Olanda-Italia 2-3: la rimonta degli azzurri di Sacchi in casa Orange

Dopo la mancata qualificazione ad Euro 92, vinti clamorosamente dalla Danimarca ripescata in sostituzione della Jugoslavia, paese nel pieno del conflitto secessionistico che la spezzerà in mille parti, etnicamente e non solo, gli azzurri guidati dal ct Sacchi si preparano in vista delle partite di qualificazione ad USA 94. E’ un gruppo che risente ancora, a livello di componenti, dell’esperienza di Azeglio Vicini. Olanda-Italia è dunque il match per capire di che pasta siamo fatti.

Tuttavia trattasi della prima partita dopo la ripresa del campionato mentre gli olandesi sono già in forma. Ed i tre “rossoneri” in forza agli Orange hanno tanta voglia di mostrarsi al meglio contro il loro mentore Arrigo. E per  l’ex milanista la partita comincia: venti minuti e già sotto 2-0, con un Bergkamp sugli scudi.

Ma in campo scendono giocatori, ancorchè uomini e prima del finire del temo l’Italia ristabilisce la partita. Sarà poi un gran goal di Vialli, poi finito fuori dalla rosa sacchiana, a darci la vittoria in casa degli inventori del calcio totale.

IL TABELLINO DEL MATCH

9-9-1992, Eindhoven
Olanda-Italia 2-3
Reti: 4’ e 21’ Bergkamp, 29’ Eranio, 41’ R. Baggio rig., 77’ Vialli.
Italia: Marchegiani, Mannini, Di Chiara, Eranio, Costacurta, P. Maldini, Lentini, Albertini, Vialli, R. Baggio, Evani. Ct: A. Sacchi.
Olanda: Menzo, Van Aerle (43’ Viscaal), De Boer (46’ Winter), R.Koeman, Witschge, Wouters, Bergkamp (68’ Van’t Schip), Rijkaard, Van Basten, Gullit, Roy. Ct: D. Advocaat.
Arbitro: Merk (Germania).

Milan-Real Madrid 5-0 : la notte che incorona Sacchi ed i rossoneri

L’andata a Madrid aveva visto i rossoneri dominare le Furie Bianche e solo l’ennesimo goal non visto, con il pallone colpito di testa da Van Basten che aveva superato la linea bianca, aveva fermato il Milan sul pareggio per 1-1, tenendo ancora il doppio confronto il bilico.

Ma la notte fu da Leoni per i milanisti e la finale di Barcellona, contro lo Steaua, sarà il completamento della strepitoso percorso nella Coppa dei Campioni 1988-89. Per Arrigo Sacchi, la notte di San Siro costituirà la consacrazione definitiva come allenatore.

IL TABELLINO

Mercoledì 19 aprile 1989
Coppa dei Campioni, Semifinale di ritorno, Milano, San Siro

MILAN – REAL MADRID 5 – 0
Reti: 18′ Ancelotti, 25′ Rijkaard, 45′ Gullit, 49′ Van Basten, 59′ Donadoni
MILAN: G. Galli, Tassotti, P. Maldini, Colombo (64’ F. Galli), Costacurta, Baresi, Donadoni, Rijkaard, Van Basten, Gullit (56’ Virdis), Ancelotti. In panchina: Pinato, Mussi, Viviani. All. Arrigo Sacchi.
REAL MADRID: Buyo, Chendo, Gordillo, Michel, Sanchis, Gallego, Butragueno, Schuster, Hugo Sanchez, Martin Vasquez, Paco Llorente. In panchina: Tendillo, Rodriguez, Esteban, Losada, Solana. All. Beenhakker

Arbitro: Ponnet (Belgio). Note: spettatori 73.112. Ammonito: Sanchez (RM)

Le frasi famose di Arrigo Sacchi

Arrigo Sacchi, prima allenatore super vincente con il Milan e vicino al successo con l’Italia, sconfitta solo ai rigori dal Brasile nella finale di USA 94, è da anni un valente opinionista tv. Sulle reti Mediaset lo vediamo spesso commentare al termine dei matches di Champions League, e a volte gli è anche toccato di sfidare, a livello linguistico, un certo Zlatan Ibrahimovic.

Ecco allora le citazioni più famose che l’uomo di Fusignano ha detto in questi anni:

Il calcio è e sarà l’unica cosa di cui posso parlare.

Il pregiudizio si vince con le idee.

E’ stato un avversario molto ostico ma anche agnostico.

Un allenatore cambia molto o perché è scemo o perché è insoddisfatto.

Non sono certo razzista e la mia storia di allenatore lo dimostra, a partire da Rijkaard, ma a guardare il torneo di Viareggio mi viene da dire che ci sono troppi giocatori di colore, anche nelle squadre Primavera. Il business ormai ha la meglio su tutto. L’Italia non ha dignità, non ha orgoglio: non è possibile vedere squadre con 15 stranieri.

La Nazionale è lo specchio di quello che esprime il campionato, quindi una realtà in cui dominano gli isterismi, la violenza, i debiti delle società, gli stadi fatiscenti.

C’è una differenza: giocatore è colui che gioca bene, calciatore è colui che conosce il calcio. Beckham è un calciatore. Ed è un calciatore da calcio totale. (dall’intervista a Radio Italia, 7 febbraio 2009)

Giocare contro Maradona è come giocare contro il tempo perché sai che, prima o poi, o segnerà o farà segnare.

[Su Trapattoni] È uno che saprebbe farsi capire anche dai giapponesi.

In Italia nessuno ha mai chiesto lo spettacolo, e quindi non c’è. Abbiamo quello che la gente vuole. Contano solo i risultati. A livello di spettacolo siamo indietro e quindi dobbiamo cercare di capire che è importante lavorare per l’immediato, ma anche in prospettiva futura, puntando sempre più sui nostri giovani.

La Juventus è la squadra di adulti. Non sei mai sicuro di vincere contro di loro finché non muoiono.

Ci esprimiamo ai massimi livelli se c’è da spazzare via la vergogna, l’invidia e la ripicca internazionale… ma non si può mica sempre vivere nello “Stato di massima allerta” per mantenere uno sport in salute.

[Riferendosi ai primi mesi al Milan] L’inizio fu assai difficile e rischiai davvero di non mangiare il panettone.