Il primo atleta positivo all’antidoping delle Olimpiadi

Che il doping sia una piaga dello sport è cosa acclarata dalla notte dei tempi: fin dai Giochi Olimpici dell’Antica Grecia, gli atleti erano soliti utilizzare sostanze per migliorare artificialmente le prestazioni. Oggi, la chimica e la medicina hanno fatto passi da giganti, ma l’uso nello sport, è comunque giustamente considerato irregolare e dannoso per la salute.

Solo nell’edizione centro-americana furono inseriti tali esami e ad essere beccato fu lo svedese Hans-Gunnar Liljenwall, che partecipava ala gare a squadre nel pentathlon moderno, lo sport fatto di scherma, nuoto, salto a cavallo, corsa e tiro con la pistola.

E proprio in quest’ultima prova, lo svedese volle utilizzare un mezzo irregolare. Per poter rimanere concentrato e tranquillo, il nordico si bevette un paio di birre prima di prendere la mira.

Ma l’alcol ingerito, venne riscontrato un tasso alcolemico di 0,81 g/l, ben al di sopra del consentito, dette origine al primo caso di doping: il pentatleta, che aveva contribuito a far vincere il bronzo alla sua nazionale, venne squalificato.

La medaglia venne assegnata alla Francia. L’oro fu vinto dall’Ungheria davanti alla Russia. Nella gara individuale fu invece proprio uno svedese a trionfare, con Björn Ferm che vide così perdere la possibilità di bissare la salita sul podio olimpico.

 

 

Gli olimpionici che vinsero il SuperBowl

Non è raro il caso negli USA di sportivi professionistici che hanno saputo disputare con profitto stagioni nel football per poi passare al baseball o viceversa, grazie alle virtù atletiche ed anche allo sfalsamento delle stagioni sportive che permette di “doppiare” senza grossi problemi.

Ma anche l’atletica leggera facilita il passaggio nel mondo della NFL: fu il caso di Bob Hayes e Mille Carter, gli unici a vincere una medaglia olimpica nella velocità (il primo) e nel lancio del peso (il secondo) ed a trionfare nel Superbowl.

Bob Hayes inoltre, ha un primato unico: è l’unico ad aver infatti vinto l’oro. Trionfò ai Giochi Olimpici di Tokyo 1964, nei 100 metri piani e nella 4×100, stabilendo in entrambe le specialità il record del mondo. Subito dopo l’esperienza a Cinque Cerchi, Bob firma un contratto con i Dallas Cowboys, e giocando come wide receiver vincerà il Super Bowl del 1972. Hayes diventò ben presto lo spauracchio dei difensori avversari; era così imprendibile che le squadre iniziarono a giocare con una difesa a zona per cercare di contrastarlo.

Hayes conclude la carriera nel 1975 e purtroppo per lui, la vita inizia a peggiorare, ha problemi con l’alcool e nel 1979 viene condannato a 10 mesi di carcere per spaccio di stupefacenti; nel 2002, a causa di problemi renali e al fegato causati dall’abuso di alcool, “Bullet” (lo sparo) Bob muore, nella sua città natale di Jacksonville, il 18 settembre.

AtletaNazioneSportAnno vittoria Superbowl
Mike CarterUSAatletica leggera1985, 1989 e 1990
Bob HayesUSAatletica leggera1972

Specialità differente invece per Mike Carter, nato a Dallas nel 1960. Fisico enorme, 187 cm x 127 chili, Carter vinse l’argento a Los Angeles 1984 nel getto del peso, battuto soltanto dall’italiano Alessandro Andrei. Vantò anche due successi alle Universiadi e appena dopo l’estate, firmò il suo contratto con i San Francisco 49ers, la franchigia californiana che dominò la scena in quella decade grazie anche al talento del qb Joe Montana.

Carter, che giocò fino al 1992 e soltanto con i 49ers, vinse ben 3 Superbowl: 1985, 1989 e 1990. Terminata la carriera, si è dedicato alla famiglia ed al vecchio amore: è diventato allenatore di sua figlia Michelle che nel getto del peso ha conquistato la medaglia d’oro a Rio 2016.

 

Albo d’oro Olimpiadi: Hockey ghiaccio maschile/femminile

L‘hockey su ghiaccio è una delle discipline che può vantare il maggior numero di presenze Giochi olimpici invernali. Soltanto nella VII edizione delle Olimpiadi, nel 1920, venne disputato un torneo dimostrativo nel corso dei giochi olimpici estivi.

A partire dalla XVIII Olimpiade invernale, svoltasi nel 1998, è stato istituito anche un torneo femminile.
Ad accrescere l’importanza della competizione, nell’arco fra il 1920 e il 1968 i tornei sono stati considerati validi anche come edizioni del campionato del mondo di hockey su ghiaccio.

Il torneo maschile vede al via dodici squadre nazionali, mentre il torneo femminile si limita ad otto rappresentative.

Albo d’oro del torneo maschile
AnnoSedeOroArgentoBronzo
1920Belgio AnversaCanadaStati UnitiCecoslovacchia
1924Francia ChamonixCanadaStati UnitiRegno Unito
1928Svizzera Sankt MoritzCanadaSveziaSvizzera
1932Stati Uniti Lake PlacidCanadaStati UnitiGermania
1936Germania Garmisch-PartenkirchenRegno UnitoCanadaStati Uniti
1948Svizzera Sankt MoritzCanadaCecoslovacchiaSvizzera
1952Norvegia OsloCanadaStati UnitiSvezia
1956Italia Cortina d’AmpezzoURSSStati UnitiCanada
1960Stati Uniti Squaw ValleyStati UnitiCanadaURSS
1964Austria InnsbruckURSSSveziaCecoslovacchia
1968Francia GrenobleURSSCecoslovacchiaCanada
1972Giappone SapporoURSSStati UnitiCecoslovacchia
1976Austria InnsbruckURSSCecoslovacchiaGermania Ovest
1980Stati Uniti Lake PlacidStati UnitiURSSSvezia
1984Jugoslavia SarajevoURSSCecoslovacchiaSvezia
1988Canada CalgaryURSSFinlandiaSvezia
1992Francia AlbertvilleSquadra UnificataCanadaCecoslovacchia
1994Norvegia LillehammerSveziaCanadaFinlandia
1998Giappone NaganoRep. CecaRussiaFinlandia
2002Stati Uniti Salt Lake CityCanadaStati UnitiRussia
2006Italia TorinoSveziaFinlandiaRep. Ceca
2010Canada VancouverCanadaStati UnitiFinlandia
2014Russia SociCanadaSveziaFinlandia
Albo d’oro del torneo femminile
AnnoSedeOroArgentoBronzo
1998Giappone NaganoStati UnitiCanadaFinlandia
2002Stati Uniti Salt Lake CityCanadaStati UnitiSvezia
2006Italia TorinoCanadaSveziaStati Uniti
2010Canada VancouverCanadaStati UnitiFinlandia
2014Russia SociCanadaStati UnitiSvizzera
Il medagliere complessivo
OroArgentoBronzo
PaeseUDUDUDTotale
Canada94412020
Stati Uniti21831116
Svezia20314111
URSS7010109
Cecoslovacchia0040408
Finlandia0020428
Svizzera0000213
Rep. Ceca1000102
Regno Unito1000102
Russia0010102
Squadra Unificata1000001
Germania0000101
Germania Ovest0000101

Dereck Redmond, l’atleta che terminò la gara con l’aiuto del padre

Quando un medico, nel 1994, gli disse che non avrebbe più potuto praticare nessuno sport a livello professionistico, Dereck Redmond, specialista dei 400 metri non volle dargli retta. Infatti Dereck aveva già al collo due medaglie d’oro nel corso della sua carriera, ottenuta nella staffetta 4×400 con la maglia della Gran Bretagna agli Europei 86 ad ai Mondiali 87.

Gli mancava invece il grosso successo individuale, sui 400 metri piani ma sempre la sfortuna ci aveva messo lo zampino, vedi i numerosi infortuni e le operazioni chirurgiche, ben 8, a cui si era dovuto sottoporre. Ed i Giochi Olimpiadi di Barcellona 92 erano l’occasione giusta: vinta la batteria in scioltezza, si presentò ai blocchi di partenza della semifinale sicuro di strappare il pass per la finale e poi se la sarebbe giocata alla pari con tutti.

Allo sparo partì regolarmente quando il sogno si spezzò, nemmeno a metà del mezzo giro di pista: il bicipite femorale della gamba destra si era strappato, come un coltello che affonda nel burro. L’inerzia lo spinse ancora qualche metro più avanti, ma poi il dolore divenne talmente intenso che solo saltellando su di una gamba poteva proseguire.

Fermatosi nella corsia, alle sue spalle spuntò un uomo, che evitato ogni intervento ella sicurezza, lo raggiunse: era suo padre , che cercò in tutti i modi di trattenerlo dal continuare, per non rendere ancor più grave l’infortunio.

Ma il figliolo non ne voleva sapere: era arrivato fino alle Olimpiadi, e nulla lo avrebbe fermato dal tagliare quel nastro immaginario che tutti gli atleti, quando calcano la spinta, desiderano ardentemente superare.

E così, appoggiatosi alla spalla del padre, passò sul traguardo, facendo esplodere lo stadio in un’ovazione. Il guaio muscolare però fu troppo serio: Redmond dovette concludere anzitempo la carriera. A nulla infatti valsero i tentativi medici e decise di passare al basket prima,ed il rugby dopo, arrivando alle soglie del professionismo.

Questo incidente è diventato uno dei momenti da ricordare nella storia delle Olimpiadi ed è stato oggetto di uno dei video “Celebrate Humanity” del Comitato Olimpico Internazionale. Le stesse immagini sono state utilizzate anche in una pubblicità della Visa come esempio dello Spirito Olimpico ed in uno degli spot “Courage” della Nike nel 2008.

Oggi è co-proprietario della scuderia Splitlath Redmond che partecipa alla Superbike Britannica e svolge la professione di motivatore, proprio sull’onda emotiva di ciò che accadde quel pomeriggio di luglio sulla pista catalana.

Tokyo 2020: sede dell’edizione n° 32 dei Giochi Olimpici

Si chiudono i battenti dell’edizione n° 31 dei Giochi Olimpici, che ha visto per la prima volta una città sudamericana, Rio de Janeiro, sede del maggior evento sportivo e già atleti e tifosi guardano alla prossima rassegna che  avrà luogo a Tokyo, Giappone, dal 25 luglio al 9 agosto 2020.

La scelta è caduta sulla città giapponese, che torna ad ospitare i Giochi dopo l’edizione 1964, durante la 125ª sessione del CIO, svoltasi a Buenos Aires il 7 settembre 2013. La capitale nipponica ha superato la concorrenza delle altre due contendenti, Istanbul (Turchia) e Madrid (Spagna).

La cerimonia d’apertura e di chiusura si svolgerà presso il National Olympic Stadium, sede già dell’edizione del 1964, con una capienza, al termine dei lavori di ammodernamento, pari a 60.000 spettatori.

Gli sports presenti a Tokyo 2020

Le discipline in totale, secondo la denominazione del CIO, saranno 33. Al Congresso del CIO di Rio 2016 sono state ammesse cinque sports.

Arrampicata NEW
Atletica leggera
Badminton
Baseball/softball NEW
Boxe
Calcio
Canoa/kayak
Canottaggio
Ciclismo
Equitazione
Ginnastica artistica e ritmica
Golf
Hockey su prato
Judo
Karate NEW
Lotta libera/grecoromana
Pallacanestro
Pallamano
Pallavolo
Pentathlon Moderno
Rugby a 7
Scherma
Skateboard NEW
Sollevamento Pesi
Sport acquatici (nuoto, tuffi, pallanuoto, nuoto sincronizzato e fondo)
Surf NEW
Taekwondo
Tennis
Tennistavolo
Tiro
Tiro con l’arco
Triathlon
Vela

Le Olimpiadi tornano così a Tokyo dopo l’edizione 1964 (la numero 18), che si svolsero invece in autunno, più precisamente dal 10 al 24 ottobre.  Il fuso orario con l’Italia è di nove ore. I Giochi ParaOlimpici si svolgeranno dal 25 agosto al 6 settembre 2020.

Il Logo di Tokyo 2020

Il logo dell’edizione 2020 è un modello a scacchi, motivo molto popolare in Giappone e che , rappresentato nel colore blu, simboleggia raffinata eleganza e sofisticatezza, elementi classici del Paese del Sol Levante.

Composto da tre varietà di forme rettangolari, il disegno stilizza differenti paese, culture e modi di pensare. Incorpora il messaggio dell’unità nella diversità.

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Thomas Burke, il primo vincitore dei 100 metri alle Olimpiadi

Gara regina dell’atletica leggera ed ovviamente attesa alle Olimpiadi come la competizione che esprime l’uomo più veloce al mondo, i 100 metri piani fecero il loro ingresso ai moderni Giochi Olimpici fin dalla prima edizione di Atene 1896. Fu Thomas Edmund Burke (1875- 1929) il primo atleta a tagliare il nastro ( a quell’epoca presente) della prima edizione della gara che si tenne presso lo Stadio Panathinaiko, opera monumento dello sport moderno e che sarà teatro anche dell’arrivo della maratona ad Atene 2004.

Burke, allora ventenne, arrivava da Boston e vincerà anche la gara dei 400 metri piani, impresa finora mai riuscita a nessun altro.

Il New York Times scrisse in merito alla gara: “Allo sparo, Burke balzò in avanti, subito seguito dal tedesco Hofmann, che venne superato di due metri sul traguardo, con gli altri corridori che seguirono in sequenza….Fra gli applausi, la bandiera americana sventolò in alto”.

Burke era nato nella West End in Boston; suo padre era becchino presso la Chiesa di St. Joseph e quando vinse le Olimpiadi frequentava il secondo anno di legge presso la Boston University.

Durante la Prima Guerra Mondiale, con il grado di luogotenente, sarà il più anziano, all’età di 43 anni, a guadagnarsi tali gradi nell’esercito americano. Ma torniamo alla sua impresa ateniese.

Semplice studente universitario, arrivò nella capitale greca con il ruolo di favorito, ma nella gara dei 400 metri piani, avendo vinto il titolo americano nella specialità nelle ultime due edizioni.  Alla partenza, in un’epoca in cui non esistevano i blocchi di partenza, Burke ed i suoi compagni americani Tom Curtis e Francis Lane si posizionarono proni, dimostrando di conoscere già la metodologia corretta per sfruttare al massimo l’energia.

Fra il pubblico, i compagni cominciarono a gridare “B. A. A.! Rah! Rah! Rah!” in onore dell’università di provenienza, anche questa cosa poco consona al pubblico di stampo europeo. Burke corse la batteria di qualificazione in 11.8 secondi; sarà leggermente più lento nella finalissima, corsa di fronte a 40.000 persona assiepate sugli spalti ed altre 60.000 che guardavano dalla collina che sormonta lo stadio.

Con il tempo di 12 secondi netti vincerà la medaglia d’oro davanti al tedesco Hofmann, conquistando anche il titolo onorifico di “uomo più veloce al mondo”. Qualche giorno più tardi farà il bis sui 400 metri, percorsi in 54.2 secondi.burke-fastest-man-look-slide

La sua esperienza ateniese, quando pote assistere alla Maratona, lo spinse ad essere uno dei patrocinatori della Boston Marathon, che tuttora è una delle gare sulla distanza dei 42 chilometri più prestigiosa al mondo. Oltre a svolgere l’attività di avvocato, fu allenatore di atletica leggera presso la Mercersberg Academy in Pennsylvania nonché giornalista per il Boston Journal ed il Boston Post.

Morirà a soli 53 anni per infarto, mentre era a bordo del traghetto che lo portava da Winthrop a Boston.

 

Basket: chi ha vinto NCAA, NBA ed Olimpiadi

Basket+USA+Olimpiadi=medaglia d’oro, la curiosa somma è quasi scontata ai Giochi Olimpici e Rio 2016 non dovrebbe fare eccezione, visti i risultati con cui gli americani stanno asfaltando i loro avversari nelle ultime amichevoli pre-Giochi. Inoltre non è che manchi il talento nel roster a stelle e strisce e pertanto la speranza dei tanti appassionati che guarderanno in tv il basket olimpico è che la strada che li separa dalla vittoria finale sia lastricata di spettacolo.

Ma chi ha fatto il Triplete Olimpiadi- titolo NCAA – titolo NBA ?

L’elenco non è lunghissimo: infatti sebbene per i giocatori americani sia abbastanza facile aggiudicarsi il titolo olimpico, abbinare anche il campionato universitario e quello professionistico non è propriamente scontato. Fra i sette recordman sicuramente spicca la stella di MJ, al secolo Michael Jordan, che trionfò addirittura due volte: la prima nelle Olimpiadi “casalinghe” di Los Angeles 1984, prima del suo debutto nel mondo dorato dell’NBA e la seconda volta quando le notti di Barcellona 92 vennero illuminate dal primo Dream Team della storia.

Tale occasione fu determinante per aggiungere un non meno noto Earvin “Magic” Johnson che aveva dichiarato poche settimane prima l’evento la sua sieropositività. Ecco chi sono i cestisti del Settebello.

 

giocatorenazioneOlimpiadiNCAANBA
Quinn BucknerUSA19761976 (Indiana University)1984 (Boston Celtics)
Magic JohnsonUSA19931979 (Michigan State University)1980, 1982, 1985, 1987-88 (Los Angeles Lakers)
K. C. JonesUSA19561955-56 (University of San Francisco)1959-66 (Boston Celtics)
Michael JordanUSA1984-1992 1982 (University of North Carolina)1991-93, 1996-98 (Chicago Bulls)
Clyde LoveletteUSA19521952 (University of Kansas)1954 (Minneapolis Lakers), 1963-64 (Boston Celtics)
Jerry LucasUSA19601960 (The Ohio State University)1973 (New York Knicks)
Bill RussellUSA1956 1955-56 (University of San Francisco)1957, 1959-66, 1968-69 (Boston Celtics)