Ruggiero Rizzitelli, il bomber passato in cucina

Bomber di razza degli Anni Novanta, Ruggiero Rizzitelli si fece conoscere dal grande pubblico del calcio con la promozione in Serie A del Cesena. Grazie ai romagnoli, esordì in Serie A nella stagione 1987-88, ed il rendimento in campo lo aiutò a conquistarsi un posto fra i convocati di Euro 88 in Germania, chiamato dal Ct Azeglio Vicini che aveva un debole per i giovani nel gruppo azzurro.

Tuttavia durante la manifestazione gli venne preferita l’esperienza di Spillo Altobelli e l’esuberanza di Vialli. l’uomo di Margherita di Savoia però, nutriva speranze per i Mondiali in casa del 1990. Ma in quell’occasione dovette ingoiare il boccone amaro dell’esclusione, complice l’esplosione di Totò Schillaci e di Andrea Carnevale fresco di tricolore con il Napoli.

Nel frattempo il centravanti pugliese aveva lasciato la Riviera per accasarsi alla Roma, che non viveva momenti d’oro. Il punto più alto arrivò nella stagione post-mondiale, quando i lupi giallorossi arrivarono alla finale di Coppa Uefa. Nel doppio confronto l’Inter, guidata dal trio dei tedeschi campioni del mondo, ebbero la meglio. Per Rizzi-goal, la rete illusoria al ritorno dell’ 1-0 tenne accesa la fiammella dei supplementari fino all’ultimo. La Roma si consolò però  con il successo in Coppa Italia.

Lascia la Capitale nel 1994 e si accasa al Torino, che diventa trampolino di lancio per la carriera realizzativa: due anni e per due volte in doppia cifra (19 e 11 rispettivamente).

Arriva la chiamata del Bayern Monaco, guidato da Giovanni Trapattoni: il biennio gli permette di vincere una Bundesliga, una Coppa di Germania ed una Coppa di Lega tedesca, raggranellando molte presenze ma poche reti.

Ritornato in Italia il Trap, decide anch’egli di lasciare la Bavaria e fare rientro in patria, firmando per il Piacenza. Stavolta è un giovanissimo Pippo Inzaghi a sottrargli la ribalta. Svincolato, all’alba dei 33 anni torna alla casa madre, il Cesena, scendendo addirittura in Serie C, dove dimostra di non aver perso lo smalto, con 6 reti in 14 apparizioni.

Nela sua prima stagione post-calcio, il 2001-2002, partecipa in TV alla trasmissione di Rai Due Quelli che il calcio, condotta da Simona Ventura, giocando nel Maifredi Team. La squadra, composta da ex-calciatori, ogni domenica ripropone le azioni dei gol più importanti della giornata di campionato, sotto la guida di Gigi Maifredi.
Poi passa ai microfoni di Sky per commentare le partite della Roma per il canale tematico dei giallorossi. Nel frattempo investe nell’attività di ristorazione aprendo un locale in Romagna.

Partecipò ai Giochi Olimpici di Seul 1988, noti per la figuraccia rimediata dagli azzurri con lo 0-4 contro lo Zambia. L’Italia arriverà poi fino alle semifinali, perdendo la finale per il bronzo contro la Germania.

Con la nazionale disputò soltanto nove partite, realizzando due reti contro Danimarca e Norvegia. Fu protagonista nel match di qualificazione agli Europei 1992, quando nella partita decisiva di Mosca il pallone da lui scagliato colpì soltanto il palo, decretando lo 0-0 finale ed escludendo l’Italia dalla successiva fase finale.

Il tecnico Vicini rassegnò di fatto le dimissioni ed il nuovo ct, Arrigo Sacchi, non lo convocò, e pertanto chiudendo di fatto la carriera con la maglia azzurra.

Anche suo figlio Gianluca è un calciatore: ala destra, attualmente gioca in Serie D nel Ribelle, compagine romagnola.

Il fatto curioso

La squadra “preferita” da Rizzitelli è, curiosamente la Juventus. Contro i bianconeri, su 20 partite disputate, andò in goal in ben 7 occasioni. Nella  stagione 1994-95, quando la società degli Agnelli tornò allo scudetto dopo un lungo digiuno, il bomber pugliese siglò ben 4 reti, determinando un double di vittorie nei Derby della Mole.

La truffa ai suoi danni

Nel 2015, nel corso di un processo per truffa, venne ascoltato come parte lesa e confessò di essere stato truffato e di aver perso praticamente tutti i suoi risparmi: “Tra il 1989 e il 2000 ho investito circa 3 milioni di euro, tutto quello che ho guadagnato nella mia intera carriera di calciatore. Non mi resta più nulla, solo qualche piccolo prelievo”

Allenatore-giocatore: i coach del basket della Serie A

Per essere un buon allenatore è necessario essere stato un buon giocatore? Parrebbe non fondamentale nel basket, guardando il CV dei coach della Serie A italiana di pallacanestro. Su 16 attuali tecnici, ben 8 (il 50%) non hanno mai giocato a livello professionistico e fra questi Pino Sacripanti ha svolto la carriera di giocatore soltanto a livello dilettantistico.

Fra quelli invece che vantano un passato da cestista, il lituano Kurtinaitis è il più vincente, avendo conquistato addirittura l’oro Olimpico a Seul 88 con l’allora Unione Sovietica mentre fra i tecnici italiani il “varesino” Moretti, Dell’Agnello e Vincenzo Esposito, coach di Pistoia, possono fregiarsi del tricolore. Quest’ultimo poi è l’unico a vantare un’esperienza Oltreoceano con i professionisti della NBA, nell’attesa che i vari Gallinari, Belinelli e Datome, una volta smessi i pantaloncini e le scarpette, intraprendano (magari) la carriera in giacca e cravatta a bordocampo.

squadraallenatoreda giocatoreclubnazionale
EA7 Emporio Armani MilanoJasmin RepesaBorac Capljina  
Pasta Reggia CasertaSandro Dell’AgnelloPall Livorno, Caserta, Roma, Pesaro, Siena, Roseto, Reggio Emilia1S, 1CIArgento Euro 91
Dolomiti Energia TrentoMaurizio Buscagliano  
Sidigas AvellinoPino Sacripantidilettante  
Grissin Bon Reggio EmiliaMassimiliano Menettino  
Umana Reyer VeneziaWalter De RaffaeleLibertas Livorno, Marsala, Desio, Pistoia, Padovanono
Red October CantùRimas KurtinaitisCSKA Mosca, Zalgiris, Brandt Hagen, Huesca, Townsville Crocodiles, Real Madrid, Chalon, Angers, Atletas Kaunas, Lietuvos, Suduva, Kiev, Baku1 Camp Lit, 1 Coppa Int1 Olimpiade, 1 Europeo
Banco di Sardegna SassariFederico Pasquinino  
Fiat TorinoFrancesco Vituccino  
Openjobmetis VaresePaolo MorettiVerona, Virtus Bologna, Fortitudo Bologna, Siena, Roseto3S, 2 CI, SIArgento Euro 97
Consultinvest PesaroPiero Bucchino  
Vanoli CremonaCesare PancottoPorto S.Giorgio – Pescaranono
The Flexx PistoiaVincenzo EspositoCaserta, Toronto Raptors, Pesaro, Imola Udine, Gran Canaria, Scafati, Roma, Murcia, Casal M., Capo d’Orlando, Ozzano1S, 1CI 
Betaland Capo d’OrlandoGennaro Di Carlono  
Enel BrindisiRomeo SacchettiAsti, Ozzano, Torino, Varese Europeo 83 – bronzo Europeo 85 – Argento Olimpiadi 80
Germani Basket BresciaAndrea Dianano 

Nantes 83: Italia-Spagna la finale epica di eurobasket

Gli europei di basket 1983 si tengono in Francia, dove gli azzurri si presentano con la medaglia d’argento ottenuta alle Olimpiadi di Mosca 80 dove vennero fermati solo in finale dalla Yugoslavia. Giochi Olimpici, ricordiamo, che avevano visto il boicottaggio dei Paesi alleati degli USA, tranne l’Italia che si era limitata a non aggregare alla spedizione gli atleti che stavano svolgendo il servizio militare.

Il gruppo tricolore, guidato in panchina da  Sandro Gamba, si presentava con un nucleo solido, personaggi carismatici come Meneghin e Marzorati, ben avvezzi alle battaglie in campo europeo. E dopo un percorso luminoso, unica pecca la rissa con gli slavi, il traguardo finale ci vide incontrare la Spagna…e la notte di Nantes fu il tripudio, commentato dalla voce commossa ed appassionata di Aldo Giordani: l’oro agli Europei era azzurro, per la prima volta.

 

Tutte le partite degli azzurri

Girone eliminatorio (Limoges)
Italia – Spagna 75:74
Svezia – Italia 74:89
Grecia – Italia 83:108
Francia – Italia 80:105
Italia – Jugoslavia 91:76
Fase finale (Nantes)
Italia – Paesi Bassi 88-69
Spagna – Italia 96-105

Il Tabellino della finale

4 giugno 1983
ITALIA-SPAGNA 105-96 (45-38)
ITALIA. Bonamico 8, Brunamonti 6, Caglieris 7, Costa, Gilardi 16, Marzorati 6, Meneghin 7, Riva 8, Sacchetti 15, Tonut, Vecchiato 12, Villalta 20. Allenatore: Gamba.
SPAGNA. Arcegas ne, Creus ne, Sibilio 12, Margall 4, Jimenez 15, Romay 6, Martin 17, Corbalan 9, Solozabal 2, De La Cruz ne, Lopez 10, San Epifanio 21. Allenatore: Diaz Miguel. Arbitri: Cline-Nichols.

Broomball: Italia vola ai Mondiali in Canada grazie al calendario-hot

Nell’epoca dei social network, le immagini fanno preso il giro del mondo e se poi si tratta di belle ragazze, allora il pubblico è ancor di più attratto. Ma stavolta le foto sono servite alla nazionale italian di Broomball per autofinanziarsi il volo ed il soggiorno in Canada dove, a partire dal 30 ottobre prossimo, si disputeranno i Mondiali della disciplina, poco nota in Italia se non per essere assai diffusa in Alto Adige, essendo una disciplina molto simile all’hockey ghiaccio, con la differenza che al posto del bastone viene utilizzata una scopa.

La federazione, le cui casse non sono ricche, non poteva permettersi di sostenere le spese (€2100 solo per il volo) e dunque le ragazze, abituate al freddo del ghiaccio, non ci hanno pensato su troppo nello svestirsi, davanti all’obbiettivo, per realizzare il calendario che le farà volare Oltreoceano.

Il Mondiale di Broomball 2016

La rassegna Mondiale si disputerà a Regina in Canada, dal 1° al 5 novembre 2016 mentre la cerimonia d’apertura si svolgerà il 31 ottobre. Saranno ben quattro le categorie: Uomini (12 teams), Donne (10) , Masters (10) ed il Torneo Misto, con 16 squadre composte da uomini e donne assieme. La disciplina è molto diffusa in Canada, da qui il fatto che ad esempio, nella rassegna femminile, su 10 squadre ben 8 hanno la Foglia d’Acero sulla casacca mentre la restante, oltre alle azzurre, è americana.

Il torneo vedrà una fase iniziale, dove le compagini saranno divise in due gironi per ogni disciplina, poi le migliori quattro di ciascun girone si scontreranno secondo un tabellone tennistico che decreterà la vincente nella finalissima di sabato 5 novembre.

Il Broomball: come si gioca, il regolamento

E’ uno sport di squadra con regole simili a quelle dell’hockey su ghiaccio. La differenza base riguarda l’abbigliamento: infatti nel broomball non si pattina, ma si corre sul ghiaccio per mezzo di apposite scarpe speciali antiscivolo con una suola in gomma morbida. La stecca poi è diversa, costituita da un manico in legno o alluminio e all’estremità una paletta in gomma, che la rende più simile ad una scopa. Tuttavia attualmente l’attrezzatura è realizzata utilizzando materiali “moderni”, essendo in fibra di carbonio e titanio. Una palla di gomma dura sostituisce invece il classico disco (puk) dell’hockey.

Le squadre sono composte da 5 giocatori di movimento più il portiere, mentre sulla panchina siedono gli altri effettivi della squadra, pronti a subentrare in qualsiasi momento, con i cambi volanti durante l’azione. Gli incontri durano due tempi di 20 minuti effettivi ciascuno. I giocatori, onde prevenire i colpi e le possibili cadute sul ghiaccio, sono dotati di parastinchi e altre protezioni. Le scarpe invece, devono permettere un’ottima aderenza sul ghiaccio per poter effettuare continue accelerazioni e frenate.

Argentina 78: Italia-Francia 2-1 ed il mondo conosce Pablito

Dopo Germania 74 il calcio italiano era ai minimi termini: il gioco si stava evolvendo e la forza fisica, vedi Germania ed Olanda, stava facendo il pieno di successi mentre gli azzurri ancora venivano di catenacciari, cattivi e senza idee. Il Mondiale di Argentina 78 non prometteva nulla di esaltante, ma il tecnico Bearzot stava per lanciare due giovani di belle promesse, Cabrini e Rossi, che solo quattro anni più tardi sarebbero stati protagonisti del trionfo in Spagna.

Ma torniamo al mondiale sudamericano: inseriti nel girone con i padroni di casa, la Francia e l’Ungheria, gli azzurri dovevano partire subito forte onde evitare di doversi scontrare nel terzo ed ultimo match con l’albiceleste che nutriva i favori del pronostico.

Pronti via e l’Italia va subito sotto, con un goal record dopo appena 38 secondi siglato da Lacombe. La voce rilassata e calma di Nando Martellini sembra già presagire la rimonta….

IL TABELLINO DI ITALIA – FRANCIA 2-1

Mar del Plata, “Estadio Mar del Plata”, 2 giugno 1978, ore 13,45

Reti: 0-1: Lacombe 1; 1-1: Rossi 29′; 2-1: Zaccarelli 54
Italia: Zoff (cap.), Gentile, Cabrini; Benetti, Bellugi, Scirea; Causio, Tardelli, P. Rossi, Antognoni (46° Zaccarelli),
Bettega. – Commissario tecnico: E. Bearzot
Francia: Bertrand-Demanes; Janvion, Bossis; Michel, Rio, Trésor; Dalger, Guillou, Lacombe (75° Berdoll), Platini, Six
(76° Rouyer). – Commissario tecnico: M. Hidalgo.
Arbitro: Rainea (Romania)

Italia-Croazia Under21: quando la bandiera sbagliata poteva costare caro

A saperlo che alcuni dei calciatori in campo sarebbero diventate stelle di prima grandezza del calcio negli anni a venire, nessuno ci potrebbe credere. Eppure nel 1994 il match valido per le qualificazioni europee fra le rappresentative Under 21 di Italia e Croazia vide addirittura un doppio errore, uno che poteva costare un incidente diplomatico ed il secondo generare confusione in campo.

Era il 16 novembre 1994 quando allo stadio Marco Tommaselli di Caltanisetta , il bus della rappresentativa croata era appena giunto per disputare di li a poco un incontro valido per l’ammissione alla fase finale degli Europei 1996. Da copione, sui tre pennoni erano issate la bandiere delle due compagini nonchè quella dell’UEFA. Ma…..c’era un errore. Ebbene, la Crozia, a distanza di pochi anni dall’indipendenza ottenuta, si vedeva rappresentata dall’emblema della Serbia, un errore grave per le conseguenze che il conflitto bellico aveva provocato.

Sostituita prontamente la bandiera, era giunto il momento di scendere in campo, ma qualcosa non quadrava ancora. Entrambe le squadre indossavano infatti un completo bianco, sebbene gli slavi avessero optato inizialmente per il blu.

Il direttore di gara, come da regolamento, ordinò all’Italia di cambiarsi la divisa, ma l’originale azzurra non era stata portata. Allora non mancava che chiedere la disponibilità alla società ospitante l’incontro, il Nissa, compagine dell’Eccellenza siciliana, di fornire una muta. Tuttavia, anche le maglie da gioco erano bianche ed a questo punto si optò per la seconda divisa di colore rosso. Tuttavia il materiale era posto presso il magazzino della dello Stadio Palmintelli, situato dalla parte opposta della città.

Non c’è problema: un’auto dei vigili urbani si diresse in tutta al fretta presso il prezioso “caveau” per entrare in possesso delle maglie che avrebbero permesso agli azzurri di non subire la sconfitta a tavolino.

La maglia attuale del Nissa
La maglia attuale del Nissa

Nel frattempo, allo stadio la gente cominciava a spazientirsi, ma anche in questo caso non mancò la fantasia agli organizzatori: la banda suonava “La società dei Magnaccioni” mentre il pubblico aspettava paziente, applaudendo perfino Matarrese.

Ottenute le preziose casacche, rosse, negli spogliatoi, con un pennarello, si provvedette a cancellare lo scudo giallorosso simbolo del Nissa.

Alla fine le Furie Rosse italiane vinceranno per 2-1, scavalcando in classifica la Croazia: l’Italia vincerà quell’edizione degli europei, guidata da Cesare Maldini in panchina.

 

 

Mondiali 1970: Italia-Israele e la “gaffe” (presunta?) di Carosio

Italia – Israele di Mexico 70 non rimarrà negli annali della storia per lo spettacolo: il match si chiuse sullo 0-0 e l’unica vera emozione fu la rete annullata a Gigi Riva al 29° del secondo tempo per presunto fuorigioco da parte del guardalinee etiope Seyoum Tarekegn. In telecronaca Nicolò Carosio commentò la decisione utilizzando presunti epiteti razzisti e per tale motivo la Rai decise di allontanare il “padre” della tv sportiva moderna.

Tuttavia tale fatto fu soltanto leggenda, in quanto Carosio mai utilizzò alcuna frase di matrice razzista, come poi i vari filmati originali dell’epoca hanno sempre confermato. Tuttavia, in un’epoca in cui le vicende erano raccontate una sola volta e potevano essere modificate, a volte con troppa facilità, al popolare commentatore venne intimato di “fare le valigie” per casa.

Scattò però fra i colleghi la solidarietà per un fatto non accaduto, decisamente diffamatorio ed allora il testimone azzurro passerà nella mani di Nando Martellini, che raccontò il proseguimento del percorso mondiale mentre Carosio rimase al suo posto in Messico, a svolgere regolarmente la professione.

Solo qualche giorno più tardi, a Martellini toccherà l’onore di raccontare un match che rimarrà scritto nella leggenda: Italia-Germania 4-3 e 120 minuti di lunghissime emozioni.

Il TABELLINO

ITALIA-ISRAELE 0-0

Toluca, Stadio La Bombonera 11 giugno 1970 ore 16.00

Italia: Albertosi, Burgnich, Facchetti, Bertini, Rosato, Cera, Domenghini (Rivera dal 46°), Mazzola, Boninsegna, De Sisti, Riva. Allenatore: Valcareggi

Israele: Visoker, Schawager, Primo, Rosen, Bello, Rosenthal, Shum, Shpigel, Feygenbaum (Rom dal 46°), Shpiegler, Bar. Allenatore: Sheffer

Arbitro: Viera de Moraes (Brasile)