Spectrum Philadelphia: la casa dei 76ers e di Rocky Balboa

Lo Spectrum fu la storica arena di Philadelphia in funzione dal 1967, nella quale vennero girate le scene dei primi due Rocky, la parte clou delle pellicole Anni 70-80 in cui Sylvester Stallone combatteva contro il campione del mondo Apollo Creed, raccontando la favola di un emigrato italiano che saliva sul tetto del mondo della boxe partendo dai bassifondi.

Ma lo Spectrum è stato celebre nella stessa decade per aver assistito allo spettacolo dei giganti della NBA ed in particolar modo di Julius Erving, stella dei 76ers, vincitori del titolo 1983.

L’inaugurazione

L’arena venne terminata il 30 settembre 1967, al costo di 7 milioni di dollari dell’epoca, sborsati dai Philadelphia 76ers ed i Flyers, la franchigia locale di hockey NHL che fece doppietta nel 1974-1975. Entrambe le squadre useranno la struttura per ben 30 anni. Lo abbandoneranno soltanto nel 1996, quando il Wells Fargo Center aprirà le sue porte, accogliendo entrambe le squadre. Lo Spectrum ha visto anche altre franchigie utilizzarlo nel corso della storia: Philadelphia Wings (NLL), Kixx (NPSL), ed i Phantoms (AHL). Non manca nemmeno un elenco illustre di campioni che hanno avuto il palazzo come luogo abituale dei loro shows, Julius Erving, Maurice Cheeks, Wilt Chamberlain, Hal Greer, Bobby Jones e Billy Cunningham, tutti campioni che hanno poi visto ritirare la loro maglia, vedendola appesa sul soffitto.

Non solo franchigie ma anche grandi eventi si tennero nel palazzo. Gli All Star Game di NHL e NBA nel 1976, oppure la finale per il titolo NCAA East-Regionals (Duke vs. Kentucky) del 1992. Tale match fu indimenticabile per l’andamento. Con soli due secondi allo scadere, Christian Laettner segnò il canestro della vittoria ricevendo il pallone da una rimessa da fondo campo e tirando dalla linea dei tre punti girandosi sul piede perno in un amen e dando la vittoria con il più classico  dei buzzer beater ai suoi Devils (Duke).

Circa 600 eventi hanno affollato gli spalti e con una lista di artisti di spessore. L’ultima performance live di Elvis Presley (28 maggio 1977), Bruce Springsteens con 8 shows da sold-out(1981), Billy Joel (1993), ed i combattimenti di Mike Tyson vs. Buster Mathis Jr. (16 dicembre 1995) e Joe Frazier vs. Tony Doyle (17 ottobre 1967). Non meno importante il concerto dei Rolling Stones con  Stevie Wonder nel luglio del 1972

Dovendo fare un paragone, lo Spectrum stava a Philadelphia come il Madison Square Gardens sta (tuttora) a New York.

Tristemente, nel 2011 l’arena è stata abbattuta per fare spazio ad un hotel collegato con il nuovo complesso Philly Live! sorto in zona, diventando in parte un grosso parcheggio.

L’ultimo saluto al palcoscenico, sul quale si sono esibiti nel corso degli anni grandi stelle come The Who, Pink Floyd, Guns’n’Roses, Bruce Springsteen, Grateful Dead, U2, Queen, è stato dato dai Pearl Jam, che suonarono per ben 4 notti di fila, dal 27 al 31 ottobre. La rock band volle rendere omaggio alla casa dello sport (e non solo) modificando la gran parte delle setlist di serata in serata: su un totale di 133 pezzi suonati, 104 sono stati eseguiti un’unica volta nel corso dei 4 concerti. L’ultimo show, dopo il quale l’arena è stata ufficialmente chiusa, durò quasi 4 ore.

Prima della demolizione, iniziata nel dicembre 2010, la società proprietaria Comcast-Spectacor mise in vendita qualunque cimelio del palazzo, dai seggiolini ai mattoni per finire addirittura ai congelatori per gli alimenti.

Dati essenziali

Indirizzo 3601 S Broad St., Filadelfia, Pennsylvania 19148

Capienza Basket: 18 168
Hockey: 17 380

Cinque persone: il record negativo di spettatori in Argentina

Il 14 agosto 1975 il calcio argentino segnò una data storica, il record negativo di presenza sugli spalti per un match di Prima Divisione: per la penultima giornata del campionato Metropolitano, Racing Avellaneda e Rosario Central videro solo 5 persone sugli spalti.

La partita, che doveva iniziare alle ore 15.00, vide un ritardo insolito per un team professionistico. I padroni di casa infatti, non erano riusciti a racimolare un numero sufficiente di calciatori 16 fra titolati e panchinari. Allora il commissario di campo Luis Alvez, alle 15:15, assieme all’arbitro Abel Gnecco firmò il documento ufficiale con cui costatò l’impossibilità di giocare, indicando la motivazione nel referto. La partita era così stata ufficialmente annullata, con tutte le conseguenze del caso.

Ma gli ospiti fecero pressione sulla federazione, manifestando la disponibilità a giocare anche più tardi e pronti ad attendere che il Racing trovasse i calciatori per giocare regolarmente. Per i rosarini, che non avevano ancora intrapreso il viaggio di ritorno, era più importante lo sport che il regolamento.

I dirigenti locali allora, “pescarono” nelle giovanili, fino all’Ottava Divisione, corrispondente ad atleti con 15 anni d’età (!!!). L’AFA allora, fissò alle ore 18.00 l’orario d’inizio; tuttavia gran parte del pubblico non era stato informato del cambio di programma ed aveva fatto regolare rientro a casa.

Così alle sei del pomeriggio, le tribune dello stadio di Avellaneda  erano praticamente deserte: cinque-persone-cinque erano arrivate!  Mentre il Racing si presentava in campo con dei ragazzini, il Central mise in formazione i giocatori della squadra Riserve, facendo subito vedere la differenza. Il risultato finale di 10-0 non ammetteva repliche.
Nel corso del secondo tempo, come da regola non scritta, circa un migliaio di persone si sedettero sugli spalti, avvertiti della modifica di calendario.

Le due formazioni

RACING: Hugo Aicardi; Sergio Paparella, Roque Babino, Vicente D’Abramo (Néstor Montelongo), Rubén Insaurralde; Marcelo Sánchez, Carlos Alberto Castriota, Carlos Voscos Giménez (Domínguez), Carlos Romero; Victorio Coronel, Luis Omar Alfonso.

ROSARIO CENTRAL: Carlos Rodríguez; Ricardo March, Jorge Pellegrini, Daniel Saita, Carlos Alberto Salinas; Norberto Rossetti, Miguel Ángel Manzi, Horacio Vigna, Omar Chiodin; Oscar Américo Agonil (Eduardo Raschetti), Miguel Ángel Juárez (Carlos Alberto Gómez).

Il tabellino marcatori, impietosamente registrò così: Agonil (2′, 4′ y 15′), Vigna (17′), Rossetti (27′), Chiodin (28′), Juárez (40′), Rossetti (46′), Raschetti (72′ y 76′).

Stadio Sarrià di Barcellona: dove nacque l’Italia vincente di Spagna 82

Lo Stadio del Sarrià fu la casa dell’Espanyol fra il 1923 ed il 1997, prima che il “secondo violino” di Barcellona si spostasse sulla collina che domina la città, il Montjuïc, presso lo Stadio Olimpico.

La storia inizia introno agli Anni Venti: il club, fin li residente in calle Muntaner, ritiene necessario spostarsi in una struttura più capiente. Ottiene allora per 170.000 pesetas, una vera fortuna per l’epoca, un terreno in Can Rabià.

Aperto il 18 febbraio, prima di terminare la costruzione, il progetto venne rivisto più volte in seguito all’esplosione dei costi che portò il club sull’orlo del tracollo finanziario. Così, al termine dei lavori, si era passati dagli ideali 40.000 posti ai soli 10.000 spettatori di capienza. Il primo match vide la vittoria dei padroni di casa per 4-1 contro il Sants.

Dopo pochi anni, venne aumentato la capienza grazie alla costruzione di un ulteriore serie di gradoni, ma è solo negli anni settanta che lo stadio assumerà la versione definitiva con due piani ulteriori che porteranno alla massima capienza di 44.000 persone.

Il Sarrià diventerà famoso per noi italiani nel 1982, quando l’Italia, inserita nel girone C del secondo turno dei Mondiali di Spagna 82, affronterà e batterà nell’ordine l’Argentina di Maradona ed il Brasile delle tante stelle, Zico e Socrates su tutti. Nei due matches, iniziati alle 17.00, un orario in cui la cosa migliore è starsene in casa in Catalogna visto  il cado, Bearzot guiderà gli azzurri a due imprese epiche che saranno trampolino di lancio verso la finale vittoriosa di Madrid.

Lo stadio fu teatro anche di alcune partite del torneo olimpico del 1992, fra cui due match dell’Italia contro Polonia (0-3) ed Irak (1-0 goal di Melli).

Sarà ancora una crisi finanziaria dell’Espanyol a determinare il destino dello stadio: a metà anni Novanta la dirigenza catalana si vide costretta a vendere il terreno agli investitori immobiliari e questa decisione trovò il consenso del governo cittadino, che aveva tutto l’interesse a trovare qualcuno che utilizzasse lo Stadio Olimpico, rimasto “orfano”.

I soci però si opposero inizialmente all’idea, in quanto la pista d’atletica andava a rompere quell’unione fra i tifosi ed i giocatori, che nel catino del Sarrià era fortissima. Tuttavia le cose andarono in modo diverso. sarrià-demolizione-stadio-barcellona

Il 21 giugno 1997 venne disputato l’ultimo incontro allo stadio, con l’Espanyol che, vincendo per 3-2 contro il Valencia, si salva all’ultima giornata. Dopo pochissimo tempo fu dato il via al processo di demolizione dell’opera. Al suo posto sorge ora un nuovo complesso immobiliare chic, poichè il quartiere omonimo da sempre era una zona di prestigio della città.

Nel periodo di permanenza nella Bombonera Perica, l’Espanyol ha vinto le quattro Coppe del re, tutte fra il 1929 ed il 1940, che sono nel suo palmares mentre nel 1988 disputò la finale di andata di Coppa Uefa contro il Bayer Leverkusen, vinta per 3-0, che rimarrà la più grande illusione nella sua storia in quanto al ritorno i tedeschi ribaltarono il punteggio ed alzarono al cielo il trofeo dopo aver vinto la lotteria dei rigori.

Dopo 12 trascorsi allo Stadio Olimpico, nel 2009 l’Espanyol si sposterà nel nuovo complesso Cornellà-El Prat, uno dei primi in Europa ad utilizzare le energie rinnovabili

Dove si trova il Sarrià

Al posto dello stadio è stato posto Jardins del Camp de Sarrià, un parco pubblico. Inserito nell’omonimo quartiere di Sarrià-Sant Gervasi, nella parte nord della città l’attrazione più importante è il Tibidabo , la cima più alta delle montagne di Collserola, che ospita il parco di divertimenti, la chiesa Cor Sagrat e la torre della televisione, progetto dall’architetto britannico Sir Norman Foster.

Gli stadi abbandonati: Longhorn Austin Texas

Nota per il GP di Formula 1 , Austin in Texas può vantare un circuito, tuttora abbandonato, che pareva negli Anni Settanta avere un futuro luminoso, il Longhorn Speedway.

Il quarto di miglia in asfalto ebbe diversi nomi attribuiti, passando da Austin Speed-O-Rama (o Speedorama per semplificare), Longhorn Speedway, Paramount Austin Speedway (Anni 70) e Bad Boyz Speed-O-Rama. Inoltre fu anche identificata come Lockhart Speedway, probabilmente per la vicinanza con l’autostrada, l’highway 183, nota con il nome Lockhart Highway.

Austin Speed-O-Rama venne inaugurata nel 1960 da A.B. Wusterhausen e suo figlio Louis Wusterhausen che la manager, che purtroppo morì in un incidente durante una corsa con la sua Camaro presso un circuito del Texas l’8 ottobre 1972.

Nel biennio 71-72, il cantante e presentatore TV Jerry K. Green affittò il circuito per farlo diventare sede delle gare NASCAR. Ma anche in questo caso il successo non arrise all’ovale di Austin: un dissesto finanziario dello stesso Green provocò l’abbandono del progetto.

Nel 1992 la pista venne definitivamente  chiamata Longhorn Speedway. Nel 2003 un ulteriore passaggio di proprietà in favore di Paul Miller, sembrava poter dare nuovo lustro al circuito. I necessari lavori di ammodernamento rendevano certa l’inaugurazione per la data del 4 luglio, giorno della Festa Nazionale. Ma alcune complicazioni sopraggiunte fecero calare nuovamente il palcoscenico.

Nel 2001, l’interessamento di Sandra Bullock per il tracciato fu solo estemporaneo: il successivo divorzio dal marito Jesse James non lasciò traccia se non nel web.

 

Non solo corse

L’utilizzo del circuito per concerti fu assai parziale, anche se ebbe l’onore di veder salire sul palco niente di meno che Janis Joplin.

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The Dell: casa dei Saints per oltre 100 anni, ora lussuoso condominio

Non è il primo ad essere diventato condominio. Il vecchio stadio The Dell, casa del Southampton a partire dal lontano 1898 e fino al maggio 2001, invece di essere abbandonato e diventare un cimitero storico di ricordi calcistici, è da qualche anno un condominio che ha mantenuto la struttura esterna.

Inoltre i diversi blocchi che formano il quartiere residenziale hanno acquisito nomi di celebri giocatori dei Saints.

The Dell, quando si decise il pensionamento

Si era a metà degli Anni Novanta quando i fans biancorossi vennero a conoscenza del progetto del proprietario del club, Rupert Lowe, di costruire un nuovo stadio a St Mary’s, sulle rive del fiume Itchen. Infatti The Dell presentava una capienza assai limitata, solo 15.000 posti, che non assicuravano alla proprietà incassi sufficienti. Il trasferimento in una struttura da ben 32.000 posti a sedere, poteva permettere il salto definitivo dei Saints nell’Olimpo del calcio inglese.

chocolate boxes southamptonNoto per le terrazze definite in inglese chocolate boxes, per la particolare forma geometrica, lo stadio, ormai centenario, non rispondeva più ai paramenti UEFA ed in un’ottica di miglioramento della sicurezza, a discapito della storia, si procedette ai lavori per la realizzazione del St Mary’s, inaugurato nel 2001 dopo un solo anno di lavori costati 32 milioni di sterline dell’epoca.

L’ultima Partita a The Dell

The Dell, dopo ben 103 anni, salutò il calcio con un goal memorabile segnato al volo, all’ultimo minuto, da Matthew Le Tissier, gloria e bandiera dei Saints con cui spese tutta la carriera. La vittoria per 3-2 contro l’Arsenal, avvenuta il 19 maggio 2001, fu l’ultimo match di Premier League. Una settimana più tardi, l’amichevole contro il Brighton and Hove Albion vinta per 1-0, fu solo l’occasione per i tifosi di casa per dare l’estremo saluto, facendo razzia di qualunque sorta di memorabilia come  i seggiolini ed i cartelloni pubblicitari.

The Dell, ora condominio di lusso

Calato il sipario, la struttura venne adibita a condomino. Mantenendo l’ingresso principale vennero realizzati al suo interno diversi blocchi di appartamenti, denominati in onore delle bandiere dei Saints. Le Tissier, il primo centrocampista ad aver realizzato 100 goals in Premier League, assieme a Bobby Stokes, Ted Bates, Danny Wallace e Mick Channon, furono ricordati con l’intestazione di un differente blocco di appartamenti, complessivamente 228 abitazioni lussuose dotate di parcheggio e giardini interni.

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Foixarda, lo stadio del Barcellona negli Anni Venti

La Foixarda fu costruita per le Olimpiadi che la città di Barcellona voleva ospitare negli Anni Venti. Poi il progetto fallì e la struttura venne abbandonata.

Il Nou Camp, “casa” del Barcellona, fu inaugurato soltanto nel 1957. L’immagine ritrae più precisamente l’Estadi Català, rinominato successivamente campo di Foixarda, che fu costruito sulla collina del Montjuïc, che dall’alto dei suoi “ben” 177 metri, domina la città. Nel 1917 il sindaco Manel Rius e il Presidente della federazione Atletica Catalana crearono un comitato per la candidatura di Barcellona ad ospitare le Olimpiadi del 1924: l’idea era realizzare una grande area dedicata agli impianti sportivi. Fu l’architetto Jaume Mestres a presentare il piano, individuando una zona disabitata della collina per la costruzione.

Barcelona foixarda stadio 1920

L’idea era grandiosa: lo stadio avrebbe dovuto accogliere 50.000 persone, utilizzando le terrazze naturali dell’area con una grande tribuna coperta sul lato nord, dotata di palchi privati, bars ed uffici mentre l’entrata principale avrebbe simboleggiato un Arco di Trionfo. Così nel gennaio del 1921 si diede inizio ai lavori e dopo soli tre mesi si disputò il primo match, non ufficiale, fra un team di architetti ed uno formato da giornalisti, con i primi che prevalsero per 6 a 3. Tuttavia, a distanza di sole due settimane, la gioia per la realizzazione dello stadio svanì. Il CIO infatti, decise di assegnare i Giochi Olimpici del 1924 a Parigi: in un primo momento la delusione per l’insuccesso ebbe il sopravvento, ma poi i lavori ripresero e in occasione del Natale del 1921 si poté inaugurare lo stadio con la sfida fra il Barcellona e lo Sparta Praga, a quei tempi vera potenza del calcio mondiale.

Furono 32.000 gli spettatori assiepati intorno al campo, con molti tifosi che scalarono, è proprio il caso di dire, la collina per non perdersi lo spettacolo. Le due squadre diedero vita d una doppia esibizione, con la prima vinta dagli ospiti per 3-2 mentre nella seconda i catalani vinsero per 2-0.

Lo stadio però non fu completato: dapprima le mancate Olimpiadi ed in seguito la Guerra Civile Spagnola, fecero andare in disuso la struttura. Il franchismo determinò anche il cambio di nome, che passò da Català a Fiuxarda, diventando campo municipale di rugby e tuttora esistente.

foixarda rugby
Lo stadio Foixarda oggi, ospita il rugby

 

Sampdoria: quando giocava allo stadio di Villa Scassi – Anni Venti

 

Non si chiamava ancora Sampdoria, ma la Sampierdarenese, una delle società che darà vita poi all’attuale club blucerchiato nel secondo dopoguerra, giocava in questo vero e proprio catino, lo stadio Villa Scassi sito nel comune di Sampierdarena, autonomo dalla città di Genova fino al 1926.

Definito affettuosamente La scatola di pillole, il piccolo stadio conteneva al massimo 5000 persone ed era stato costruito all’interno del parco della cinquecentesca villa Imperiale Scassi, detta La Bellezza, acquistata nel 1888 dall’allora comune di Sampierdarena.

Le tribune erano interamente in legno e venne inaugurato nel 1920 con  la disputa di un derby amichevole tra i padroni di casa della Sampierdarenese e l’Andrea Doria terminato con il risultato di 4-1.

Breve fu la vita dell’impianto che venne chiuso e demolito per fare spazio all’attuale Via Cantore, nei pressi della tangenziale di Genova. La stessa compagine, A.C. Sampierdarenese, verrà sciolta dal regime fascista, per dare vita alla A.C. La Dominante.