dello spettacolo.

Se quel Bari-Inter non ci fosse stato sarei diventato un rapinatore, o uno scippatore, comunque un delinquente. Molte persone che conosco sono state arruolate dai clan. Quella partita e il mio talento mi hanno portato via dalla prospettiva di una vita di merda.

Giocavo tra le bancarelle, tutti mi volevano in squadra con loro e scommettevano 10, 15 o 20 mila lire sulla squadra dove giocavo io. Io mica ero trimone, mica ero scemo: volevo il grano io, dovevano darmi la percentuale.

Io ho bisogno di sentirmi importante e alla Pinetina mi fanno sentire tale dal primo all’ultimo. Sento la fiducia dell’ambiente. Al Milan non mi facevano sentire importante. Volevo giocare, o almeno che fossero chiari con me.

Non ho mai fatto cilecca, a meno che per cilecca non si attenda appunto essere veloci e un po’ egoisti.

Ho rifiutato tre volte il passaggio alla Juventus. Lì vogliono solo i soldatini, sul binario, sempre dritti. Io devo andare dove mi pare anche se poi lo pago sulla mia pelle.

Mi diverto a giocare a calcio, dopo il problema al cuore mi è tornata la voglia di fare il calciatore anche se la passione degli inizi è un’altra cosa. Il massimo era giocare in piazza a torso nudo.

Errori? Nella mia vita ne ho fatti un paio… Al minuto però.

Sopra il cielo c’è l’Inter.

[Su José Mourinho] Questo c’ha due coglioni grandi come una casa.

La Sampdoria l’ho detto, lo dico e lo continuerò a dire: è stata l’esperienza che mi ha cambiato la vita, resterà sempre nel mio cuore.

Nel 2006 Lippi è stato onesto: mi ha chiamato per dirmi che non avrei fatto parte della spedizione in Germania. Nel 2010 invece mi sa che è stato qualche giocatore a parlare male di me a Lippi.

[Su Riccardo Garrone] Se potessi tornare indietro non lo tratterei male. Mi voleva bene come un figlio, ora stiamo cercando di recuperare il rapporto. Anzi, mi piacerebbe chiudere la carriera in maglia blucerchiata e comunque Genova sarà la città dove vivrò quando avrò smesso di giocare.

Non contano i moduli, possiamo giocare con il 3-3-3, il 4-4-4 o il 5-5-5 di Oronzo Canà: quando ci sono giocatori di qualità puoi giocare in qualsiasi modo.

Se quel Bari-Inter non ci fosse stato sarei diventato un rapinatore, o uno scippatore, comunque un delinquente. Molte persone che conosco sono state arruolate dai clan. Quella partita e il mio talento mi hanno portato via dalla prospettiva di una vita di merda. Ero povero, ma tengo a precisare che nella mia vita non ho mai lavorato anche perché non so fare nulla. A oggi mi sono fatto 17 anni da disgraziato e 9 da miliardario me ne mancano ancora 8, prima di pareggiare.

Ho deciso di chiudere il rapporto dopo una presa per il culo durata sette mesi, sono stanco, ho deciso di lasciare tutto. Non ce l’ho con i tifosi di Parma, con i miei compagni e con chi lavora, ma con chi ha fatto un disastro dopo che avevamo fatto del Parma un giochino perfetto.

Se una donna ti piace, le rompi le palle. Se ci sta, bene, se non ci sta, bene lo stesso la vita va avanti.

Ma io per Allegri contavo come il due di coppe con briscola a bastoni. Per lui ero la quinta, sesta, settima punta, non so nemmeno io. Lui mi diceva che non poteva assicurarmi niente, e allora io me ne vado.

Sono ancora convinto che quando finirò di giocare io a calcio, diventerò grassissimo.

[Famosa gaffe] Ci sono froci in nazionale? Se penso quello che dico sai che cosa viene fuori…

[Parlando di Andrea Stramaccioni] È stata la persona peggiore mai incontrata nel mondo del calcio. Ne ho incontrate tante, ma lui… Non è stata una persona onesta, leale. Ti diceva una cosa davanti e tante altre dietro. Raramente sono arrivato alle mani con qualcuno ma con lui fu giusto alzare le mani. Era una persona che non mi piaceva e continua a non piacermi, e non mi piacerà mai. Perché se una persona nasce quadrata non può morire tonda.

Peter Bonetti The Cat: portiere saracinesca del Chelsea

Peter Bonetti The Cat: portiere saracinesca del Chelsea

Se il Mondiale 1966 conquistato in patria dall’Inghilterra vede gli storici del calcio ricordare prima di tutto campioni del calibro di Bobby Charlton, Geoff Hurst, Jimmy Greaves, Gordon Banks fra i principali, pochi ricordano che il portiere della nazionale dei Tre Leoni aveva un secondo estremo difensore di assoluto valore mondiale.

Tale portiere rispondeva al nome di Peter Bonetti, leggenda del Chelsea degli Anni 60/70.

Nato a Putney, periferia su di Londra, nel 1941 da genitori svizzeri, precisamente del Canton Ticino, Bonetti “non scelse un’epoca molto fortunata che gli permettesse di giocare in nazionale: dovette confrontarsi con un mostro sacro  come Banks e perse impietosamente, sebbene la sua carriera, unita ad un legame fortissimo con il Chelsea, gli permise di lasciare un’impronta storica. Con i Blues, in 18 anni di permanenza senza interruzioni, collezionò più di 720 presenze meritandosi l’appellativo di The Cat per la felina prontezza di riflessi che dimostrava fra i pali.

Fu la madre ad avviarlo al gioco del calcio, scrivendo una lettera a Ted Drake, all’epoca allenatore del Chelsea, chiedendogli di poterlo portare ad effettuare un provino a Stamford Brigde. Già nella prima stagione vincerà la FA Cup con la squadra giovanile e debuttando in prima squadra. Da quel momento la porta dei Blues avrà un solo guardiano.

Diversamente, in quell’epoca il club londinese non era tra i Top Teams, tanto che Bonetti assaggiò dapprima la cadetteria, contribuendo con parate determinanti alla promozione in massima serie alla fine del campionato 1962-63. In quella squadra militava anche Terry Venables, che  diventerà negli Anni Novanta il ct della nazionale d’Albione.

Oltre allo stile elegante, Bonetti diventerà celebre per i suoi lunghissimi rilanci con le mani, tali da diventare punto fondamentale per rapide ripartenze in un calcio inglese già improntato sui ritmi elevati.

Eroica fu la sua prestazione nella finalissima a Wembley di FA Cup contro il Leeds, effettuando veri e propri interventi miracolosi, rimanendo in campo anche da infortunato.

“Bloccato” da Gordon Banks negli Anni 60 (celebre la parata del secolo sul colpo di testa di Pelè in Brasile-Inghilterra) ed arrivato agli inizi della decade successiva un altro grande numero uno come Peter Shilton, Bonetti ebbe l’occasione della vita nei mondiali messicani. Banks infatti era rimasto vittima di un’intossicazione alimentare e dovette dare forfait nei quarti di finale contro la Germania Ovest. Purtroppo non riuscì a sfoderare una prestazione degna della sua fama, tanto che gli vennero attribuite parte delle colpe per la sconfitta subita ai tempi supplementari (3-2 il risultato finale).

Il 14 giugno 1970 a Leon diventerà così la sua ultima apparizione con i Bianchi.

Concluse la carriera in Scozia con il Dundee United, registrando solo cinque presenze. Nella classifica All-Time dei giocatori con più presenze nel Chelsea, è secondo con 729, alle spalle del solo Ron Harris, suo compagno di squadra per un ventennio circa, giunto alla cifra record di 795 partite giocate.

Bonetti rimase nel mondo del calcio per qualche anno, lavorando al Chelsea (ovviamente), Manchester City ed in nazionale come assistente tecnico.

Il palmares di Peter Bonetti

Coppa di Lega inglese:  1964-1965
Coppa d’Inghilterra: 1969-1970
Competizioni internazionali – Coppa delle Coppe: 1970-1971
Nazionale Campionato mondiale: 1966

Ahmed Hassan: chi ha il record di presenze in nazionale

Ahmed Hassan: chi ha il record di presenze in nazionale

Chi è  l’egiziano Ahmed Hassan, il recordman di partite giocate in nazionale. Biografia, vita e fatti del calciatore dell’Egitto che detiene il primato a livello mondiale.

Vestire la maglia della nazionale per un’eternità significa entrare nella Leggenda: non contano i titoli vinti o le reti segnate, ma superare la barriera delle 100 presenze in nazionale è un primo forte e chiaro segno distintivo. E per Ahmed Hassan, addirittura il muro di 200 in campo ascoltando l’inno nazionale è stato molto molto vicino.

Ahmed Hassan è nato a Maghagha il 2 maggio 1975, un piccolo centro dell’Egitto situato sul lato ovest del Nilo. Dopo aver  giocato in patria per due anni, esordendo nel professionismo calcistico, a soli 22 anni emigra in Turchia dove giocherà anche con il prestigioso Besiktas. Poi un triennio in Belgio all’Anderlecht, con cui conoscerà i successi nel torneo nazionale (2), a cui unirà due trionfi nella Supercoppa ed uno in Coppa belga.

Nel frattempo diventa idolo incontrastato in patria: la nazionale dell’Egitto conquista successi continentali a raffica. Dopo aver vinto nel 1998 la Coppa d’Africa in Burkina Faso, realizza un fantastico tris 2006-2008-2010 e diventando il giocatore africano più titolato. A ciò si unisce il fatto che conquista la palma di miglior giocatore nei tornei continentali 2006 e 2010.

Tra le note di merito, la partecipazione a due edizioni della Confederations Cup a distanza di dieci anni l’una dall’altra, (1999-2009); nella seconda, disputatasi in Sudafrica, sarà capitano nella sfida vittoriosa per 1-0 contro l’Italia di Marcello Lippi. Purtroppo non prese mai parte a nessun Mondiale, unico cruccio di una lunghissima carriera.

Tornando alla vita di club, dopo l’esperienza europea fece ritorno in patria, prima all’Al-Ahly e poi allo Zamalek, chiudendo con il calcio giocato nel 2013, alla tenera età di 38 anni. Dopo aver svolto brevemente la carriera di tecnico, oggi è presidente della SATUC Cup, un torneo per ragazzi con problemi seri alle spalle, come l’esser fuggiti da una guerra, senza famiglia o con gravi carenze economiche.

Il record di presenze in nazionale, ben 184 caps, è saldamente nelle sue mani da qualche anno: curiosamente sul secondo gradino del podio si colloca un suo connazionale, Hossam Hassan, che lo segue a quota 178. Terzo è il messicano Claudio Suárez, fermo a 177. Fra i giocatori in attività, solo il nostro Gigi Buffon con 168 e Iker Casillas (167), potrebbero insidiargli il primato. Sebbene abbia raccolto così tante presenze, sono “soltanto” 33 le reti segnate, merito della posizione in campo, centrocampista classico inventore di trame di gioco e ben poco finalizzatore.

Ha ricoperto il ruolo di “ambasciatore” in occasione della candidatura del Belgio, unita all’Olanda, per ospitare i Mondiali del 2018 e 2022.

Frasi famose di Gattuso

Frasi famose di Gattuso

Gennaro Gattuso come calciatore prima e tecnico dopo è noto assai nel mondo del calcio per la sua celeberrima grinta che lo ha portato a vincere numerosi contrasti sul terreno di gioco ed ad alzare di conseguenza numerosi trofei con la maglia del Milan nonchè, con il numero 8 sulla schiena che lo contraddistingueva, ad alzare la Coppa del Mondo a Germania 2006 contro la Francia in una finale che ha fatto epoca.

Frasi famose di Gattuso: elenco completo

Mio padre, Francesco, faceva il falegname [maestro d’ascia] ma era un calciatore nell’anima. Giocava centravanti, in quarta divisione, ma era un Ringhio pure lui, non mollava mai. Una volta fece 14 gol in una partita sola e la squadra avversaria era la Morrone di Cosenza. Io a mio padre devo tutto, darei la vita per lui.

Il difetto tipico dei calabresi è essere permalosi. Molto. Io stesso mi considero permaloso. E poi vogliamo cambiare ma non ci crediamo fino in fondo. Ci accontentiamo. Quello di vivere alla giornata è un po’ il difetto della gente del Sud.

Se uno nasce quadrato non muore tondo.

[Su Antonio Cassano] L’unica preoccupazione, semmai è a livello comportamentale… Però non mi va di parlare di queste cose, sembra che voglia portare sfiga… Non vorrei parlarne bene e poi magari tornare in albergo e scoprire che ha sfasciato tutto.

Non andrei mai alla Juventus e all’Inter: per l’amore che ho per questa società [il Milan] e per questi colori. Non mi vogliono loro e non ci andrei io.

[… ] quando ho detto che mi ricordava terribilmente Shevchenko molti mi hanno preso in giro [… ]. Ho avuto la fortuna di allenarlo, sapevo quello che sarebbe potuto diventare. Ha una caratteristica ben precisa, vive per il gol, e tutto quello che fa lo fa con veemenza e voglia, ha il veleno addosso. Quando lo vedi magari non gli dai mille lire, perché appare scoordinato, ma poi ti accorgi che non gli manca nulla, ha forza, cattiveria, stacco di testa e centra sempre la porta. È un giocatore completo.

Io so soltanto che prendo 10-15 pasticche al giorno, mia moglie mi ricorda di prendere le pasticche, solo perché amo il calcio. Prendo dei medicinali che mi fanno indurire tutti i muscoli. Non pensate male.

Ho avuto l’onore di giocare contro Deschamps, lui è uno dei miei idoli. Quello che vedo ora, intendo i risultati da ct della Francia, non mi sorprendono. Lui è un uomo di calcio e grazie alla sua passione ha raggiunto grandi traguardi. Lui era un allenatore già quando giocava in campo.

Tutte le volte che giocavamo contro la Francia dovevo marcare Zidane. La notte prima della partita non dormivo e pregavo perché accadesse qualcosa di magico.

Zamparini è un incompetente totale, mi chiamava in piena notte per rifare la formazione ed è ovvio che può farlo, come allenatore sono operativo 24 ore su 24. Il problema è che la sua incompetenza. Non ci capisce niente, inoltre è ipocrita e cattivo.

Sono arrivato al Milan e non si vinceva niente. Venivo dall’anno ai Rangers dove, dopo 9 scudetti consecutivi, avevamo perso il decimo all’ultima giornata. Ho pensato “Ecco qua, Crisantemo ha colpito ancora…

Mi dispiace, ma le donne nel calcio non le vedo molto bene. Io la penso così.

[Prepartita Italia-Germania, mondiali 2006, rispondendo su una eventuale ammonizione che lo avrebbe lasciato fuori dalla finale] Metterei una firma grande come una casa pur di vedere l’Italia in finale anche senza di me. Non penserò al cartellino, perché se lo faccio non gioco come so fare. Sarà una prova di maturità; una prova con me stesso. Sembra però che l’ammonizione me l’hanno già data: non è che mi devo mettere la fascia di Rambo e andare a beccarlo per forza; me lo mangio il cartellino.

Frasi famose di Higuain

Frasi famose di Higuain

Gonzalo Higuain è uno dei più forti attaccanti al mondo tuttora in azione sui campi di calcio. Sebbene nel su palmares manchi ancora una vittoria in Champions League, il centravanti argentino ha vinto campionato in Spagna, con la maglia del Real Madrid ed in Italia con la Juventus, un biennio d’oro in mezzo al Napoli, la società che lo ha portato nella Penisola ed al Milan, la sua attuale compagine.

Gonzalo, abituato a parlare con i goals, tanto da aver battuto il primato del suo connazionale Angelillo di reti in un massimo torneo, con 36 reti nella stagione 2015/16, ha però il piacere ogni tanto, di passare di fronte ai microfoni per lasciare traccia.

La frasi famose di Higuain

Giocare allo Stadium è spettacolare. Prima di entrare in campo vedi le foto di Platini, Baggio, Zidane, Del Piero e ti dici: “con la stessa maglia posso non dare il massimo?

[… ] nel Real Madrid e nella Juve si lotta per arrivare in fondo a ogni competizione. Entrambi i pubblici sono esigenti e carini. Sono due mondi che si assomigliano abbastanza da questo punto di vista [… ]. La Juve è nata per vincere, lo dice la sua storia. Qui è l’unica cosa che conta e ti preparano per quello, ti trasformano in una macchina da guerra. La Juventus lo dimostra da anni, vincendo scudetti con 3-4 giornate d’anticipo. Quello vuol dire qualcosa. Tra Torino e Madrid cambia magari il modo di giocare, ma la mentalità è la stessa: devi vincere tutto.

I gol sono tutti importanti, quello della prima giornata come quello dell’ultima, altrimenti non si arriva a lottare per i trofei.

Da ragazzo guardavo tanto il calcio italiano, perché c’erano grandi attaccanti come Trezeguet, Batistuta, Crespo e Montella. E poi c’era il migliore di tutti i tempi che per me è Ronaldo.

Nel Real Madrid e nella Juve si lotta per arrivare in fondo a ogni competizione. Entrambi i pubblici sono esigenti e carini. Sono due mondi che si assomigliano abbastanza da questo punto di vista […]. La Juve è nata per vincere, lo dice la sua storia. Qui è l’unica cosa che conta e ti preparano per quello, ti trasformano in una macchina da guerra. La Juventus lo dimostra da anni, vincendo scudetti con 3-4 giornate d’anticipo. Quello vuol dire qualcosa. Tra Torino e Madrid cambia magari il modo di giocare, ma la mentalità è la stessa: devi vincere tutto.

A Napoli è tutta un’emozione.

Da avversario, sai che è la Juve il rivale da battere […]. Ora che sono qua, mi accorgo di come sia società che compagni lottino e lavorino ogni giorno per continuare a vincere: nonostante le numerose vittorie, qua c’è ancora tanta fame, tanta voglia di fare ancora di più!

[Sui gol] Ci provi, ma non escono. E quando escono, lo fanno tutti insieme, come il ketchup. È una bella immagine.

Da fuori dici sono forti, hanno fatto 25 vittorie di fila, eccetera. Poi arrivi qui e dici: cazzo [… ]. Ci sono giocatori che hanno vinto tanto eppure ancora hanno questa fame di vincere ancora. È una cosa che ti contagia e ti dà la voglia di migliorare ancora.

Ryan Giggs: il calciatore più vecchio ad aver fatto goal alle Olimpiadi

Ryan Giggs: il calciatore più vecchio ad aver fatto goal alle Olimpiadi

Il calcio alle Olimpiadi è sempre stata una disciplina che ha sofferto del complesso d’inferiorità: se da una parte gli atleti delle discipline povere temono di venire oscurati dalle ricche stelle del pallone, dall’altro i calciatori che vengono precettati per la rassegna a cinque cerchi preferirebbero starsene in ritiro con i compagni a preparare la successiva stagione agonistica.

Se poi ci si mette anche la FIFA, che non gradisce affatto un doppione del Mondiale, ecco che il giusto compromesso è la partecipazione delle rappresentative composto da atleti Under 23, con l’eccezione di un massimo di tre elementi che superino tale limite, i cosiddetti fuori quota.

Inoltre il limite di 16 nazioni ammesse limita la presenza dell’Europa alla rassegna a cinque cerchi ed al contempo le stelle sudamericane vengono quasi sempre bloccate dai Top clubs del Vecchi Continente. L’eccezione fu il giovane Messi che prese parte a Pechino 2008, trascinando l’Argentina al successo finale, assieme a stelle del calibro di Mascherano, Riquelme, Aguero, Di Maria e Lavezzi.

La successiva edizione dei Giochi Olimpici, Londra 2012, vedrà invece stabilire un nuovo record: il gallese Ryan Giggs divenne il giocatore più vecchio a realizzare un goal alle Olimpiadi. Nel match contro gli Emirati Arabi Uniti, nell’arena di Wembley, l’uomo del Manchester United entrò nella storia realizzando l’1-0 al minuto 16, il 29 luglio 2012. La prodezza venne siglata alla tenera età di 38 anni e 242 giorni. Tale rete porterà anche alla vittoria la rappresentativa del Regno Unito che si presenta unita sotto la bandiera dell’Union Jack unicamente in tale competizione calcistica.

Tuttavia il cammino della Gran Bretagna sarà breve: dopo il passaggio di turno verrà eliminata ai quarti di finale ai rigori, battuta dalla Corea del Sud. Il torneo verrà vinto a sorpresa dal Messico in finale contro il Brasile mentre gli asiatici coglieranno il bronzo.

E se pensate che Ryan Giggs sia proprietario soltanto di questo primato olimpico….beh, leggete l’elenco qui sotto.

Tutti i records di Ryan Giggs

Calciatore ad aver segnato in più edizioni consecutive di Premier League, dalla sua istituzione (1992-1993) al (2012-2013) (21).
Calciatore ad aver disputato più edizioni consecutive di Premier League, dalla sua istituzione (1992-1993) al (2013-2014) (22).
Giocatore con più presenze in Premier League con 672 partite, tutte con il Manchester United.
Calciatore ad aver vinto più trofei con il Manchester United (37).
Calciatore ad aver vinto più volte la Premier League (13).
Calciatore del Manchester United ad aver giocato più partite di Champions League (151).
Calciatore ad aver segnato in più edizioni di Champions League (17).
Calciatore del Manchester United ad aver giocato più partite nelle competizioni UEFA per club (159).[20]
Calciatore ad aver giocato più partite con il Manchester United (963).
Calciatore ad aver vinto più campionati con il Manchester United (13).
Calciatore ad aver disputato più stagioni con il Manchester United (24).
Calciatore con più partecipazioni consecutive a edizioni della Champions League (18).
Calciatore più vecchio ad aver disputato una partita nel torneo di calcio ai Giochi olimpici a 38 anni e 252 giorni.
Calciatore più vecchio ad aver segnato nel torneo di calcio ai Giochi olimpici a 38 anni e 243 giorni.

Frasi celebri Maldini Paolo

Frasi celebri Maldini Paolo

Paolo Maldini è la bandiera del Milan, non una delle tante, ma uno di quei giocatori che hanno scritto la storia della società rossonera e le hanno reso onore dentro e fuori dal campo, anche il giorno in cui si sono tolti la maglietta e l’hanno riposta in un armadietto a futura memoria. Nel corso della sua interminabile carriera, sono decine i trofei alzati al cielo oltre ai primati stabiliti per presenze nei vari tornei a cui ha partecipato. Poi, rimasto fuori dal calcio ufficialmente per una decina d’anni, il rientro alla Casa Madre nell’estate 2018 ha sancito che la bandiera sventolerà ancora per molti anni, sebbene non sia mai stata ufficialmente ammainata.

Frasi celebri Maldini: elenco

Se da bambino mi fossi scritto una storia, la storia più bella che mi potessi immaginare, l’avrei scritta come effettivamente mi sta accadendo.

[Messi vale Maradona?] È della stessa categoria. Gioca sempre, con un rendimento sempre altissimo, è giovane e farà ancora in tempo a vincere con l’Argentina, come Maradona. Per me è sicuramente più forte di Cristiano Ronaldo, tanto più che io sono abituato a vedere anche l’uomo, non solo il calciatore: Messi, per come si comporta in campo, è un esempio per i ragazzi.

Il record del Milan, quello delle 56 partite senza sconfitte, vale di più, perché arrivò nel periodo delle cosiddette sette sorelle: il Parma vinceva la Coppa Uefa, la Lazio la Coppa delle coppe e in Europa tutte le italiane arrivavano fino in fondo. Ora la Juve vince a mani basse ed è l’unica che può fare qualcosa anche in Champions.

Il campione con la testa pensante crea dei problemi. L’annuncio di Agnelli sulla fine del rapporto con Del Piero mi ha fatto male: non stava a lui dirlo. Che senso ha una cosa del genere? Avrebbe dovuto parlarne Alessandro nel momento in cui si fosse sentito pronto.

La contestazione della Curva il giorno dell’addio? È stato un momento non facile e anche inaspettato, c’erano settantamila spettatori ma ricordiamo solo quella piccola frangia di tifosi. Sono una persona pensante, ho detto le cose come stavano. Con il tempo ho capito che quello è stato un successo perché ha marcato una linea ancora più grossa tra me e quel tipo di calcio, non penso che quello sia il futuro dello sport.

[Sui procuratori dei calciatori] Non sempre fanno il bene del proprio assistito. Gestiscono purtroppo in toto un ragazzo che invece dovrebbe prendere coscienza. Non bisogna parlare tramite il proprio agente.

Ho incontrato di recente Boniperti e mi ha confermato che la Juve mi voleva. Al Chelsea mi chiamò Vialli nel ’96. Però preferii restare al Milan, per venire fuori da un’annata disastrosa. È stata una scelta giusta. Poi, per l’Arsenal mi chiamò una persona, facendomi un’offerta economica, e ci fu anche una richiesta di Ferguson per il Manchester United e forse un’altra del Real Madrid. La verità è che molto spesso queste richieste coincidevano con annate storte: sarebbe stato probabilmente più semplice accettare. Ma noi del nucleo storico ci prendevamo le nostre responsabilità, preferivamo rimanere e riscattarci sul campo, mettendoci la faccia.

[Sulla finale di Champions League del 2005 persa contro il Liverpool] Per tre mesi ho passato notti insonni ripensando a quella sconfitta. Nell’intervallo c’era un casino bestiale nello spogliatoio. Tutti urlavano per la tensione. Allora Ancelotti ci disse di stare tutti zitti per cinque minuti.

Non ho saltato un minuto, tra Mondiali ed Europei, e soprattutto nel Milan ho giocato più di chiunque altro. Ma a inorgoglirmi è l’indipendenza intellettuale, che mi gusto appieno ormai da una quindicina d’anni. Io non sono assolutamente una persona perfetta, ho fatto le mie esperienze, positive e negative. Ho osservato molto e ho cercato i sbagliare il meno possibile. La mia indipendenza, adesso, non la baratterei proprio con nulla.

[Su un possibile ruolo dirigenziale nel Milan] Berlusconi aveva parlato chiaro e anche Barbara aveva fatto il mio nome. La realtà è che non mi è stato proposto nulla. In questi anni mi hanno chiesto di tornare prima Leonardo, poi Allegri e infine qualche mio ex compagno. Ma ho sempre trovato una porta chiusa in società […] Semplice, il Milan non ha voglia di riprendermi.

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