Eric Cantona, che vinse due Premier come uomo-mercato

Vincere due Premier League ed essere uomo-mercato: la carriera di Eric Cantona ed i suoi records

Terminare il calciomercato di riparazione con il colpo decisivo per vincere la Premier League: l’uomo che contribuì al successo nel torneo inglese fu niente meno che Eric Cantona, che cambiò squadra in due occasioni ed entrambe le volte fu fenomenale nell’alzare, con il suo rendimento, ed assieme ai compagni di squadra, il trofeo inglese.

Addirittura per il “terribile” francese fu un back-to-back. Arrivato dal Marsiglia fresco di titolo nel febbraio 1992, sbarcò in Inghilterra vestendo la maglia del Leeds United, club che lo aveva contattato dopo essere stato scartato dal tecnico del Liverpool  Graham Souness per motivi disciplinari.

Michel Platini, allora non ancora dirigente UEFA bensì ct della Francia, aveva infatti contattato il tecnico dei Reds durante una trasferta per disputare un match di Coppa Uefa contro l’Auxerre. Souness però declinò in toto “l’offerta”, ritenendolo un giocatore “pericoloso” per la tranquillità dello spogliatoio. Poco dopo Cantona, dopo aver sostenuto una sorta di provino con lo Sheffield Wednesday, allenato da Trevor Francis, rifiutò di “sottoporsi” ad un secondo periodo di allenamenti con la squadra, bollando la richiesta come un’offesa personale.

Il Leeds colse al volo l’occasione: ai primi di febbraio, dopo aver assistito ad un match in tribuna dei The Whites, l’attaccante francese siglò il contratto ed al termine della stagione fu titolo. Con 28 presenze e 9 reti, Cantona fu determinante per il terzo titolo della storia del club. Successo a cui si aggiunse la Charity Shield nell’agosto successivo quando in un esaltante 4-3 finale, Eric segnò una tripletta al Liverpool, il massimo della rivincita.

Nove mesi più tardi il primo trasferimento, fu un infortunio a farlo piombare all’Old Trafford. I Red Devils si trovarono privi di Dion Dublin, ai box causa la rottura di una gamba dopo una sola partita. Il club, che non vinceva il titolo da 26 anni (!!!), sentito il parere di Ferguson, firmò quel talento francese che stava mostrando doti da leader.

Cantona lasciò dunque Ellan Road, non senza polemiche e con i suoi ex fans che non gli perdonarono il tradimento. Mentre il manager scozzese, ancora privo di successi in Inghilterra, iniziò la sua luminosa ascesa fra i migliori tecnici del pianeta. Furono ben 4 i successi in Premier League (in 5 stagioni!!) per Cantona, divenuto il Numero 7 dell’Old Trafford prima dell’affermazione di David Beckham.

E se si eccettua la parentesi del colpo di Kung-fu ai danni di un fan del Crystal Palace, Matthew Simmons, reo di averlo insultato mentre Cantona si avviava verso gli spogliatoi in seguito all’espulsione subita, il dilemma su chi fece grande chi, tuttora continua.

1948: United-Arsenal, record di pubblico allo stadio del City

Era il 17 gennaio 1948, quando la lega di calcio inglese vedeva stabilire un primato in termini di pubblico sugli spalti. Ad assistere al pareggio per 1-1 fra Manchester United ed Arsenal entrarono allo stadio ben 83,260 persone.

E a leggere United tutti avranno pensato, ovviamente, Old Trafford: ebbene, il record venne siglato presso la casa dei rivali cittadini del Manchester City, ovvero a Maine Road, in quanto la casa dei Red Devils era nel periodo di ristrutturazione in seguito ai danni subiti nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Nella stagione 1947-48, lo United si trovava in quarta posizione, nove punti dai Gunners capo-classifica ( che avevano vinto nel match di andata ad Highbury). I londinesi vinceranno poi il titolo, mentre lo United alzerà la FA Cup, arrivando secondi nel torneo nazionale.

Il primato del 17 gennaio 1948, che resiste tuttora, è però al secondo posto nella classifica inglese, superato soltanto dagli 84,569 spettatori che affollarono gli spalti  di Maine Road per il sesto turno di FA Cup fra Manchester City e Stoke City svoltosi il 3 marzo 1934.

Alla fine della stagione, il Manchester City abbandonerà Maine Road dopo ben 80 anni, per trasferirsi nel nuovo stadio, oggi ribattezzato, per motivi di sponsorizzazione, Eithad Stadium. Ma ormai, i tempi delle folle oceaniche erano finiti da un pezzo, in seguito all’abbattimento delle terrazze e della riduzione della capienza a soli 35,150, essendo stati aboliti i posti in piedi.

Maglietta e cognome sbagliato: l’errore Beckham

La maglia di un calciatore è più di un semplice pezzo di tela, è ormai un’icona: se l’occasione di un’asta benefica o la passione di collezionare la reliquia spinge tanti appassionati a vere proprie follie, realizzare la divisa da gioco il più cool possibile mette in competizione le aziende del settore sportivo.

E talvolta la fretta può portare ad errori di scrittura,  come nel novembre 2007 quando l’attaccante del Blackburn David Bentley dovette indossare una divisa da gioco con il suo cognome “modificato” in Betnley nel match di Premier League contro il Manchester United.

E la lista degli errori vede anche la Star del calcio inglese David Beckham che venne apostrofato in ‘Beckam’ per il match di Charity Shield del 1997 contro il Chelsea. “Pensai che i miei compagni volessero liquidarmi. Fui il solo ad accorgermi. Ma era troppo tardi per porvi rimedio, ed allora assieme ai miei compagni ci ridemmo sopra”, confidò il bel David ai giornalisti dopo il match.

L’errore tipografico, come il refuso di stampa, è sempre dietro l’angolo. Quando nell’aprile 2003 John O’Shea giocò il match di ritorno di Champions League con la divisa del Manchester United contro il Real Madrid, sul retro il suo cognome era diventato S’hea.

Forse qualche giustificazione in più può essere concessa a chi preparò la divisa da portiere del polacco Tomasz Kuszczak. Certo, la presenza in sequenza di numerose consonanti non facilitò certamente la realizzazione dell’opera. Inoltre l’estremo difensore scese in campo come titolare soltanto due volte con il Manchester United. fatale fu il match di Carling Cup contro il Crewe nell’ottobre 2006, quando si trasformò misteriosamente in “Zuszczak”.

L’errore può anche portare fortuna: l’attaccante brasiliano Liedson, acquistato per 2 milioni di dollari nell’estate 2003 dai portoghesi dello Sporting Lisbona, indossò al suo esordio la maglietta numero 9 con la “esse” stampata al contrario, che la rendeva più simile ad una zeta. Ma andato in goal all’esordio, non volle cambiare la scaramanzia nel corso della sua esperienza quasi decennale con i biancoverdi realizzò ben 116 reti in 214 presenze. 

L’Inghilterra sembra il paese più avvezzo agli errori: nel match contro il Middlesbrough, l’argentino Javier Mascherano indossò la camiseta del Liverpool monca di una lettera. “Mascerano” infatti è infatti la pronuncia del cognome del centrocampista argentino che l’anagrafica corretta.

Ma al peggio non c’è mai fine: il Crystal Palace, club londinese che nel 2004-05 fece ritorno in Premier League dopo aver vinto i play-off l’anno precedente. Ebbene, la toppa che riporta il logo del massimo torneo inglese riportava un alquanto improbabile  “Chrystal” che spinse i fans locali a creare un coro autoironico “There’s only one h in Palace,” (c’è solo una sola H in Palace). Tuttavia lo spirito umoristico non valse la salvezza ai londinesi che si piazzarono al 18° in graduatoria.

Manchester United: seconda maglia 2016-17 blu !!

Sconfitta nel match di Premier League dal West Ham, che ha così salutato la sua casa per sempre, il Manchester United vede allontanarsi le possibilità di partecipare alla prossima Champions League. Oltretutto il pullman che portava i Red Devils è stato assalito dai tifosi degli Hammers, costringendo a ritardare l’inizio del match di ben 45 minuti rispetto all’orario previsto.

In mattinata la dirigenza dello United ha però voluto guardare positivo alla prossima stagione, presentando ufficialmente la seconda maglia da trasferta per la stagione 2016-17. E’ un sorprendente Collegiate Blu, con le tre classiche striscie Adidas in rosso.

La maglietta è già disponibile presso lo store online del club, al prezzo di 60 sterline, circa 76 euro al cambio attuale.

Frank Swift, il leggendario portiere del City caduto a Monaco 1958

L’Inghilterra ha sfornato diversi portieri famosi: da Peter Shilton a Ray Clemence senza dimenticare il numero per  eccellenza come Gordon Banks che al momento è l’unico a poter vantare il titolo di campione del mondo. Ma Frank Swift non può passare nel dimenticatoio non solo per la bravura ma anche per la triste tragedia che lo ha segnato.

Frank Victor Swift nacque il 26 dicembre 1913, la data oggi nota per il Boxing Day, a Blackpool, Cominciò a lavorare nella città natale presso la Blackpool Gas Works, un’impresa petrolifera, che disponendo di una squadra di calcio per il dopolavoro, fu anche la sua prima compagine.

Da lì passò a vestire la casacca del Fleetwood Town FC, che gli permise di farsi notare nel calcio che conta. A 18 anni arrivò l’ingaggio del Manchester City, già allora militante nella massima serie inglese.

I primi due anni trascorsero senza particolari esperienze: la giovane età infatti non gli permise di conquistare il ruolo di titolare, che arrivò soltanto due anni dopo. E nel 1934 i Citizens arrivarono in finale di Fa Cup: Swift era talmente nervoso che al fischio finale, festeggiando la vittoria per 2-1 contro il Portsmouth, finì per spogliarsi completamente. La cosa non potè passare inosservata: infatti non riuscì a presenziare alla cerimonia di consegna del trofeo, causa la nudità.

Qualche giorno dopo, il Re Giorgio V gli inviò un telegramma personale a tal riguardo, chiedendogli (ironicamente) se fosse riuscito nell’impresa di recuperare l’abbigliamento.

Lo scoppio del Secondo conflitto Mondiale causò l’interruzione dei campionati: Swift finì presso la Army School of Physical Training, nei pressi di Aldershot, dove ritrovò diversi compagni di squadra. Tuttavia nel 1939 fece il suo esordio con la nazionale dei Tre Leoni, giocando in occasioni di incontri amichevoli.

swift mazzola italia inghilterra

Terminata la guerra, riprese regolarmente ad indossare la divisa del City, terminando la carriera a 36 anni, avendo disputato circa 400 matches con i light blues e 33 con l’Inghilterra.

Fisicamente era un giogante per l’epoca: 188 centimentri d’altezza e due mani enormi, 30 cm di lunghezza che gli valsero l’appellativo di Mani di Padella. Il caso volle che il suo successore fosse un nemico di guerra, l’ex soldato tedesco Bert Trautmann.

Smessi i guanti, avviò la carriera imprenditoriale aprendo un’attività di catering, divenne presidente del club ufficiale dei tifosi del City e cominciò anche a scrivere per il magazine News of the World curando la rubrica di calcio. Nel febbraio 1958 però la sua vita segnò l’epilogo: inviato per la rivista a seguire il Manchester United per la partita di Coppa dei Campioni a Belgrado contro la Stella Rossa, l’aereo nel volo di ritorno dovette fare scalo a Monaco di Baviera a seguito delle pessime condizioni meteo.

Purtroppo al momento del terzo tentativo di decollo, la tragedia: a causa della coltre di neve sulla pista, il velivolo non riuscì a prendere il volo e l’aereo si schiantò contro la recinzione ed una casa limitrofa, provocando la morte di 23 dei 44 passeggeri fra cui 8 calciatori e tre componenti dello staff tecnico. Anche due reporters persero la vita, fra cui appunto Frank Swift, la cui cintura di sicurezza gli recise l’aorta e provocandone la morte mentre veniva trasportato all’ospedale. A soli 44 anni lasciò la moglie e due figli. Fra i sopravvissuti invece vi era Matt Busby, tecnico dei Red Devils e compagno di squadra i tempi del City.

Nel 1998 fu uno dei quattro calciatori del Manchester City inclusi nella Top 100 delle Leggende della Premier League oltre che ad essere ammesso nella Hall of Fame del City.

Swift portiere

Manchester United: foto di squadra in 12!

Quando si dice che una squadra gioca in 12, s’intende generalmente che ha il favore del pubblico (caloroso) oppure, quando ironicamente si vuole unire agli undici abituali l’arbitraggio favorevole del direttore di gara. Invece il 18 aprile del 2001, il Manchester United rischiò di giocare un match di Champions League in superiorità numerica!!

Al momento della foto di gruppo, prima della partita di ritorno a Monaco di Baviera contro il Bayern, Karl Power, un inglese disoccupato ma con molta fantasia e coraggio, si unì ai Red Devils al momento della foto di rito, provocando ilarità e solo il portiere Barthez, come si vede nel filmato, sembrò notare la cosa.

Power potè vantare fra le sue imprese sportive, anche la presenze al fianco degli All Blacks al momento dell’Haka e di aver calcato il campo centrale di Wimbledon completamente nudo. Le sue performances si conclusero nel 2003, dopo aver ricevuto una sospensione a vita per aver invaso il prato dell’Old Trafford assieme ad altri tifosi, simulando un celebre goal di Diego Forlan, allora militante nello United.

Bobby Charlton: Manchester United gli dedica settore dell’Old Trafford

Grande tra i grandi, Bobby Charlton può vantarsi in vita di avere un settore del “suo” Old Trafford dedicato a lui. Dai primi di aprile 2016 infatti, prima del match di Premier League contro l’Everton, una cerimonia speciale in onore del Baronetto d’Inghilterra lo ha visto entrare in campo, accompagnato dalla moglie, Lady Norma,  mentre nella parte nord dello stadio una meravigliosa coreografia lo salutava.

bobby-charlton-coreografia

Nel frattempo, grandi lettere rosse che recitano Sir Bobby Charlton Stand sono state svelate, a contraddistinguere la parte alta del tetto. E’ la seconda icona a vedersi dedicata una parte del mitico Old Trafford, dopo che una parte del settore nord venne dedicato a Sir Alex Ferguson.

La storia di Bobby Charlton con il Manchester United

Bobby Charlton giocò 756 matches con la maglia dei Red Devils e segnando 249 reti in totale. E’ stato anche bandiera della nazionale inglese, con 106 presenze e 49 goals. Scampato alla tragedia di Monaco del 1958, il disastro aereo in cui perse diversi compagni di squadra, fu il capitano che alzò al cielo la prima Coppa dei Campioni vinta da una squadra inglese (1968), oltre a conquistare una FA Cup, 3 titoli nazionali e 4 Charity Shield.

L’Old Trafford: breve storia dello stadio

L’Old Trafford, che è in procinto di essere ristrutturato ed ampliato, dovrebbe vedere il settore appena intitolato a Sir Bobby passare dagli attuali 9800 posti ad oltre 17.000.

L’attuale capienza dello stadio del Manchester United ammonta a 75.653 posti. Inaugurato nel 1910, è stato ristrutturato una prima volta nel 2005. E’ stata sede di incontri  del Mondiale 1966 ( tre partite), Euro 1996 (ben 5 matches, fra cui Germania-Italia) e la finale di Champions League 2003 fra Juventus e Milan, vinta dai rossoneri ai rigori.