Archive For 25 marzo 2016

Des Walker: dalla Premier alla Sampdoria, ora camionista

Des Walker: dalla Premier alla Sampdoria, ora camionista

Des Walker venne scoperto da un maestro del calcio inglese, Brian Clough, che lo lanciò in prima squadra al Nottingham Forest a soli 19 anni. Nato a Hackney, un distretto di Londra, il 26 novembre 1965, Desmond Sinclair Walker (nome completo) realizzò in tutta la sua carriera una sola rete.

Centrale difensivo dalla stazza imponente (183 cm), seppe costruirsi un’ottima prima fase di carriera, tale da guadagnarsi la chiamata in nazionale nel 1988, sostituendo nel corso di una partita amichevole un monumento del calcio inglese come Tony Adams.

Convocato per Italia90, fu titolare indiscusso in tutti i matches che i Tre Leoni disputarono e conclusero al quarto posto finale. La vetrina mondiale lo fece affermare nel grande calcio, tanto che la Sampdoria decise di acquistarlo nell’estate 1992 per rinforzare ulteriormente il reparto difensivo.Des Walker ai tempi della Sampdoria

Il tecnico svedese Eriksson, appena arrivato in blucerchiato, decise però di schierare l’inglese non al fianco dell’esperto Vierchowod, ma di affidargli la fascia laterale destra. La stagione non fu delle migliori: per il secondo anno consecutivo i liguri, arrivando al settimo posto, non si qualificarono per le competizioni europee mentre Walker si rivelò un fallimento e fece le valigie per l’isola britannica.

In patria giocò con lo Sheffield Wednesday, 309 partite ed infine disputò le sue ultime due stagioni con il club che lo aveva lanciato, il Nottingham Forest, a 39 anni!

Un cruccio rimase nella sua carriera: non giocò infatti nessuna competizione europea per clubs, dapprima in seguito all’esclusione del paese anglosassone per i fatti dell’Heysel e poi per aver giocato con compagini non di primissimo livello.

nel suo palmares trovano posto due Coppe di Lega, due Full Members Cup mentre perse la finale di FA Cup (1991) a causa di una sua autorete nei tempi supplementari contro il Tottenham.

Attualmente lavora come camionista per l’impresa di trasporti di un amico, pur essendo in possesso del patentino di tecnico, attività che non ha mai svolto finora. Vive a Nottingham dove può assistere alle partite del figlio Tyler, attaccante titolare del Forest in Championship.

Nel febbraio 2016 è stato inserito nel settore tecnico del Derby County, la squadra che ha una rivalità molto accesa con il Forest per via della distanza, appena 22 km, fra le due città.

Curiosità su Des Walker

I suoi compagni di squadra spesso cantavano “You’ll never beat Des Walker” (Non potrai mai superare Des Walker”) mentre i giornalisti si lamentavano per essere un personaggio molto schivo con la stampa “You’ll never meet Des Walker” (Non incontrerai mai Des Walker).

Nel 2012 giocò una partita per beneficenza con la squadra inglese per Soccer Aid 2012 Charity game all’Old Trafford.

Bayer Leverkusen: la storia del club dell’aspirina

Bayer Leverkusen: la storia del club dell’aspirina

La chiamano la squadra dell’aspirina il Bayer Leverkusen, il club tedesco che nacque e vive sotto il grande cappello di una delle più imponenti imprese farmaceutiche del mondo, oltreché ad essere il solo, oltre il Wolfsburg, ad essere di proprietà di un’azienda e non dei soci.

Le origini della società sono legate agli albori della pratica dello sport, nel secolo scorso infatti le aziende erano solite preoccuparsi della situazione fisica dei propri lavoratori e favorivano la creazione di attività dopolavoristiche.

In un giorno di febbraio del 1903, Wilhelm Hausschild, dipendente della Bayer, si presentò in rappresentanza di 170 colleghi ai dirigenti dell’azienda, allora Bayer Aktiengesellschaft, sollecitando la creazione di un club ginnico e sportivo all’interno della società.

La dirigenza accettò di buon grado l’idea, considerando che in quell’epoca la Bayer svolgeva ben altra attività, essendo infatti dedita in particolar modo al settore chimico.

bayer-leverkusen-soci-fondatoriCosì, dopo qualche mese, precisamente  il primo luglio 1904, prese forma la società sportiva Turn-und Spielverein Bayer 04 Leverkusen, padre dell’attuale compagine. Il calcio era a quell’epoca una delle diverse discipline che cominciavano ad essere praticate dalle persone, ma ci vollero tre anni perché venisse ammessa nella società dei lavoratori.

Sarà il 31 maggio 1907 la data fatidica per la costituzione della sezione relativa al calcio, con un clausola. I membri fondatori chiesero espressamente che almeno una volta a settimana l’allenamento prevedesse l’uso di palloni medicinali, come gesto di voler mantenere il legame con la pratica ginnica.

Vent’anni dopo, il calcio si vedeva obbligato a separarsi dalle sezione di ginnastica: nacque lo Sportvereinigung Bayer 04 Leverkusen, che ingloberà, oltre al calcio, la pallamano, la boxe ed atletica leggera. La situazione rimarrà tale fino al 1999, anno in cui il calcio si separerà definitivamente dagli altri sports dando vita al Bayer 04 Leverkusen GmbH, denominazione attuale del club.

Pentland: l’allenatore del Real Oviedo che inventò il metodo per tirare rigori

Pentland: l’allenatore del Real Oviedo che inventò il metodo per tirare rigori

Non aver paura a sbagliare un calcio di rigore, cantava Francesco De Gregori. Lo penseranno e lo diranno tanti allenatori quando si arriva alla roulette russa dopo i tempi supplementari per determinare il passaggio di turno o un titolo mondiale.

Ma Fred Pentland non pensò a nessuna di queste cose, ne tanto meno al curioso modo di battere un penalty che Cruyff e Olsen utilizzarono in maglia Ajax negli anni Ottanta e che più recentemente hanno replicato Messi e Suarez in maglia Barcellona.

Pentland, allenatore inglese del Real Oviedo, cominciò ad insegnare ai suoi giocatori a battere dagli undici metri non utilizzando la forza o la tecnica, la freddezza o l’istinto puro: istruì i suoi calciatori a tirare alla cieca.

Dando le spalle alla porta, e dunque senza lasciare intravedere nulla del proprio atteggiamento e sguardo, il tiratore, al fischio dell’arbitro, si girava rapidamente e calciava verso la porta, un vero gesto spettacolare.

Nella stagione 1926, quando il calcio anche in Spagna cominciava a diventare professionistico, venne invitata ad Oviedo, in occasione della Festa di San Matteo e per inaugurare il campo del Teatinos (dal nome del quartiere), la squadra dell’Atletico di Vienna, per la disputa di un doppio incontro amichevole.

TRUCHA-oviedo-calciatoreNel primo, i padroni di casa vinsero per 3-1 e la segnatura iniziale avvenne su rigore: Trucha, questo il soprannome di uno dei più calciatori della compagine del Real Oviedo, calciò dal dischetto secondo la modalità che aveva appreso dal suo tecnico. Per il pubblico di allora, la mossa fu decisamente sorprendente mentre il portiere avversario rimase sconcertato.

Il secondo confronto invece fu ancor più ricco di goals: gli austriaci vinsero per 5-2 in um match che potrebbe essere soprannominato la partite dei rigori, dato che il direttore di gare ne decretò ben 5 in totale: due per gli ospiti e tre per i padroni di casa.

Trucha, seguendo ancora il “Metodo Pentland”, realizzò in questa occasione solo un penalty, facendosi parare e respingere dal palo gli altri due.

L’allenatore inglese rimase solo una stagione al Real Oviedo,  ma in Spagna era già arrivato nel 1920, chiamato dal Racing Santander. Poi, l’epoca vincente dell’Athletic Bilbao, alternato con due passaggi sulla panchina del Atletico Madrid ed infine, allo scoppio della Guerra Civile, il rientro in patria.

Inghilterra: le squadre con maggior numero promozioni/retrocessioni

Inghilterra: le squadre con maggior numero promozioni/retrocessioni

Le possiamo chiamare squadre yo-yo, ovvero quei clubs che nel corso della loro “vita” fanno su e giù più con la massima serie. Analizzata la situazione in Italia, osserviamo come è la classifica virtuale in Inghilterra, dove è nato il calcio ed il professionismo. A partire dal 1888, il ranking vede al primo posto il Birmingham City, militante nella stagione 2015-2016 in Championship.

Al secondo posto, la sorpresa dell’attuale Premier League, ovvero il Leicester City. Sul gradino più basso del podio si posiziona il ricco Manchester City, che probabilmente, in virtù dei proprietari arabi, non vedremo più variare il suo attuale totale di 21 saliscendi.

NB: fra parentesi il nome precedente del club

Birmingham City (Small Heath, Birmingham) [24]
up: 12: 1894, 1901, 1903, 1921, 1948, 1955, 1972, 1980, 1985, 2002, 2007, 2009
down: 12: 1896, 1902, 1908, 1939, 1950, 1965, 1979, 1984, 1986, 2006, 2008, 2011

Leicester City (Leicester Fosse) [23]
up: 12: 1908, 1925, 1937, 1954, 1957, 1971, 1980, 1983, 1994, 1996, 2003, 2014
down: 11: 1909, 1935, 1939, 1955, 1969, 1978, 1981, 1987, 1995, 2002, 2004

Manchester City (Ardwick) [21]
up: 11: 1899, 1903, 1910, 1928, 1947, 1951, 1966, 1985, 1989, 2000, 2002
down: 10: 1902, 1909, 1926, 1938, 1950, 1963, 1983, 1987, 1996, 2001

Bolton Wanderers [19]
up: 9: Foun, 1900, 1905, 1909, 1911, 1935, 1978, 1995, 1997, 2001
down: 10: 1899, 1903, 1908, 1910, 1933, 1964, 1980, 1996, 1998, 2012

Sheffield Wednesday (The Wednesday) [18]
up: 9: 1892, 1900, 1926, 1950, 1952, 1956, 1959, 1984, 1991
down: 9: 1899, 1920, 1937, 1951, 1955, 1958, 1970, 1990, 2000

West Bromwich Albion [18]
up: 9: Foun, 1902, 1911, 1931, 1949, 1976, 2002, 2004, 2008, 2010
down: 9: 1901, 1904, 1927, 1938, 1973, 1986, 2003, 2006, 2009

Sunderland [18]
up: 9: 1890, 1964, 1976, 1980, 1990, 1996, 1999, 2005, 2007
down: 9: 1958, 1970, 1977, 1985, 1991, 1997, 2003, 2006, 2017

Middlesbrough [18]
up: 9: 1902, 1927, 1929, 1974, 1988, 1992, 1995, 1998, 2016
down: 9: 1924, 1928, 1954, 1982, 1989, 1993, 1997, 2009, 2017

Derby County [15]
up: 7: Foun, 1912, 1915, 1926, 1969, 1987, 1996, 2007
down: 8: 1907, 1914, 1921, 1953, 1980, 1991, 2002, 2008

Sheffield United [14]
up: 7: 1893, 1939, 1953, 1961, 1971, 1990, 2006
down: 7: 1934, 1949, 1956, 1968, 1976, 1994, 2007

Nottingham Forest [14]
up: 7: 1892, 1907, 1922, 1957, 1977, 1994, 1998
down: 7: 1906, 1911, 1925, 1972, 1993, 1997, 1999

Burnley [14]
up: 7: Foun, 1898, 1913, 1947, 1973, 2009, 2014, 2016
down: 7: 1897, 1900, 1930, 1971, 1976, 2010, 2015

Norwich City [14]
up: 7: 1972, 1975, 1982, 1986, 2004, 2011, 2015
down: 7: 1974, 1981, 1985, 1995, 2005, 2014, 2016

Chelsea [13]
up: 7: 1907, 1912, 1930, 1963, 1977, 1984, 1989
down: 6: 1910, 1924, 1962, 1975, 1979, 1988

Crystal Palace [13]
up: 7: 1969, 1979, 1989, 1994, 1997, 2004, 2013
down: 6: 1973, 1981, 1993, 1995, 1998, 2005

West Ham United [13]
up: 7: 1923, 1958, 1981, 1991, 1993, 2005, 2012
down: 6: 1932, 1978, 1989, 1992, 2003, 2011

Wolverhampton Wanderers [13]
up: 6: Foun, 1932, 1967, 1977, 1983, 2003, 2009
down: 7: 1906, 1965, 1976, 1982, 1984, 2004, 2012

Newcastle United [13]
up: 7: 1898, 1948, 1965, 1984, 1993, 2010, 2017
down: 6: 1934, 1961, 1978, 1989, 2009, 2016

Leeds United [12]
up: 6: 1924, 1928, 1932, 1956, 1964, 1990
down: 6: 1927, 1931, 1947, 1960, 1982, 2004

Stoke City (Stoke) [12 ]
up: 6: Foun, 1891, 1922, 1933, 1963, 1979, 2008
down: 6: 1890, 1907, 1923, 1953, 1977, 1985

Manchester United (Newton Heath) [11]
up: 6: 1892, 1906, 1925, 1936, 1938, 1975
down: 5: 1894, 1922, 1931, 1937, 1974

Notts County [11]
up: 5: Foun, 1897, 1914, 1923, 1981, 1991
down: 6: 1893, 1913, 1920, 1926, 1984, 1992

Preston North End [11]
up: 5: Foun, 1904, 1913, 1915, 1934, 1951
down: 6: 1901, 1912, 1914, 1925, 1949, 1961

Queen’s Park Rangers [10]
up: 5: 1968, 1973, 1983, 2011, 2014
down: 5: 1969, 1979, 1996, 2013, 2015

La serie di rigori con maggior numero di errori: Steaua-Barcellona 1986 (video)

La serie di rigori con maggior numero di errori: Steaua-Barcellona 1986 (video)

Appartiene alla finalissima di Coppa dei Campioni 1985/86 il record della serie di rigori con il maggior numero di errori. Steaua Bucarest e Barcellona si affrontarono nell’atto finale a Siviglia il 7 maggio.

Dopo i 90 minuti ed i tempi supplementari, il risultato non si era schiodato dallo 0-0 iniziale. Si arrivò pertanto alla lotteria dei rigori, la seconda volta nella storia della competizione. Ed il portiere rumeno Duckadam divenne l’eroe della notte andalusa con ben 4 tiri parati, una percentuale straordinaria del 100%.

La serie degli otto tiri, di cui solo 2 vennero trasformati, rese inutili le due parate dell’estremo difensore dei blaugrana Urruti. La percentuale di realizzazione fu appena del 25%, la più bassa finora registrata.

Il tabellino dei rigori di Steaua Bucarest – Barcellona

Steaua                      Barcellona
Majaru (parato)  0-0 Alesanco (parato) 0-0
Bölöni (parato)   0-0 Pedraza (parato) 0-0
Lacatus (goal)    1-0 Pichi Alonso (parato) 1-0
Balint  (goal)      2-0 Marcos (parato) 2-0

La vita di Guy Roux, eterno tecnico dell’Auxerre per 44 anni

La vita di Guy Roux, eterno tecnico dell’Auxerre per 44 anni

Con il passare degli anni nel mondo del calcio le cose sono cambiate alla velocità della luce: tra sponsor, tecnici, ingaggi, procuratori approfittatori e diritti di riscatto, sono molti i valori che sono andati persi, tra cui l’affezionarsi ad una squadra e cercare di fare la storia di una società con il proprio lavoro. Alcuni allenatori infatti sono diventati l’emblema di un unico club, basti pensare a Sir Alex Ferguson alla guida dei Red Devils per ben ventisei anni o ad Arsene Wenger sulla panchina dell’Arsenal da tempo immemore.

Ma il record di anni consecutivi sulla panchina della stessa squadra è detenuto da un francese, Guy Roux che ha allenato l’Auxerre dal 1961 al 2005, ben 44 anni consecutivi !!! Roux giocò con l’Auxerre per tre anni, dal 1954 al 1957 e nell’anno del ritiro dal calcio giocato (1961) venne subito nominato allenatore del club, allora militante in terza divisione, accontentandosi di uno stipendio di soli 600 franchi e rifiutando di ricevere premi partita. Nel lunghissimo periodo trascorso sulla panchina, Roux raggiunse risultati incredibili: partendo dai bassifondi del calcio transalpino, riuscì ad arrivare in finale di Coppa di Francia nel 1979, per poi  vincerla successivamente ben quattro volte (1994, 1996 ,2003, 2005).

Nel frattempo, dopo aver ottenuto la promozione nella massima serie nel 1980, riuscì a vincere il titolo nazionale nel 1996, primo ed unico nella storia del club. Una sola interruzione durante il “regno” dell’uomo nato a Colmar nel 1938: avvenne nella stagione 2000-01, ma a fermarlo non fu un presidente autoritario, quanto il suo cuore che fece un pò le  bizze e lo costrinse a ricorrere ad un periodo di riposo forzato.

Il suo duro lavoro, basato su uno stretto contatto sui giocatori e soprattutto su una rosa molto giovane cresciuta in casa, si tradusse anche in successi importanti sul fronte europeo: dapprima raggiunse le semifinali di Coppa Uefa nel 1993, perdendo ai rigori contro il Borussia Dortmund l’accesso alla finale contro la Juventus mentre vinse l’Intertoto nel 1997.

Nella 2010 si guadagnerà l’accesso alla fase a gironi della Champions League con il terzo posto in Ligue 1: superato nel play-off niente di meno che lo Zenit San Pietroburgo, il sorteggio lo inserirà nel girone della morte con Real Madrid, Milan ed Ajax. Una sola vittoria contro gli olandesi lo relegherà all’ultimo posto.

Il suo modo di lavorare e di relazionarsi con il gruppo era molto conosciuto e apprezzato: infatti instaurava con i calciatori un rapporto quasi paterno controllandolo in ogni istante della giornata e spesso pedinandoli in discoteche e altri luoghi di incontro per evitare che si deconcentrassero da quelli che erano gli impegni calcistici e professionali. Grazie al suo modo di lavorare riuscì a far nascere delle vere e proprio stelle nel mondo da calcio da Djibril Cissé, passando per Taribo West, Philippe Mexes, Basile Boli, Laurent Blanc ed arrivando a Bacary Sagna, senza dimenticare un certo Eric Cantona.

Le basi del suo lavoro, costruito assieme al presidente del club  Jean-Claude Hamel, furono fin da subito spese contenute e lancio di giovani del vivaio. Poi sul finire degli Anni Settanta, grazie alla cessione della stella locale Olivier Rouyer per la ragguardevole cifra di 300 milioni di lire dell’epoca, l’inseparabile duo decide di investire la somma nell’acquisto di una vecchia fattoria situata a qualche centinaio di metri dallo stadio.

Nasce così un centro di formazione che diventerà il migliore del paese, sfornando in continuazione talenti. Roux che ha sempre dato molto peso alle sue parole, disse in merito: “I giocatori noi ce li fabbrichiamo in casa, non siamo miliardari e da noi un franco é un franco…”.

Al momento del suo addio al club della Borgogna, avvenuto subito dopo la vittoria della quarta coppa di Francia, farà un discorso molto semplice per spiegare la scelta: “È tempo che io mi ritiri; ho riflettuto per diverse settimane e ho capito che è un passo necessario. Voglio lasciare prima del declino e penso che questo sia il momento giusto. Smetto dopo una stagione magnifica”.

Dopo l’addio del tecnico alsaziano, l’Auxerre subirà un inarrestabile declino che lo porterà fino alla Ligue 2 dove milita ancora oggi.

Una brevissima esperienza al Lens nel 2007, solo quattro partite, non intaccò minimamente la figura carismatica. Anzi, la sua volontà di rientrare nel mondo del calcio comportò una modifica al regolamento che fece interessare alla questione anche l’allora presidente della Francia Nicolas Sarkozy.

Le norme della Lega transalpina prevedevano che il limite d’età per un tecnico fosse di 65 anni: Guy aveva già spento 68 candeline e così, visto il carisma e la qualità dell’uomo, venne apportata la modifica ad un regolamento obsoleto del 1974.

Attualmente è commentatore sportivo in occasione delle competizioni nazionali ed europee, con una particolare attenzione rivolta alla sua salute, dato che nel corso degli ultimi anni diverse volte era stato l’annuncio della sua morte, quasi una dorma di scaramanzia.

In Francia Guy Roux è considerato una vera e propria leggenda vivente per il suo modo di lavorare e per l’amore trasmesso ad un’unica squadra, chissà se il futuro ci riserverà ancora allenatori del genere..

Le frasi famose di Guy Roux

Un piccolo salto è ancora più elevato rispetto ai grandi salti.

Una partita di calcio è giocata con 3 arbitri così ci sono 3 volte più probabilità di errori arbitrali.

Quanto più si cambia , maggiore è la possibilità di sbagliare.

Sono stati prima i galli ad aver covato.

Se si dovessero punire tutti i giocatori che escono da un locale notturno , non si potrebbe convocare mai nessuno.

Autore: Angelo Losco

Che fine ha fatto Farinos: dall’Inter a futuro allenatore

Che fine ha fatto Farinos: dall’Inter a futuro allenatore

Javier Farinós fu un centrocampista spagnola degli Anni Duemila che, dopo aver iniziato la carriera passando dalle giovanili alla prima squadra del Valencia, firmò con l’Inter proprio nel 2000, ovvero l’estate successiva alla finale di Champions League persa a Parigi contro il Real Madrid con un secco 3-0. Sulla panchina valenciana si sedeva Hector Cuper, che poi ritroverà successivamente in Italia.

La società nerazzurra sborsò ben 19 milioni di euro per assicurarsi le prestazioni dell’allora 22-enne che sembrava destinato ad un luminoso futuro; aveva infatti già vestito per due volte la camiseta delle Furie Rosse, giocando contro Polonia ed Olanda in incontri amichevoli.

Il suo debutto nel professionismo avvenne a soli 18 anni, sotto la guida tecnica di Jorge Valdano mentre l’anno successivo arriverà Claudio Ranieri che lo lancerà definitivamente nel calcio che conta.

farinos in maglia InterL’esperienza nerazzurra non fu però entusiasmante: il biennio si chiude con il triste pomeriggio dell’Olimpico quando la Lazio surclassa i milanesi per 4-2 e strappano lo scudetto consegnandolo alla Juventus.

Nel mercato di riparazione del gennaio 2003 viene ceduto in prestito al Villareal: con i “sottomarini gialli” trova la continuità che gli permette, dopo soli sei mesi di fare rientro in nerazzurro. Lascerà Milano per sempre nell’estate 2004, tornando in patria.

Maiorca, Hercules, Levante ed infine ancora Villarreal le sue ultime tappe calcistiche, conquistando in totale, una Coppa del Re ed una Supercoppa di Spagna. Si ritirerà nel 2014.

Purtroppo i diversi guai fisici, in particolare al tendine d’Achille, posero fine prematuramente alla carriera di un calciatore che non riuscì a dimostrare tutto il suo valore.

Una curiosità: il suo procuratore fu Jorge Cyterszpiler, il primo di un calciatore che ebbe maggior fortuna, un certo Diego Armando Maradona.

Attualmente Farinos sta studiando per ottenere il patentino di allenatore UEFA e fa parte del corpo tecnico delle selezioni Under 15 e 16 della Comunità Valenciana.

Farinos: La curiosità

Il 21 marzo 2002, in occasione del match di ritorno dei quarti di finale di Coppa Uefa contro il club che lo lanciò, il Valencia appunto, l’espulsione nei minuti finale di Francesco Toldo, avvenuta con i tre cambi ormai effettuati, comportò l’ingresso fra i pali di Farinos.

Indossata la divisa ed i guanti, lo spagnolo si disimpegnò bene, tanto che i nerazzurri riuscirono a passare il turno proprio grazie alla vittoria in terra spagnola per 1-0.

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