Casale Calcio: la storia dello storico scudetto dei Nerostellati

Il 28 gennaio 1914 è la data ufficiale in cui ebbe inizio la Prima Guerra Mondiale. Si rivelerà essere il conflitto più cruento che il mondo avesse mai visto, circa nove milioni di militari moriranno nei campi di battaglia di Ypres, Somme, Gallipoli e innumerevoli altre località sparse per il continente nei successivi quattro anni strazianti. Sedici giorni prima, il 12 luglio, nella piccola città italiana settentrionale di Casale Monferrato, tutto pareva ancora lontano molte miglia. In effetti le preoccupazioni in merito alla tragedia di un conflitto bellico non si avvertivano: era gusto il momento delle celebrazioni, visto che il Casale FC aveva vinto il suo primo (e rimasto ultimo) scudetto, un’impresa che oggi le scommesse online avrebbero potuto paragonare soltanto alla clamorosa vittoria della Premier League da parte del Leicester nel 2016.

La storia del Casale Calcio: gli inizi

Il professor Raffaele Jaffe ha appena individuato un certo numero di suoi studenti nei pressi del ponte sul Po: è l’ottobre del 1909. I ragazzi salutano Jaffe e spiegano che si stanno recando nel vicino villaggio di Caresana per assistere a una partita di calcio. Incuriosito, si convince di unirsi a loro. Incantato da ciò che vede, Jaffe si appassiona subito a quel gioco dove 11 ragazzi sfidano altrettanti avversari  e propone ai fratelli Cavasonza e Gallina di rifondare la vecchia società Robur, che era stata fondata nel 1904 e rappresentava la città di Casale Monferrato prima di cessarne l’attività.

Passano due mesi ed a dicembre, viene convocato un incontro per stabilire quello che sarebbe stato poi chiamato Casale FC. I primi due anni di vita vedono il Casale militare nei campionati regionali inferiori. Nel 1911, tuttavia, il club viene ammesso al livello più alto; affettuosamente conosciuti come i Nerostellati, si trovavano così a competere con le big del massimo torneo nazionale.

Nel maggio del 1913, il Casale divenne la prima squadra italiana a battere una formazione inglese, superando una squadra della città di Reading per 2-1. Fu un risultato magnifico ma il meglio doveva ancora venire. La gloria domestica era appena ad un tiro di schioppo.

La Serie A del 1914 era totalmente diversa da quella che conosciamo e amiamo oggi. Per essere incoronati campioni, il Casale doveva prima qualificarsi nella divisione Liguria-Piemonte, quindi superare il gruppo settentrionale prima di giocare una finale contro i campioni del sud e del centro. Sulla carta il compito sembrava abbastanza duro, ma la sua realtà fu ancora peggio. Nella divisione Liguria, per il Casale le avversarie principali erano costituite da Genoa e Pro Vercelli. Quest’ultima, il più acerrimo dei rivali del Casale, stava dando la caccia al quarto scudetto consecutivo ed erano nettamente i favoriti.

La rivalità fra Casale e Vercelli

La rivalità tra Casale e Vercelli risale al 1215. Per 200 anni Casale Monferrato era stata la capitale di un piccolo stato indipendente noto come Marchesato del Monferrato, nella parte nord-occidentale dell’odierna Italia. Nel 1196, la città di Casale si ribellò e formò un proprio comune indipendente. Diciannove anni dopo, nel 1215, la città fu completamente distrutta dalle forze alleate di Vercelli, Alessandria e Tommaso di Savoia.

La città fu presto ricostruita da Federico II, ma la devastazione era stata totale che non venne mai dimenticata e fino ad oggi, 800 anni dopo, la rivalità brucia ancora, non solo in ambito sportivo.

Casale vince il girone

Guidato da Luigi Barbesino, un ragazzo del posto che avrebbe trascorso la sua carriera da giocatore nel club e avrebbe poi raggranellato cinque presenze per l’Italia, il Casale balzò ai vertici del girone e vi rimase fino al termine, vincendo il suo girone, mentre al contempo la Pro Vercelli non riusciva a qualificarsi, classificandosi soltanto terza alle spalle del Genoa. Barbesino era stato il giocatore chiave in quella fase del torneo ed è probabilmente rimasto come il nome più famoso fra tutti i giocatori nella storia del club.

Purtroppo la sua storia non ebbe lieto fine. Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, divenne allenatore, dirigendo Legnano, Roma e Venezia prima di abbandonare del tutto il calcio in seguito allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, per rispondere alla chiamata alle armi in aeronautica. Il 20 aprile 1941 era a bordo di un aereo, in qualità di osservatore di volo, che si dirigeva lungo un percorso noto come la rotta Sciacca-Kuriate-Kerkenna-Sciacca. A causa delle cattive condizioni meteorologiche, l’altro velivolo che li accompagnava nella spedizione, decise di invertire la rotta e rientrare alla base; non fu così invece per l’aereo su cui si trovava Barbesino in compagnia dell’equipaggio, che da quel momento vennero considerati dispersi.

Lo scudetto del Casale: la seconda fase

La fase successiva era il gruppo settentrionale. Solo una delle sei squadre sarebbe passata alla finale, da disputarsi in un doppio incontro. Incoraggiati dal precedente successo, il Casale aveva ben poco da temere. Il gruppo stesso era una “simulazione” virtuale della famiglia reale italiana: il Genoa era arrivato a Casale dalla Liguria, ma al loro fianco c’erano giocatori del calibro di Vicenza, Hellas Verona, Inter e Juventus. Mentre oggi questi potrebbero essere nomi da temere, i piemontesi furono spavaldi. Vinsero otto delle dieci partite, perdendo gli altri due e conquistando il primo posto, un colpo duro per le potenze calcistiche dell’epoca

Si trovarono ad affrontare in finale la Lazio, ma ciò era di poca importanza; il Casale aveva fatto la parte difficile qualificandosi dal pericoloso labirinto settentrionale. La sezione centrale/meridionale era debole in confronto, così come tuttora dimostra l’albo d’oro del campionato. Il defunto presidente della Roma, Franco Sensi,  avrà infatti modo di inventare l’espressione “Vento del Nord” per spiegare perché il nord sia così avanti rispetto al sud in termini di successo calcistico.

Si riferiva alla pressione politica dei tre grandi club del nord, Juventus, Inter e Milan, presumibilmente esercitati su Roma e, per estensione, sul sud, nel determinare la sconfitta anche già prima di scendere in campo. La prima partita venne giocata a Casale il 5 luglio 1914. I Nerostellati distrussero con un netto 7-1 i laziali, rendendo la gara di ritorno, da disputarsi sette giorni dopo a Roma, nient’altro che una sorta di cammino verso la Gloria. Ma i piemontesi non abbassarono la guardia e vinsero pure il retour match, stavolta con un più semplice 2-0.

Fu un risultato davvero notevole, che non saranno più stati in grado di replicare. Nel secolo intercorso, il club ha subito molte difficoltà, scrivendo una delle pagine più tristi della sua storia il 31 luglio 2013. Le finanze del club erano peggiorate a tal punto che la Lega Nazionale Dilettanti aveva decretato l’espulsione da tutti i tornei. Il 14 agosto dello stesso anno, in accordo con una risoluzione decretata dal Consiglio federale e poi dal presidente della FIGC, Giancarlo Abete, il club appena ri-fondato venne inserito nella Promozione Piemontese. Il club seppe però rapidamente guadagnarsi la promozione in Eccellenza, il quinto gradino della piramide calcistica in Italia.

Il club purtroppo ora è solo un’ombra, rimasta onesta, di quello che fu nella stagione gloriosa del 1913/14, ma quando si scorre l’albo d’oro oltre ai nomi glamour di Juventus, Inter, Milano, Genova e Roma, in fondo, inciso per sempre di più, è il nome Casale Calcio.

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