La prima cronoscalata al Tour de France

Tour de France e montagne, un binomio dai Pirenei alle Alpi: quando si svolse la prima cronoscalata sulle strade francesi

La prima cronoscalata inserita in un Giro di Francia si svolse nel 1958, domenica 13 luglio, e venne vinta dal lussemburghese Charly Gaul. La tappa in salita contro il cronometro prevedeva la partenza da Bedoin, un piccolo comune situato nel dipartimento di Vaucluse della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, con arrivo sulla celebre vetta del Mont Ventoux, anche noto come il Monte Calvo. La distanza fu di 21,5 Km, percorsi dal vincitore in poco più di un’ora, precisamente in 1 h 02 min e 9 secondi, per una media oraria inferiore ai 20 km.

Era la quarta volta che gli organizzatori della corsa a tappe inserivano l’epica montagna, la prima come arrivo di tappa.

Da quel momento divenne normale “disegnare” una frazione contro il tempo ed in salita. Le due successive tappe, nel 1959 e nel 1962, vennero entrambe vinte dallo spagnolo Bahamontes. La prima delle due vedeva i corridori arrivare al Puy de Dome, anno in cui l’iberico si aggiudicò la classifica generale; la seconda invece trionfò sul traguardo di Superbargenes.

Finora sono solo 19 le cronoscalate disputate al Tour de France su un totale di 206 frazioni contro il tempo. L’ultima si tenne nel corso dell’edizione 2016, quando fu l’inglese Chris Froome ad aggiudicarsi la frazione da Sallanches a Megève.

Nel 1983 la crono al Puy de Dome vide sul podio il binomio spagnolo, con la vittoria di Arroyo ed il secondo posto di Pedro Delgado. Curiosamente, nell’epoca Indurain, venne inserita solo una di queste speciali tappe. Il navarro infatti, spesso “ammazzava” la corsa transalpina nelle lunghissime crono, imponendo distacchi abnormi e che toglievano ben presto interesse alla gara.

Il luglio 1994 però, fu il lettone Piotr Ugrumov a dominare la frazione con arrivo a Morzine Avoriaz, percorrendo i 47,5 km della tappa a 34,338 di media e distaccando Pantani di 1’38” mentre solo terzo fu Indurain, a 3’16”.

Tutte le cronoscalate al Tour de France
NrDataVincitoreKm/HrPartenzaArrivoDistanza
113/07/1958Gaul, Charly (LUX)20.756BEDOUINMONT VENTOUX21,5
210/07/1959Bahamontes, Federico (SPA)20.689CLERMONT-FERRANDPUY-DE-DOME12,5
306/07/1962Bahamontes, Federico (SPA)22.792BAGNERES-DE-LUCHONSUPERBAGNERES18,5
410/07/1965Gimondi, Felice (ITA)26.774AIX-LES-BAINSMONT REVARD26,9
517/07/1977Van Impe, Lucien (BEL)24.839MORZINEAVORIAZ14
629/06/1979Hinault, Bernard (FRA)26.812BAGNERES-DE-LUCHONSUPERBAGNERES23,9
713/07/1979Hinault, Bernard (FRA)34.750EVIANMORZINE-AVORIAZ54,2
816/07/1983Arroyo Lanchas, Angel (SPA)22.978CLERMONT-FERRANDPUY-DE-DOME15,6
921/07/1983Van Impe, Lucien (BEL)25.603MORZINEAVORIAZ15
1015/07/1984Fignon, Laurent (FRA)31.291LES ECHELLESLA RUCHERE-EN-CHARTREUSE22
1119/07/1987Bernard, Jean-Francois (FRA)27.500CARPENTRASMONT VENTOUX36,5
1215/07/1988Delgado Robledo, Pedro (SPA)36.538GRENOBLEVILLARD DE LANS38
1316/07/1989Rooks, Steven (NED)33.097GAPORCIERES MERLETTE39
1412/07/1990Breukink, Erik (NED)35.345FONTAINEVILLARD DE LANS33,5
1522/07/1994Ugrumov, Pjotr (LET)34.338CLUSESMORZINE-AVORIAZ47,5
1607/07/1996Berzin, Evguyny (RUS)35.271BOURG SAINT MAURICEVAL D’ISERE30,5
1718/07/2001Armstrong, Lance (USA)28.467GRENOBLECHAMROUSSE32
1821/07/2004Armstrong, Lance (USA)23.400BOURG D’OISANSL’ALPE D’HUEZ15,5
1921/07/2016Froome, Christopher (GBR)33.207SALLANCHESMEGÈVE17

Perchè i ciclisti bevono la Coca-Cola in gara?

Bere la Coca-Cola mentre si va in bici: è strano che lo faccia un ciclista amatoriale, ancor di più vederlo fare ad un professionista dello sport delle due ruote.

Eppure la celebre bevanda gassata va d’accordo con i corridori anche nel bel mezzo di una corsa: un sorso dalla lattina e via all’inseguimento di chi sta in fuga oppure a “menare” l’andatura in testa al gruppo.

Ma quali sono i benefici di bere Coca-Cola per un ciclista?

Attenzione, bere un pò della famosa bibita gassata non aiuta a vincere le corse, ma permette, soprattutto dopo il rifornimento a fine pasto, di migliorare la digestione per un aumento della secrezione dei succhi gastrici, dovuta alla presenza della caffeina nella bibita.

Inoltre, durando le corse 7-8 ore, per alcuni ciclisti risulta comodo, magari anche in situazioni d’emergenza e sprovvisti delle classiche barrette, ricorrere ad un lattina (in genere quelle mini) da cui attingere gli zuccheri necessari. Basti pensare che la Coca-Cola è uno dei main sponsor del Tour de France da diversi anni, tanto che in corsa non è raro vedere i ciclisti maneggiare lattine da 20cc, stando poi attenti che non finiscano sul manto stradale ed ostacolando la marcia dei colleghi.

Chi vincerà il Tour de France 2017?

Tour de France 2017, chi vincerà? Sebbene in piena campagna del Nord, con Parigi-Roubaix, Amstel Gold Race e Liegi-Bastogne-Liegi ancora di disputare, oltre alla gustosa 100-esima edizione del Giro d’Italia, i pretendenti a vestire la maglia gialla sui Campi Elisi il prossimo 23 luglio si stanno già studiando e, a volte, anche nascondendo dagli avversari. Al momento non pare esserci gara: l’inglese Chris Froome parte con i favori del pronostico ed anche nettamente.

I possibili avversari arrivano dall’altra parte del mondo (ciclistico): l’australiano Porte ed il colombiano Quintana sembrano al momento i pretendenti più per un posto sul podio che come possibili vincitori. Poi a seguire, diversi outsiders come Zakarin, Valverde, l’eterno Contador, la speranza francese Pinot.

E gli italiani? Se Nibali ed Aru disputeranno la corsa Rosa da protagonisti, difficile vederli in lotta sulle strade transalpine per la vittoria finale, sebbene la voglia di vedere il tricolore e sentire le note dell’Inno di Mameli sia sempre tanta.

Ecco allora le quote di alcuni dei principali bookmakers

Bwin (al 08-04-2017)

Sisal Matchpoint

William Hill

Il Tour de France che ispirò Freddy Mercury ed i Queen

L’estate 1978 stava disegnando nel cielo del ciclismo la stella di Bernard Hinault: “il tasso”, come veniva chiamato, avrebbe vinto nel caldo luglio francese la sua prima (di cinque) Grande Boucle. Il bretone partiva nel lotto dei favoriti, dopo aver vinto in primavera la Vuelta di Spagna; inoltre il vincitore dell’edizione 1976, il belga Lucien Van Impe, si era fratturato la clavicola mentre il connazionale Bernard Thevenet appariva fuori forma, tanto che nel corso della 11-esima tappa fu costretto al ritiro.

Se per le prime due settimane sembrò una corsa dal pronostico aperto, l’ultima settimana si trasformò in una lotta a due fra Hinault e Joop Zoetemelk, quando il leader della corsa Michel Pollentier venne letteralmente sbattuto fuori dalla corsa dopo la vittoria all’Alpe d’Huez. Infatti il belga, dopo essersi aggiudicato una delle tappe regina ed aver conquistato la maglia gialla, venne scoperto a falsare il controllo antidoping, utilizzando una sorta di vescica artificiale, al fine di poter immettere urina “pulita” nella provetta del test.

Zoetemelk ottenne così il simbolo del primato, strappato dal francese in occasione della crono individuale con arrivo a Nancy e conservato dallo stesso fino ai Campi Elisi.

Mentre tutto questo susseguirsi di emozioni avveniva sulle strade francesi, la rock band dei Queen stava chiusa negli studi di registrazione del sud del paese, dove avrebbe dato vita ad un album con canzoni rimaste nella storia della musica come Fat Bottomed Girls e Don’t Stop Me Now. Un’altra opera contenuta nell’album sarà invece Bicycle Race.

I Queen avevano iniziato a produrre presso i Super Bear Studios, a Berre-les-Alpes vicino alla Costa Azzurra. Poi, quasi mossi da ispirazione, decisero di andare in direzione nord, presso i Mountain Studios a Montreux, e fu la cosa buona e giusta.

Mentre si trovavano nella città svizzera, si svolgeva la 18-esima tappa del Tour da Morzine a Losanna e lo spettacolo, parve, ispirò Freddie Mercury nel comporre proprio Bicycle Race.

La tappa si movimentò grazie all’attacco di Mariano Martinez, teso a conquistare la maglia a pois, il simbolo della classifica degli scalatori, fino a quel momento sulle spalle di Hinault; un attacco fortunato, dato che il bretone era concentrato sul bersaglio grosso, il Tour.

Martinez passò in vetta sul Pas-de-Morgins sul confine franco-elvetico ed anche sulla Côte de Blonay, non molte ore dopo che Mercury era giunto a Montreux.

Martinez venne ripreso da gruppo ed a soli 8 km dal traguardo, un gruppo comprendente Gerrie Knetemann, Joseph Bruyère, Paul Wellens, Joaquin Agostinho e Edouard Janssens, partì in fuga.

A 2 soli chilometri dalla meta, Knetemann s’involò ed andò a trionfare con 13 secondi di vantaggio su Bruyère. Zoetemelk mantenne la maglia gialla, che avrebbe perso soltanto due giorni dopo.

Tre mesi dopo quella magnifica tappa, Bicycle Race venne edita come single. Raggiunse la posizione N° 11 nella classifica UK ed la n° 24 in quella americana. Altra storia fu quella del video, che provocò scandalo per l’epoca. Affittato il Wimbledon Greyhound Stadium, 65 ragazze completamente nude vennero fatte girare in bici sull’anello del circuito, impegnate in una gara.

Quando l’azienda che aveva noleggiato le bici scoprì che fanciulle nude, seppur graziose, si erano sedute, pretese che venissero acquistati tutti i sellini!!!

La vincitrice della gara fu ritratta sulla copertina del 45 giri mentre all’interno del LP Jazz era possibile trovare in omaggio un poster rappresentante una bella panoramica delle cicliste nude. Questo video fu censurato perché considerato troppo spinto per l’epoca.

Floyd Landis: dal Tour (perso) al negozio di cannabis

Floyd Landis passò dall’altare alla polvere nel giro di poche settimane, in occasione del Tour 2006, quando la lista di partenza venne falcidiata per via dell’Operacion Puerto. La vittoria, che gli arrise sui Campi Elisi il 23 luglio, venne smascherata dapprima con la pubblicazione (26 luglio) da parte  il quotidiano danese Ekstra Bladet e prontamente confermata dai responsabili dell’antidoping francese, che uno dei ciclisti meglio piazzati in classifica era stato trovato positivo ad un controllo nella tappa di Morzine.

Il giorno successivo, la compagine dell’americano, la Phonak, indicò in Landis l’uomo “beccato” in flagrante. Per l’UCI divenne praticamente immediata la squalifica ed il Tour venne assegnato al secondo classificato, lo spagnolo Oscar Pereiro, vittoria poi confermata ad un anno di distanza dopo l’appello.

Landis motivò l’assunzione di testosterone, tale era la sostanza ritrovata nelle urine, per le cure a cui si sottoponeva in seguito ad un problema alla tiroide. Tuttavia la federazione internazionale non accolse in alcuna maniera la giustificazione, squalificandolo per due anni. Rientrato alle corse nel 2009, non partecipò più a nessuna grande corsa a tappe, navigando nel più completo anonimato.

Con una mail scritta il 30 aprile 2010 e spedita ai vertici del ciclismo statunitense e mondiale, Landis indicando in maniera precisa le pratiche dopanti messe in atto nella US Postal e gestite dal ds Johan Bruyneel che stavano dietro i successi di Lance Armstrong. Anche grazie a tali accuse, verrà dato avvio al processo di revisione sul comportamento tenuto dal texano e che porterà l’UCI a toglierlo dall’ordine arrivo di tutte le corse per squalifica.

Ma  torniamo a Landis, che dopo essersi ritirato alla fine del 2010, decise inizialmente di aprire un negozio di biciclette, quasi un passaggio obbligato per tanti ex del pedale. Poi, nel giugno 2016, l’uomo che vive a Denver nel Colorado ha deciso di aprire un negozio di rivendita di cannabis, sostanza che nello stato americano è assolutamente legale.

La curiosità

Arriva da una famiglia di religione mennonita, in Italia più noti con la definizione di Amish, motivo per cui fin da bambino gli venne vietato di girare con pantaloncini corti.

Suo padre si opponeva alla pratica sportiva del ciclismo fin dalla tenera età del figlio Floyd, che si vedeva così costretto ad uscire presto al mattino, al sorgere del sole, per non venire scoperto.

Dapprima iniziò con la mountain-bike, diventando poi anche campione nazionale nella categoria junior.

I dati biografici

Floyd Landis nacque il 14 ottobre 1975 a Farmersville, Pennsylvania. Divenne professionista a partire dal 1999, militando nella Mercury, US Postal, Phonak, OUCH-Maxxis ed infine con la UnitedHealthcare. Nel suo palmarés vante le vittorie della Vuelta al Algarve, una Parigi-Nizza ed un Tour della California.

Tour 1989: la partenza in ritardo al prologo di Delgado

Che il Tour de France 1989 sarebbe stato un alternarsi di emozioni continue lo si capì fin da subito, il giorno del cronoprologo. Con partenza dal Granducato del Lussemburgo, i soli 7.8 km del percorso sarebbero dovuti servire soltanto a sgranare il gruppo dei partenti ed assegnare la maglia gialla in maniera “comoda”, anziché con la classica volata compatta, spesso troppo rischiosa per i tanti che avrebbero desiderato tagliare per primo il traguardo.

Pedro Delgado si era aggiudicato l’edizione precedente fra le polemiche. A pochi giorni dalla conclusione della Grande Boucle infatti, un controllo evidenziò come lo spagnolo avesse utilizzato il Probenecid, un diuretico in grado di nascondere l’assunzione di steroidi anabolizzanti. Tuttavia il corridore non venne escluso dalla corsa, essendo quello in questione un prodotto vietato dal CIO ma non dall’UCI, scatenando così le polemiche delle squadre avversarie della Reynolds. Sebbene l’anno successivo lo spagnolo verrà completamente scagionato, il prodotto in questione venne proibito dall’UCI solo un mese dopo la conclusione della corsa.

Delgado arrivava dunque in Francia con i panni del favorito: oltre ad indossarli (maglia gialla alla partenza), gli esperti lo indicavano come l’uomo da battere, forte in montagna e a cronometro, ed accompagnato da una squadra affidabile.  Il francese Laurent Fignon, padrone di casa, vincitore del Giro d’Italia il mese precedente, veniva visto ben difficilmente capace di “doppiare” mentre Lemond, dopo l’incidente di caccia in cui rischiò di morire, pareva ormai lontano dai tempi migliori.

Il primo luglio però accadde l’imponderabile: dopo essersi presentato regolarmente alla firma di partenza, Delgado andò a completare il riscaldamento. Ma, al momento di prendere il via, lo sconcerto generale , in primis dei giudici: lo spagnolo non era ancora arrivato alla partenza e non si sapeva dove fosse finito!!!

Finalmente, dopo ben 2 minuti e 40 secondi, l’iberico prese il via, uno svantaggio enorme per pensare non solo di vincere, ma anche di inserirsi nei primi posti di tappa. Sebbene il ritardo, inspiegabilmente accumulato, potesse averlo infastidito oltremodo, il tempo complessivo fu di soli 14 secondi superiori a quello registrato dal vincitore di giornata, l’olandese Erik Breukink, che si era aggiudicato il simbolo per primato con sei secondi di vantaggio su Fignon, Sean Kelly e Greg LeMond.

Ma tale distacco, sommato alla “dimenticanza”, lo aveva fatto precipitare a 2′ 54″ complessivi dalla maglia gialla, ultimo in classifica, segnando anche un curioso record negativo. Fu la prima volta (e tuttora rimane) che il vincitore dell’edizione precedente si trovasse in fondo alla graduatoria l’anno successivo!!!!

Ma i guai non erano finiti. Il menù del giorno seguente prevedeva due semitappe. Se in mattinata il portoghese Acácio da Silva vinse, conquistando anche la maglia, nel pomeriggio la cronosquadre si rivelò un disastro per la compagine di Delgado. Ad un certo punto addirittura, i compagni lo dovettero aspettare per non fargli perdere ulteriore terreno in classifica. Dopo due giorni, lo spagnolo aveva già circa sette minuti di ritardo da Fignon, vincitore di tappa con la Super U.

Per Delgado le restanti 19 tappe si rivelarono una corsa ad inseguimento. Sulle montagne fu letteralmente scatenato e, sebbene non riuscì a vincere alcuna tappa, si classificò sul terzo gradino del podio di Parigi, a 3’34” dal vincitore, l’americano Greg Lemond che seppe sorpassare proprio su Campi Elisi il capoclassifica Fignon. Nessuno potrà mai stabilire con certezza se Delgado avrebbe lottato alla pari fin sul traguardo finale se non si fosse “addormentato” il primo giorno, quel che è certo è che il Tour de France 1989 rimarrà per sempre negli annali del ciclismo.

Questo articolo lo dedico a Chiucchierino de Jangeli, fervida mente ed appassionato lettore delle storie di Barcalcio, nonchè amante dello sport e della sua storia.

Il manubrio da triatleta: il fattore che aiutò Lemond a vincere il Tour de France

Fece la storia del ciclismo la vittoria “in volata” dell’americano Greg Lemond nel Tour de France 1989: il minor distacco mai registrato nella classifica finale della corsa francese, e per di più, con un sorpasso avvenuto nella crono finale di Parigi. Lo sconfitto, il compianto francese Laurent Fignon, già pregustava il successo (sarebbe stato il terzo) nonché l’accoppiata Giro-Tour  riuscita soltanto a pochi “eletti”.

Ad aiutare, si fa per dire, fu l’utilizzo di un’attrezzatura che nel ciclismo si strada era riservato soltanto  al triathlon, ovvero il manubrio arcuato che permette di acquisire una posizione aerodinamica al massimo e sfruttando così i lunghi rapporti.

Prima che iniziasse la corsa, l’americano aveva chiesto il permesso alla direzione di corsa di poter utilizzare tale manubrio, onde evitare possibili polemiche o ricorsi in caso di vittoria.

All’ultima tappa, che si concludeva sui Campi Elisi, Fignon vantava 58 secondi di vantaggio

Il francese, inconscio di ciò che sarebbe successo e sicuro di sè, prese una bici normale e senza casco, prese il via per ultimo. Il californiano invece, mise a punto la sua strategia fino in fondo: bicicletta con ruota lenticolare, casco aerodinamico e manubrio modello triathlon, appunto. Fu tale la forza che sprigionò sui pedali che fu in grado di dare al rivale circa 2.4 secondi al km, sufficiente per completare la rimonta e compiere i 24.5 km che separano Versailles da Parigi in un minuto e sei secondi meno del rivale.

Dopo quella tremenda sconfitta Fignon si avvierà mestamente verso il declino, non cogliendo più vittorie di prestigio.

Lemond invece, vincerà anche il mondiale a Chambery, sempre sul suolo francese e l’anno successivo sarà primo ancora al Tour de France, realizzando un prestigioso tris di vittorie e rimanendo di fatto l’unico americano ad aver vinto nella Grand Boucle, essendo state cancellate poi le vittorie conseguite da Lance Armstrong per via delle note vicende di doping.