Cosa è il Meisterschale, trofeo per i vincitori della Bundesliga

Germania, calcio, Bundesliga, la somma come risultato ha Meisterschale, il trofeo che viene assegnato ogni anno alla squadra vincitrice del campionato nazionale tedesco.

Il primo trofeo per i campioni di Germania è datato 1903 ed era una scultura chiamata “Viktoria”. Il nome derivava dal semplice fatto che si trattava della Dea alata, sopra un piedistallo. Curioso che fosse stato creato tanto per premiare il vincitore del torneo di football, quanto per quello di rugby.

Nel 1944 fu la compagine del Dresdner l’ultima a poterla alzare, poi misteriosamente, durante il secondo conflitto bellico, il trofeo scomparve nel nulla.

Al termine della guerra, quando anche il calcio tedesco potè tornare alla sua vita, venne creato un nuovo trofeo per premiare i vincitori. A sorpresa, venne ideato un piatto, andando così oltre i normali canoni. Fabbricato in Germania, si chiama “Salatschüssel”, ovvero insalatiera per la forma particolarmente ampia.  E’ in argento di sterling, molto resistente ed il produttore è sito in Colonia.

Il diametro originale era pari a 50 cm, ma siccome viene inciso ogni anno il nome della squadra vincitrice, nel 1981 si dovette aggiungere un “secondo anello” ed un terzo nel 2009. Attualmente il diametro ha così raggiunto i 59 centimetri, utile fino al 2026. Il peso è pari a 11 kg, e giustamente è stata stipulato un’assicurazione dell’importo di €50.000.

Per gentile concessione della DFB, la Federazione di calcio tedesca, le squadre possono realizzare una copia da conservare nella propria sala dei trofei.

Ma torniamo un momento alla nostra Viktoria. In realtà, dopo essere sparita dalla piazza per mezzo secolo circa, al momento della riunificazione tedesca riapparve. Poco si seppe del luogo in cui venne conservata gelosamente. Attualmente, dopo aver “riposato” presso la sede della federazione a Francoforte, dal 2015 ha preso residenza nel Museo del Calcio tedesco a Dortmund.

Borussia-Park: la casa del Mönchengladbach

Borussia-Park, precisamente chiamato “Stadion im Borussia-Park”è la casa del Borussia Mönchengladbach dal 2004, l’anno in cui venne edificato e costato all’incirca €87 milioni, rimpiazzando il Bökelberg stadium che non soddisfava i parametri per le più importanti competizioni calcistiche.

LA STORIA

Il Borussia-Park è stato inaugurato il 30 luglio 2004 con un torneo amichevole disputato fra le compagini di Die Fohlen (I puledri), Bayern Monaco ed il Monaco, dopo due anni di lavori. Arrivato a sostituire l’ormai datato Bökelbergstadion che era stato aperto nel 1919 con una capacità limitata a 34,500 persone, il club ha visto crescere le presenze medie fino a quota 49,168 diventando la quarta squadra dell’intera Bundesliga per numero di spettatori.

Attualmente la lega tedesca permette ancora l’esistenza di posti in piedi negli stadi, tanto che la capienza complessiva di 54,010 prevede 34,933 posti seduti e 18,883 in piedi, mentre per rispettare i parametri UEFA e FIFA, lo stadio può contenere al massimo 46 279 spettatori seduti.

Sebbene fosse nel lotto degli stadi più capienti del paese, non venne inserito fra le sedi che ospitarono i matches di Germania 2006. Avrà invece l’onore di scendere in campo le calciatrici peer la fase finale della Coppa del Mondo 2008 femminile, fra cui due partite della fase iniziale ed una semifinale.

Fra gli altri eventi importanti, ha visto esibirsi stars del calibro di Bruce Springsteen e Elton John, oltre che alcuni matches della nazionale. Il club inoltre ha sempre dichiarato che il suo progetto è di espandere ulteriormente la capienza nei prossimi venti anni.

SETTORE OSPITI

Lo spicchio di stadio riservato ai tifosi ospiti è nell’angolo sud-est fra la Sudtribune e la Osttribune, che è la tribuna principale. I settori 6 e 7, più in basso, sono i primi ad essere occupati. Qualora la presenza da fuori sia più massiccia, allora vengono aperti anche le tribune superiori.

TOUR DELLO STADIO

E’ previsto il tour dello stadio, della durata di circa 90 minuti, al costo  di €9.00 per gli adulti e di €4.00 per i minori di anni 14. La visita non è prevista nei giorni delle partite casalinghe.

Borussia-Park dista circa 4.8 km ad ovest del centro città e a circa 0.5 km dalla principale stazione ferroviaria.

IN AUTO

Borussia Park è facilmente raggiungibile dall’autostrada A61 che incrocia da nord a sud il centro città.

PARCHEGGI

Sono presenti sei parcheggi ufficiali nei pressi dell’arena, con i tre a nord che sono dedicati esclusivamente agli spettatori nei giorni delle partite. I parcheggi a sud invece sono destinati ai posti VIP, nonchè alla stampa ed ai pullman.

TRENO

La stazione centrale di Mönchengladbach è a circa 2 km a nord del centrocittà, nei pressi del quartiere di Gladbach. Inoltre è facilmente connessa con la Rheydt Station che si trova a sud.

Non è presente una rete di metropolitana mentre non vi sono corse di bus o tram che permettano di arrivare allo stadio; a tal proposito il club predispone un servizio bus destinati ai fans nei giorni delle partite.

BUS

Se si utilizza il bus, il modo più facile è arrivare nei pressi della stazione ferroviaria principale oppure presso la Rheydt Hauptbahnhof, dove è possibile utilizzare il servizio navetta, disponibile ogni 20 minuti e che impiega circa 15 minuti per arrivare allo stadio.

Se invece si è in città nei giorni in cui non sono calendarizzate partite, per arrivare nei pressi dello stadio è possibile prendere il bus della linea 17 in direzione Mönchengladbach Südwall partendo dalla stazione ferroviaria centrale.

AEROPORTI

L’aerostazione più vicina è quella di Düsseldorf, a circa 35 km dalla città.

Una volta atterrati, occorre servirsi del treno per arrivare  in città, in circa un’ora. Dapprima la linea S11 dall’aeroporto a Düsseldorf e poi la linea S8 dal centro città a Mönchengladbach.

Scandali nel calcio: quando Schalke 04 venne bandito negli Anni Trenta

Se oggi parlare di scandali nel calcio significa spesso riferirsi al “male” delle scommesse e delle partite truccate, vi era un tempo in cui il fattore economico poteva incidere per pochi spiccioli. E’ il caso del club tedesco dello Schalke 04, una delle compagini più note in campo internazionale e che negli Anni Trenta dominava il calcio tedesco.

Prima di essere un torneo professionistico, la Bundesliga nacque infatti solo nel 1963-1964, il caldo tedesco prevedeva una serie di leghe regionali. In quella Ovest, il club emergente riportava al nome appunto del club della zona mineraria della Ruhr, il FC Gelsenkirchen-Schalke 04. La squadra vinse in sequenza i tornei 1929 e 1930 ma, il 25 agosto 1930, la federazione locale bandì 14 giocatori della rosa per aver ricevuto pagamenti considerati illegali.

Dopo aver approfondito le indagini, le autorità federali trovarono le prove che il club aveva pagato i propri giocatori con ben (!!!) 10 Reichsmarks (il marco tedesco) invece della cifra limite di cinque. Il fatto, sebbene l’importo può apparire ridicolo, costituiva moralmente per l’epoca un oltraggio al senso civico. La Germania infatti si trovava in condizioni economiche disastrose e solo pochi mesi prima si erano tenute le ultime elezioni politiche libere, vinte dal partito nazista e che videro l’ascesa definitiva di Adolf Hitler al potere.

Non vi fu possibilità di appello per il club della Ruhr ed i giocatori, fra cui la star Ernst Kuzorra, vennero squalificati per l’intera stagione 1930-31. Inoltre, otto dirigenti vennero sospesi mentre il tesoriere del club Willie Nier si suicidò nel pieno dello scandalo affogando volontariamente.

scandalo-schalke-04

Fu una fase decisamente nera per il club che però, dopo un solo anno di purgatorio, tornò al trionfò nei due tornei successivi, 1932 e 1933.

Da quel momento, altri trionfi si aggiungeranno nella bacheca dei “minatori”, su cui spicca il successo nella Coppa Uefa 97-98 ottenuto ai danni dell’Inter ai rigori.

Monaco 1860, i parenti poveri del ricco Bayern: la storia

La maggior parte delle città più grandi del mondo ha due squadre di calcio importanti e Monaco di Baviera, pur non essendo una metropoli, non fa eccezione. Se i biancorossi del Bayern sono noti a tutti, i cugini del Monaco 1860 sono spesso costretti a rimanere in disparte e a veder gioire il club che ha dato i natali ai più grandi campioni del calcio tedesco.

Nella terza città della Germania per ordine di abitanti, nonché il centro più importante del Land della Baviera, cioè Monaco di Baviera, andando nel quartiere di Giesing, possiamo fare conoscenza con il club “rivale” dei biancorossi bavaresi che dominano il calcio tedesco e possono vantare numerosi successi in campo internazionale. Il gemello povero è il Monaco 1860, meglio conosciuto come “Il Leone di Monaco” (“Münchner Löwen”in tedesco), od anche  “Il Sessanta” (“Die Sechzger” il nick tedesco).

Le radici del club biancazzurro sono radicate in un’associazione ginnica fondata il 15 luglio 1848 presso un pub locale, più precisamente al “Buttleschen Brauerei zum Bayerischen Löwen”. Dopo essere stato bandito per lo svolgimento di “attività repubblicane”, il club nacque ufficialmente il 17 maggio 1860. Poco tempo dopo, nel 1862, avverrà la fusione con con il locale TV Münich. La sezione calcio della società vide la luce il 6 marzo 1899 e tre anni più tardi disputò il primo incontro ufficiale.

Nel 1911, la squadra adotto il leone come simbolo e nel 1919 venne definitivamente rinominato come TSV Münich 1860. L’uniforme tradizionale consiste in una maglietta di colore azzurro, con il leone all’interno di uno scudo nella part frontale, sempre azzurro, pantaloncini e calzettoni bianchi. Arriva ai piani alti del calcio tedesco negli anni 20, conquistando la semifinale del massimo campionato nel 1927.

I bavaresi si ripetono nel 1933, arrivando alle soglie del successo, fermati in semifinale dallo Schalke 04, compagine che durante l’epoca del Terzo Reich era dominatore incontrastato del calcio tedesco. Ma nel 1942, in pieno conflitto mondiale, arriverà il primo trionfo, conquistando la Tschammerpokal, l’attuale Coppa di Germania.

Terminata la guerra, il Monaco 1860 milita nella categoria superiore della Oberliga Süd, senza infamia e senza lode, sebbene la retrocessione in Seconda Divisione, la terrà negli “inferi” della cadetteria per un triennio. Nel 1963, conquistando il successo finale nell’allora campionato regionale, farà guadagnare al team l’accesso alla Bundesliga, il campionato nazionale professionistico appena nato. E pensare che i concittadini del Bayern dovranno soffrire altri tre anni prima di accedervi!

Arriva nel 1964 il secondo trionfo in Coppa di Germania e l’anno successivo, nella neonata Coppa delle Coppe solo gli inglesi del West Ham impediranno la vittoria nel trofeo continentale. Ma il Paradiso non tarda ad arrivare: nella stagione 1965-66 il Monaco 1860 vince la sua prima (ed unica) Bundesliga.

La gloria dura poco, perché negli Anni 70 ben tre retrocessioni consecutive (!) spingeranno il club nei bassifondi del calcio germanico:ben sette anni impiegarono per tornare in alto, salvo poi retrocedere immediatamente in Serie B. Ed il peggio arriverà al termine della stagione 1982, quando i problemi finanziari portarono alla retrocessione forzata nei campionati dilettanti.

L’esilio durerà un decennio, fino al 1992 quando i Leoni torneranno nell’elite del calcio tedesco. Poi nel 2000, piazzandosi al quarto posto, si guadagneranno l’accesso alla Coppa Uefa, cadendo per mano del Parma al terzo turno.

Poi ricomincerà la discesa: il palcoscenico della seconda divisione pare essere al momento lo spazio di competenza del “secondo violino” di Monaco. monaco-1860-cosa-nostra

Nello stadio noto come “Grünwald”, di soli 12.000 posti di capienza, il club vedrà la gloria maggiore, salvo poi trasferirsi allo Stadio Olimpico, costruito in occasione dei Giochi Olimpici del 1972. Poi, in virtù dell’accordo con i fratelli maggiori del Bayern, verrà realizzata l’Allianz Arena, anch’esso edificato in occasione  di un grande evento come la Coppa del Mondo 2006. La parte calda della tifoseria torva posto nella parte Nord, dove, ironia della sorte, il gruppo ultrà più noto si chiama “Cosa Nostra”, fondato nel 2001.

Poi ulteriori problemi finanziari costringono la dirigenza a cedere il pacchetto azionario relativo alla proprietà dello stadio: tuttavia un accordo con il Bayern permette al club di continuare a disputare i matches interni presso l’Allianz Arena

E nell’attesa di poter tornare a gustarsi il derby di Monaco in Bundesliga, ecco il filmato che celebra il successo nella stagione 1965-66 che portò i Leoni sul tetto di Germania.

Sandro Pertini, il presidente di tutti gli italiani a Madrid

E sono tre, e sono tre, gridava al microfono Nando Martellini dopo che il pallone calciato da Sandro Altobelli finiva nella porta della Germania Ovest e “consegnava”, a nove minuti dal termine il titolo di campione del mondo agli azzurri.

In tribuna il Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini non stava più nella pelle, e quasi emulando gli italiani presenti al Santiago Bernabeu ed i milioni davanti alla tv, si alzava in piedi e spalle al campo, alzava le braccia al cielo in segno di gioia, mentre il Principe Juan Carlos di Spagna, probabilmente deluso per non essere al posto del “nostro” presidente, guardava nel vuoto.

La storia dei Mondiali di Spagna 82 ricalca quella del paese; in un’estate sconvolta dallo scandalo P2, il crollo del Banco Ambrosiano, il suicidio-omicidio del banchiere Calvi a Londra nonchè un’inflazione galoppante, gli azzurri arrivarono nella penisola iberica immersi in un mare di polemiche.

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Privi di gioco, con gli uomini chiave spompati da un campionato che si era concluso solo all’ultima giornata con la vittoria per un punto della Juventus ai danni della Fiorentina, il bomber Paolo Rossi aveva ricevuto la grazia in merito alla squalifica per lo scandalo scommesse del 1980, ma si presentava in precarie condizioni fisiche.

Praticamente senza giocare da due anni, le ultime partite in maglia bianconera non dicevano molto della sua forma, e gli sportivi si appellavano ai ricordi di Argentina 78 dove Rossi era diventato Pablito.

Ma dopo un percorso faticoso nel girone, con tre pareggi, il girone di ferro contro Argentina e Brasile trasformò letteralmente gli azzurri che superarono di slancio nel catino del Sarrià i due squadroni sudamericani, vinsero agevolmente sulla Polonia in semifinale e, dopo un primo tempo di predominio, con l’errore dal dischetto di Cabrini che avrebbe potuto abbattere un elefante, travolsero nel tripudio dei tricolori la Germania Ovest, conquistando il terzo titolo mondiale.

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La celebre partita a carte nel volo di ritorno

Germania – Francia: la semifinale drammatica di Spagna 82

La chiameranno la Notte di Siviglia, questo il soprannome dato alla semifinale Francia-Germania Ovest del campionato mondiale di calcio 1982 in Spagna che tenne incollato alla tv milioni di spettatori in tutto il mondo, per il ritmo incessante con cui le due compagini disputarono il match. Ad aggiungere fama alla partita, il fatto che fu la prima nella storia dei Mondiali di calcio ad essere decisa dai tiri dal dischetto, regola introdotta nel 1978.

Da non dimenticare l’incidente occorso al francese Battiston (ironia della sorte entrato da poco in campo), che nel corso del secondo tempo, lanciato in contropiede, si scontrò con l’estremo difensore tedesco Schumacher che in uscita lo travolse. Il francese rimase esanime a terra per alcuni istanti e venne portato fuori dal campo in barella e prontamente ricoverato all’ospedale per il grave trauma cranico riportato. Il direttore di gara, l’olandese Corver, non prese alcun provvedimento disciplinare ritenendo lo scontro fortuito, tanto che il gioco riprese con una rimessa da fondocampo per i bianchi di Germania.

IL TABELLINO

08.07.82 ore 21.00 Siviglia, Stadio Sanchez Pizjuan

GERMANIA OVEST – FRANCIA 3-3 d.t.s. 5-4 d.c.r.
Reti: 1:0 Littbarski 17, 1:1 Platini 26 rig., 1:2 Tresor 92, 1:3 Giresse 98, 2:3 Rummenige 102, 3:3 Fischer 108
Sequenza Rigori: 0:1 Giresse, 1:1 Kaltz, 1:2 Amoros, 2:2 Breitner, 2:3 Rocheteau, (2:3) Stielike (parato), (2:3) Six (parato), 3:3 Littbarski, 3:4 Platini, 4:4 Rummenige, (4:4) Bossis (parato), 5:4 Hrubesch

Germania Ovest: Schumacher, Kaltz (c), K.H. Forster, Stielike, Briegel (96 Rummenigge), B. Forster, Dremmler, Breitner, Littbarski, Magath (72 Hrubesch), Fischer. Allenatore: Derwall

Francia: Ettori, Amoros, Janvion, Bossis, Tigana, Tresor, Genghini (52 Battiston, 62 Lopez), Giresse, Platini (c), Rocheteau, Six. Allenatore: Hidalgo
Arbitro: Corver (Olanda)

Ammonizioni: K. Forster (GO), Genghini e Giresse (F)

Note: spettatori 70.000; al 62° Battiston è uscito in barella dopo uno scontro con il portiere tedesco Harals Schumacher