Alfonsina Strada, la donna che corse il Giro d’Italia con gli uomini

Donne e ciclismo e Grandi Giri: un tempo il gentil sesso poteva disputare il Giro d’Italia fianco a fianco dei colleghi maschi. Non era la regola, ma come spesso accade per la parità dei sessi, è sufficiente che una donna coraggiosa apra la strada per dare l’esempio ed ottenere una maggior considerazione. La pioniera risponde al nome Alfonsina Strada, soprannominata “il diavolo in gonnella”, l’unica donna che riuscì nell’intento di correre sulle strade della Corsa Rosa assieme ai maschi.Strada in sella in una foto d'epoca

Alfonsina Morini, nata Alfonsa Rosa Maria, nel nord Italia, precisamente a Castelfranco Emilia il 16 marzo 1891, da genitori analfabeti e che lavoravano duramente nei campi. Fu proprio grazie alle fatiche nei campi che il padre potè scambiare delle galline con la prima bicicletta di Alfonsina, ottenuta all’età di 10 anni. Ed a soli 13 anni già vinceva le prima gare, battendo anche i maschietti sulle polverose strade emiliane.

Ed i campi non erano il suo luogo naturale, poichè lo spirito ribelle la portò verso il professionismo, sebbene la statura (157 cm) la facevano apparire un pulcino sulle due ruote. Ma la grinta non le mancava. Dichiarate in famiglia le sue intenzioni, si sposò ad appena 14 anni d’età con Luigi Strada, trasferendosi a Milano.

La situazione sociale in quel di Torino, molto più aperta alle corse femminili, la portò nella città sabauda, battendo anche la famosa Giuseppina Carignano e guadagnandosi il titolo di “Miglior ciclista italiana”. L’incontro poi con Carlo Messori, che diventerà suo marito appena rimarrà vedova, le permise di entrare nell’elite. Parteciperà al Giro di Lombardia ed al Gran Premio di San Pietroburgo, battendo poi il record mondiale di velocità con 37.192 chilometri l’ora, rimasto poi imbattuto per ben 33 anni. Un primato incredibile se si pensa che lo stabilì su una bici del peso di ben 20 chili.

E la grande occasione arrivò nel 1924: Alfonsina Strada, dopo aver partecipato a due edizioni del Giro di Lombardia, riuscì a strappare il “si” agli organizzatori del Giro d’Italia, nelle persone di Emilio Colombo e Armando Cougnet, rispettivamente direttore e amministratore della Gazzetta dello Sport. La corsa rosa, in quell’edizione, era infatti “monca” di campioni quali Girardengo, Brunero, Bottecchia che avevano richiesto premi in denaro solo per presentarsi al via.

La ciclista-donna diventava così un’arma pubblicitaria importante per la Gazzetta, che, nei primi giorni, parve divenire a doppio taglio. Sui muri di Milano, sede di partenza, apparvero numerose scritte contro la Strada ed inoltre parecchi “colleghi” non vedevano di buon occhio la sua partecipazione.

Dopo che lo stratagemma di iscriverla sotto falso nome, riportando Alfonsin dando l’idea di uomo, venne svelato, la corsa prese il via regolarmente con la sua presenza. Nelle prime 4 tappe la “ciclista in gonnella” portò a compimento regolarmente il percorso, sebbene con pesanti distacchi dal vincitore, rimanendo comunque assieme a diversi colleghi maschi.Il piglio deciso di Alfonsina Strada

La tappa L’Aquila-Perugia divenne però il punto nodale: Alfonsina infatti arriva fuori tempo massimo, costringendo i giudici a dover scegliere fra l’estromissione o la riammissione. A quel punto Emilio Colombo, direttore della Gazzetta e che si era “speso” in favore dell’ammissione, da il suo parere favorevole: Alfonsina Strada potrà continuare, ma verrà messa fuori classifica, per non correre il rischio che si debba riscrivere la graduatoria per le posizioni più importanti, d’altronde nello sport, non si sa mai.

E fu così che il parere del pubblico si schiera interamente con lei, tanto che ad ogni traguardo di tappa verrà acclamata a furor di popolo. Dopo 12 tappe per un totale di 3618 chilometri, l’arrivo a Milano sarà un trionfo. La vittoria arriderà a Giuseppe Enrici, italo-americano, dopo il duello con Federico Gay ma, soprattutto, fra i 30 corridori arrivati (su 90), c’è Alfonsina.

Una raccolta fondi fra i fans le porterà in dono ben 50.000 lire, una cifra  enorme per l’epoca. Tuttavia rimarrà l’unica corsa Rosa nel suo archivio agonistico. Negli anni successivi le verrà negata una nuova partecipazione e ad Alfonsina Strada non rimarrà che continuare a correre solo in campo femminile.

Una volta abbandonato l’agonismo, non viene meno la passione per le due ruote. Apre infatti un negozio di biciclette a Milano, in via Varesina, adibendo un parte dei locali ad officina per le riparazioni. La morte del marito non ripone nel cassetto il suo spirito d’iniziativa e continua a portare avanti l’attività da sola. La morte però arriva, in un giorno del 1959, quando a bordo della sua Moto Guzzi, rimane coinvolta in un incidente stradale.Alfonsina ed il suo negozio di bici

Attualmente il Giro d’Italia Femminile, chiamato anche Giro Rosa, è giunto alla sua 27-esima edizione e si disputa nei primi dieci giorni del mese di luglio.

Nella primavera 2010 venne pubblicato l’album da parte del gruppo Têtes de Bois, intitolato Goodbike (Ala Bianca Records) e dedicato al ciclismo: una della canzoni fu proprio intitolata alla pioniera delle due ruote, dal titolo “Alfonsina e la bici”. Il relativo videoclip venne interpretato dall’astrofisica Margherita Hack.

 

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