Le partite annullate per terrorismo nella storia del calcio

L’attacco al bus del Borussia Dortmund, con l’esplosione di diverse bombe che hanno mandato in frantumi un vetro e provocando il ferimento dello spagnolo Bartra, hanno portato al rinvio del match di Champions League fra i tedeschi ed il Monaco.

Non è la prima volta che il calcio si scontra con eventi tragici (o quasi): il 13 novembre 2015, gli attentati che scossero Parigi, con il tentativo di colpire anche prima dell’amichevole Francia-Germania giocata a St Denis, costrinsero le due nazionali a rimanere tutta la notte all’interno degli spogliatoi onde preservare l’incolumità. Pochi giorni più tardi, il 17 novembre, il match Belgio-Spagna invece non venne nemmeno disputato, causa l’elevato livello di allerta che portò gli organizzatori sulla strada dell’annullamento del match.

Stessa soluzione per Germania-Olanda, che addirittura venne cancellata  appena 90 minuti prima del calcio d’inizio, con lo stadio che andava via via riempiendosi. La notizia di una minaccia concreta di un attacco terroristico presso l’HDI Arena costrinse le forze dell’ordine a far evacuare lentamente lo stadio.

Un rudimentale ordigno, peraltro innocuo, fu la causa della sospensione lo scorso 15 maggio 2016 del match di Premier League Manchester United-Bournemouth. La finta bomba infatti, era stata dimenticata dopo un’esercitazione anti-terroristica e prima di rendersene conto, le forze dell’ordine avevano provveduto a far sgombrare l’Old Trafford.

Il gennaio 2010 fu invece tragico: la Coppa d’Africa fu infatti funestata da un terribile attentato ai danni del pullman che conduceva la nazionale del Togo in Angola. Tre persone morirono nel corso della sparatoria: il conducente, il capo ufficio stampa ed un assistente tecnico. La selezione non prese parte alla competizione, ritirandosi prima dell’avvio.

Sul fronte opposto, l’UEFA fu inflessibile l’11 marzo 2004, giorno dell’attentato sul treno che conduceva i pendolari al mattino a Madrid. Celtic-Barcellona, valida per la Champions League, venne disputata sebbene il team di Frank Rijkaard chiese di rinviare il match a data da destinarsi, in segno di rispetto per le 191 vittime.

Stessa sorte per Sabadell-Málaga dell’8 dicembre 1990: a poche centinaia di metri dallo stadio, un’autobomba dell’ETA esplose provocando 6 vittime fra le forze di polizia.

La peggior retrocessione dopo aver vinto il campionato

Lo spettro  della retrocessione e della permanenza negli inferi del calcio dopo la vittoria del campionato: accadde realmente nel calcio europeo, più precisamente al club francese del RCF Paris (meglio noto come Racing Club de France football Colombes 92) che trionfò nella Ligue 1 1935-36, ed ora si trova soltanto nella quinta divisione francese.

Ma si può sempre far peggio: la Svezia vanta infatti due compagini che hanno fatto peggio. Nel periodo 1896-1925 il torneo era assegnato vincendo la coppa e solo nel 1924 venne costituita l’attuale Serie A, meglio nota come Allsvenskan.

Le squadre si affrontavano secondo un tabellone tennistico e la vincente della finalissima si vedeva assegnare, oltre che la coppa, anche il titolo di campione di Svezia. Soltanto dal 1931 in avanti il torneo nazionale si sviluppava secondo la canonica forma del girone unico all’italiana, sebbene il paese scandinavo sperimentò negli Anni 80 la formula dei play-offs.

Ma torniamo al nostro record negativo. Nel 1924 il Fassbergs IF sconfisse il IK Sirius campione nazionale per la prima ed anche unica volta. Nelle attuali ultime quattro stagioni, gli ex ormai lontani campioni hanno subito l’onta della retrocessione per ben quattro volte consecutive e giocheranno, alla ripresa dei  tornei nella primavera 2017, nella Sesta Divisione locale di Goteborg.

Infatti nel paese scandinavo soltanto l’equivalente della nostra Serie A e B sono a livello nazionale, pertanto distano ben 9 campionati dal vertice del calcio. Gli avversari del Sirius, sconfitti ormai quasi un secolo fa, hanno invece trionfato nella Superettan nel 2016 e pertanto sono state ammesse fra le grandi del prossimo campionato. Ancor peggio è la situazione delle finaliste del torneo 1925: Brynas sconfisse il BK Derby ed ora entrambi giocano nella sesta divisione.

Anche scorrendo gli archivi del calcio in Germania si trova qualcosa d’interessante. Sebbene la Bundesliga nacque soltanto nel 1963 e fino ad allora il titolo non poteva fregiarsi di una definizione a livello nazionale.

Il VfR Mannheim, campione nel 1949, adesso milita soltanto nella Verbandsliga Baden, la sesta divisione. Il club invece più antico del paese teutonico, il BFC Germania 1888, che può essere dichiarato sebbene non ufficialmente il primo campione nazionale, avendo trionfato nel 1890 (sebbene alcune fonti indicano 1891) in un torneo che includeva soltanto compagini di Berlino e dintorni, oggi gioca in Kreisliga B di Berlino, soltanto le decima serie tedesca.

Il primato però appartiene al Karlsruher FV, campione nel 1910, quando il torneo era organizzato dalla federazione. Oggi, dopo aver superato problemi finanziari che lo hanno costretto ad una squalifica nel triennio 2004-2007, milita in Kreisklasse C, la divisione più bassa della regione del North Baden. Attualmente il club vanta un solo successo nel campionato, il che lo fa diventare in assoluto la compagine che ha subito il maggior tracollo sportivo della sua storia.

Il primo atleta positivo all’antidoping delle Olimpiadi

Che il doping sia una piaga dello sport è cosa acclarata dalla notte dei tempi: fin dai Giochi Olimpici dell’Antica Grecia, gli atleti erano soliti utilizzare sostanze per migliorare artificialmente le prestazioni. Oggi, la chimica e la medicina hanno fatto passi da giganti, ma l’uso nello sport, è comunque giustamente considerato irregolare e dannoso per la salute.

Solo nell’edizione centro-americana furono inseriti tali esami e ad essere beccato fu lo svedese Hans-Gunnar Liljenwall, che partecipava ala gare a squadre nel pentathlon moderno, lo sport fatto di scherma, nuoto, salto a cavallo, corsa e tiro con la pistola.

E proprio in quest’ultima prova, lo svedese volle utilizzare un mezzo irregolare. Per poter rimanere concentrato e tranquillo, il nordico si bevette un paio di birre prima di prendere la mira.

Ma l’alcol ingerito, venne riscontrato un tasso alcolemico di 0,81 g/l, ben al di sopra del consentito, dette origine al primo caso di doping: il pentatleta, che aveva contribuito a far vincere il bronzo alla sua nazionale, venne squalificato.

La medaglia venne assegnata alla Francia. L’oro fu vinto dall’Ungheria davanti alla Russia. Nella gara individuale fu invece proprio uno svedese a trionfare, con Björn Ferm che vide così perdere la possibilità di bissare la salita sul podio olimpico.

 

 

Serie A: le partite con vittoria in doppia cifra

La domenica successiva a due larghe e sonanti vittorie (vedi Bologna-Napoli e Pescara-Lazio), stante la netta inferiorità tecnica mostrata da alcune compagini della massima serie e la mancanza (un pò troppo presto) di stimoli per squadre che hanno già raggiunto l’obiettivo minimo stagionale, sfogliamo gli annali per trovare quando la vincente sul campo ha segnato almeno 10 (dieci) reti.

Se le squadre da doppia cifra corrispondono alle attuali (quasi sempre) che militano in Serie A, le super-battute sono compagini che risalgono alla preistoria del gioco del calcio italiano.

Campionati con fase finale
1909       US Milanese 11- 2 Venezia
1909/10 Torino 13- 1 US Milanese
Internazionale 10- 3 Pro Vercelli [gli ospiti schierarono le giovanili]
1912/13  Torino 11- 1 Piemonte
Lazio 13- 1 Pro Roma
1913/14  Piemonte 0-11 Torino
Pro Vercelli 11- 0 Liguria
Internazionale 15- 0 AC Milanese
Pro Roma 10- 1 Audace
Hellas Verona 10- 0 Volontari Venezia
Venezia 10- 0 Modena
1914/15  Genoa 12- 0 Acqui
Acqui 0-18 Genoa
Novara 11- 1 Savoia (Milano)
Milan 13- 0 Audax Modena
US Milanese 10- 1 Chiasso
Vicenza 10- 2 Padova
Internazionale 12- 1 US Milanese
Internazionale 16- 0 Vicenza
Juventus Italia 13- 1 Audax Modena
1919/20 Ausonia Pro Gorla 0-10 Milan
Pro Napoli 13- 0 Pro Caserta
1920/21 Internazionale 12- 0 Legnano
Ausonia Pro Gorla 0-14 Internazionale
Alessandria 13- 1 Amatori GC
Fortitudo 11- 0 Roman
US Milanese 12- 2 Pro Sesto
Bologna 10- 1 Modena
Lucchese 11- 1 Viareggio
Livorno 11- 0 Gerbi Pisa
1921/22 Pro Vercelli 10- 0 Vicenza
Bologna 11- 1 Vicenza
Palermo 12- 0 Vigor Trapani
1922/23 Udinese 0-14 Bologna
Padova 11- 1 Pastore Torino
Alba Roma 10- 1 Roman
Alba Roma 11- 0 Juventus Audax
Lazio 10- 2 Libertas Palermo
1925/26 Casertana 0-10 Internaples
Lazio 10- 1 Pro Roma
Alba Roma 11- 2 Audace Roma
1927/28 Torino 11- 0 Brescia
Torino 11- 0 Napoli
Torino 14- 0 Reggiana
Alessandria 11- 1 Napoli
Alessandria 11- 0 Reggiana
Bologna 10- 1 Verona
1928/29 Torino 10- 1 Livorno
Torino 12- 0 Triestina
Juventus 11- 0 Fiumana
Juventus 11- 0 Fiorentina
Brescia 10- 0 Bologna
Genoa 11- 0 Verona
Ambrosiana 10- 2 Venezia

Torneo a girone unico
1947/48 Torino 10- 0 Alessandria

Champions League: vincitori imbattuti

Mentre agli albori della competizione risultava assai difficile rimanere imbattuti, nel corso degli Anni Novanta, per via del gioco più spregiudicato ed offensivo è risultato più facile alzare la vecchia Coppa dei Campioni senza essere incappati in una sconfitta lungo il cammino. Ecco nellla tabella il percorso di marcia delle squadre salite sul tetto d’Europa rimanendo immacolate alla voce sconfitta.

annovincitorePVNPGFGS
1963/94Internazionale9720166
1971/72Ajax9720143
1978/79Nottingham Forest9630197
1980/81Liverpool9630244
1983/84Liverpool*9720153
1988/89Milan*9540205
1990/91Stella Rossa*9540187
1992/93Marsiglia11740254
1993/94Milan12750212
1994/95Ajax11740184
1998/99Manchester United136703116
2005/06Barcellona13940245
2007/08Manchester United*13940206

Ajax, Liverpool, Manchester United e Milan sono le sole squadre che sono riuscite a vincere il trofeo da imbattute per due volte; di queste solo gli olandesi dell’Ajax sono riusciti nell’impresa senza dover ricorrere nel corso della manifestazione ai calci di rigori per passare (o vincere) il turno.

NB: *le squadre vincitrici che hanno dovuto affrontare almeno una volta, nel corso del torneo, la lotteria dei rigori

1948: United-Arsenal, record di pubblico allo stadio del City

Era il 17 gennaio 1948, quando la lega di calcio inglese vedeva stabilire un primato in termini di pubblico sugli spalti. Ad assistere al pareggio per 1-1 fra Manchester United ed Arsenal entrarono allo stadio ben 83,260 persone.

E a leggere United tutti avranno pensato, ovviamente, Old Trafford: ebbene, il record venne siglato presso la casa dei rivali cittadini del Manchester City, ovvero a Maine Road, in quanto la casa dei Red Devils era nel periodo di ristrutturazione in seguito ai danni subiti nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Nella stagione 1947-48, lo United si trovava in quarta posizione, nove punti dai Gunners capo-classifica ( che avevano vinto nel match di andata ad Highbury). I londinesi vinceranno poi il titolo, mentre lo United alzerà la FA Cup, arrivando secondi nel torneo nazionale.

Il primato del 17 gennaio 1948, che resiste tuttora, è però al secondo posto nella classifica inglese, superato soltanto dagli 84,569 spettatori che affollarono gli spalti  di Maine Road per il sesto turno di FA Cup fra Manchester City e Stoke City svoltosi il 3 marzo 1934.

Alla fine della stagione, il Manchester City abbandonerà Maine Road dopo ben 80 anni, per trasferirsi nel nuovo stadio, oggi ribattezzato, per motivi di sponsorizzazione, Eithad Stadium. Ma ormai, i tempi delle folle oceaniche erano finiti da un pezzo, in seguito all’abbattimento delle terrazze e della riduzione della capienza a soli 35,150, essendo stati aboliti i posti in piedi.

Sebastien Herrera, lo specialista in retrocessioni nel calcio

Se gennaio è il mese del calciomercato, per i direttori sportivi è il momento giusto (ed anche l’ultimo) per far svoltare la stagione alla propria squadra. E prendere un “vincente” può essere la soluzione anti-retrocessione. Allora sicuramente, se ancora giocasse, un certo Sebastián Herrera non sarebbe sui taccuini degli operatori di mercato.

Sebastián Herrera Zamora nacque il 22 aprile 1969 in Danimarca, a Copenhagen, dove viveva la famiglia. Poi, ben presto, il ritorno in “patria, in Catalogna, la regione di cui era originario il padre. Cresciuto calcisticamente nel Barcellona, debuttò in prima squadra nel corso del 1991. Poi un primo trasferimento al Maiorca e successivamente al Real Burgos. Ritorna in Catalogna, ma nel Barcellona B, nel 1993, che subito lo spedisce in viaggio verso il Lleida. Nel 1994 finisce sul lato B della città catalana, firmando per l‘Espanyol. E’ sempre  in viaggio Herrera: nel 1997 è tra le fila del Las Palmas, poi nel 1999 firmò per il Logroñés e nel 2000 la compagine portoghese del Farense. Nel 2002 comincia la discesa negli “inferi” calcistici con il Gavà e nel 2005 al Santboià. Infine l’ultima esperienza è con il Gimnàstica Iberiana nella stagione 2007/2008. Nel suo palmarés riesce ad annotare un successo prestigioso, un campionato con il Barcellona agli inizi della carriera.

Poi, dopo il ritiro dalle scene, ha iniziato la carriera di allenatore: prima nel settore giovanile dell’Espanyol ed oggi invece tecnico del Rayo Cantabria, club di terza divisione iberica.

Il curioso record di Herrera

Nel corso della sua carriera il difensore spagnolo ha registrato un “triste” primato. Ha infatti vissuto in prima linea ben sei retrocessioni e più precisamente: in 2ª B con il Barça B (1989), nel 1992, in 2ª con il Maiorca, nel 1993, in 2ª con il Burgos, nel 1994 in 2ª con il Lleida, nel 2000 in 2ª B con il Logroñés, nel 2002 nella 2ª serie portoghese con il Farense ed infine nel 2003 in Terza divisione spagnola con il Gavá.

Il suo debutto

Fu Johan Cruyff a farlo debuttare in prima squadra con il Barcellona, quando al giovanissimo Herrera toccò marcare nel match di Supercoppa di Spagna un “tale” Hugo Sánchez.

Altre curiosità

Nel 1995 la rivista Don Balón lo elesse miglior difensore centrale della Liga.

Ha giocato anche con la nazionale della Catalogna.