Abdon Porte, il calciatore che scelse il suicidio al declino

Abdon Porte (1893-1918) era un calciatore uruguaiano di grande fama e stella del Nacional di Montevideo, una delle squadre più note del piccolo paese sudamericano. Centrocampista, giocava da ben 7 anni nelle fila del club, con cui vinse ben 4 titoli nazionali e riuscendo a guadagnarsi la convocazione in nazionale, con cui vinse, pur senza giocare, la prima Coppa America della storia nel 1916.

Ma il 1918 non era incominciato bene per l’Indio Porte: il suo rendimento in campo calò e la guida tecnica decise di escluderlo dai titolari, decisione che spinse il 25enne verso una forma depressiva. Il 4 marzo sembrava una giorno diverso: disputò una bella partita, giocando tutti i 90 minuti del match casalingo contro il Charley Solferino, contribuendo alla vittoria per 3-1.

E dopo l’incontro, come era abitudine, dirigenti e calciatori si riunirono nella sede del club nel centro di Montevideo per un piccolo festeggiamento. Alla mattina del giorno successivo, Porte lasciò il gruppo e prese un tram. Invece di dirigersi verso casa, prese la direzione dello stadio, il Parque Central, la sua casa come amava definirla, idolo ed acclamato dalla folla.

E nel centro del campo, si sparò un colpo di pistola alla tempia. Fu ritrovato dal custode Severino Castillo, inerte, assieme a due lettere dentro un cappello di paglia, una per il presidente della squadra e l’altra per l’anziana madre.

Nella prima aveva così scritto: “Caro Dottor Josè Maria Salgado. Le chiedo a voi ed ai miei compagni di fare per me quello che ho fatto per voi: abbiate cura della mia famiglia e della mia cara madre. Addio caro amico di vita”.

Il successivo 3 aprile si sarebbe dovuto sposare con la sua fidanzata.

La lettera continuava con la richiesta di essere sepolto “nel cimitero de La Teja con Bolívar e Carlitos”, i due fratelli Cespedes, glorie del Nacional e della nazionale che erano deceduti a causa del vaiolo nel 1905.

Tutta la nazione rimase colpita dalla notizia. Durante la cerimonia funebre il feretro fu portato a spalla dai compagni di squadra e, grazie all’opera di Eusebio Cespedes, padre di Bolivar e Carlos, interrato vicino a loro.
Cinque giorni più tardi il Nacional giocò un’amichevole con il Wanderers il cui ricavato venne consegnato ai familiari di Abdon.

La sua storia ispirò lo scrittore Horacio Quiroga per un racconto, Juan Polti, il mediano, pubblicato nel 1918 sulla rivista Atlántida di Buenos Aires: “Quando un ragazzo arriva a gustare il forte alcol dei maschi che è la gloria, perde irrimediabilmente la testa”.

Nel 2008 la Posta dell’Uruguay emise un timbro in suo onore mentre la penna sagace di Edoardo Galeano seppe dipingere nel libro El fútbol a sol y sombra (Splendori e miserie del gioco del calcio) un meraviglioso profilo: “Abdón Porte difese la maglia del club uruguagio del Nacional in più di 200 partite, in più di 4 anni, sempre applaudito, a volte con ovazioni, fino a che rimase sotto la buona stella. Dopodiché fu escluso dai titolari. Aspettò, chiede di tornare, tornò. Però le cose non proseguirono bene, la striscia negativa continuava, la gente lo fischiava: in difesa gli scappano perfino le tartarughe; in attacco non ne azzecca una. (…)Si tirò un colpo di rivoltella in piena notte, nel centro del campo dove preferiva stare. Tutte le luci erano spente. Nessuno sentì lo sparo. Lo trovarono al mattino. In una mano teneva la pistola e nell’altra una lettera”.

Nacional battezzò con il nome di Abdon Porte la tribuna ovest del Gran Parque Central. Durante le partite casalinghe si può vedere in tribuna una bandiera che recita “Por la sangre de Abdón” (in onore del sangue di Abdon).

tributo ad Abdon Porte

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