Abdoujaparov detto Abdu, l’uzbeco che faceva tremare gli sprinter in volata

Abdoujaparov, detto Abdou, era il terrore delle volate nel ciclismo degli Anni Novanta: impegnato spesso su diversi fronti, dal Giro al Tour passando per la Vuelta ed alcune classiche del nord pianeggianti (vedi Gand-Wevelgem), vederlo sul rettilineo d’arrivo ingaggiare duelli da Far West con i più forti velocisti del tempo faceva tremare i polsi anche agli appassionati in Tv.

Sapeva gareggiare alla pari con campioni del calibro di Erik Zabel, Mario Cipollini, Jan Svorada, Laurent Jalabert, Johan Museeuw ed altri grandi, ma la sua modalità era spesso poco ortodossa: di taglia piccola (circa 170 cm), era solito muoversi in maniera esasperata, con la bicicletta che regolarmente “scodava”, provocando purtroppo diverse cadute in prossimità del traguardo.Un giovane Abdu ai tempi dell'URSS

Unico musulmano in gruppo, Abdu nacque a Tashkent in Uzbekistan il 28 febbraio 1964, da qui il soprannome “Tashkent Terror” rivelandosi ben presto un talento, fin dalle categorie giovanili quando l’Unione Sovietica era ancora unita.

Passato professionista nel 1990 nell‘Alfa Lum, compagine italiana ma composta quasi esclusivamente da corridori dell’ex Urss, Abdu ci mise un anno prima di conquistare una vittoria. Ma ben presto il suo nome sarebbe apparso più volte negli ordini d’arrivo: una Gand-Wevelgem, una tappa al Giro d’Italia, nove al Tour de France e sette alla Vuelta di Spagna,

Tuttavia la carriera ebbe una fine ingloriosa. Nella seconda tappa del Tour del 1997, venne trovato positivo al controllo antidoping dove venne riscontrata la presenza di Bromantane- Clenbuterol nelle urine. Espulso dalla corsa, venne squalificato per un anno in quanto in altre sei corse in Francia nei mesi precedenti gli esami avevano evidenziato l’uso della stessa sostanza. Abdu comunque preferì non attendere il termine della sanzione e decise di ritirarsi.

Era un corridore dal forte carattere e tutto il mondo poté ammirarne la tenacia in occasione dell’ultima tappa del Tour de France 1991, quando nella passerella finale sui Campi Elisi, impegnato a sprigionare tutta la sua potenza, non si accorse di essere rasente le transenne ed andò a sbattere contro una bottiglia pubblicitaria di Coca-Cola.

Caduto rovinosamente a terra, aiutato dai compagni riuscì a varcare la linea del traguardo a piedi, pur di poter vincere la maglia verde della classifica a punti. Da li venne accompagnato  in ospedale senza passare per il podio: si era infatti fratturato la spalla!!!

Nel 2013 è si è rivisto nel mondo del ciclismo, ma subito Abdu ha smentito le voci che lo indicavano come collaboratore dell’Astana: “Sono un amico di Andrey Kashechkin e sono alla Vuelta come turista, per supportarlo. Indossa una maglia dell’Astana per giustificare la mia presenza nell’auto del team, ma non ho alcun ruolo in esso. Ho fatto qualche soldo durante la mia carriera. Da quando ho lasciato, mi godo la vita. Pesco. Prendo il sole. E la vita è bella così!”.

Abdoujaparov: La curiosità

Dopo il ritiro intorno a Djamolidine Abdoujaparov sparì dalle scene, fomentando tutta una serie di teorie su quale fine avesse fatto: chi sosteneva, come uno dei suoi acerrimi rivali, Marcel Wüst, che si era fatto trovare positivo all’antidoping apposta perché voleva smettere al più presto; chi giurava fosse in Russia ad allenare ragazzini, chi invece lo aveva visto dar da mangiare ai piccioni come un pensionato qualunque.

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