Le frasi famose di Mauro Icardi

Di Mauro Icardi, finchè giocherà a calcio, i tifosi ricorderanno le sue reti che, a soli 23 anni, sono già arrivate a pioggia. Poi, probabilmente una volta appese le scarpette al chiodo, i biografi si scateneranno nella caccia a gossip in merito alla sua storia d’amore, al momento felicemente culminata nel matrimonio, con Wanda Nara.

Eppure, il calciatore argentino non si fa problemi a difendere la sua privacy: fulgido esempio il libro scritto e pubblicato nell’ottobre 2016 che tanto scosse l’ambiente dell’Inter, società e tifosi inclusi, che portò il giocatore a ridimensionare alcune citazioni inserite. Ecco allora alcune fra le frasi più famose che Icardi finora ha rilasciato al pubblico.

Le frasi famose di Icardi

Barcellona è sul mare ed è piena di centri commerciali. A Genova sono stato benissimo, mi mancavano solo i negozi. Ora sono a Milano, i top dello shopping, ma non c’è il mare. Cosa compro?

Sono concentrato sul lavoro e voglio dare il massimo in ogni partita. Al Mister non posso che dire grazie perché appena ho potuto allenarmi con continuità mi ha concesso una chance che ho cercato di sfruttare al meglio.

Da uomo… tante cose che si dicono anche nello spogliatoio. Ognuno sa tirare fuori il meglio da ognuno. Non parlo con tutti allo stesso modo, alcuni gli fa piacere e si parla di questo. Incoraggio compagno a fare il meglio (dopo la sconfitta rocambolesca dell’Inter a Firenze nell’aprile 2017)

L’allegria per me è come la carne grigliata: il piatto migliore al mondo.

Messi è grandioso, ma il mio mito è Batistuta, che l’Italia conosce. Vorrei essere come lui.

È una questione di cuore, mi sento sudamericano.

Nel calcio non si sa mai quello che può succedere. Il Barcellona ha i migliori giocatori al mondo, ma non sempre vince in Spagna e in Europa. Può succedere anche alla Juventus. Ecco perché dobbiamo essere pronti ad approfittarne.

Alle giovanili del Barcellona vivevo dentro il Camp Nou, praticamente dietro la porta. E i giorni di gara me ne stavo in camera a guardare film. E non creda che sia l’unico: ce ne sono parecchi di giocatori a cui non frega niente del calcio.

Io lavoro per migliorarmi, per giocare bene e per mettere in difficoltà l’allenatore.

Il calcio è uno sport che mi fa divertire. Però ci gioco e basta. Le partite non le guardo mai e di quel che succede nell’ambiente non so nulla.

Avevo nove e dieci in tutte le materie. Mia madre mi obbligava a studiare e io, zitto, lo facevo.

È da quando ho dieci anni che so di essere più maturo della mia età, e pure le madri dei miei amici me lo dicevano sempre. Merito di mia mamma, che m’ha lasciato libero di prendere le mie belle musate, facendomi capire che la vita non è Disneyland.

E senza dimenticare le frasi incriminate della sua autobiografia che tanto rumore hanno provocato……

“Ho trovato il coraggio di affrontare la Curva a fine gara, insieme a Guarin. Mi tolgo maglia e pantaloncini e li regalo a un bimbo. Peccato che un capo ultrà gli vola addosso, gli strappa la maglia dalle mani e me la rilancia indietro con disprezzo. In quell’istante non ci ho più visto, lo avrei picchiato per il gesto da bastardo appena compiuto. E allora inizio a insultarlo pesantemente: ‘Pezzo di merda, fai il gradasso e il prepotente con un bambino per farti vedere da tutta la curva? Devi solo vergognarti, vergognatevi tutti’. Detto questo gli ho tirato la maglia in faccia. In quel momento è scoppiato il finimondo”.

Le conseguenze: “I dirigenti temevano che i tifosi potessero aspettarmi sotto casa per farmela pagare. Ma io ero stato chiaro: “Sono pronto ad affrontarli uno a uno. Forse non sanno che sono cresciuto in uno dei quartieri sudamericani con il più alto tasso di criminalità e di morti ammazzati per strada. Quanti sono? Cinquanta, cento, duecento? Va bene, registra il mio messaggio, e faglielo sentire: porto cento criminali dall’Argentina che li ammazzano lì sul posto, poi vediamo”. Avevo sputato fuori queste frasi esagerate per far capire loro che non ero disposto a farmi piegare dalle minacce […] “Una settimana dopo, un capo storico viene da me: pretende ancora le mie scuse. Io risposi così “Non devo chiedere scusa a nessuno di voi, se vi va bene perfetto, altrimenti ciao”

Inter-Sampdoria: 0-2 e Boskov porta lo scudetto a Genova

Se il 5 maggio viene ricordato per la morte di Napoleone, per l’Inter ed i tifosi nerazzurri è assai funesto, sportivamente parlando. Certamente più noto il pomeriggio dell’Olimpico di Roma nel 2002, con la rimonta pazzesca che li vide perdere lo scudetto ai danni della “odiata” Juventus.

Ma anche la giornata vissuta in casa nel 1991 non è da meno: nel match decisivo per il campionato, la Sampdoria entrava a San Siro in veste da da capoclassifica e ne uscì con un pezzo di tricolore cucito addosso. Una partita costruita tatticamente perfetta da Boskov, con le parte di Pagliuca vero muro invalicabile e lo spietato contropiede con Vialli in veste di primattore.

Stadio San Siro- Milano ore 14.30 5 Maggio 1991

Inter-Sampdoria 0-2

INTER: Zenga, Bergomi, Brehme, Stringara(dal 69′ Pizzi), Ferri, Paganin, Bianchi, Berti, Klinsmann, Matthaeus, Serena.
All. Trapattoni

SAMPDORIA: Pagliuca, Mannini, Invernizzi, Pari, Vierchowod, Pellegrini, Lombardo, Cerezo, Vialli(dal 90′ Lanna), Mancini, Dossena(dall’87′ Bonetti).
All. Boskov

Marcatori: Dossena (Sampdoria) al 60′, Vialli (Sampdoria) al 76′.

Arbitro: D’Elia di Salerno.

Spettatori: 78′908

Al 46′ del primo tempo espulsi Mancini (Sampdoria) e Bergomi (Inter); al 71′ Pagliuca (Sampdoria) para rigore a Matthaeus (Inter).

Inter-Alaves 0-2: la Cenerentola di Spagna sbanca San Siro

Dopo il 3-3 rimediato in terra spagnola, all’Inter bastava un pareggio, 2-2 compreso, per passare il turno e salvare una stagione che già la vedeva lottare ai margini del campionato. Privi di Ronaldo, vittima del grave infortunio, ai nerazzurri poteva bastare la classe di Bobo Vieri. Ma quella sera, il cielo sopra San Siro si tinse di rosso. L’Alaves, vera Cenerentola della Coppa Uefa, sbancò il Meazza, provocando le ire di una fetta delle tifoseria nerazzurra, che sfociò anche in un fitto lancio di oggetti in campo e che costrinsero il direttore di gara a sospendere per un paio di volte l’incontro.

Per due giocatori spagnoli, Javi Moreno e Cosmin Contra, lo stadio milanese sarebbe poi diventata la loro casa. Il Milan infatti ne acquisì i cartellini al termine della stagione.

Il Tabellino del match

Milano, 22 febbraio 2001, Ritorno degli Ottavi di Coppa UEFA

Inter – Deportivo Alaves 0-2

Inter: Frey, Cirillo (83’ Pacheco), Blanc, Cordoba, Brocchi (70’ Seedorf), Zanetti, Di Biagio, Farinos, M. Serena (70’ Ferrari), Vieri, Recoba.
A disposizione: Ballotta, Macellari, Cauet, Sukur.
Allenatore: Tardelli

Deportivo Alaves: Herrera, Contra, Eggen, Tellez, Geli, Desio, Pablo (62’ Magno), Tomic, Jordi Cruijff, Ivan Begona (62’ Ivan Alonso), Javi Moreno (81’ Azkoitia).
A disposizione: Kike Burgos, Ganan, Vucko, Sarriegi.
Allenatore: Esnar

Reti: 78’ Jordi Cruijf, 84’ Tomic

Arbitro: Barber (Inghilterra)

Spettatori: 9.845 paganti, per un incasso di 325.965.000 lire.
Note: la partita interrotta per 6 minuti dopo il secondo gol dall’Alaves, in seguito al lancio di oggetti in campo. Dopo averla fatta riprendere, l’arbitro l’ha chiusa al 50′ del secondo tempo, in anticipo sul recupero previsto.

Inter-Vicenza: il 16-0 del 1915 record di reti dei nerazzurri

Il 10 gennaio 1915 al campo di Via Goldoni a Milano, sulle tribunette di legno affollate, l‘Inter travolge sotto una valanga di reti il povero Vicenza, realizzando il primato personale di reti in un match di campionato.

L’incontro era valido per il girone di semifinale del Nord-Italia, a cui le due compagini erano arrivate con un incredibile ruolino di marcia. Se i veneti avevano vinto in ben 8 dei 10 incontri, i nerazzurri avevano fatto meglio registrando un 9/10 ed una differenza reti di +52.

Nel match di ritorno il Vicenza riuscì a mantenere la porta inviolata con il punteggio di 0-0, sufficiente per l’Inter per accedere al girone finale del Nord Italia, concluso al terzo posto dietro Genoa e Torino. A dirigere i milanesi dalla panchina vi era il 26enne Fossati, a cui il primo conflitto mondiale strapperà la vita di li a pochi mesi.

Milano, 10 gennaio 1915 – I° giornata

Internazionale – Vicenza 16-0

Internazionale: Binda, Scheidler, Bavastro, G. Rizzi, V. Fossati, Engler, Aebi, A. Cevenini, L. Cevenini, Agradi, Asti. Allenatore: Fossati

Vicenza: Zanon I, Donà, Vallesella, Garelli, Tonini I, Zanon II, Ciscato, Tonini II, Cozza, Casalini, Bertoli.

Reti: L. Cevenini (7), Agradi (5), Asti (2), Aebi, A. Cevenini

Arbitro: Masperi del Brescia F.B.C.

Le rimonte pazzesche: Inter-Sampdoria 3-2 dallo 0-2 a San Siro

E’ la stagione 2004-2005, la prima da tecnico sulla panchina dell’Inter per Roberto Mancini. La classifica della Serie A, guidata dalla Juve di Capello, vede i nerazzurri affrontare a San Siro, per il penultimo turno del girone d’andata, la Sampdoria. In palio il quarto posto, che per più di 80 minuti è appannaggio dei blucerchiati che si trovano sul doppio vantaggio, grazie anche alla prestazione che ha quasi del miracoloso dell’estremo difensore ligure Antonioli.

Ma Pazza Inter impazza e non c’è mai fine finchè arbitro non fischia..

IL TABELLINO DEL MATCH

INTER-SAMPDORIA 3-2
INTER (4-3-1-2): Toldo; J.Zanetti, Cordoba, Materazzi, Favalli; C.Zanetti (19’st Martins), Cambiasso, Stankovic; Emre (38’st Karagounis); Vieri, Adriano (32’st Recoba). In panchina: Fontana, Burdisso, Coco, Ze Maria. Allenatore: Mancini

SAMPDORIA (4-4-2): Antonioli; C.Zenoni, Castellini, Falcone (13’st Pavan), Diana, Volpi, Palombo, Tonetto, Flachi , Rossini (28’st Kutuzov). In panchina: Turci, Carrozzieri, Pagano, Donadel, Edusei. Allenatore: Novellino.
ARBITRO: Bertini di Arezzo.
RETI: 43’pt Tonetto, 38’st Kutuzov, 43’st Martins, 46’st Vieri, 47’st Recoba.
NOTE: giornata grigia, terreno in mediocri condizioni, spettatori 52.000, fra cui oltre 5.000 tifosi doriani.
Angoli: 13-2 per l’Inter. Ammoniti: Cordoba, Rossini, Volpi. Recupero: 1′; 5′.

Guglielminpietro: dal derby di Milano al goal di mano

Vestì e disputò il Derby di Milano con entrambe le maglie di Milan ed Inter il centrocampista offensivo Andres Guglielminpietro, lasciando tracce più o meno positive del suo passaggio in Italia.

Nato a San Nicolás il 10 aprile 1974, cittadina facente parte della grande provincia di Buenos Aires e famosa per aver dato i natali ad Omar Sivori, si rivelò nelle fila del Gimnasia La Plata dove, dopo quattro stagioni, passò al massimo campionato italiano, acquistato dal Milan per la cifra di 10 miliardi di lire. I primi tempi, alle dipendenze del tecnico Zaccheroni, paiono difficili. Tanta panchina e qualche sporadica apparizione poi, il cambio di modulo gli spalanca le porte dell’undici titolare. Segna nel gennaio 1999 il suo primo goal in Serie A contro il Perugia, ripetendosi poi, casualmente, proprio contro gli umbri nell’ultimo turno che darà lo scudetto ai rossoneri in un pomeriggio caldo.

Lo scudetto milanista sembrò il viatico per una luminosa carriera a San Siro; tuttavia nei due anni successivi poche presenze in campo e nell’estate del 2001 venne scambiato niente di meno che con Andrea Pirlo nell’ambito di una trattativa di mercato con l’Inter. Il biennio nerazzurro sarà macchiato dallo scudetto perso sul filo di lana all’Olimpico contro la Lazio.

Smessi i panni da calciatore a soli 32 anni, si è subito dedicato alla panchina. Dopo essere stato assistente del “Cholo”  Simeone quando quest’ultimo mosse i primi passi in patria allenando Estudiantes e River Plate, rimasto “orfano” dell’attuale tecnico dell’Atletico Madrid, ha diretto squadre di caratura “modesta” come il Club Atletico Douglas Haig ed il Central Córdoba.

Di doppio passaporto, essendo di origine italiana, ha spesso fatto ammattire i cronisti che dovevano nominarlo tanto che il diminutivo ‘Guly’ o ‘El Guly’ è stato il modo più facile per identificarlo sul terreno di gioco.

All’inizio di carriera era attaccante, poi Carlos Timoteo Griguol, che diresse anche il Betis Siviglia, lo ha convertito al ruolo di centrocampista destro.

Curioso il debutto in nazionale: in un’amichevole contro l’Olanda ad Amsterdam, entrò nella ripresa al posto di Ortega. Dopo appena trenta minuti, il ct Marcelo Bielsa lo sostituì in favore di Hernan Crespo, fatto che lo portò ad un brutta reazione verbale nei confronti del “El Loco”. Tuttavia venne convocato per la Coppa America 1999. In totale l’esperienza con l’albiceleste durò appena sei gare.

Ha collaborato con un suo ex compagno di club, il connazionale Nelson Vivas, durante l’esperienza al Quilmes. Ha grande stima di Simeone, che ha definito “il miglior allenatore argentino.

Tra le sue esperienze calcistiche, un anno al Bologna, quando si rese protagonista di un episodio spiacevole: nel corso del match al Dall’Ara contro l’Udinese, realizzò la rete del vantaggio (poi finì 2-0) spingendo la palla oltre la riga bianca con la mano. Le vibranti proteste friulane non servirono a convincerlo nel confessare il “reato”, venendo poi smascherato da tutte le moviole tv.

Lasciò per fare ritorno in patria, dove con la maglia  del Boca Juniors trionfò nella Coppa Sudamericana. Il passaggio breve a Dubai con il Al Nasr, infine l’addio al calcio in patria con il club delle sue prime esperienze, il Ginmnasia La Plata nel 2006.

LE FRASI FAMOSE

“Ciò che mi interessava di più era riuscire a dimostrare di poter giocare a San Siro”
(Andres Guglielminpietro, centrocampista Milan)

“E’ il giocatore che sinora dà i migliori palloni al nostro centravanti”
(Adriano Galliani, Amministratore Delegato Milan)

Milan-Inter 0-1: Serena firma la vittoria nell’anno record 1988-89

Sarà la stagione da incorniciare per l‘Inter ed i suoi tifosi il 1988-89. In testa al campionato fino dal primo turno, i nerazzurri, guidati in panchina dal maestro Giovanni Trapattoni, batteranno ogni records per i tornei a 18 squadre. Ed al nono turno, in testa con 15 punti ed avendo distanziato i campioni in carica del Milan già di cinque lunghezze, andranno a “sbancare” San Siro grazie ad una prodezza di testa di Aldo Serena che in quell’anno si aggiudicò anche la classifica cannonieri.

IL TABELLINO DEL MATCH

Milano, 11 dicembre 1988 – 9a giornata

Milan – Inter 0-1
Rete: 26’ Serena

Milan: Galli, Tassotti, Maldini, Colombo (70’ Mussi), Rijkaard, F. Baresi, Donadoni (52’ Mannari), Ancelotti, Van Basten, Evani, Virdis. A disposizione: Pinato, Costacurta, Viviani. Allenatore: Sacchi

Inter: Zenga, Bergomi, G. Baresi, Matteoli, Ferri, Verdelli, Bianchi, Berti, Fanna (81’ Morello), Matthaus, Serena. A disposizione: Malgioglio, Galvani, Mandorlini, Diaz. Allenatore: Trapattoni

Arbitro: D’ Elia di Salerno