La prima Coppa dei Campioni in Italia: Milan-Benfica 2-1 del 1963

E’ il tempio di Wembley, Londra, ad accogliere Milan e Benfica nella serata di mercoledì 22 maggio 1963. Non è ancora tempo di trasmissione live di partite di calcio,: la RAI trasmetterà l’incontro in differita e così gli italiani conosceranno solo dopo alcune ore che per la prima volta la Coppa dei Campioni è sbarcata in Italia.

Ma chi non ha resistito, e non saranno pochi, si sintonizzarono sulle onde medie della radio dove il mitico Niccolò Carosio raccontò la partita.  E per i rossoneri, il successo nella capitale inglese, aprirà la lunga e gloriosa storia dei rossoneri in Europa.

Il Tabellino

MILAN – BENFICA 2-1
Reti: 18’ Eusebio, 58’ Altafini, 66’ Altafini

MILAN: Ghezzi, David, Trebbi, Benitez, Cesare Maldini, Trapattoni, Pivatelli, Sani, Altafini, Rivera, Mora. Allenatore Nereo Rocco, Direttore Tecnico Gipo Viani.
BENFICA: Costa Pereira, Cavem, Cruz, Humberto, Raul, Coluna, Josè Augusto, Santana, Torres, Eusebio, Simoes. Allenatore Riera.
Arbitro: Holland (Inghilterra).

Il video della partita

Pescara-Milan 4-5, Serie A 1992-93: la valanga di reti all’Adriatico

Milan campione in carica, Pescara alla caccia di punti per lottare fin da subito alla salvezza: obbiettivi opposti, destini opposti. Alla fine della stagione i rossoneri del trio olandese si confermerà campione d’Italia mentre gli abruzzesi, guidati da Giovanni Galeone, scenderanno mestamente in Serie B, giungendo ultimi in classifica.

Le due compagini si affrontano già alla seconda giornata: in riva all’Adriatico, in una giornata ancora molto calda, c’è voglia di calcio balneare. Finirà con tanti goals, ben nove ed in campo qualche giovane calciatore che poi diventerà più bravo in panchina, come un certo Massimiliano Allegri, in rete appena poco dopo il calcio d’avvio.

Il Tabellino del match

Campionato Serie A 1992-93, 13 settembre 1992, 2° turno andata

Stadio Adriatico di Pescara, ore 15.00

PESCARA – MILAN 4-5
Reti: 1′ Allegri, 3′ P. Maldini, 6′ Lentini I, 11′ aut. e 14′ aut. Baresi II, 23′ Massara, 37′, 39′ e 73′ Van Basten

PESCARA: Savorani, Sivebaek (46′ Alfieri), Nobile, Dicara, Righetti, Mendy, Ferretti, Allegri, Borgonovo, Sliskovic (46′ Palladini), Massara All.: Galeone
MILAN: Antonioli, Tassotti, P. Maldini, Eranio (56′ Massaro), Costacurta, Baresi II, Lentini I (46′ Evani), Rijkaard, Van Basten, Savicevic, Donadoni All.: Capello
Arbitro: Ceccarini
Espulsi: –

Vincere lo scudetto e poi retrocedere: quando è successo

Cosa si farebbe per non vincere un campionato: qualcuno disposto a farsi 40 km a piedi per andare  ad un Santuario, altri che “venderebbero” la moglie, per non dire di peggio.

Qualcuno pronto a vincere e poi retrocedere l’anno dopo? Beh, forse così si esagera, eppure la storia del calcio insegna che può accadere, anche a teams blasonati.

#5 – Juventus (Italia)

E’ forse il caso più noto salito alle cronache: non per (de)meriti sportivi, quanto per essere stato coinvolto nello scandalo più grosso del calcio italiano. Vinto il tricolore, i bianconeri di Fabio Capello non ebbero nemmeno l’estate intera per gioire: retrocessione in Serie B e 17 punti (poi ridotti a 9) di penalizzazione. Il titolo venne assegnato all’Inter, con polemiche che tuttora sono vibranti fra i sostenitori delle opposte fazioni.

#4 – Herfolge Boldklub (Danimarca)

I danesi del Herfolge BK festeggiarono il loro primo titolo nazionale al termine della stagione 1999-2000. Mentre cercavano di difendere la preziosa coccarda, vennero eliminati con un complessivo 6-0 nei play-off di Champions League e, piazzandosi all’11° posto (su 12), si meritarono la discesa negli inferi calcistici.

#3 – Manchester City (Inghilterra)

Mentre la storia del Leicester City è (quasi) il contrario, salvandosi per un soffio e poi trionfando in Premier League, il Manchester City è finora l’unico team che è riuscito nell’impresa di trionfare e poi scendere di categoria. Accadde nel 1937, quando il City si era aggiudicato il torneo scavalcando di tre punti il Charlton Athletic mentre i rivali cittadini dello United conobbero l’onta della retrocessione. La stagione seguente, mentre i Red Devils risalirono la china, i Citizens scesero in B assieme al West Bromwich Albion.

#2 – FC Norimberga (Germania)

Dopo aver vinto il suo nono (ed ultimo) titolo nel 1968, il tecnico del club tedesco Max Merkel decise di ricostruire la squadra con giocatori più giovani. Come risultato, il 17° posto finale gli valse la retrocessione, per un sol punto, nella cadetteria. Per ritornare nell’elite del pallone germanico ci vollero ben 10 stagioni.

#1 – Milan (Italia)

Anche per i rossoneri si videro sfilare lo scudetto in maniera “anomala”. Vinto nel 1979 il decimo scudetto e guadagnandosi la stella con Rivera capitano, i rossoneri terminarono al terzo posto la stagione successiva. Ma il primo grande scandalo del calcioscommesse comportò la retrocessione in cadetteria, oltre a veder coinvolti i vertici societari ed alcuni giocatori, fra cui Albertosi, che conclusero in maniera indegna la propria carriera.

Le frasi famose di Adriano Galliani

Nel mondo del calcio da più di un trentennio, Adriano Galliani è stato uomo immagine ed ombra del Milan al tempo stesso: quando serviva fare da scudo ai rossoneri, si è sempre immolato sull’altare della causa comune, quando era il Presidente Berlusconi ad aver bisogno della scena, allora il buon Adriano ha saputo rimanere  in disparte, pronto ad assecondare i desideri del patron storico del club di Via Turati (un tempo).

Ecco allora che le citazioni più famose di Galliani hanno fatto la storia del calcio italiano.

Il Milan del futuro dovrà ricordare l’organizzazione di società come Warner Bros e Walt Disney.

Non potevamo più attendere. È tornato a casa uno dei nostri. Non poteva dirci di no. Quando ci lasciò da giocatore gli strappai la promessa che in caso di qualsiasi nostra chiamata Carlo avrebbe dovuto rispondere “presente”. Ci stava per sfuggire, visto che nel pomeriggio stava per firmare col Parma. Ma questa circostanza non ha fatto altro che accelerare la trattativa.

La decisione [L’ingaggio di Carlo Ancelotti], della quale mi assumo la piena responsabilità, visto che Berlusconi ha dato il via libera a una scelta da me caldeggiata, è maturata in una notte insonne ed è stata presa per il bene del Milan. I tifosi hanno visto come ha giocato la squadra fino a oggi… Ecco, si tratta di una squadra che come organico non ha nulla da invidiare a qualsiasi club europeo. Sulla carta è fortissima: anche sul campo deve dimostrare di esserlo.

[Dopo la vittoria della Coppa del mondo per club FIFA 2007] Torno a dire che il destino è stato incredibile: ci ha dato la possibilità di vincere contro quelle squadre che precedentemente ci avevano battuto. Adesso abbiamo pareggiato i conti con Liverpool e Boca, ma noi teniamo soprattutto al nostro palmares: essere diventato il club più titolato al mondo deve essere ricordato.

Mi sono ripromesso di non dire più nulla dopo l’estate 2006. Dico solo che chi vinceva fino al 2006 aveva delle squadre straordinarie, tanto che faceva anche le finali di Champions League.

[Su Yoann Gourcuff] Se ha giocato poco tra il 2006 e il 2008 è perché ha dovuto fare i conti con una mostruosa concorrenza che ci ha fatto vincere tutto; vale a dire Gattuso, Ambrosini, Pirlo, Seedorf e Kakà. Se torna avrà modo di giocare, è sicuro. Yoann è un giocatore eccellente, e lo sta dimostrando con il Bordeaux e con la nazionale francese. Ci sarà spazio per lui al Milan.

Come tutti i monzesi, che non si sentono milanesi, da ragazzo simpatizzavo per la Juventus. In Brianza è così, ma l’altra squadra che seguivo era il Milan. Mai l’Inter.

Il Milan risolve le sue cose all’interno della società, non attraverso i mezzi di comunicazione.

Ibrahimovic non voleva lasciare il Milan ma noi abbiamo dovuto venderlo. Gli avevo promesso che sarebbe rimasto con noi. […] Sarebbe stato impossibile pareggiare il bilancio senza rimuovere gli stipendi più pesanti. Così abbiamo preso la dolorosa ma necessaria decisione di vendere due grandi calciatori, i più pagati del Milan. È stata una scelta economica che condivido assolutamente.

[Annunciando le sue dimissioni, poi rientrate, da dirigente del Milan] Lascio, con o senza accordo sulla buonuscita. Sono offeso, non è così che si opera il ricambio generazionale, lo si fa con eleganza. Mi dimetto per giusta causa nei prossimi giorni, forse aspetto la sfida di Champions con l’Ajax. Comunque non mi faccio rosolare. […] Ho subìto un grave danno d’immagine.

Sono d’accordo con il ricambio generazionale ma fatto con eleganza, non in questo modo.[Novembre 2013: sulle critiche di Barbara Berlusconi che hanno portato alle sue dimissioni dal Milan]

Quando vinciamo a Torino di solito vinciamo lo scudetto.

Non ho paura dei confronti diretti. Sarebbe bello avere continuità contro le piccole, ma non la baratterei con la continuità che abbiamo dimostrato in questi anni in Europa.

Come tutti i monzesi, che non si sentono milanesi, da ragazzo simpatizzavo per la Juventus. In Brianza è così, ma l’altra squadra che seguivo era il Milan. Mai l’Inter.

Vado in giro sempre col mio telefonino, guardo e vedo il gol [mostrando il gol fantasma di Muntari contro la Juventus]. Ho sempre questa immagine per non dimenticare quello che è successo. [3 maggio 2012]

Luviana, la moglie ballerina di Clarence Seedorf

Tante coppe dei campioni ha alzato al cielo quante le squadre per cui è sceso in campo (più o meno): Clarence Seedorf, dopo aver dominato sui campi di gioco per oltre un decennio, punto di riferimento per i propri compagni nonchè vero allenatore in campo, non ha saputo dribblare l’amore nella vita privata. L’olandese è infatti un romantico marito innamorato della sua Luviana, ex ballerina brasiliana, al suo fianco ormai da molti anni. “L’ho incontrata in un bar, era tutto buio, lei era vestita di nero e l’unica cosa che si vedevano erano gli occhi e il suo sguardo, il resto l’ho apprezzato dopo”, raccontò l’ex di Inter, Milan e Real Madrid in merito all’approccio che ebbe con la sua attuale moglie.

Luviana non ha mai apprezzato il fatto di fare la belloccia, rimanendo “passiva” di fianco al marito, come un trofeo da esibire.
Titolare di un salone di bellezza a Milano, dopo aver svolto la carriera di ballerina. Carismatica, è accanita tifoso del Botafogo, il club in cui il marito Clarence iniziò la carriera di allenatore dopo aver lasciato il Milan e l’Italia.

Seedorf avrebbe scelto proprio il Fogao dopo aver promesso alla moglie che un giorno avrebbe giocato con i bianconeri brasiliani. E’ nata nel 1976.

Milan-Roma 0-2: il petardo che colpì Tancredi

Parve il campionato della violenza, il 1987-88, quando nel solo girone d’andata ben  tre partite vennero decise dal Giudice Sportivo dopo che pseudo tifosi lanciarono dagli spalti oggetti contundenti o petardi che portarono la giustizia ad intervenire modificando il risultato del campo.

Allora infatti vigeva la norma della responsabilità oggettiva che comportava la piena ed assoluta responsabilità della squadra di casa in merito a comportamenti violenti dei tifosi presenti sugli spalti.

San Siro, 13 dicembre 1987: per il Milan, alla rincorsa del Napoli capolista, il sogno scudetto passa dalla vittoria obbligata contro la Roma, guidata in panchina dall’ex svedese Liedholm.

I FATTI

Dopo il primo tempo terminato in parità per 0-0, le due squadre si apprestano a riprendere il gioco. Il portiere giallorosso Franco Tancredi va verso la porta sotto la Curva Sud e si china per liberare l’area di rigore da alcuni rotoli di carta igienica. Momento peggiore non poteva essere: il titolare romanista si vede scoppiare fra le gambe un petardo lanciato dal primo anello ed il botto lo fa crollare a terra stordito. Purtroppo subito un secondo giunge nei pressi del calciatore, e stavolta scoppia a pochi centimetri dalla faccia. Il portiere perde i sensi, i primi soccorsi, prestati dal dottor Alicicco e il signor Marinucci, rispettivamente medico e massaggiatore romanista, sono immediati e risulteranno decisivi.

Nel frattempo, mentre Tancredi viene portato fuori in barella per essere trasportato con urgenza all’Ospedale San Carlo nei pressi, lo stadio si svuota: le persone accorse per assistere allo spettacolo rimangono indignate mentre alcuni tifosi riescono ad aiutare le forze dell’ordine nell’indicare il responsabile del gesto che verrà fermato in serata.

Nils Liedholm dirà poi ai giornalisti: “I giocatori erano tutti scioccati, alcuni si sono messi a piangere e non volevano continuare. Erano impressionati dalle condizioni di Tancredi che muoveva in continuazione la mascella e aveva gli occhi sbarrati. Con Franco ho parlato negli spogliatoi: mi ha detto che vuole ritirarsi per sempre“.

Il giovanissimo 17enne Angelo Peruzzi esordisce così in Serie A e comincerà la sua luminosa carriera: para ogni tiro che piove dalle sue parte, superato soltanto dal calcio di rigore trasformato da Virdis.

Tre giorni dopo, il Giudice Sportivo trasformerà, come da regolamento, lo 1-0 in 0-2 a tavolino. Per il Milan, la sconfitta non comporterà però la vitoria dello scudetto, avvenuto in rimonta ai danni del Napoli di Maradona.

IL TABELLINO DEL MATCH

MILAN: G. Galli, Tassotti, P. Maldini, An. Colombo (75′ Bortolazzi), F. Galli, Baresi II, Donadoni (65′ Evani), Ancelotti, Virdis, Gullit, Massaro – All.: Sacchi
ROMA: Tancredi (46′ Peruzzi), Tempestilli, Oddi, Manfredonia, Collovati, Signorini, B. Conti (77′ Domini), Gerolin, Agostini, Giannini I, Desideri – All.: Liedholm

Arbitro: D’Elia

Serie A, la partita con il record di goals: Milan-Atalanta 9-3

Campionato 1972-73: il 15 ottobre scendono in campo a San Siro Milan ed Atalanta. Era la terza giornata di Serie A, ed obbiettivi diversi separavano le due compagini: ospiti in caccia di un punto, in lotta strenuamente per la salvezza mentre rossoneri desiderosi di conquistare lo scudetto per cucirsi sul petto la stella.

L’andamento del match fu segnato ben presto: tre reti nella prima mezzora e fu notte fonda per gli orobici. Milan-Atalanta 1972-73 detiene tuttora il primato di partita di Serie A con il maggior numero di reti. Il precedente primato era dl undici gol ed apparteneva allo stesso Milan (con Ambrosiana. Inter e Genoa), che lo aveva stabilito per ben due volte nel ’50-’51: sempre contro l’Atalanta (7-4 a Bergamo) e contro 11 Novara (9-2 a Milano). Undici reti erano infatti state realizzate anche nel ’37-’38 in Ambrosiana-Bari (9-2) e nel ’42’43 in Genoa-Lazio (6-5). La maggiore differenza reti venne invece inflitta dal Torino all’Alessandria nel campionato ’47-’48: 10-0 al Filadelfia.

Tuttavia, entrambi i contendenti, videro la loro stagione finire in maniera tragica, sportivamente parlando.

Il Milan, dopo aver conquistato la Coppa delle Coppe a Salonicco, perderà lo scudetto all’ultima giornata nella Fatal Verona. Peggio andrà all’Atalanta, che retrocederà in Serie B per differenza reti complessiva (!!!)

“Ad un certo punto anche il tabellone luminoso di San Siro fece « tilt »: troppi gol, troppi marcatori per cui l’operatore continuò a segnare il nome di Rivera per tre, quattro volte come se in campo ci fosse soltanto lui”. Inizia così il racconto di Giorgio Gandolfi sulla Stampa di una delle partite più incredibili del campionato italiano, l’incontro con più gol nella storia del nostro calcio.

LE CURIOSITA’

L’estremo difensore dei bergamaschi Pianta non subiva goals da 7 partite. Tale fu la situazione che si era creata in campo che dopo la settima rete subita, il tecnico Corsini lo sostituì con Marcello Grassi. L’Atalanta, in maniera beffarda, vincerà la partita dei calci d’angolo per 9-3.

IL TABELLINO DEL MATCH

Domenica 15 ottobre 1972 – San Siro, Milano
MILAN-ATALANTA 9-3
Reti: 16′ Prati, 30′ Bigon I, 33′ Divina, 35′ Rivera, 40′ Benetti II, 50′ Chiarugi, 52′ Rivera, 54′ Ghio, 55′ Prati, 64′ Bigon I, 88′ Carelli, 90′ Prati
MILAN: Belli, Anquilletti, Zignoli, Rosato I, Schnellinger, Biasiolo I, Bigon I, Benetti II, Prati, Rivera, Chiarugi (67′ Magherini) – All.: C. Maldini – DT: Rocco
ATALANTA: Pianta (56′ Grassi), Maggioni, Divina, Savoia, Vianello, Picella, Sacco, Carelli, Pirola, Ghio, Vernacchia – All.: Corsini
Arbitro: Giunti