Euro 1988: Olanda-URSS 2-0, Orange campioni con perla di Van Basten

Un europeo che iniziò con un fiore appassito che trovò energia e fiorì nella finale: la parabola (positiva) dell’Olanda è anche quella di Marco Van Basten. Dopo la sconfitta nel match iniziale contro l’URSS per 1-0, la tripletta che di fatto eliminò l’Inghilterra fece apparire come Marco il Cigno d’Olanda che avrebbe poi continuato il suo volo sulla competizione per afferrare il trofeo. La vittoria sul filo di lana contro il sorprendente EIRE portò i tulipani ad affrontare i padroni di casa della Germania Ovest in semifinale.

Altra rimonta e vittoria per 2-1 grazie ancora a Van Basten che al minuto 88 seppe infilare il pallone vincente in scivolata. E la finale all’ Olympiastadion fu la giusta passerella. Il gioco del ct “scienziato” Lobanovskyj si inceppò sull’ultimo gradino e per l’Olanda fu il trionfo, con la retedel 2-0 segnata dal “milanista” che ancora oggi è ricordata come la più bella segnatura in una fase finale del torneo continentale.

IL TABELLLINO DEL MATCH

Monaco di Baviera, 25 giugno 1988, ore 15:30

OLANDA
1 Hans van Breukelen, 6 Berry van Aerle, 4 Ronald Koeman, 17 Frank Rijkaard, 2 Adri van Tiggelen, 7 Gerald Vanenburg, 8 Arnold Mühren, 20 Jan Wouters, 13 Erwin Koeman, 10 Ruud Gullit, 12 Marco van Basten
CT: Rinus Michels

URSS
1 Rinat Dasaev, 5 Anatolij Demjanenko, 3 Vagiz Chidijatullin, 7 Sergej Alejnikov, 6 Vasyl’ Rac, 8 Hennadij Lytovčenko, 9 Oleksandr Zavarov, 15 Oleksij Mychajlyčenko, 18 Sjarhej Hocmanaŭ (Sost al 68°), 10 Oleh Protasov (Sost al 71°), 11 Ihor Bjelanov
Sostituzioni:
19 Serhij Baltača al 68°, 20 Viktor Pasul’ko al 71°
CT: Valerij Lobanovskyj

Marcatori: 32’ Gullit, 54’ van Basten

Ammonizioni:  Anatolij Demjanenko,  Vagiz Chidijatullin, Hennadij Lytovčenko (U);  Berry van Aerle,  Jan Wouters (O)

Arbitro: Vautrot (Francia)

Curiosità: chi ha vinto Europei e Champions nello stesso anno

Ultimo atto di Euro 2016, ed il confronto Francia-Portogallo iscrive in una speciale bacheca due protagonisti della sfida, entrambi battenti “bandiera lusitana”.

Con la vittoria dei portoghesi infatti, Cristiano Ronaldo e Pepe entrano a far parte del club di coloro i quali han trionfato nella stessa stagione in Champions League ed Europeo.  Ecco i loro predecessori:

1964: Luis Suárez (Internazionale e Spagna)
1988: Hans van Breukelen, Ronald Koeman, Berry van Aerle, Gerald Vanenburg (PSV e Olanda)
2012: Fernando Torres, Juan Mata (Chelsea e Spagna)

Gli Allenatori e capitani delle squadre vincitrici degli europei di calcio

La finale di Euro 2016 ra riservato la classica sorpresa estiva nonchè la prima volta: il Portogallo che, se in termini di vittorie a livello europeo poteva già vantare i successi di Benfica, Porto e Sporting Lisbona, a livello di nazionale aveva ancora la bacheca desolatamente vuota.

E così, con il successo dei lusitani, non si è realizzata una curiosa statistica: se infatti i transalpini avessero trionfato allo Stade de France, Didier Deschamps sarebbe stato il primo ad aver alzato il trofeo sia come allenatore che capitano della sua nazionale, vittoria ottenuta ad Euro 2000 in finale contro l’Italia.

AnnoSquadraAllenatoreCapitano
1960URSSGavriil KacalinIgor’ Netto
1964SpagnaJosé VillalongaFernando Olivella
1968ItaliaFerruccio ValcareggiGiacinto Facchetti
1972Germania OvestHelmut SchönFranz Beckenbauer
1976CecoslovacchiaVáclav JežekAnton Ondruš
1980Germania OvestJupp DerwallBernard Dietz
1984FranciaMichel HidalgoMichel Platini
1988Paesi BassiRinus MichelsRuud Gullit
1992DanimarcaRichard Møller NielsenLars Olsen
1996GermaniaBerti VogtsJürgen Klinsmann
2000FranciaRoger LemerreDidier Deschamps
2004GreciaOtto RehhagelTheodoros Zagorakis
2008SpagnaLuis AragonésIker Casillas
2012SpagnaVicente del BosqueIker Casillas
2016PortogalloFernando SantosCristiano Ronaldo

Pellè, l’errore dal dischetto scatena la miseria del popolo italiano

L’Italia esce dagli Europei di calcio nei quarti di finale contro la Germania, fa le valigie e ritorna casa e mentre il suo ct gia ex Antonio Conte si prepara ad una nuova partenza, direzione Inghilterra, al Chelsea che lo ricoprirà d’oro, gli azzurri si godranno qualche giorno o settimana di vacanza al mare, magari lidi esotici, d’altronde i loro stipendi gli permettono di godersi quei momenti di libertà dal lavoro in mete che il cittadino medio può solo vedere in fotografia sui cataloghi.

Ma per Graziano Pellè, autore di un fiasco dal dischetto nel corso della lotteria dei rigori, sarà l’estate degli sfottò, lui attaccante d’area e fra i pochi convocabili dal ct azzurro in quel ruolo, dato che le compagini italiane preferiscono aprire i portafogli per cercare all’estero i bombers che possano fargli vincere lo scudetto od assicurargli un posto in Champions League, “porto” migliore di una vittoria eventuale in Europa League che arricchirebbe la bacheca ma non le casse sociali.

Ma quale sarebbe la vera infamia di cui si sarebbe coperto il centravanti del Southampton? Beh, più che di aver sbagliato un rigore (la storia del calcio è piena di errore di campioni ben più celebrati), la sua colpa è di aver voluto provocare il portiere tedesco Neuer, stella del calcio e numero uno fra i pali al mondo, che che invece nella storia è già entrato per i successi con Bayern Monaco e nazionale.

Ebbene Pellè con quel gesto, mentre si avvicinava al momento della sua storia personale calcistica più importante, simulava il gesto dello scavetto, come a voler pensare di imitare quel cucchiaio che rese celebre Totti nel 2000 contro l’Olanda sempre agli Europei (in quanto realizzato) e a cui il buon Graziano, che a livello tecnico non si avvicina minimamente, non avrebbe nemmeno dovuto minimamente pensare.

Ma allora perché denigrarlo se poi ha preferito calciare abbondantemente a lato, per di più con il portiere teutonico che aveva intuito la traiettoria? Perchè provocare un potente come Neuer è considerata un’offesa, il mancato rispetto della bravura dei migliori e non il semplice tentativo di un più modesto giocatore che prova, dopo 120 minuti, a sfidare l’Impossibile in un gesto tecnico complicato di per sè ed a cui si aggiunge il carico di responsabilità di milioni di occhi che lo fissano.

Ebbene Graziano, quel gesto mimato per il tifoso italiano è considerato irriguardoso, visto che tu andrai sulle spiagge a goderti un pò di sole con la tua splendida fidanzata, mentre altri torneranno in fabbrica o in ufficio a sudare (per chi ha un lavoro), non dovevi usare la mano, ma essere semplice esecutore.

Infatti la provocazione è buona cosa solo se con esito vincente, come Grobbelaar, che nella finale di Coppa Campioni dell’84 con il Liverpool, si avvicinava alla riga di porta come un pugile groggy, fatto per innervosire i giallorossi che si accingevano a calciare dal dischetto, tanto che due campioni del mondo come Graziani e Conti spararono alle stelle il pallone e le speranze di alzare il trofeo di fronte ai propri tifosi all’Olimpico.

Pellè invece, che arriva dalla provincia, ha già la sua etichetta appiccicata: il guappo, il malandrino, il provocatore, ebbene si, all’italiano medio non piace chi provoca e fallisce, piace chi è furbo e la fa franca.

Trix e Flix 2008, le mascottes alpine degli Europei Svizzera-Austria

Seconda edizione degli Europei di calcio divisa a metà, Svizzera ed Austria non poterono che avere una mascotte che li potesse rappresentare entrambi. Dopo l’edizione 2000 con Belgio ed Olanda, e “l’esperimento” dei Mondiali del 2002, tenutisi in Asia con Giappone e Corea del Sud a spartirsi oneri ed onori, l’UEFA volle continuare sulla strada di poter assegnare a piccole nazioni la fase finale dell’importante rassegna.

La scelta, per “ricompensare” in maniera eguale lo sforzo sostenuto dalle due nazioni, porò alla creazione di due mascottes, due fanciulli esultanti che riproponevano i colori della Svizzera (rosso e bianco) e dell’Austria (bianco e rosso). Con una capigliatura stile punk, che richiamava anche le montagne alpine che contraddistinguono i due paesi, i personaggi vennero chiamati Trix e Flix.

Più precisamente fu un sondaggio a determinarli, battendo Flitz et Bitz e la coppia Zagi et Zigi, effettuato sul sito dell’UEFA.

Il duo Trix et Flix richiamava alla mente la coppia Tip et Tap, che erano stato mascottes ufficiali della Coppa del Mondo in Germania Ovest nel 1974.

Oltre che piccoli calciatori, Trix e Flix apparvero anche come meravigliosi ballerini nel video della canzone ufficiale degli Europei 2008  Like a superstar » ad opera di Shaggy.

Pinocchio: la prima mascotte degli europei di calcio- Italia 1980

Arrivano gli Europei di calcio nel 1980 e nasce la moda della mascotte: Pinocchio il precursore nella storia del pallone continentale

Da dove poteva partire l’Italia se non da Pinocchio, fiaba principe dei racconti per piccini e che in quell’epoca andava in tv grazie ad una serie televisiva (oggi sarebbe una fiction), interpretata da un magnifico Nino Manfredi nei panni di Geppetto, Gina Lollobrigida stupenda Fata Turchina mentre Andrea Balestri era il piccolo bambino attore che rese il burattino di legno famoso in tutto il mondo.

L’Italia, paese organizzatore degli Europei del 1980, diventa il primo paese ad adottare la mascotte, evento già “normale” per Mondiali di calcio e Olimpiadi.

Presentato alla stampa nell’ottobre del 1979, il burattino, con pallone sotto al braccio, naso tricolore e cappellino in testa, non ha però ancora un nome: il presidente dell’UEFA e della FIGC, il connazionale Artemio Franchi, motiva l’anonimato con il fatto che i diritti di Pinocchio appartengono alla Walt Disney.

Tuttavia, e per fortuna, la cosa si rivela infondata: la Fondazione Collodi interviene nel dibattito e che ricorda come i diritti d’autore sul libro siano ormai scaduti da 50 anni. Pinocchio può così riappropriarsi del proprio nome: al sorteggio di Roma del 16 gennaio 1980, la prima edizione ad 8 squadre, un ragazzino con il costume del burattino può estrarre le palline.

Pinocchio tornerà poi ad essere la mascotte dei Mondiali di ciclismo 2013 in Toscana.

mascotte-mondiali-ciclismo-italia-2013

Italia – Belgio 1980: tabellino e video del pareggio per 0-0

L’Italia ospitava nel 1980 i campionati europei per la seconda volta dopo la vittoriosa edizione del 1968, quando allo stadio Olimpico gli azzurri vinsero per 2-0 nella ripetizione della finale contro la Jugoslavia ed alzarono al cielo il trofeo.

Dopo 12 anni ancora lo stadio romano era teatro di una sfida decisiva per gli uomini di Enzo Bearzot, ma stavolta lo 0-0 finale non valse se non la finalina di consolazione. Il Belgio seppe imbrigliare fin dai primi minuti l’Italia, che aveva assolutamente bisogno di vincere per sorpassare i Diavoli Rossi nel girone ed accedere alla finalissima.

Ed il pubblico italiano fece conoscenza diretta con la tattica del fuorigioco, che applaicata alla perfezione, bloccò ogni tentativo di manovra. Ma due anni dopo da questo gruppo, integrato da un bomber Paolo Rossi (allora ai box per la squalifica del calcioscommesse), un giovane di belle promesse, Bergomi ed un mastino di centrocampo come Marini, festeggerà nella notte di Madrid.

IL TABELLINO

Mercoledì 18 giugno 1980, ore 20:30

Roma, Stadio Olimpico

Italia: Zoff, Gentile, Oriali (dal 46° Altobelli), Benetti, Scirea, Causio, Tardelli, Graziani, Antognoni (dal 35° G. Baresi), Bettega. Allenatore: Enzo Bearzot

Belgio: Pfaff, Gerets, Meeuws, Millecamps, Renquin. Ceulemans, Cools, Mommens (dal 77° Vandenbergh), van der Elst, van Moer (dal 48° Verheyen), Vandereycken. Allenatore: Guy Thys

Arbitro: António José da Silva Garrido (Portogallo)

Ammoniti: Oriali e Causio (I), Vandereycken, van der Elst e Meeuws (B)