Le frasi famose di Mauro Icardi

Di Mauro Icardi, finchè giocherà a calcio, i tifosi ricorderanno le sue reti che, a soli 23 anni, sono già arrivate a pioggia. Poi, probabilmente una volta appese le scarpette al chiodo, i biografi si scateneranno nella caccia a gossip in merito alla sua storia d’amore, al momento felicemente culminata nel matrimonio, con Wanda Nara.

Eppure, il calciatore argentino non si fa problemi a difendere la sua privacy: fulgido esempio il libro scritto e pubblicato nell’ottobre 2016 che tanto scosse l’ambiente dell’Inter, società e tifosi inclusi, che portò il giocatore a ridimensionare alcune citazioni inserite. Ecco allora alcune fra le frasi più famose che Icardi finora ha rilasciato al pubblico.

Le frasi famose di Icardi

Barcellona è sul mare ed è piena di centri commerciali. A Genova sono stato benissimo, mi mancavano solo i negozi. Ora sono a Milano, i top dello shopping, ma non c’è il mare. Cosa compro?

Sono concentrato sul lavoro e voglio dare il massimo in ogni partita. Al Mister non posso che dire grazie perché appena ho potuto allenarmi con continuità mi ha concesso una chance che ho cercato di sfruttare al meglio.

Da uomo… tante cose che si dicono anche nello spogliatoio. Ognuno sa tirare fuori il meglio da ognuno. Non parlo con tutti allo stesso modo, alcuni gli fa piacere e si parla di questo. Incoraggio compagno a fare il meglio (dopo la sconfitta rocambolesca dell’Inter a Firenze nell’aprile 2017)

L’allegria per me è come la carne grigliata: il piatto migliore al mondo.

Messi è grandioso, ma il mio mito è Batistuta, che l’Italia conosce. Vorrei essere come lui.

È una questione di cuore, mi sento sudamericano.

Nel calcio non si sa mai quello che può succedere. Il Barcellona ha i migliori giocatori al mondo, ma non sempre vince in Spagna e in Europa. Può succedere anche alla Juventus. Ecco perché dobbiamo essere pronti ad approfittarne.

Alle giovanili del Barcellona vivevo dentro il Camp Nou, praticamente dietro la porta. E i giorni di gara me ne stavo in camera a guardare film. E non creda che sia l’unico: ce ne sono parecchi di giocatori a cui non frega niente del calcio.

Io lavoro per migliorarmi, per giocare bene e per mettere in difficoltà l’allenatore.

Il calcio è uno sport che mi fa divertire. Però ci gioco e basta. Le partite non le guardo mai e di quel che succede nell’ambiente non so nulla.

Avevo nove e dieci in tutte le materie. Mia madre mi obbligava a studiare e io, zitto, lo facevo.

È da quando ho dieci anni che so di essere più maturo della mia età, e pure le madri dei miei amici me lo dicevano sempre. Merito di mia mamma, che m’ha lasciato libero di prendere le mie belle musate, facendomi capire che la vita non è Disneyland.

E senza dimenticare le frasi incriminate della sua autobiografia che tanto rumore hanno provocato……

“Ho trovato il coraggio di affrontare la Curva a fine gara, insieme a Guarin. Mi tolgo maglia e pantaloncini e li regalo a un bimbo. Peccato che un capo ultrà gli vola addosso, gli strappa la maglia dalle mani e me la rilancia indietro con disprezzo. In quell’istante non ci ho più visto, lo avrei picchiato per il gesto da bastardo appena compiuto. E allora inizio a insultarlo pesantemente: ‘Pezzo di merda, fai il gradasso e il prepotente con un bambino per farti vedere da tutta la curva? Devi solo vergognarti, vergognatevi tutti’. Detto questo gli ho tirato la maglia in faccia. In quel momento è scoppiato il finimondo”.

Le conseguenze: “I dirigenti temevano che i tifosi potessero aspettarmi sotto casa per farmela pagare. Ma io ero stato chiaro: “Sono pronto ad affrontarli uno a uno. Forse non sanno che sono cresciuto in uno dei quartieri sudamericani con il più alto tasso di criminalità e di morti ammazzati per strada. Quanti sono? Cinquanta, cento, duecento? Va bene, registra il mio messaggio, e faglielo sentire: porto cento criminali dall’Argentina che li ammazzano lì sul posto, poi vediamo”. Avevo sputato fuori queste frasi esagerate per far capire loro che non ero disposto a farmi piegare dalle minacce […] “Una settimana dopo, un capo storico viene da me: pretende ancora le mie scuse. Io risposi così “Non devo chiedere scusa a nessuno di voi, se vi va bene perfetto, altrimenti ciao”

Le frasi famose di Pierluigi Pardo

Pierluigi Pardo è da un paio di stagioni l’uomo della Champions League, prima voce delle telecronache su Mediaset Premium e su Canale 5 in occasioni dei grandi matches della Coppa delle Grandi Orecchie.

NOn solo calcio live, ma anche trasmissioni tv come Tiki-Taka, il lunedì sera su Italia 1 e la partecipazione radiofonica a Tutti Convocati, dal lunedì al venerdì dalle 14.00 alle 15.00 su Radio24, senza tralasciare i suoi interventi sulla carta stampata. Ecco allora che il suo modo particolare di raccontare il calcio è diventato ormai uno status, nell’esultanza per una rete o nel commentare una prodezza.

Le frasi famose di Pierluigi Pardo

Cassano parla italiano, poi all’improvviso comincia a urlare in barese: “Vin’ d’da’! Vin’ d’dou!….

Ecco Silva, ancora Balotelli, c’è Dzeko avanzato, palla per lui, occhio al bosniaco… in pressione… il raddoppio di marcatura… palla dentro, ARONICA SPAZZA MALE, OCCHIO ALLA CONCLUSIONE! DE SANCTIS… [boato] e c’è l’1-1… e c’è l’1-1! Ma l’errore clamoroso… Balotelli non esulta, ma più del solito… l’errore clamoroso è stato al momento del rinvio; il pallone era del Napoli…

E allora De Jong, cerca Dzeko… trova la pancia di Aronica… che tiene il pallone, che prova a ripartire, che mette in movimento Cavani. Attenzione a Lavezzi che prova a partire, Cavani in possesso di palla, De Jong su di lui, palla verso Lavezzi. Attenzione alla sovrapposizione, il cross dentro, CAVANIIII! [boato] CAVANIIII! CAVANIIII! CAVANIIII! HA SEGNATO… CAVANI! 2-1 NAPOLI! [… ] Cavani, 4° gol in Champions League in questa stagione, 11° gol europeo! Sempre di più nella storia del Napoli! È l’uomo delle notti grandi, è l’uomo delle notti che valgono una vita intera, è l’uomo delle grandi partite, è l’uomo delle 5 triplette in azzurro, è l’uomo del 2-1 Napoli! E adesso cambia tutto, di nuovo…

Occhio alla battuta, cercato Cavani, ECCOLO! [boato] 1-0 NAPOLI! 1-0 NAPOLI! FORSE HA TOCCATO IL MATADOR! 1-0 NAPOLI! CAMBIA TUTTO, PRIMA DEL 20′!

Manca ancora qualche secondo, bisogna gestire un ultimo pallone [fischio finale e boato] È FINITA! È FINITA! È FINITA! 2-1 NAPOLI! SI VA A VILLARREAL! SI VA CON LA POSSIBILITÀ DI SOGNARE ANCORA! SI VA CON GLI OCCHI LUCIDI, DI GIOIA, NON PIÙ DI PAURA! Si va con la consapevolezza di aver fermato la squadra più in forma d’Europa, la squadra che aveva vinto le ultime 9 partite. Si va con gli occhi del matador Cavani! Si va, pronti a cantare Oje vita mia, per 30 secondi, dopo il super-spot!

Mancano 600 secondi alla fine della partita

Salgono i 5 saltatori

Ecco il cambio, fuori Alessandro Del Piero. E allora, adesso, l’unica colonna sonora dev’essere lo stadio. È un momento storico. Dentro Pepe, fuori Del Piero. Eccoci qui. Le strette di mano degli avversari, le braccia verso l’alto, questo giocatore è di tutti, è di tutto il calcio italiano, è di tutti quelli che amano il calcio, è di tutti quelli che amano il bello, è di qualsiasi bambino quando comincia a giocare a pallone, quando istintivamente rincorre un pallone, sogna di essere un grandissimo, sogna di essere un grande dentro il campo e fuori. 704 presenze, 289 goal. Sempre dalla stessa parte, sempre con la stessa maglia. Anche Colantuono, quasi con una carezza. PELLE D’OCA!

Duecento volte Del Piero! La storia, l’esempio, la maglia. […] È un momento storico per la Juve, per Del Piero, per il calcio italiano perché quest’uomo è davvero una leggenda vivente, un esempio assoluto e oggi ha toccato un traguardo straordinario: duecento gol con la stessa maglia.

Una nuova possibilità, 49:35, uno contro uno, se la porta sul mancino, va morbido dentro! [boato] Dentro! Sergi Roberto! Sergi Roberto! Sergi Roberto! Sergi Roberto! Sergi Roberto! Sergi Roberto! Sei volte Barça! Sei volte Barça! Io non ci capisco niente! Io non ci capisco niente! […] Se siamo pazzi di questo gioco è per questo motivo! [gol di Sergi Roberto al 95′]
Non ha più tempo. Vince il Barça! Vince 6-1! Per la prima volta in 186 tentativi una squadra riesce a ribaltare il 4-0, e c’è qualcosa di logico nel pensare che questa squadra sia il Barcellona. E che tutto sia avvenuto in questo stadio, con questa musica, con questa spinta, e con questi giocatori. [fischio finale]

Le frasi famose di Beppe Bergomi

Per chi ha qualche anno sulle spalle, il volto di Beppe Bergomi, appena 18-enne, impegnato a marcare il suo futuro compagno di squadra Karl Heinz Rummenigge nella finale del Mondiale di Spagna 82 al Bernabeu, rimarrà ricordo indelebile.

Da poco titolare all’Inter, Bergomi venne lanciato senza alcun timore dal ct Bearzot, ripagandolo ampiamente. Il panzer tedesco rimase a bocca asciutta e tutta l’Italia, quella notte di luglio, alzò al cielo la Coppa del Mondo.

Poi altri due campionati del Mondo, con il terzo posto ad Italia 90 e successi in maglia nerazzurra, fra cui lo scudetto dei record con Giovanni Trapattoni in panchina. Smessi i panni d’atleta, la carriera da tecnico, non ad “aiutare” i professionisti, quanto rivolta ai più piccoli, facendo da vero punto di riferimento per chi il pallone lo insegue per divertimento ( e forse un giorno per la gloria).

Ma il buon Beppe è ben noto ai più per fare coppia fissa con Fabio Caressa, commentando i matches più importanti della Serie A ai microfoni di Sky.

Le frasi celebri di Beppe Bergomi

Personalmente [lo] apprezzo molto perché è un personaggio di rottura di cui il calcio ha bisogno.

Per ottenere determinati obiettivi non devi passare per determinati sotterfugi. Questa è una cosa che ho sempre cercato di inculcare nei giovani. Alcune sostanze che adesso sono doping, nel 1979-80 quando ho iniziato io, si potevano prendere. A volte sono anche preoccupato per quello che ho preso o che mi hanno dato. Oggi le società sono cresciute e danno un livello di informazione elevato. Poi penso che un giocatore debba sempre chiedere al suo medico.

[Su Javier Zanetti] Primissimo allenamento, facciamo possesso palla. Lui non la perde mai, gli resta sempre incollata al piede. Quel giorno pensai che avrebbe fatto la storia dell’Inter.

Marini e Muraro mi aiutarono tantissimo da giovane. Sono cresciuto con Ferri. I più forti? Ronaldo e Matthaeus, e se devo sceglierne uno dico il tedesco per la mentalità vincente. Ma quello che ho visto fare a Ronaldo, non l’ho visto fare a nessuno.

 Grande gol, grandissimo, bellissimo! Nulla da fare per il portiere che non la vede nemmeno partire questa palla! Imprendibile… incredibile, grandissimo, Fabio, bellissimo!!! ~ Bergomi su calcio di rigore dell’Inter

Eh, fa fatica il Milan… ~ Bergomi commenta un 6-0 del Milan sull’Inter

[Su José Mourinho] Personalmente [lo] apprezzo molto perché è un personaggio di rottura di cui il calcio ha bisogno.

Tornare? È molto complicato. Io non ho mai chiesto nulla, mi accontenterei anche di allenare i pulcini… L’unico che ha provato a riportarmi all’Inter è stato Facchetti ma per motivi diversi non se ne fece nulla. Per questo lo ringrazierò per sempre.

Fabio Caressa e Beppe Bergomi commentano un fallo di Lucio su Pellissier, contuso ai…genitali, in occasione di un Chievo-Inter di qualche anno fa.

Bergomi (serio): “Il brasiliano ha commesso un FALLO da dietro, ma voleva prendere la palla”

Caressa (battuta): “Però gli ha preso le palle. Fa malissimo lì, vi assicuro…” (ps: grazie di averci informato, siamo provvisti anche noi…)

Le frasi famose di Claudio Lotito

Non manca certo la parola fine a Claudio Lotito, patron della Lazio che salvò i biancocelesti dal fallimento nel dopo-Cragnotti. E l’imprenditore romano, spesso, fa sfoggio di citazioni colte per raccontare episodi, momenti e partite della sua amata squadra.

Siamo sicuri che finchè rimarrà al vertice del club, non sarà avaro di latinismi, come da ottimo ex studente di un Liceo Classico della Capitale.

LE FRASI FAMOSE DI CLAUDIO LOTITO

Vi mancava il mio latino? C’era un certo scetticismo, poi però tanti si sono voluti cimentare. Lo stesso Santo Padre ha voluto reintrodurre la Messa in latino… No, non voglio dire quello, non è che mi ha ascoltato. Semplicemente, il Papa ha sottolineato l’importanza del latino.

Sogno che lo sport, quello vero, di Abebe Bikila, diventi punto di riferimento per i giovani.

[Riferendosi al calciatore Valon Behrami che aveva utilizzato l’articolo 17 della FIFA] Se lo svizzero dovesse pentirsi io, da cattolico, sono pronto al perdono, ma il ravvedimento deve essere autentico.

Lo Stadio polifunzionale a Valmontone è l’ipotesi migliore. La nuova casa della Lazio sarà raggiungibile “in venti minuti” grazie all’autostrada A1. Oltre collegamento stradale il pubblico biancoceleste potrà contare anche su una tratta ferroviaria. Alla base dei progetti per il futuro ci sono le “certezze patrimoniali” che sono necessarie alla sopravvivenza del club.

Lei istiga e fa da terminale di alcuni interessi, lei diffonde notizie a istigare situazioni destabilizzanti, lei rappresenta un elemento di istigazione. [in risposta ad una domanda del giornalista Mediaset, Paolo Bargiggia]

[Riferendosi ai tifosi del Torino] L’ambiente ha condizionato Bianchi, io dico che sono successe cose non degne di una città come Torino. Sono stato insultato in tribuna e sentivo gente che incitava i giocatori granata a spaccare le gambe ai nostri. Ho trovato un ambiente poco… urbano.

Nel calcio mi ispiro al grande Manzoni. L’utile per scopo, il vero per soggetto, l’interessante per mezzo. Mi piace anche il Pascoli: anzi in questo periodo mi sento un po’ come il “suo” fanciullino.

I veri valori olimpici sono quelli che dimostrano quanto una persona possa raggiungere grandi traguardi attraverso lavoro, sacrificio, rinunce: Alfieri disse “Volli, sempre volli, fortissimamente volli”.

Nell’Ottocento i ricchi si davano alla caccia alla volpe: era di moda. Poi fu la volta delle scuderie e dei cavalli. Nel secolo scorso, negli anni ’50, ricchi e arricchiti si sono buttati nel calcio, il vezzo è diventato acquistare un club. Senza badare ai conti: una volta lo sport era quasi avulso dal carattere economico. Oggi è un mercimonio.

Io stabilisco un indirizzo: il metodo è la sinestesia.

Zarate vale quanto Messi

Il calcio è un gioco, e il 50% è legato a fattori imponderabili.

[Riferendosi ad Hernanes] Oggi è arrivato un giocatore che può costituire un valore aggiunto per la città e per la squadra, non solo per le sue doti tecniche, ma anche come uomo. Hernanes è arrivato con la voglia di vincere e me lo ha confermato lui stesso, vuole raggiungere traguardi importanti. Abbiamo preso il giocatore che mister Reja aveva chiesto.

[Riferendosi al problema dell’ordine pubblico negli stadi] Quando c’erano le rivolte nelle carceri fecero le carceri in modo diverso e le rivolte cessarono.

[Rivolto a Massimo Mauro] Lei è molto intelligente e preparato, soprattutto sul gioco delle bocce.

Il pallone è per tutti. Il calcio è per pochi.

Calciopoli? Il processo di Napoli dimostra che nel 2006 si è agito con atteggiamento giacobino, troppa foga alimentata dai media.

[Su Zdeněk Zeman] È una persona che vuole dimostrare di essere diverso.

Io ci metto la faccia, nella Roma invece non si capisce chi sia l’interlocutore. Chi sono questi americani?

Divento laziale grazie alla mia tata. Passeggiando incontrammo il suo fidanzato. Mi chiese per chi tifassi. Risposi: ‘Boh’. E allora mi disse: ‘Devi tifà Lazio’

Io potrei fare benissimo il ministro dell’Economia, ma un ministero del genere non me lo darebbero mai. Poi potrei andare all’Interno, ai Lavori Pubblici.

[Su Vladimir Petković] L’ho scelto per il suo alto profilo morale, ha lavorato a lungo alla Caritas, è un poliglotta, un grande lavoratore e una persona determinata e ambiziosa che vuole raggiungere determinati obiettivi. Proprio perché è poco avvezzo alle ribalte mediatiche è un ulteriore vantaggio.

Io non sono tecnologico, vede, ammetto la mia ignoranza: io sono amanuense.

[Su Mauro Zarate] Quando si raccolgono dei frutti da un albero, può darsi anche di trovarne alcuni che sono andati a male. In una città difficile e pressante come Roma, se una persona non ha un forte equilibrio rischia di essere travolto, assumendo comportamenti non in linea con la realtà.

Il problema con Marotta è che con un occhio gioca a biliardo e con l’altro mette i punti.

Lugano è una città della Svizzera, ricordo da reminiscenze scolastiche de geografia (ai giornalisti che gli chiedono del difensore uruguaiano)

Domanda del giornalista Marco Cattaneo: Avete parlato di Allegri? Scusi la curiosità morbosa. Risposta: “Se è morbosa se vada a fà curà”.

Domanda del giornalista Gianluca Di Marzio: Reja rimane l’anno prossimo? Risposta: “Lei ce resta a SKY? Ecco, speri de sì, che magari una mattina se sveja er proprietario de Sky e la caccia via. Del doman non v’è certezza.

Sono entrato nel mondo del calcio per passione: sono laziale dall’età di 6 anni. E poi secondo la mia formazione cristiana ritengo che anche in questa scelta ci sia un disegno che va interpretato in chiave escatologica: per ogni situazione esiste Dio che vede e provvede.

Sono come Gesù che ha cacciato i mercanti dal tempio.

I tifosi napoletani sono più affezionati di quelli laziali, a Roma c’è il tiro al piccione ed io sono il piccione.

Me sembrate il gatto e la volpe, ma io non sò Pinocchio (a Moggi e Giraudo che chiedevano di acquistare Oddo).

Lei dice: uno come Klose. Non è che se trova er duplicato…

Bisogna dare giudizi alla fine, non nella fase endoprocedimentale.

L’attacco mediatico è successo perché la piazza di Roma è particolare e soffre il fatto che alcune persone rappresentino una lazialita’ “cicero pro domo loro”.

Guarda che Roma è tutta ‘na trappola piena de fossi: manco te n’accorgi e te ritrovi de sotto (il benvenuto a Petkovic)

I “prenditori” e i “magnanger” sono quelli che pensano solo al binomio “F&S”: figa-soldi. Non uno come me che è un monogamo convinto e per questo piaccio in Vaticano. Uno che ha ritirato su una società come la Lazio che aveva 1070 miliardi di debiti. Eppure ci vorrebbe proprio gente come me per far “rialzare”, per dirla con Berlusconi, un paese dove la gente non ne può più perché ha fame.

Un giorno il mio autista mi informa che c’è Veltroni che mi spara contro a Radioradio. Allora io telefono in trasmissione e gli dico testuale: “Caro Veltroni tu hai commesso sette peccati capitali: ti piace l’Africa è l’hai portata a Roma, hai trasformato Roma in una città africana; hai triplicato il debito del Comune; hai fatto un sacco urbanistico che non si ricordava dai tempi dell’Impero romano, 70 milioni di metri cubi, una città come Napoli.

Le frasi famose di Roberto Baggio

Per Roberto Baggio, 50 anni e non sentirli, coniando un famoso claim. Il campione di Caldogno, giunto al traguardo di mezzo secolo, ha deliziato le platee di mezzo mondo. Sebbene i diversi trasferimenti non siano stati sempre limpidi, quanto per il carattere e la personalità del Divin Codino, Baggio rimane e sarà sempre un’icona del calcio italiano. E sebbene le prodezze sul tappeto verde siano quelle che tutti ricordino maggiormente, con la sua tranquillità la stella del calcio mondiale ha sempre saputo affermare le sue profonde verità

Le frasi famose di Roberto Baggio

Quando sei in una squadra, quando vivi in un ambiente, “quella” è la tua maglia. E cerchi sempre e comunque di onorarla.

Coloro che fanno sforzi continui sono sempre pieni di speranza. Abbracciate i vostri sogni e inseguiteli. Gli eroi quotidiani sono quelli che danno sempre il massimo nella vita.

A questo punto se trovassi qualcuno che vuole farmi giocare dall’inizio mi preoccuperei.

Quando mi presentai a Firenze tutto rotto con le stampelle vidi le facce di tifosi e dirigenti… erano un po’ perplessi come per dire: “È questo il nuovo acquisto? Mah!

Penso che non tutti si siano resi conto di quanto abbia faticato nel corso della mia carriera.

[Su Javier Zanetti] È fantastico. Lui vuole essere Baggio? E io vorrei essere lui, è indistruttibile.

Io sono convinto di aver avuto un buon aiuto da madre natura.

        [Su Mario Balotelli] Ci vorrei parlare un pò. Per me è uno dei giocatori più forti nel panorama mondiale. Ma sembra voler dare agli altri l’idea di quello che forse non è.
        Il calcio è stata la mia passione da sempre. Mi portavo il pallone al bagno, per giocare. Da piccolo avevo un sogno ricorrente. Immaginavo di giocare la finale di un Mondiale con il Brasile. Io sono uno di quegli esseri umani fortunati che può dire di aver realizzato un sogno. Ho sofferto tanto, ho stretto i denti, ho pianto e avuto paura. Ma poi quel giorno è arrivato.
        L’atteggiamento di fondo della mia vita è stata la passione. Per realizzare i miei sogni ho agito sempre spinto solo dalla passione. La passione muove ogni cosa, è una forza davvero straordinaria.
          Io credo che nella vita le persone debbano dare tutto quello che hanno… poi… non c’è scritto da nessuna parte che bisogna sempre far risultato nelle cose.
            [Sul rigore calciato nella finale del campionato mondiale di calcio del 1994] Avevo quell’immagine in testa da quattro anni… Mi stavo avvicinando al dischetto e ho pensato: “Tiralo forte, tiralo forte. Se lo sbaglio? M’ammazzo…”

“L’atteggiamento di fondo della mia vita è stata la passione. Per realizzare i miei sogni ho agito sempre spinto solo dalla passione. La passione muove ogni cosa, è una forza davvero straordinaria”.

“Sono convinto di aver avuto un buon aiuto da madre natura”.

“Quando si dice che la maglia azzurra è il punto di arrivo per ogni giocatore, si dice solo la verità”.

        [Su Carlo Mazzone] Posso solo dirgli grazie. Mi ha dato, credendo ancora in me, la possibilità di vivere quattro anni in più di calcio, anni belli, pieni di significato. È una persona schietta, sincera, in un mondo in cui spesso vanno avanti i ruffiani, i leccaculo, gli opportunisti.
          Se devo affogare, meglio farlo nel mare che in una pozzanghera.

Penso che non tutti si siano resi conto di quanto abbia faticato nel corso della mia carriera.

E’ sempre meglio far correre la palla. La palla non suda.

Le frasi famose di Bernie Ecclestone

Una vita in Formula 1 per l’eccentrico Bernie Ecclestone. L’uomo di Ipswich è la Formula 1: non essendo riuscito a costruirsi una carriera negli sport motoristici, ha saputo diventare icona dello sport principe delle quattro ruote, prima come manager, poi proprietario della Brabham, infine come colui che ha costruito il Circus, che ora cammina aiutato dai nuovi manager americani che vogliono trasformarlo in un Superbowl ambulante.

Le frasi famose di Bernie Ecclestone

Sicuri che il buon Bernie non abdichi così facilmente, ecco le sue frasi più famosi (ed eclatanti).

[Sulla morte di Ayrton Senna] È stato un dispiacere. Però ha generato così tanta pubblicità… È stata un bene per la F. 1. È un peccato che abbiamo dovuto perdere Ayrton perché questo dovesse succedere. Lui era famoso, ma molta gente che non lo conosceva ha cominciato a interessarsi della F. 1 grazie alla pubblicità generata dalla sua morte.

[Riferito ai sette titoli iridati] Il suo record non verrà oscurato certo, alla Ferrari è lui il punto di riferimento della squadra. Non sono sicuro che gli altri piloti siano abbastanza forti, convinti e impegnati per fare qualcosa del genere. Michael ha dato tantissimo per arrivare a ottenere simili risultati. Si dedica completamente a quello che fa e riesce a sopportare un’enorme pressione. Vince una gara e il giorno dopo è in pista per i test.

[Nel 2015] In F.1 serve una leadership forte che possa forzare il processo decisionale, oggi troppo complicato. Proprio come era all’epoca di Max Mosley.

Kimi è semplicemente superlativo. È un vero corridore.

[Dopo il suo quarto titolo mondiale] Vettel? Comincio a credere che sia più bravo di Senna.

[Dopo il primo ritiro di Schumacher] Vorrei che Michael non dimenticasse ciò che la F.1 ha fatto per lui, vorrei che trovasse il modo per restituire un po’ di quello che ha avuto.

Non conosco una donna che sia fisicamente in grado di guidare ed essere veloce su una vettura di Formula 1. Non dovrebbero essere prese sul serio.

I team pensano di tenermi per le palle ma non hanno mani abbastanza grandi.

Prima devi entrare nel giro, poi cercare di far soldi e alla fine diventare onesto. Io sto ancora cercando di far soldi…

Le frasi famose di Enzo Ferrari

Nato e morto nella sua Modena dopo 90 anni vissuti intentamente, sempre con il piede sull’acceleratore, Enzo Ferrari è stato e sarà per sempre la Formula 1 e le corse in auto.

Se possedere un auto con il Cavallino Rampante è uno status symbol, guidarne una su un circuito del Circus ti fa entrare nella leggenda. E quando il Drake, che non seguiva le corse, ma preferiva rimanere nel suo ufficio di Maranello, apriva la bocca, le sue parole erano un pollice su o giù, come nel Colosseo dell’Antica Roma. Enzo Ferrari, un uomo, un mito, un italiano vero.

LE FRASI FAMOSE DI ENZO FERRARI

Date a un bambino un foglio di carta, dei colori e chiedetegli di disegnare un automobile, sicuramente la farà rossa.

Non sono mai stato né progettista né calcolatore. Sono sempre stato un agitatore di uomini e di talenti.

Una macchina è come una figlia, quando vince una corsa mi sento come il padre che sa che la propria figlia ha preso un bel voto a scuola.

La migliore Ferrari che sia mai stata costruita è la prossima.

Metto le lenti scure perché non voglio dare agli altri la sensazione di come sono fatto dentro.

Il secondo è il primo degli ultimi.

La macchina da corsa perfetta è quella che si rompe un attimo dopo il traguardo.

L’azienda è composta primo dagli uomini che ci lavorano, poi dai macchinari ed infine dai muri.

Se lo puoi sognare, lo puoi fare

C’è chi valutava Gilles Villeneuve uno svitato, ma con il suo ardimento, e con la capacità distruttiva che aveva nel pilotare auto macinando semiassi, cambi e freni ci ha insegnato cosa fare. È stato campione di combattività e ha regalato tanta notorietà alla Ferrari. Io gli volevo bene.

Se un’anima c’è, è molto più probabile che ce l’abbia un motore piuttosto che un essere umano.

Un pilota perde un secondo a ogni figlio che gli nasce.

Ci asteniamo dal precisare il numero di cavalli che hanno i nostri motori. Quando le nostre macchine vincono vuol dire che hanno più cavalli, quando perdono vuol dire che ne hanno di meno.

Quando le mie macchine vincono solcando il traguardo, mi assale un grande orgoglio nell’essere italiano.

Io non ho mai fatto un viaggio turistico non sono mai andato una volta in vita mia in vacanza; per me le più belle ferie sono quelle di restare nella mia officina quando vi sono rimasti pochi collaboratori; è il momento in cui ci si può concentrare in programmi di studi e modifiche.

La passione permette di sopportare amarezze e rinunce che l’ambizione non giustificherebbe in alcun modo.

La mia adolescenza ha conosciuto tre passioni dominanti, tre grandi sogni: tenore d’operetta, giornalista sportivo, corridore d’automobile. Il primo sogno sfumò per mancanza di voce, il secondo resistette, ma in forma velleitaria; il terzo ebbe il suo corso, la sua evoluzione. E’ sempre bene avere dei sogni di riserva.

L’aerodinamica è il risarcimento per chi non sa spremere cavalli dal motore.

Forse il problema è nel tuo piede destro.
(Enzo Ferrari a Phil Hill che lamentava un problema al motore durante un test)

Piansi per la gioia. Ma le mie lacrime d’entusiasmo erano mischiate con quelle di dolore perché pensai: oggi ho ucciso mia madre.
(Commentando la prima vittoria delle sue vetture a Silverstone ‘51 quando battè le Alfa Romeo)

I nostri tifosi ci chiedono vittorie e noi lavoriamo per dargliele.

Sono i sogni a far vivere l’uomo. Il destino è in buona parte nelle nostre mani, sempre che sappiamo chiaramente quel che vogliamo e siamo decisi ad ottenerlo.

Ho trovato uomini che indubbiamente amavano come me l’automobile.
Ma forse non ne ho trovati altri con la mia ostinazione, animati da questa passione dominante nella vita che a me ha tolto il tempo e il gusto per quasi ogni altra cosa. Io non ho alcun diverso interesse dalla macchina da corsa.

I motori sono come le donne, bisogna saperli toccare nelle parti più sensibili.

No amore io non ti tradisco con le altre, sono io che tradisco le altre per stare con te.

Non si può descrivere la passione, la si può solo vivere.

Tazio Nuvolari è un fascio di nervi spiccio e caustico.

Le vere domande che mi scombussolano non sono quelle dei giornalisti, ma quelle che continuo a farmi io.

Non fare mai del bene se non sei preparato all’ingratitudine.

No amore io non ti tradisco con le altre, sono io che tradisco le altre per stare con te.

Amo pensare che la Ferrari può costruire piloti quanto macchine. Alcuni dicono che Gilles Villeneuve sia pazzo. Ma io dico: lasciate che provi.

I vecchi sono come i mobili antichi, meno li sposti e più durano.

Mi ritengo peggiore degli altri, ma non so quanti siano migliori di me.

Mi ha deluso l’impotenza a difendere la vita di mio figlio, che mi è stato strappato, giorno dopo giorno, per 24 anni.

Su un letto dell’ospitale canonica gli dissi: “Coraggio Tazio, sarà per il prossimo anno”. Mi rispose: “Ferrari, giornate come questa, alla nostra età, non ne tornano molte; ricordalo e cerca di gustarle fino in fondo, se ci riesci”. In queste parole, che forse erano una umile confessione, era nascosto il dramma di quell’ uomo fatto d’ un sol fascio di nervi, il dramma di un padre che aveva visto morire entrambi i suoi figli adorati e che invano sperava con tutto il cuore di non dover attendere la morte in un letto. Era un solitario, un uomo amareggiato per la crudeltà con cui il destino lo aveva colpito negli affetti più profondi, tuttavia, e non suoni irriverente questa mia osservazione, non cessò mai di essere un sagace regista di se stesso. Pochi come lui conobbero la folla, capirono quello che la folla voleva, seppero alimentare il proprio mito. Ogni suo atto, ogni suo gesto era previsto e calcolato, pur negli spasimi di una vita di atleta lanciato agli estremi rischi.

Sul famoso stile di guida di Tazio Nuvolari se ne sono dette di tutti i colori. Succede del resto sempre così, quando un uomo arriva ai limiti dell’impossibile: si impadronisce di lui il mito e, allora, se faceva il pugile, si racconta che sapeva uccidere un toro con un pugno, e se faceva il pilota, che percorreva le curve su due ruote

L’automobile è un’espressione di libertà, e il rischio che stiamo correndo è quello di ammazzarci perché ce n’è troppa. Del resto, ci sono due modi classici di morire: di fame e di indigestione.

Quando l’uomo ha mete da raggiungere non può invecchiare.

Non accetto e non dimentico che mi hanno chiamato Saturno ammodernato che mette al mondo i figli e poi li divora.

Preferisco essere chiamato semplicemente Ferrari ed è quello che ho ottenuto entrando ogni mattina dal mio barbiere.

Io sono indispensabile a tutti voi giornalisti, perché se non aveste avuto un Ferrari dovreste inventarlo, perché avreste meno da scrivere. Avete bisogno di Ferrari. D’altra parte quello che fate voi non mi stupisce, perché gli italiani perdonano tutto, ai ladri, agli assassini, ai sequestratori, a tutti, ma non perdonano il successo.

Con tanti riconoscimenti, mi è venuto il dubbio di essere qualcuno.

Finché ho potuto ho dato. È dal 1929 che dò qualcosa.

Giù le mani dalla Ferrari: di me dite quello che volete.

Ammiro tutti coloro che hanno una passione ed hanno la sapienza e la costanza di coltivarla. Sono loro il motore del mondo.

Nel mio lavoro, ascoltando la voce armoniosa della materia plasmata, quasi un germoglio di vita , mi sono avvicinato al mistero dell’anima, ma non sono mai riuscito a scoprire la mia.

Sono tranquillo, anche se non sereno, anche se così terribilmente imperfetto. Non mi sono mai pentito. Rammaricato, spesso, pentito mai, perchè ripeterei le stesse azioni, comportandomi però in modo completamente diverso. Nella mia vita ho fatto quello che mi faceva piacere, non ho credito con nessuno. Mi sono limitato a fare quello che ho fatto, ma forse nell’altro Pianeta avrò più successo.

Un giorno io non ci sarò più. Spero che le rosse vetture che portano il mio nome continueranno ad esserci anche dopo di me ed a farsi onore su tutti i circuiti del mondo.

Non si può descrivere la passione, la si può solo vivere

Io sono uno che ha sognato di essere Enzo Ferrari.