Bobby Martin: l’americano che vide il Ku Klux Klan nella Settimana Santa di Murcia

Raccontare la storia di un giocatore di basket di colore, nel periodo pasquale, può non avere particolari aspetti curiosi. Ma se il cestista scambia un gruppo di fedeli per degli adepti del Ku Klux Klan, allora vale la pena di capirne un pò di più.  Bobby Martin, questo il nome del personaggio, era un pivot americano che militò nella CBA (la lega alternativa alla NBA) ed in Europa a cavallo fra gli Anni Novanta ed il Duemila.

Nato ad Atlantic City, New Jersey, il 18 agosto 1969, crebbe come giocatore all’Università di Pittsburgh, debuttando come professionista nella CBA per i Quad City Thunder. Nel 1994 il suo sbarco in Europa, con la divisa del Murcia. Poi il salto di qualità al Baskonia. Breve permanenza e viene dirottato in Turchia, nella piccola compagine dell’Izmir. Tuttavia è soltanto nel 1997 che veste una maglia prestigiosa, la camiseta blanca del Real Madrid, per poi continuare a fare avanti ed indietro con l’Oceano. MOlto parco il suo palmares, che lo vede trionfare soltanto una volta, con il titolo della CBA, non prestigioso quanto l’anello NBA.

Ritiratosi nel 2005, dopo aver giocato per l’Unicaja Malaga, fece rientro negli States dove da allora ha iniziato la carriera di allenatore personale per giovani talenti che vogliono affacciarsi al mondo dorato del basket professionistico. Per Bobby poi, si tratta di un tentativo di rivincita, in quanto non venne mai inserito in alcun draft.

Il suo miglior prodotto attualmente, Lavoy Allen, è infatti un professionista che milita negli Indiana Pacers dopo aver iniziato con la franchigia dei Philadelphia 76ers.

Ma qual’è il curioso aneddoto pasquale? Beh, in occasione della sua prima esperienza iberica, a Murcia, nel periodo della Settimana Santa, venne a contatto con un processione. I fedeli, incappucciati come da classico rito di alcune zone della Spagna, vennero scambiati da Martin per appartenenti alla setta razzista di alcuni stati del Sud degli States del Ku Klux Klan.

In Spagna la sue medie parlavano di 11.1 pp, 8.4 rimbalzi ed una valutazione pari a 14.8.

Sempre a Murcia, ebbe due “incidenti” con lo stesso compagno di squadra, Jordi Soler. In un’occasione, le due teste si scontrarono durante una partita a Valladolid e Soler ebbe la peggio, con un trauma cranico che gli provocò un attacco epilettico.

Il secondo invece fu più grave. In un match casalingo, durante un time-out, ebbe un litigio con lo stesso che superò ogni limite. Martin infatti lo colpì con un pugno allo stomaco e Soler stramazzò a terra, contorcendosi dal dolore. Reazioni? Nessuna, almeno da parte dei compagni di squadra e dell’allenatore che proseguirono come se nulla fosse.

Anche suo figlio Bobby jr ama il basket, tanto da praticarlo. Il tempo dirà se diventerà un fenomeno a “stelle e strisce”.

Vanta la presenza con la maglia degli Stati Uniti nel campionato panamericano nel 1993, vincendo l’oro nella finale contro Portorico.

IL SUO CURRICULUM

High School. Atlantic City, New Jersey.
1987-91 NCAA. Universidad de Pittsburgh.
1991-94 CBA. Quad City Thunder.
1994-96 ACB. CB Murcia.
1996-97 ACB. Taugrés Vitoria.
1997-98 Liga de Turquía. Tuborg Izmir.
1997-98 CBA. Rockford Lightning.
1997-99 ACB. Real Madrid.
1999-00 CBA. Rockford Lightning.
2000-01 CBA. Quad City Thunder.
2000-01 ACB. Canarias Telecom.
2001-02 ACB. Breogán Lugo.
2002-03 ACB. Cáceres CB.
2003-04 ACB. Joventut de Badalona.
2004-05 ACB. Unicaja Málaga.

Sebastien Herrera, lo specialista in retrocessioni nel calcio

Se gennaio è il mese del calciomercato, per i direttori sportivi è il momento giusto (ed anche l’ultimo) per far svoltare la stagione alla propria squadra. E prendere un “vincente” può essere la soluzione anti-retrocessione. Allora sicuramente, se ancora giocasse, un certo Sebastián Herrera non sarebbe sui taccuini degli operatori di mercato.

Sebastián Herrera Zamora nacque il 22 aprile 1969 in Danimarca, a Copenhagen, dove viveva la famiglia. Poi, ben presto, il ritorno in “patria, in Catalogna, la regione di cui era originario il padre. Cresciuto calcisticamente nel Barcellona, debuttò in prima squadra nel corso del 1991. Poi un primo trasferimento al Maiorca e successivamente al Real Burgos. Ritorna in Catalogna, ma nel Barcellona B, nel 1993, che subito lo spedisce in viaggio verso il Lleida. Nel 1994 finisce sul lato B della città catalana, firmando per l‘Espanyol. E’ sempre  in viaggio Herrera: nel 1997 è tra le fila del Las Palmas, poi nel 1999 firmò per il Logroñés e nel 2000 la compagine portoghese del Farense. Nel 2002 comincia la discesa negli “inferi” calcistici con il Gavà e nel 2005 al Santboià. Infine l’ultima esperienza è con il Gimnàstica Iberiana nella stagione 2007/2008. Nel suo palmarés riesce ad annotare un successo prestigioso, un campionato con il Barcellona agli inizi della carriera.

Poi, dopo il ritiro dalle scene, ha iniziato la carriera di allenatore: prima nel settore giovanile dell’Espanyol ed oggi invece tecnico del Rayo Cantabria, club di terza divisione iberica.

Il curioso record di Herrera

Nel corso della sua carriera il difensore spagnolo ha registrato un “triste” primato. Ha infatti vissuto in prima linea ben sei retrocessioni e più precisamente: in 2ª B con il Barça B (1989), nel 1992, in 2ª con il Maiorca, nel 1993, in 2ª con il Burgos, nel 1994 in 2ª con il Lleida, nel 2000 in 2ª B con il Logroñés, nel 2002 nella 2ª serie portoghese con il Farense ed infine nel 2003 in Terza divisione spagnola con il Gavá.

Il suo debutto

Fu Johan Cruyff a farlo debuttare in prima squadra con il Barcellona, quando al giovanissimo Herrera toccò marcare nel match di Supercoppa di Spagna un “tale” Hugo Sánchez.

Altre curiosità

Nel 1995 la rivista Don Balón lo elesse miglior difensore centrale della Liga.

Ha giocato anche con la nazionale della Catalogna.

Nantes 83: Italia-Spagna la finale epica di eurobasket

Gli europei di basket 1983 si tengono in Francia, dove gli azzurri si presentano con la medaglia d’argento ottenuta alle Olimpiadi di Mosca 80 dove vennero fermati solo in finale dalla Yugoslavia. Giochi Olimpici, ricordiamo, che avevano visto il boicottaggio dei Paesi alleati degli USA, tranne l’Italia che si era limitata a non aggregare alla spedizione gli atleti che stavano svolgendo il servizio militare.

Il gruppo tricolore, guidato in panchina da  Sandro Gamba, si presentava con un nucleo solido, personaggi carismatici come Meneghin e Marzorati, ben avvezzi alle battaglie in campo europeo. E dopo un percorso luminoso, unica pecca la rissa con gli slavi, il traguardo finale ci vide incontrare la Spagna…e la notte di Nantes fu il tripudio, commentato dalla voce commossa ed appassionata di Aldo Giordani: l’oro agli Europei era azzurro, per la prima volta.

 

Tutte le partite degli azzurri

Girone eliminatorio (Limoges)
Italia – Spagna 75:74
Svezia – Italia 74:89
Grecia – Italia 83:108
Francia – Italia 80:105
Italia – Jugoslavia 91:76
Fase finale (Nantes)
Italia – Paesi Bassi 88-69
Spagna – Italia 96-105

Il Tabellino della finale

4 giugno 1983
ITALIA-SPAGNA 105-96 (45-38)
ITALIA. Bonamico 8, Brunamonti 6, Caglieris 7, Costa, Gilardi 16, Marzorati 6, Meneghin 7, Riva 8, Sacchetti 15, Tonut, Vecchiato 12, Villalta 20. Allenatore: Gamba.
SPAGNA. Arcegas ne, Creus ne, Sibilio 12, Margall 4, Jimenez 15, Romay 6, Martin 17, Corbalan 9, Solozabal 2, De La Cruz ne, Lopez 10, San Epifanio 21. Allenatore: Diaz Miguel. Arbitri: Cline-Nichols.

Barcellona 92: Italia batte la Spagna, oro memorabile nella pallanuoto

Olimpiadi di Barcellona 1992: giornata conclusiva dei Giochi che hanno mostrato al mondo una città completamente rimessa a nuovo. Ma per l’Italia le fatiche, in particolar modo nella pallanuoto, le fatiche non sono terminate. La finale infatti vede gli azzurri del tecnico Rudic giocarsi l’oro contro i padroni di casa della Spagna.

Sugli spalti delle Piscine Bernat Picornell è presente anche il Re Juan Carlos che non vuole perdersi il successo degli iberici, sebbene i Reali in Catalogna non siano propriamente i benvenuti. Ovviamente si teme un ambiente caldo ed ostile, di cui l’arbitraggio potrebbe risentirne in parte.

La squadra azzurra suo annovera tra le proprie file i fratelli Francesco e Giuseppe “Pino” Porzio, Francesco Attolico, Sandro Campagna, Massimiliano Ferretti, Nando Gandolfi, Marco D’Altrui, Alessandro Bovo, Carlo Silipo, Paolo Caldarella, Mario Fiorillo, Amedeo Pomilio e Gianni Averaimo.

E’ l’11 agosto 1992, ma a baciare l’oro saranno gli azzurri, grazie ad un Settebello strepitoso che non mollerà un centimetro nemmeno quando l’ombra della sconfitta si stava allungando. Il pareggio della Spagna a 37″ dal termine con il gol del 7-7 firmato da Oca che manda la sfida ai tempi supplementari farà scrivere una pagina epica.

Con il regolamento che in quell’epoca prevedeva due tempi di 3 minuti, è il “Maradona delle piscine”, Manuel Estiarte che mette a segno su rigore l’ 8-7 per i padroni di casa a 42″ dalla fine.

Ma è Massimiliano Ferretti a trovare a 20″ dalla fine il gol dell’8-8, in superiorità numerica, servito al centro da Alessandro Bovo. La seconda coppia di tempi supplementari non cambia il risultato mentre la terza vedrà l’acqua riscaldarsi, e non di poco.

A soli 32″ dal termine Gandolfi trova il varco: è il 9-8 decisivo e l’ultima azione, conclusa con una traversa colpita da Oca, farà correre a milioni di spettatori il brivido. L’Italia vince le Olimpiadi per la terza volta nella storia  dopo quelli vinti a Londra 1948 e Roma 1960. Mentre per il ct Ratko Rudic si tratta del terzo oro olimpico consecutivo come allenatore.

 

Euro 84: Francia – Spagna 2-0 ed i blues vincono il primo trofeo

La Francia organizzava la rassegna continentale dopo 24 anni e questa volta sperava davvero di raccogliere il primo successo calcistico di livello con la nazionale. Appena due anni prima in Spagna i bleus, guidati da Platini e da una generazione di talenti, su tutti Tigana, Giresse, Rocheteau, le premesse c’erano tutte.

Dopo una semifinale vinta in maniera rocambolesca contro il sorprendente Portogallo per 3-2 dopo i tempi supplementari, la notte del Parco dei Principi fu tinta di rosso, bianco e blu. E Michel Le Roi venne giustamente incoronato miglior calciatore della rassegna.  La Spagna veniva battuta e per le Furie Rosse ci vorranno altri 24 anni prima di bissare il titolo europeo.

IL TABELLINO

Parco dei Principi, Parigi, 27 giugno 1984
Francia – Spagna 2 – 0
Reti: 1:0 Platini (57°), 2:0 Bellone (90°)

Francia: Bats, Battiston (73. Amoros), Bossis, Le Roux, Domergue, Tigana, Fernandez, Platini, Giresse, Lacombe (80. Genghini), Bellone. Allenatore: Hidalgo
Spagna: Arconada, Camacho, Gallego, Salva (85. Fernandez), Urquiaga, Francisco, Victor, Senor, Julio Alberto (77. Sarabia), Carrasco, Santillana. Allenatore: Munoz

Arbitro: Christov (Cecoslovacchia)

Ammonizioni: Fernandez (F), Gallego (S) Espulso: Le Roux all’85° per doppia ammonizione

Il club Europa, la squadra che diede alla luce la Liga spagnola

Pare strano ma nel Vecchio Continente esiste tuttora una sola squadra che si chiama Europa! Questa è la storia del C.E.E. (Club Esportiu Europa), nato a Barcellona circa 100 anni fa e uno dei dieci fondatori della Liga Spagnola nel lontano 1928.

In quell’epoca le competizioni iberiche vedevano in cima alla lista due club del centro catalano, ovvero Barcellona ed Espanyol mentre l’Europa era un valido avversario per vittoria dell’iniziale torneo spagnolo. Anzi, la sconfitta nella finale contro l’Atletico Bilbao, permise alla società di far parte di un piccolo numero di squadre che diedero alla luce il massimo torneo spagnolo.

E ad accompagnare il club “continente” saranno altre nove squadre, non certamente poco note, come Real Madrid, Athletic Bilbao, Real Sociedad, Atlético Madrid, Espanyol, Barcellona, F. C. Barcelona, Racing Santander, Real Unión de Irún e Arenas de Getxo. Per tre anni la squadra riuscì a mantenere la massima categoria, mentre tornò ad alti livelli solo negli Anni 60 quando disputò cinque tornei di Seconda Divisione per poi tornare a militare fra le terza e la quarta divisione.

D’altronde vivere in termini calcistici in una città come Barcellona, con i blaugrana che praticamente “mangiano” a livello mediatico e non solo qualunque altro club, non è nemmeno facile. ecco allora che le soddisfazioni possono e devono arrivare sul piano diplomatico del riconoscimento a livello politico.

Escudo-club-ESPORTIU-EUROPA-logo

Il club infatti venne ricevuto in maniera ufficiale a Bruxelles, presso la sede dell’allora Comunità Economica Europea, portandone anche il nome. Sul campo da gioco invece, l’Europa è riuscito nell’impresa, è il caso di dire, di vincere ben due edizioni della Copa de Catalunya (1997 e 1998) contro il Barcellona che poteva vantare assi che corrispondevano al nome di Figo, Guardiola, Rivaldo e guidato in panchina dall’olandese Van Gaal.

Nelle fila dell’Europa militarono giocatori dell calibro di Ramallets, Czibor ed Eulogio Martínez, protagonisti in campo internazionale rispettivamente con Spagna, Ungheria e Paraguay, oltre ad aver potuto vantare talenti negli anni 50 e 60. Anche in campo giovanile non manca l’impegno societario, perché attualmente il vivaio può vantare una scuola calcio con ben 350 bambini di età compresa fra i 5 ed i 10 anni, oltre a vantare selezioni in ogni fascia d’età. Il club ha festeggiato nel 2007 il suo centenario.

Gioca nella Tercera División, la quarta serie del campionato spagnolo. L’inno ufficiale della società è intitolato “Europa, sempre endavant!” (Europa, sempre avanti!) ed i colori sociali sono il bianco e l’azzurro. Lo stadio di casa si chiama Nou Sardenya, dal nome della via preso cui si affaccia e venne costruito, ed inaugurato, nel 1940 grazie anche alla cifra pagata dal Fc Barcellona per acquistare il portiere degli “europei” Ramallets.

L’originalità di un arbitro: dare consigli di bon ton prima della partita

Riuscì ad arbitrare anche in Liga Fernando Sosa Saavedra, direttore di gara nato a Las Palmas ed appartenente alla sezione arbitrale delle Canarie in Spagna. sosa saavedra

Infatti nei primi anni Ottanta, quando ancora scendeva sul terreno di gioco della serie cadetta, aveva una particolare usanza. Al momento del riconoscimento dei calciatori, quando entrava nello spogliatoio delle due squadre, consegnava al dirigente accompagnatore un foglietto che recitava un motto curioso: “Vine al mundo para vivir tranquilo. No me hable de futbol. Si tiene ganas de discutir, busque a alguien como usted” (Sono nato per vivere tranquillo. Non parlarmi di calcio. Se hai voglia di discutere, cerca qualcuno come te).

Sicuramente originale come tentativo di placare sul nascere ogni polemica oppure un modo per diventare protagonista prima ancora del fischi d’inizio: Saavedra calcherà i campi della massima serie spagnola per un paio di stagioni, senza acquisire la fama di “duro”.