Confederations Cup 2017: il programma completo delle partite

Torna la Confederations Cup, classica competizione per nazionali che precede di un anno il Mondiale, che costituisce un test per gli organizzatori della rassegna. L’edizione 2017 si svolgerà in Russia dal 17 giugno al 2 luglio prossimo. Formula immutata, con le otto squadre divise in due gironi di 4 teams ciascuno, che si affrontano con la formula all’italiana (sola andata). Le prima due di ciascun raggruppamento si affrontano in due semifinali incrociate. Le perdenti disputano la finale di consolazione per il terzo posto, le vincenti si affronteranno nella finalissima del 2 luglio a San Pietroburgo.

L’edizione russa potrebbe essere l’ultima in quanto la prossima rassegna che si dovrebbe disputare (come da logica) nell’estate 2021 in Qatar è a rischio. Il presidente della FIFA Infantino, in occasione del sorteggio dei gironi nello scorso inverno, aveva annunciato che era allo studio il problema delle alte temperature nella regione araba che hanno già portato allo spostamento del Mondiale 2022 nel periodo novembre/dicembre.

Le squadre

Germania Campione del Mondo in carica

Russia Paese organizzatore

Portogallo Campione d’Europa 2016

Cile vincitore della Coppa America 2015

Messico vincitore della Gold Cup 2015

Camerun vincitore Coppa d’Africa 2017

Nuova Zelanda vincitrice della coppa delle nazioni oceaniane 2016

Australia vincitrice della coppa delle nazioni asiatiche 2015

Le sedi

La Confederations Cup 2017 si giocherà in quattro stadi. Alla Zenit Arena di San Pietroburgo, alla Kazan Arena di Kazan, all’Oktrytie Arena di Mosca e allo Stadio Olimpico Fist di Soci. La finale è in programma a San Pietroburgo, così come la gara di apertura.

Il calendario della Confederations Cup

Fase a gironi
Gruppo A

17 giugno 2017:
Ore 18:00, Russia-Nuova Zelanda (San Pietroburgo)

18 giugno 2017:
Ore 18:00, Portogallo-Messico (Kazan)

21 giugno 2017:
Ore 18:00, Russia-Portogallo (Mosca)
Ore 21:00, Messico-Nuova Zelanda (Soci)

24 giugno 2017:
Ore 18:00, Messico-Russia (Kazan)
Ore 18:00, Nuova Zelanda-Portogallo

Gruppo B

18 giugno 2017:
Ore 21:00, Camerun-Cile (Mosca)

19 giugno 2017:
Ore 18:00, Australia-Germania (Soci)

22 giugno 2017:
Ore 18:00, Camerun-Australia (San Pietroburgo)
Ore 21:00, Germania-Cile (Kazan)

25 giugno 2017:
Ore 18:00, Germania-Camerun (Soci)
Ore 18:00, Cile-Australia (Mosca)

Semifinali

28 giugno 2017:
Ore 21:00, 1A-2B (Kazan)

29 giugno 2017:
Ore 21:00, 1B-2A (Soci)

Finale terzo posto:

2 luglio 2017:
Ore 15:00, 1A/2B – 1B/2A (Mosca)

Finale

2 luglio 2017:
Ore 21:00, 1A/2B – 1B/2A (San Pietroburgo)

Chi trasmette la Confederations Cup

Gli incontri saranno trasmessi in diretta tv su Sky Sport e sui canali Rai.

Le curiosità del torneo

La rappresentante CONCACAF è stata decisa tramite uno spareggio tra le ultime due vincitrici della Gold Cup; si disputò il 10 ottobre 2015 tra Messico e Stati Uniti.
Al contrario, il Cile si presenta come bicampione CONMEBOL avendo fatto sue le edizioni 2015 e 2016 della Copa América tuttavia è stata la prima vittoria a garantire la qualificazione alla manifestazione in quanto la Copa América Centenario è stata un’edizione straordinaria della coppa.
Per la prima volta partecipano tre nazionali affiliate all’UEFA: campione del mondo, campione continentale e nazione ospitante.
L’Australia è la prima nazionale al mondo a rappresentare due diverse confederazioni: nel 2005, anno della sua ultima presenza alla Confederations Cup, era ancora iscritta all’OFC.
Tra le nazionali partecipanti il Messico è l’unica ad aver già vinto la manifestazione (nel 1999); pertanto, se si esclude la vittoria messicana, il trofeo sarà vinto da una nazionale che precedentemente non si era mai aggiudicata il trofeo.

Calcio e Martello: recensione del libro

Se di un pallone si osserva solo il suo rotolare, lento o rapido, verso la porta, si nota solo una piccola parte di ciò che rappresenta il football.

Non esiste solo il calcio dei vincenti, esiste il gioco del calcio, di tutti, ed ognuno scrive una pagina della Storia secondo la società in cui vive e la cultura che propone.

Con Calcio e Martello si riscopre, o si “scopre”, a seconda delle personali letture, ciò che abbiamo conosciuto spesso soltanto ai Mondiali, quando resoconti dai ritiri proponevano bocche cucite, scarne risposte e conseguenti opinioni dettate dal caso e non dalla conoscenza. L’Est è stato molto di più di una ideologia e le squadre e gli atleti che vengono narrati nel corso dell’opera, mediante un’attenta ricerca storiografica, raccontano le vite dietro quegli uomini che rappresentavano molto più di una nazione, sebbene rincorressero il sogno di ogni bambino di alzare un giorno la Coppa del Mondo.

Calcio e martello. Storie e uomini del calcio socialista
Autori: Fabio Belli, Marco Piccinelli
Editore: Rogas
Collana: Atena
Pagine: 112 p., Brossura

L’Intervista a Marco Piccinelli

Dmitri Rybolóvlev: chi è il presidente del Monaco

Il patron del Monaco, il russo Dmitry Rybolovlev, è uno degli ultimi miliardari ad essersi interessato al gioco del calcio. Nato a Perm il 22 novembre 1966, dopo aver vissuto a lungo in patria, si avvicina per motivi “personali” (perchè lo spiegheremo dopo) alla vita del Principato.

A dicembre 2011 acquista la quota di maggioranza del Monaco, circa il 66% del club monegasco che in quella stagione milita in Ligue 2. Avvia una campagna acquisiti faraonica, portando sulla panchina Claudio Ranieri con il quale vince il torneo cadetto nel 2013, e viene promosso in Ligue 1. Nell’estate 2013 non bada a spese: per 130 milioni di euro porta nel piccolo stato Radamel Falcao, João Moutinho, Ricardo Carvalho e James Rodríguez.

Gli inizi imprenditoriali

Entrò nel mondo degli affari assieme al padre, uno scienziato, dopo aver terminato gli studi in medicina presso il Perm Medical Institute.
Nei primi anni Novanta, aprì un fondo d’investimenti, cosa peraltro comune a diversi tycoons, cominciando a comprare azioni . Nel frattempo consolidò il controllo della Uralkali, la più grande azienda produttrice di
fertilizzanti ricavati dal potassio e nel 1995 venne nominato presidente.
Nel 2007 arrivò poi la quotazione alla Borsa di Londra.

Intanto incappa in qualche problema non di poco conto: Putin intende “controllare” tutte le materie prime nazionali e Rybolovlev viene “tirato dentro” all’omicidio di un imprenditore molto vicino allo “zar”: dopo dieci
mesi di galera esce grazie alla ritrattazione improvvisa di un testimone.

Decide di dare una svolta alla sua vita, in maniera netta: vende le azioni societarie alla cifra di ben $6.5 miliardi a Suleiman Kerimov, patron dell’Anzhi (quello di Eto’o) e ad altri uomini legati al Cremlino e sceglie il buen retiro tra Svizzera e Monaco.

Vita privata

Non manca l’interesse per le donne, che però gli provocheranno qualche problema finanziario. L’amore sboccia per la bella Elena sui banchi di scuola, poi sposata a 25 anni; dal matrimonio nascono due figlie, Ekaterina ed Anna.  Ma nascono i problemi: Dmitri ha una certa passione per le avventure extra-coniugali,  smascherate dalla moglie e per le quali chiede il divorzio. La causa gli costa, in primo grado, un assegno pari a $4.5 miliardi nel 2014 per chiudere la vicenda, la cifra più costosa mai pagata per una separazione tanto è vero che la stampa internazionale aveva definito quello di Rybolovlev «il divorzio del secolo». Un anno dopo l’ex-coppia raggiunge un accordo per “soli” $605 milioni.

Vive nel Principato in un “modesto” appartamento (chiamato La Belle Epoque), dato che è costato, secondo i ben informati, all’incirca $300 milioni. Secondo Forbes (2017) il suo patrimonio netto ammonta a 7,3 miliardi di dollari, circa €6,39 miliardi.

Anche sua figlia Ekaterina non bada a spese. Dapprima acquista l’isola greca di Skorpios che apparteneva agli eredi di Aristotle Onassis, e poi un appartamento a New York City per l’importo di $88 milioni.

Russia: brutte figure ad Euro 2016, sciogliamo la nazionale

Mancano due anni ai Mondiali di Russia 2018 ed il paese si sta preparando per tempo ad accogliere le 32 nazionali che lotteranno per la Coppa del Mondo. Il paese, che ospita per la prima volta, sta facendo le cose in grande: stadi avveniristici ospiteranno i matches, veri e propri fiori all’occhiello in termini architettonici.

Ma in campo tecnico le cose non stanno filando per il verso giusto: la sconfitta per 3-0 subita ieri sera contro il Galles ha estromesso la nazionale da Euro 2016, non certamente il viatico migliore per affrontare la prossima rassegna casalinga.

Ed oltre i danni all’immagine causati dagli hooligans nelle città francesi prima e dopo le partite, anche la squadra non sta mostrandosi all’altezza, tanto che Dmitry Svischev, il capo del comitato della Duma di stato sulla cultura fisica, lo sport e la gioventù, ha proposto di sciogliere la nazionale russa di calcio.

“Ce l’aspettavamo. Tutti semplicemente speravano in un miracolo, ma non è accaduto. Forse, i miracoli non esistono. Tutto è giunto alla conclusione logica: andiamo a casa. Non c’è da discutere. Bisogna cambiare tutto in maniera radicale: cacciare via tutti e ripartire da zero”, dice Dmitry Svischev.

A questo si aggiunge che il ct Leonid Sluckij ha di fatto annunciato le sue dimissioni dopo il misero risultato europeo, un solo punto in tre partite e peraltro guadagnato in pieno recupero nel primo incontro con l’Inghilterra. Dopo l’abbandono di Fabio Capello in seguito all’eliminazione dai mondiali brasiliani, non certamente la migliore pubblicità per Russia 2018.

russia

Georgia: la nazionale di rugby che sconfisse l’invasore Russia

La Coppa del Mondo di Rugby 2015 in Inghilterra, se ha scritto pagine importanti per lo sport della palla ovale ed altre tristi sul piano sportivo (vedi eliminazione Inghilterra al primo turno), ha sicuramente potuto far conoscere la vicenda sportiva e politica di un piccolo paese come la Georgia, attanagliata nell’ultimo decennio da vicende ben più pesanti di una sconfitta sportiva.

La  piccola nazione caucasica infatti, vinse il match inaugurale per 17-10 contro Tonga, una nazionale con un discreta esperienza in campo internazionale e più avvezza a palcoscenici mondiali.

Ma il vero successo era ben altro: la Georgia infatti, acquisita l’indipendenza politica al momento della disgregazione dell’Unione Sovietica nel 1991, aveva purtroppo rivisto dovuto fare i conti con l’Armata Rossa nell’estate 2008, quando alla vigilia di un altro importante evento sportivo come le Olimpiadi di Pechino, era entrata in guerra con uno degli eserciti più potenti al mondo.

Il conflitto inoltre non aveva che acuito la rivalità in campo sportivo con i russi; Merab Sharikadze, uno dei giocatori di rilievo della nazionale, espresse bene il sentimento:  “Georgia ha avuto alcuni momenti difficile nel corso della storia ed il popolo ne ha pagato le conseguenze. Ma ora stanno ritrovando la forza e la felicità su di un campo da rugby”.

I Lelos, (il soprannome deriva da un antico gioco popolare che si praticava prima della nascita di Cristo), vantavano nei confronti degli invasori uno score invidiabile: in 19 test-match, ben 17 volte erano usciti vincenti mentre è dal 1993 che non vengono più battuti dalla Russia

Il panorama rugbistico georgiano volge comunque al bello. Infatti già nel Mondiale 2011 fecero bella figura in Nuova Zelanda mentre nel 2015 la squadra under 18 superò la ben più quotata Irlanda e si piazzò al secondo posto nel torneo continentale dei pari età , superati soltanto dalla Francia. Sempre Sharikadze dichiarò alla stampa: “Ognuno di noi sta lavorando duro. Vogliamo che tutto il mondo conosca la Georgia”.

Nel biennio 2008-09, il conflitto costrinse le due nazioni belligeranti ad affrontarsi in campo neutro (Ucraina e Turchia), evento che non fece sorridere i georgiani, già vittime dell’invasione sul proprio terreno. Nel 2012, il ritorno alla disputa regolare del match in Georgia, vide i padroni di casa dominare il match con una netta vittoria per 46-0.

Alla fine della rassegna mondiale, la Georgia si piazzerà al terzo posto, guadagnandosi l’accesso alla prossima World Cup, che si terrà nel 2019 in Giappone.

La storia sportiva della piccola repubblica ex-sovietica presenta anche alcuni aneddoti curiosi. Nel 2003, alla sua prima partecipazione, la nazionale non aveva ancora fondi necessari per l’acquisto del materiale sportivo di base. claude-saurel-georgia-rugbyIl tecnico francese, Claude Saurel, decise allora di acquistare aprendo il personale portafoglio le tute di rappresentanza assieme ad una videocamera e un computer per migliorare le tecniche di preparazione della squadra. Ma non finisce qui: volendo gettare un po’ di mistero sulla squadra da lui diretta, Saurel decise di “oscurare” il campo d’allenamento facendo sistemare sulla recinzione grossi fogli scuri, per impedire la visione. Stratagemma inutile visto che nessuno si presentò nemmeno di nascosto mentre la Georgia perse tutti e quattro i matches.

 

Oleg Salenko, il bomber con il record di goals in una partita dei Mondiali

Oleg Salenko è iscritto nel libro dei records dei Mondiali di Calcio grazie a 5 reti siglate in una sola partita. Quel primato, stabilito ad USA 94, non portò fortuna al calciatore russo che iniziò il declino dopo quel pomeriggio di San Francisco.

Erano i Mondiali di USA 1994 ed il Muro di Berlino era già caduta da quasi cinque anni. Non era più l’URSS a rappresentare l’intera Unione Sovietica ma il suo scioglimento aveva provocato un vero e proprio sconvolgimento nel mondo sportivo creando di fatto federazioni autonome.

Alle qualificazioni, essendo i talenti sparsi fra le varie repubbliche, solo la Russia riuscì a strappare il pass per la trasferta americana ma dopo i primi due matches, entrambi conclusi con due sconfitte contro Brasile (poi vincitore) e Svezia, la nazionale era già di fatto eliminata

A Palo Alto, nella baia di San Francisco, per il terzo ed ultimo incontro contro il Camerun, i russi scesero in campo per onor di firma, se non che per Oleg Salenko, chiamato El Buitre di Leningrado, quel 28 luglio 1994 sarà il giorno più bello della sua carriera.

A San Francisco, in un pomeriggio caldissimo, Salenko realizzò ben cinque reti, in 6-1 finale contro gli africani che furono così anch’essi eliminati. Superò il precedente record del polacco Ernest Wilimowski, che aveva realizzato 4 reti nell’incontro Brasile-Polonia 6-5 in occasione del mondiale 1938.

Tuttavia per l’attaccante classe 1969 la carriera da quel momento prese una piega negativa: dopo aver giocato con il Logrones per due stagioni, firmò con il Valencia proprio nell’estate 1994, lasciando però la squadra già nel mercato di riparazione di gennaio.

Passato in Scozia vestendo la maglia dei Rangers, vinse il campionato con la squadra di Glasgow lasciandola subito dopo e volando in Turchia ingaggiato dall’ İstanbulspor. Sul Bosforo un brutto infortunio lo tenne lontano dai campi di gioco per ben due anni.

Il rientro fu solo formale: un provino con il Cordoba, ancora in Spagna, con tre presenze ed infine un contratto con i polacchi del Pogon Stettino, marcando una sola apparizione in campo. Provò con il beach soccer, rivestendo l’incarico di tecnico dell’Ucraina. Un altro abbandono pose fine a questo ulteriore tentativo di rimanere sul campo. Partecipò ai Mondiali 2002 in veste di commentatore per la televisione ucraina.