Le frasi celebri di Walter Sabatini

Walter Sabatini ha sicuramente lasciato una traccia nel panorama del calcio italiano. Sebbene non vanti un palmares ricco di trofeo, è finora salito agli onori della cronaca per aver scoperto talenti a basso costo, e poi rivenduti dai presidenti avuti in carriera con laute plusvalenze.
Lazio, Arezzo, Triestina, Perugia e poi, Palermo e Roma, lo hanno definitivamente lanciato fra i dirigenti più ambiti dai clubs. Ora, il progetto Inter con gli occhi a mandorla ripone solide speranze nell’uomo di Marsciano, città dell’Umbria che ha dato i natali anche ad un campione del mondo che risponde al nome di Giancarlo Antognoni.

Le frasi famose di Walter Sabatini

“Cedere Lamela mi ha ucciso”, le parole del ds nel giorno del suo addio. (Ottobre 2016).

” Io sono un europeo crepuscolare, solitario. Anzi, un etrusco”, le parole del ds nel giorno del suo addio. (Ottobre 2016).

(in riferimento a Totti) “Gli darei il Premio Nobel per la fisica”, le parole del ds nel giorno del suo addio. (Ottobre 2016)

Nel giorno del suo addio alla Roma, definì le sue ultime operazioni come “un mercato rissaiolo”. (Ottobre 2016)

“Pjanic? Forse neanche lui parte, dipende se riuscirò a compiere una manovra a coda di gatto maculato”. (Maggio 2016, prima dell’inizio del calciomercato)

Al termine di Roma-Genoa stagione 2013-14, il ds lanciò la notizia di un possibile addio importante in società: “Godetevi questa vittoria, non cercate sempre gli schizzi di sangue. Un po’ di sangue ci sarà, ma non sarà quello del mister”. (Dicembre 2015)

“Benatia è un mio idolo e gli ho voluto bene. Ci sono voluti due o tre mesi a Roma per far capire che fosse un bel giocatore, dicevano che era molto lento. Lui è un fenicio, sta facendo il suo mercato per luglio. Ma il Bayern Monaco non lo cede, togliete questo nome di mezzo. Benatia sta già facendo il commercio per luglio, perché adesso il Bayern Monaco non lo dà. E intanto mette le bollette a mollo”. (Dicembre 2015)

“Dodô è stato venduto, ma non mi aggredite, perché ho avuto la convinzione che il ragazzo non avrebbe potuto crescere in questo ambiente che lo ha sempre bastonato. Non siete responsabili della cessione di Dodô, ma ho dovuto tenere conto anche di questo aspetto. Ho fatto una scelta molto impegnativa per me, ma credo di essere stato equo nei suoi confronti. Magari ora prenderà anche qualche 7 in pagella, qui non è mai successo, qui prendeva 6 striminziti quando la squadra vinceva 3-0. Forse succedeva perché ho imprudentemente detto che sarebbe stato un campione. È stato ceduto prevalentemente per salvargli la vita”. (Settembre 2014)

“Non nego di aver ascoltato delle offerte, fatto salvo che nella mia testa c’era di non venderlo; farà molto bene. È anche vanita, mi piace poter dire no a grandi offerte”. (Settembre 2014)

“Ovviamente mi inquieta un po’ parlare di Lotito. Non posso dimenticare che è stato il mio presidente. Da lui pretenderei che non dica che un signore non può parlare in quanto dipendente, perché è una dichiarazione da padrone delle ferriere.”

“Garcia ha ricevuto proposte che si possono definire irrinunciabili, ma intende onorare il suo contratto. Non andrà via da Roma fino a quando non avrà vinto lo scudetto.” (parlando del ex-tecnico francese)

“Devo dire che una cassa di risonanza impropria è stata prodotta attraverso dichiarazioni di Sissoko, che considero un menestrello alla ricerca di una corte che lo alberghi, spara sentenze, ipotizza prezzi di giocatori. Ha detto che gli sembra congruo un valore di mercato di 30 milioni, che io considero il prezzo del piede sbagliato di Benatia”. (Maggio 2014)

 “Mi sento più libero di lavorare senza Baldini al fianco, grande amico col quale ho condiviso decisioni e sopportato altre, come lui con me. Mi sento libero solo quando sono da solo e con la gente attorno a distanza ragguardevole. A tavola non voglio la destra occupata. Questo non riguarda il Baldini essere umano, persona magnifica e mio amico, ma se faccio le cose con lui le faccio con tempi e modi sbagliati. Lui sicuramente gode della mia assenza, l’ho trovato rigenerato al Tottenham”. (Settembre 2013)

“La Lazio vive anche fisicamente più lontano dalla città e i suoi sostenitori sono dispersi su un territorio più grande. Inutile nasconderlo: Roma è dei romanisti, che hanno un tifo doloroso, passionale, che si tramandano di generazione in generazione, più pronto a ricominciare. Il tifo della Lazio invece ha un tipo di espressione più pessimista”. (Novembre 2012)

“Avevo fatto un riferimento ad un programma quinquennale di memoria staliniana. Non è così, ovviamente, perché il calcio necessita di tempi diversi. Noi siamo in divenire, voi inerosabilmente e inevitabilmente fate un bilancio e parlate di annata fallimentare”. (Luglio 2012)

“Non c’è un regime khomeinista. La Roma è molto liberale cosi come lo è Luis Enrique”. (Febbraio 2012)

“Non sarà certamente un piano quinquennale di staliniana memoria, vogliamo fare molto prima e se non dovessimo riuscirci qualcuno avrà sbagliato”. (Febbraio 2012)

“Non abbiamo preso Zeman per farci uno scudo spaziale e difenderci tutti, permettendoci di fare sciocchezze. Noi vogliamo Zeman perché lui coincide con l’idea di calcio che abbiamo sempre voluto”. (Luglio 2012)

“Il Totti del domani non è ancora nato. Francesco è un giocatore insostituibile e nessuno che potrà agire al suo posto. Ci sono calciatori che non possono essere surrogati: Maradona non è mai stato surrogato, Rivera lo stesso e Totti non lo sarà mai. A prescindere dal valore di Lamela, che è innegabile”. (Ottobre 2011)

“Totti è innominabile, è una divinità. Totti è il progetto tecnico della Roma. Intorno a lui la Roma sarà modellata. Totti è come la luce sui tetti di Roma, dilaga, non va mai via”. (Giugno 2011)

“La Roma vincerà uno scudetto non so quando, ma non smetterò di fumare”. (Giugno 2011)

Le frasi famose di Luciano Spalletti

Luciano Spalletti non lascia mai le parole al caso: unite ad una mimica facciale inconfondibile, l’uomo di Certaldo è decisamente il tecnico della Serie A italiana che permette a gran parte della stampa di lavorare ogni giorno. Dal rinnovo di contratto ai litigi con Totti, al racconto delle sue passate esperienze, Luciano non lascia nulla al caso, come avesse studiato a fondo la psicologia dell’interlocutore.

Le frasi famose di Luciano Spalletti

Mourinho? Sì è inserito bene e subito nel nostro contesto, e sì, mi sta simpatico, perché parla diretto, chiaro.

Avvicinare Francesco all’area di rigore è come mettere la volpe vicina al pollaio: trova sempre lo spazio per creare terrore. Totti fa gol, è bravo a mandare, a non dare punti di riferimento e quando calcia trova sempre i cantucci [angoli in toscano]. Io, poi, ho sempre valutato gli equilibri di squadra: lì è libero di fare quello che vuole, senza compiti di copertura.

Sono d’accordo con Pelè, anche perché se ne intende più di me: è Totti il giocatore più forte al mondo. Dargli la palla è come metterla in banca, è lui l’allenatore di questa Roma.

Non vincete mai, sono 10 anni che fate figure di merda e che sopporto certe combriccole.

(Riferita a Totti) “Zitto tu, che vai in giro per le camere a giocare a carte alle 2 di notte”. (poi smentita dal tecnico toscano)

Canterò sempre l’Inno della Roma.

Mi sembra che da parte sua ci sia stata l’intenzionalità di creare tensione. Non ho nulla da dirgli, invece mi hanno sorpreso le frasi di alcuni suoi giocatori (commentando le dichiarazioni del presidente del Lione prima del match di Europa League del marzo 2017)

Io non voglio che Totti smetta con me. Se lo fanno smettere io vado via, pure se faccio il triplete.

Dante mi avrebbe messo nel girone degli orgogliosi.

Magari se mi diceva una parola in più quando sono andato via era meglio. Comunque va bene così. (parlando del suo licenziamento nel 2009 e del rapporto con Totti).

Che sensazioni ho per aver perso Cassano? Le stesse di quando se ne sono andati Bovo o Corvia.

Ero un centrocampista di resistenza e poca qualità, anche se per modello prendevo Antognoni.

Mancavano sei giornate alla fine. La prima volta che entrai nello spogliatoio da mister, i miei compagni di squadra si nascosero dietro gli accappatoi per non ridermi in faccia. Giocammo i play-out per salvarci. Ci riuscimmo (la sua prima esperienza da tecnico all’Empoli).

Non mi sento in grado di allenare in A. Ho paura. Non conosco nemmeno i giocatori avversari.

Tutti guardano al Chievo come modello per le provinciali, ma alla fine noi abbiamo fatto meglio. E’ l’Udinese il modello.

Io preferisco ripetere le situazioni di gioco in campo, undici contro undici come la domenica. Un pilota di Formula Uno mica sta in poltrona con solo il volante in mano, mette a punto la macchina girando in pista come nei gran premi.

Mi regalassero un fantasista, di quelli che una volta ti fanno vincere e tre perdere, non lo vorrei.

Le frasi famose di Siniša Mihajlović

Ascoltando una conferenza stampa di Sinisa Mihajlovic non ci si può annoiare: dietro quello sguardo da duro, a volte quasi infastidito nel parlare di fronte ai microfoni, si nasconde un personaggio dalle mille sfaccettature, che riconosce il giusto peso delle cose e sa attribuire meriti e colpe, anche a sè stesso, senza peli sulla lingua.
Ecco allora un sunto delle frasi più famose del tecnico serbo che ormai si è stabilito da anni nel nostro paese, prima come giocatore e poi sulle panchine di Catania, Fiorentina, Sampdoria, Milan e Torino.

LE FRASI FAMOSE DI SINISA MIHAJLOVIC

“Forse è sbagliato. Sarebbe difficile rifiutare di andare a allenare il Milan – non mi si presenterà mai questa possibilità – ma se succedesse non lo potrei mai fare, perché sono stato quattro anni nell’Inter e sono interista. Non lo potrei mai fare.”

Anche a me piacciono le fragole, ma non devono costare come le ostriche. 25 milioni sono tanti soldi per un giocatore comunque giovane che in prospettiva può diventare molto forte. [riferito a Alessio Romagnoli e al suo valore di mercato]

“Arrivare a guidare il Milan da ex avversario è più stimolante e mi attribuisce maggiore responsabilità”.

“Maksimovic? Per me è morto”. (Il giocatore, in rosa al Torino nell’estate 2016, decise di sparire dai radar granata per essere ceduto al Napoli, come poi avvenne)

“Dobbiamo tornare a far paura, con me l’impegno in campo non mancherà mai”.
“Chi non salta nerazzurro è… Sono anni che Milan non fa Milan, ci rifaremo nel derby”. (Poi perderà 1-0)
“Io faccio l’allenatore, lei la presentatrice”. (discussione in collegamento con la giornalista Mediaset Mikaela Calcagno)

[Alla frase «non è facile indossare la fascia di capitano a 22 anni», riferita al calciatore del Torino Marco Benassi, nel 2016] Non è facile svegliarsi alle quattro e mezza della mattina per andare a lavorare alle 6, fare tutto il giorno e non arrivare a fine mese. Questo non è facile. Essere capitano del Torino a 22 anni deve essere un piacere, un orgoglioso […]. È una persona fortunata come tutti noi che facciamo questo lavoro.

“I cavalli vincenti si vedono alla fine: e noi lo siamo”. (parlando del Milan, che allenava nella stagione 2015-16)

“Ci sono squadre che hanno il diritto di sognare di vincere e altre che hanno il dovere di vincere: il Milan fa parte di queste ultime.”
“Balotelli deve continuare a lavorare come sta facendo e deve essere contento di essere menato, se non prende botte significa che è scarso”.

(alla sua prima conferenza stampa alla Sampdoria) “Prima di iniziare la conferenza, vorrei spiegarvi i motivi per cui sono cui a Genova. Prenderò in prestito da J.F. Kennedy tre frasi che dirò alla squadra per rialzare la testa. Dirò ai giocatori di non chiedersi cosa potrà fare la Samp per voi ma cosa potete fare voi per la Samp. Ho allenato nella Serbia giocatori che non prendono stipendi, ma lavorano sperando un giorno in una grande chiamata. Non si devono mettere gli obiettivi personali davanti a noi, qua c’è solo il presente e la Samp. Qua c’è una maglia e bisogna avere l’onore di indossarla. Se sono diventato quello che sono, lo devo a quei 4 anni in blucerchiato. Credo che raggiungeremo la salvezza, ma per giocare bene dobbiamo lavorare in settimana, giorno dopo giorno con orgoglio e amore”.

” La parola dimissioni non esiste nel mio vocabolario: non lo farò mai, ho la mia dignità e il mio orgoglio. Non attacchiamo bene né difendiamo bene, siamo una via di mezzo: non siamo né carne né pesce”. (il suo Milan ha appena perso 4-0 col Napoli)
“Se fallisco io, qui serve un esorcista”.
“Il peggio deve ancora arrivare”. (durante l’annata al Milan, poi esonerato)
“Ultima spiaggia per me? Bene, allora andrò in montagna”.
“Volevi fare il simpatico? A me sembrava una presa per il c…”. (screzio con il giornalista Rai Marco Bucciantini dopo l’1-0 con l’Alessandria in coppa)

“C’è un dramma che esiste da tanti anni e che negli ultimi giorni è diventato sempre più pressante: quello dei migranti. Uomini, donne, bambini, moltitudini di disperati che fuggono da guerre, da genocidi, dalla fame, dalla povertà. È un problema che mi sta particolarmente a cuore perché l’ho visto con i miei occhi e vissuto nel mio Paese, quando la guerra civile stravolse la ex Jugoslavia. Anche i miei genitori e tanti miei familiari sono stati migranti in fuga dalla guerra. Loro nella tragedia sono stati fortunati ad avere un figlio o un parente in grado di aiutarli, ospitarli, farli trasferire. Ho aiutato, per quanto mi è stato possibile, tanta gente che non avevo mai visto prima, non ricordo più i loro nomi ma ricordo benissimo gli occhi di ognuno di loro e la sofferenza che c’era dipinta dentro.”

“Balotelli non è pronto di testa, da sempre… Vorrei restare ma parlerà il lavoro svolto, con Berlusconi tutto ok. Sesto posto? Non ci basta”.
“Se faremo schifo è giusto che io sia esonerato”.

Le frasi famose di Mauro Icardi

Di Mauro Icardi, finchè giocherà a calcio, i tifosi ricorderanno le sue reti che, a soli 23 anni, sono già arrivate a pioggia. Poi, probabilmente una volta appese le scarpette al chiodo, i biografi si scateneranno nella caccia a gossip in merito alla sua storia d’amore, al momento felicemente culminata nel matrimonio, con Wanda Nara.

Eppure, il calciatore argentino non si fa problemi a difendere la sua privacy: fulgido esempio il libro scritto e pubblicato nell’ottobre 2016 che tanto scosse l’ambiente dell’Inter, società e tifosi inclusi, che portò il giocatore a ridimensionare alcune citazioni inserite. Ecco allora alcune fra le frasi più famose che Icardi finora ha rilasciato al pubblico.

Le frasi famose di Icardi

Barcellona è sul mare ed è piena di centri commerciali. A Genova sono stato benissimo, mi mancavano solo i negozi. Ora sono a Milano, i top dello shopping, ma non c’è il mare. Cosa compro?

Sono concentrato sul lavoro e voglio dare il massimo in ogni partita. Al Mister non posso che dire grazie perché appena ho potuto allenarmi con continuità mi ha concesso una chance che ho cercato di sfruttare al meglio.

Da uomo… tante cose che si dicono anche nello spogliatoio. Ognuno sa tirare fuori il meglio da ognuno. Non parlo con tutti allo stesso modo, alcuni gli fa piacere e si parla di questo. Incoraggio compagno a fare il meglio (dopo la sconfitta rocambolesca dell’Inter a Firenze nell’aprile 2017)

L’allegria per me è come la carne grigliata: il piatto migliore al mondo.

Messi è grandioso, ma il mio mito è Batistuta, che l’Italia conosce. Vorrei essere come lui.

È una questione di cuore, mi sento sudamericano.

Nel calcio non si sa mai quello che può succedere. Il Barcellona ha i migliori giocatori al mondo, ma non sempre vince in Spagna e in Europa. Può succedere anche alla Juventus. Ecco perché dobbiamo essere pronti ad approfittarne.

Alle giovanili del Barcellona vivevo dentro il Camp Nou, praticamente dietro la porta. E i giorni di gara me ne stavo in camera a guardare film. E non creda che sia l’unico: ce ne sono parecchi di giocatori a cui non frega niente del calcio.

Io lavoro per migliorarmi, per giocare bene e per mettere in difficoltà l’allenatore.

Il calcio è uno sport che mi fa divertire. Però ci gioco e basta. Le partite non le guardo mai e di quel che succede nell’ambiente non so nulla.

Avevo nove e dieci in tutte le materie. Mia madre mi obbligava a studiare e io, zitto, lo facevo.

È da quando ho dieci anni che so di essere più maturo della mia età, e pure le madri dei miei amici me lo dicevano sempre. Merito di mia mamma, che m’ha lasciato libero di prendere le mie belle musate, facendomi capire che la vita non è Disneyland.

E senza dimenticare le frasi incriminate della sua autobiografia che tanto rumore hanno provocato……

“Ho trovato il coraggio di affrontare la Curva a fine gara, insieme a Guarin. Mi tolgo maglia e pantaloncini e li regalo a un bimbo. Peccato che un capo ultrà gli vola addosso, gli strappa la maglia dalle mani e me la rilancia indietro con disprezzo. In quell’istante non ci ho più visto, lo avrei picchiato per il gesto da bastardo appena compiuto. E allora inizio a insultarlo pesantemente: ‘Pezzo di merda, fai il gradasso e il prepotente con un bambino per farti vedere da tutta la curva? Devi solo vergognarti, vergognatevi tutti’. Detto questo gli ho tirato la maglia in faccia. In quel momento è scoppiato il finimondo”.

Le conseguenze: “I dirigenti temevano che i tifosi potessero aspettarmi sotto casa per farmela pagare. Ma io ero stato chiaro: “Sono pronto ad affrontarli uno a uno. Forse non sanno che sono cresciuto in uno dei quartieri sudamericani con il più alto tasso di criminalità e di morti ammazzati per strada. Quanti sono? Cinquanta, cento, duecento? Va bene, registra il mio messaggio, e faglielo sentire: porto cento criminali dall’Argentina che li ammazzano lì sul posto, poi vediamo”. Avevo sputato fuori queste frasi esagerate per far capire loro che non ero disposto a farmi piegare dalle minacce […] “Una settimana dopo, un capo storico viene da me: pretende ancora le mie scuse. Io risposi così “Non devo chiedere scusa a nessuno di voi, se vi va bene perfetto, altrimenti ciao”

Le frasi famose di Pierluigi Pardo

Pierluigi Pardo è da un paio di stagioni l’uomo della Champions League, prima voce delle telecronache su Mediaset Premium e su Canale 5 in occasioni dei grandi matches della Coppa delle Grandi Orecchie.

NOn solo calcio live, ma anche trasmissioni tv come Tiki-Taka, il lunedì sera su Italia 1 e la partecipazione radiofonica a Tutti Convocati, dal lunedì al venerdì dalle 14.00 alle 15.00 su Radio24, senza tralasciare i suoi interventi sulla carta stampata. Ecco allora che il suo modo particolare di raccontare il calcio è diventato ormai uno status, nell’esultanza per una rete o nel commentare una prodezza.

Le frasi famose di Pierluigi Pardo

Cassano parla italiano, poi all’improvviso comincia a urlare in barese: “Vin’ d’da’! Vin’ d’dou!….

Ecco Silva, ancora Balotelli, c’è Dzeko avanzato, palla per lui, occhio al bosniaco… in pressione… il raddoppio di marcatura… palla dentro, ARONICA SPAZZA MALE, OCCHIO ALLA CONCLUSIONE! DE SANCTIS… [boato] e c’è l’1-1… e c’è l’1-1! Ma l’errore clamoroso… Balotelli non esulta, ma più del solito… l’errore clamoroso è stato al momento del rinvio; il pallone era del Napoli…

E allora De Jong, cerca Dzeko… trova la pancia di Aronica… che tiene il pallone, che prova a ripartire, che mette in movimento Cavani. Attenzione a Lavezzi che prova a partire, Cavani in possesso di palla, De Jong su di lui, palla verso Lavezzi. Attenzione alla sovrapposizione, il cross dentro, CAVANIIII! [boato] CAVANIIII! CAVANIIII! CAVANIIII! HA SEGNATO… CAVANI! 2-1 NAPOLI! [… ] Cavani, 4° gol in Champions League in questa stagione, 11° gol europeo! Sempre di più nella storia del Napoli! È l’uomo delle notti grandi, è l’uomo delle notti che valgono una vita intera, è l’uomo delle grandi partite, è l’uomo delle 5 triplette in azzurro, è l’uomo del 2-1 Napoli! E adesso cambia tutto, di nuovo…

Occhio alla battuta, cercato Cavani, ECCOLO! [boato] 1-0 NAPOLI! 1-0 NAPOLI! FORSE HA TOCCATO IL MATADOR! 1-0 NAPOLI! CAMBIA TUTTO, PRIMA DEL 20′!

Manca ancora qualche secondo, bisogna gestire un ultimo pallone [fischio finale e boato] È FINITA! È FINITA! È FINITA! 2-1 NAPOLI! SI VA A VILLARREAL! SI VA CON LA POSSIBILITÀ DI SOGNARE ANCORA! SI VA CON GLI OCCHI LUCIDI, DI GIOIA, NON PIÙ DI PAURA! Si va con la consapevolezza di aver fermato la squadra più in forma d’Europa, la squadra che aveva vinto le ultime 9 partite. Si va con gli occhi del matador Cavani! Si va, pronti a cantare Oje vita mia, per 30 secondi, dopo il super-spot!

Mancano 600 secondi alla fine della partita

Salgono i 5 saltatori

Ecco il cambio, fuori Alessandro Del Piero. E allora, adesso, l’unica colonna sonora dev’essere lo stadio. È un momento storico. Dentro Pepe, fuori Del Piero. Eccoci qui. Le strette di mano degli avversari, le braccia verso l’alto, questo giocatore è di tutti, è di tutto il calcio italiano, è di tutti quelli che amano il calcio, è di tutti quelli che amano il bello, è di qualsiasi bambino quando comincia a giocare a pallone, quando istintivamente rincorre un pallone, sogna di essere un grandissimo, sogna di essere un grande dentro il campo e fuori. 704 presenze, 289 goal. Sempre dalla stessa parte, sempre con la stessa maglia. Anche Colantuono, quasi con una carezza. PELLE D’OCA!

Duecento volte Del Piero! La storia, l’esempio, la maglia. […] È un momento storico per la Juve, per Del Piero, per il calcio italiano perché quest’uomo è davvero una leggenda vivente, un esempio assoluto e oggi ha toccato un traguardo straordinario: duecento gol con la stessa maglia.

Una nuova possibilità, 49:35, uno contro uno, se la porta sul mancino, va morbido dentro! [boato] Dentro! Sergi Roberto! Sergi Roberto! Sergi Roberto! Sergi Roberto! Sergi Roberto! Sergi Roberto! Sei volte Barça! Sei volte Barça! Io non ci capisco niente! Io non ci capisco niente! […] Se siamo pazzi di questo gioco è per questo motivo! [gol di Sergi Roberto al 95′]
Non ha più tempo. Vince il Barça! Vince 6-1! Per la prima volta in 186 tentativi una squadra riesce a ribaltare il 4-0, e c’è qualcosa di logico nel pensare che questa squadra sia il Barcellona. E che tutto sia avvenuto in questo stadio, con questa musica, con questa spinta, e con questi giocatori. [fischio finale]

Le frasi famose di Beppe Bergomi

Per chi ha qualche anno sulle spalle, il volto di Beppe Bergomi, appena 18-enne, impegnato a marcare il suo futuro compagno di squadra Karl Heinz Rummenigge nella finale del Mondiale di Spagna 82 al Bernabeu, rimarrà ricordo indelebile.

Da poco titolare all’Inter, Bergomi venne lanciato senza alcun timore dal ct Bearzot, ripagandolo ampiamente. Il panzer tedesco rimase a bocca asciutta e tutta l’Italia, quella notte di luglio, alzò al cielo la Coppa del Mondo.

Poi altri due campionati del Mondo, con il terzo posto ad Italia 90 e successi in maglia nerazzurra, fra cui lo scudetto dei record con Giovanni Trapattoni in panchina. Smessi i panni d’atleta, la carriera da tecnico, non ad “aiutare” i professionisti, quanto rivolta ai più piccoli, facendo da vero punto di riferimento per chi il pallone lo insegue per divertimento ( e forse un giorno per la gloria).

Ma il buon Beppe è ben noto ai più per fare coppia fissa con Fabio Caressa, commentando i matches più importanti della Serie A ai microfoni di Sky.

Le frasi celebri di Beppe Bergomi

Personalmente [lo] apprezzo molto perché è un personaggio di rottura di cui il calcio ha bisogno.

Per ottenere determinati obiettivi non devi passare per determinati sotterfugi. Questa è una cosa che ho sempre cercato di inculcare nei giovani. Alcune sostanze che adesso sono doping, nel 1979-80 quando ho iniziato io, si potevano prendere. A volte sono anche preoccupato per quello che ho preso o che mi hanno dato. Oggi le società sono cresciute e danno un livello di informazione elevato. Poi penso che un giocatore debba sempre chiedere al suo medico.

[Su Javier Zanetti] Primissimo allenamento, facciamo possesso palla. Lui non la perde mai, gli resta sempre incollata al piede. Quel giorno pensai che avrebbe fatto la storia dell’Inter.

Marini e Muraro mi aiutarono tantissimo da giovane. Sono cresciuto con Ferri. I più forti? Ronaldo e Matthaeus, e se devo sceglierne uno dico il tedesco per la mentalità vincente. Ma quello che ho visto fare a Ronaldo, non l’ho visto fare a nessuno.

 Grande gol, grandissimo, bellissimo! Nulla da fare per il portiere che non la vede nemmeno partire questa palla! Imprendibile… incredibile, grandissimo, Fabio, bellissimo!!! ~ Bergomi su calcio di rigore dell’Inter

Eh, fa fatica il Milan… ~ Bergomi commenta un 6-0 del Milan sull’Inter

[Su José Mourinho] Personalmente [lo] apprezzo molto perché è un personaggio di rottura di cui il calcio ha bisogno.

Tornare? È molto complicato. Io non ho mai chiesto nulla, mi accontenterei anche di allenare i pulcini… L’unico che ha provato a riportarmi all’Inter è stato Facchetti ma per motivi diversi non se ne fece nulla. Per questo lo ringrazierò per sempre.

Fabio Caressa e Beppe Bergomi commentano un fallo di Lucio su Pellissier, contuso ai…genitali, in occasione di un Chievo-Inter di qualche anno fa.

Bergomi (serio): “Il brasiliano ha commesso un FALLO da dietro, ma voleva prendere la palla”

Caressa (battuta): “Però gli ha preso le palle. Fa malissimo lì, vi assicuro…” (ps: grazie di averci informato, siamo provvisti anche noi…)

Le frasi famose di Claudio Lotito

Non manca certo la parola fine a Claudio Lotito, patron della Lazio che salvò i biancocelesti dal fallimento nel dopo-Cragnotti. E l’imprenditore romano, spesso, fa sfoggio di citazioni colte per raccontare episodi, momenti e partite della sua amata squadra.

Siamo sicuri che finchè rimarrà al vertice del club, non sarà avaro di latinismi, come da ottimo ex studente di un Liceo Classico della Capitale.

LE FRASI FAMOSE DI CLAUDIO LOTITO

Vi mancava il mio latino? C’era un certo scetticismo, poi però tanti si sono voluti cimentare. Lo stesso Santo Padre ha voluto reintrodurre la Messa in latino… No, non voglio dire quello, non è che mi ha ascoltato. Semplicemente, il Papa ha sottolineato l’importanza del latino.

Sogno che lo sport, quello vero, di Abebe Bikila, diventi punto di riferimento per i giovani.

[Riferendosi al calciatore Valon Behrami che aveva utilizzato l’articolo 17 della FIFA] Se lo svizzero dovesse pentirsi io, da cattolico, sono pronto al perdono, ma il ravvedimento deve essere autentico.

Lo Stadio polifunzionale a Valmontone è l’ipotesi migliore. La nuova casa della Lazio sarà raggiungibile “in venti minuti” grazie all’autostrada A1. Oltre collegamento stradale il pubblico biancoceleste potrà contare anche su una tratta ferroviaria. Alla base dei progetti per il futuro ci sono le “certezze patrimoniali” che sono necessarie alla sopravvivenza del club.

Lei istiga e fa da terminale di alcuni interessi, lei diffonde notizie a istigare situazioni destabilizzanti, lei rappresenta un elemento di istigazione. [in risposta ad una domanda del giornalista Mediaset, Paolo Bargiggia]

[Riferendosi ai tifosi del Torino] L’ambiente ha condizionato Bianchi, io dico che sono successe cose non degne di una città come Torino. Sono stato insultato in tribuna e sentivo gente che incitava i giocatori granata a spaccare le gambe ai nostri. Ho trovato un ambiente poco… urbano.

Nel calcio mi ispiro al grande Manzoni. L’utile per scopo, il vero per soggetto, l’interessante per mezzo. Mi piace anche il Pascoli: anzi in questo periodo mi sento un po’ come il “suo” fanciullino.

I veri valori olimpici sono quelli che dimostrano quanto una persona possa raggiungere grandi traguardi attraverso lavoro, sacrificio, rinunce: Alfieri disse “Volli, sempre volli, fortissimamente volli”.

Nell’Ottocento i ricchi si davano alla caccia alla volpe: era di moda. Poi fu la volta delle scuderie e dei cavalli. Nel secolo scorso, negli anni ’50, ricchi e arricchiti si sono buttati nel calcio, il vezzo è diventato acquistare un club. Senza badare ai conti: una volta lo sport era quasi avulso dal carattere economico. Oggi è un mercimonio.

Io stabilisco un indirizzo: il metodo è la sinestesia.

Zarate vale quanto Messi

Il calcio è un gioco, e il 50% è legato a fattori imponderabili.

[Riferendosi ad Hernanes] Oggi è arrivato un giocatore che può costituire un valore aggiunto per la città e per la squadra, non solo per le sue doti tecniche, ma anche come uomo. Hernanes è arrivato con la voglia di vincere e me lo ha confermato lui stesso, vuole raggiungere traguardi importanti. Abbiamo preso il giocatore che mister Reja aveva chiesto.

[Riferendosi al problema dell’ordine pubblico negli stadi] Quando c’erano le rivolte nelle carceri fecero le carceri in modo diverso e le rivolte cessarono.

[Rivolto a Massimo Mauro] Lei è molto intelligente e preparato, soprattutto sul gioco delle bocce.

Il pallone è per tutti. Il calcio è per pochi.

Calciopoli? Il processo di Napoli dimostra che nel 2006 si è agito con atteggiamento giacobino, troppa foga alimentata dai media.

[Su Zdeněk Zeman] È una persona che vuole dimostrare di essere diverso.

Io ci metto la faccia, nella Roma invece non si capisce chi sia l’interlocutore. Chi sono questi americani?

Divento laziale grazie alla mia tata. Passeggiando incontrammo il suo fidanzato. Mi chiese per chi tifassi. Risposi: ‘Boh’. E allora mi disse: ‘Devi tifà Lazio’

Io potrei fare benissimo il ministro dell’Economia, ma un ministero del genere non me lo darebbero mai. Poi potrei andare all’Interno, ai Lavori Pubblici.

[Su Vladimir Petković] L’ho scelto per il suo alto profilo morale, ha lavorato a lungo alla Caritas, è un poliglotta, un grande lavoratore e una persona determinata e ambiziosa che vuole raggiungere determinati obiettivi. Proprio perché è poco avvezzo alle ribalte mediatiche è un ulteriore vantaggio.

Io non sono tecnologico, vede, ammetto la mia ignoranza: io sono amanuense.

[Su Mauro Zarate] Quando si raccolgono dei frutti da un albero, può darsi anche di trovarne alcuni che sono andati a male. In una città difficile e pressante come Roma, se una persona non ha un forte equilibrio rischia di essere travolto, assumendo comportamenti non in linea con la realtà.

Il problema con Marotta è che con un occhio gioca a biliardo e con l’altro mette i punti.

Lugano è una città della Svizzera, ricordo da reminiscenze scolastiche de geografia (ai giornalisti che gli chiedono del difensore uruguaiano)

Domanda del giornalista Marco Cattaneo: Avete parlato di Allegri? Scusi la curiosità morbosa. Risposta: “Se è morbosa se vada a fà curà”.

Domanda del giornalista Gianluca Di Marzio: Reja rimane l’anno prossimo? Risposta: “Lei ce resta a SKY? Ecco, speri de sì, che magari una mattina se sveja er proprietario de Sky e la caccia via. Del doman non v’è certezza.

Sono entrato nel mondo del calcio per passione: sono laziale dall’età di 6 anni. E poi secondo la mia formazione cristiana ritengo che anche in questa scelta ci sia un disegno che va interpretato in chiave escatologica: per ogni situazione esiste Dio che vede e provvede.

Sono come Gesù che ha cacciato i mercanti dal tempio.

I tifosi napoletani sono più affezionati di quelli laziali, a Roma c’è il tiro al piccione ed io sono il piccione.

Me sembrate il gatto e la volpe, ma io non sò Pinocchio (a Moggi e Giraudo che chiedevano di acquistare Oddo).

Lei dice: uno come Klose. Non è che se trova er duplicato…

Bisogna dare giudizi alla fine, non nella fase endoprocedimentale.

L’attacco mediatico è successo perché la piazza di Roma è particolare e soffre il fatto che alcune persone rappresentino una lazialita’ “cicero pro domo loro”.

Guarda che Roma è tutta ‘na trappola piena de fossi: manco te n’accorgi e te ritrovi de sotto (il benvenuto a Petkovic)

I “prenditori” e i “magnanger” sono quelli che pensano solo al binomio “F&S”: figa-soldi. Non uno come me che è un monogamo convinto e per questo piaccio in Vaticano. Uno che ha ritirato su una società come la Lazio che aveva 1070 miliardi di debiti. Eppure ci vorrebbe proprio gente come me per far “rialzare”, per dirla con Berlusconi, un paese dove la gente non ne può più perché ha fame.

Un giorno il mio autista mi informa che c’è Veltroni che mi spara contro a Radioradio. Allora io telefono in trasmissione e gli dico testuale: “Caro Veltroni tu hai commesso sette peccati capitali: ti piace l’Africa è l’hai portata a Roma, hai trasformato Roma in una città africana; hai triplicato il debito del Comune; hai fatto un sacco urbanistico che non si ricordava dai tempi dell’Impero romano, 70 milioni di metri cubi, una città come Napoli.