Vuelta a Burgos 2017: percorso, tappe, altimetria, iscritti

La Vuelta Ciclista a Burgos 2017 si disputerà, come da consuetudine, nel mese di agosto, precisamente dal 1° al 5. La breve corsa a tappe fa parte dal 2005 del calendario dell’UCI Europe Tour, classe 2.HC.

L’edizione n° 39 della corsa iberica si dipanerà lungo 5 tappe per complessivi 760 km. La prima frazione è praticamente in pianura, con brevi ascensioni che dovrebbero rompere in più tronconi il gruppo. La seconda frazione è invece assolutamente piatta ed al 99% si concluderà con una volta di gruppo. A metà dell giro, la terza tappa sarà spartiacque con l’ascensione finale al Picon Blanco, con il traguardo posto a 1486 metri sul livello del mare e con punte di pendenza che toccano il 17%.

La quarta frazione sarà l’unica priva di GPM, sebbene si concluda a 1034 metri nella Ciudad Romana de Clunia. Sarà la quinta ed ultima frazione che deciderà probabilmente il vincitore finale: come solito, la corsa si concluderà dopo soli 136 km in vetta alla Lagunas de Neila, dopo 14 km di dura salita, a 1824 metri d’altitudine.

Le tappe

1ª Burgos -Burgos 151 km

2ª Oña -Belorado 153 km

3ª Ojo Guareña-Picón Blanco 173 km

4ª Bodegas Nabal-Clunia 147 km

5ªCom Revenga-Lagunas de Neila 136 km

Fabio Panchetti: Antuofermo-Moser, passioni forti da bambino

Fabio Panchetti, voce sui canali Sportitalia (boxe) e Eurosport (ciclismo), racconta al microfono virtuale di Barcalcio.net come la sua passione sia diventata lavoro. Ed in particolare deve ringraziare Francesco Moser e Vito Antuofermo di averli potuti “incontrare” nella tenera età, quando si sceglie per chi tifare.

Pronti via, saliamo sul ring, ti lancio subito una provocazione dopo il gong.

 

Se potessi costruire il pugile ideale, quale colpo prenderesti a prestito dai grandi campioni

Bella domanda, se dovessi idealizzare un super pugile sceglierei le gambe di Sugar Ray Robinson, seppure sia un boxeur d’altri tempi, ma dai filmati che ho visto era impressionante, sapeva fare dei passi che quasi anticiparono la break dance, strisciando i piedi per terra, muovendosi in maniera dinamica.

Il carattere e la grinta di Vito Antuofermo che è stato il mio idolo assoluto come pugile, ed anche la faccia, il suo volto, per il modo in cui sapeva soffrire e lottare sul ring.

Come colpo risolutore prenderei il flash di Giovanni Parisi che ritengo l’ultimo dei grandissimi del pugilato italiano e l’ultimo italiano a poter salire sul ring e vincere l’incontro con un colpo solo, un pugile dal repertorio assolutamente completo,  con così tanti e diversi colpi risolutori, dal gancio al sinistro.

Come potenza complessiva, devo ammettere, io non sono mai stato un grande fan di Mike Tyson, preferisco prendere a prestito la potenza di Marvin Hagler, peso medio e dunque non con quella forza devastante che può avere un peso massimo; Hagler lo metto davanti a Monzon in una classifica virtuale solo perché “l’ho vissuto di persona” vedendolo combattere mentre ho potuto apprezzare  il pugile argentino soltanto tramite filmati di repertorio.

 

L’equazione fame=pugilato è tuttora valida?

E’ certamente  una cosa che aiuta, sebbene non sia più una conditio sine qua non. Il mondo per fortuna è un po’ cambiato, non c’è più solo la fame che spinge a diventare pugile. Certo, rimane qualcosa in più, una motivazione maggiore per emergere. A tal proposito, non ricordo esattamente chi lo disse, mi pare Lou D’Uva, che i migliori pugili si trovano in carcere o nel ghetto. E’ parzialmente valida, spero che con il passare del tempo l’equazione perda significato ed è quello che sta un po’ succedendo negli ultimi tempi.

 

La boxe è una metafora della vita?

Assolutamente si, c’è tutto,  si è soli contro sé stessi e contro il nemico, dai guai bisogna tirarsi fuori da soli in qualche modo ed il carattere emerge proprio nei momenti di difficoltà;  è un confronto continuo ma leale, con delle regole che andrebbero sempre rispettate, anche nella vita di tutti i giorni. Fortunatamente è la metafora di una buona vita con le regole al primo posto. Purtroppo nella vita reale, e mi limito all’Italia, non accade quasi mai.

 

Cosa significa aver trasformato le tue passioni in lavoro.

Si vede che era nel mio destino. L’approccio con il ciclismo era dovuto al fatto in famiglia le due ruote sono sempre state importanti: mio nonno correva in bicicletta, sebbene io non l’abbia mai conosciuto, mentre mio padre era un grande appassionato di ciclismo. Un giorno, ero un bambino di cinque anni,  mi portò in Piazza della Signoria a Firenze per assistere alla partenza del Giro di Toscana,  parlandomi fin da subito di Francesco Moser, come di un giovane campione e che in quell’anno indossava la maglia di campione d’Italia. Al raduno pre-gara mio padre me lo indicò ed io, piccino com’ero, non potei che chiamarlo e gridare il suo nome in maniera spontanea. Affettuosamente Francesco mi prese in braccio e stetti in compagnia di quel grande campione per qualche minuto proprio prima della partenza.

Da notare che quell’anno la corsa arrivava a Firenze nei pressi di casa mia, dove abitavo ai tempi dell’infanzia, così che potei vedere il passaggio dei corridori da vicino. Pochi minuti dopo, qualcuno ci avvertii che proprio Francesco aveva vinto la corsa; il caso volle che alla sera andammo in una pizzeria, un locale nei pressi della nostra abitazione, una consuetudine che avevamo il sabato e chi mi trovai? Tutta la squadra a festeggiare la vittoria con Francesco in prima fila; ovviamente ne approfittai per stare ancora qualche minuto vicino a Moser che, da quel momento,  divenne il mio idolo, un giorno devo dire che mi segnò indelebilmente sotto ogni profilo. L’anno dopo iniziai a correre in bici, perché volevo essere come Francesco Moser.

Per quanto riguarda la boxe, è cominciato appena due anni più tardi. Il primo match che vidi aveva come protagonista Mohammed Alì, di cui avevo letto sui giornali le imprese. Ma a “farmi malato” di pugilato fu l’italo-americano Vito Antuofermo che doveva affrontare per il titolo mondiale l’americano Marvin Hagler (1979 ndr), di cui vidi sulla Gazzetta dello Sport la foto. Vidi l’incontro la notte con mio padre e ne rimasi affascinato, senza mai provare paura o timori, sebbene fu un incontro cruento nel quale Antuofermo fu letteralmente massacrato di colpi (il match terminò poi in parità).

E la passione è proseguita nel corso degli anni. Ebbi solo una “pausa” per qualche anno in seguito a miei studi universitari negli Anni Novanta che mi allontanarono temporaneamente. Poi per fortuna grazie al lavoro, sono tornata a viverla e seguirla a 360° gradi quotidianamente.

 

Quale pugile, a tuo avviso, avrebbe potuto fare il ciclista e viceversa

Un ciclista che avrebbe potuto fare il pugile per il suo carattere, la voglia di non arrendersi mai, senza dubbio Claudio Chiappucci, un corridore con un grandissimo animus pugnandi, non eccezionali mezzi tecnici, ma sempre pronto a rischiare pur di vincere.

Nel caso opposto, sono tentato di dire Daniel Bruzzese, che da giovane fu ottimo corridore, vincendo tra l’altro il titolo nazionale allievi e compagno di squadra di Riccardo Riccò. Per il resto avrei visto bene Marvin Hagler: la sua potenza esplosiva quando indossava i guantoni, se potessi trasporla idealmente al ciclismo, mi fa ricordare Fabian Cancellara. Marvin aveva uno sguardo tagliente, sembrava un puma, una lince, credo che vincesse qualche matches già solo nel faccia a faccia con lo sguardo prima di salire sul ring.

 

Questione giurie: si arriverà ad un sistema elettronico?

Più si va avanti e più lo sport ha bisogno di credibilità e di certezze assolute. Se esistesse una macchina che potesse riscontrare e registrare tutti i colpi, distinguendoli con precisione, mi ci affiderei fin da subito. Perché la discrezionalità è uno dei mali dello sport e della boxe in particolare. Mi sconvolgono le giurie scandalo che alle Olimpiadi, purtroppo, si verificano in ogni edizione. Trovare un “occhio di falco” che sia giudice neutrale sarebbe la panacea contro alcuni verdetti assurdi.

 

Torneremo presto a vedere le grandi riunioni di boxe in Italia?

Credo sia più un discorso economico,  con una crisi da superare, al momento, troppo pesante. Parlando con gli organizzatori in questi anni, spesso li ho sentiti lamentarsi per la carenza di pubblico. Tuttavia ho sempre ricordato che non è soltanto la boxe a soffrire le arene vuote, tutti gli sport, tranne qualche disciplina in controtendenza,  registrano netti cali nelle presenze. D’altronde organizzare costa e non si possono certo regalare i biglietti.

 

Le speranze della boxe italiana in ottica Tokyo 2020

Uno su cui dobbiamo puntare ed è già mentalizzato in ottica Olimpiadi è

Guido Vianello, il nostro supermassimo che sta crescendo molto di match in match, nonostante sia molto alto ha notevole agilità, con un pugno che sa fare molto male. Un altro prospetto che reputo interessante è Michael Magnesi, sebbene professionista, i regolamenti attuali permettono la disputa dei giochi olimpici. Tuttavia non ne conosco nei dettagli i suoi programmi agonistici per il futuro.

 

World Boxing Series, il tuo giudizio

A me è sempre piaciuta,  la reputo una novità interessante nel mondo del pugilato; ho anche avuto il piacere di commentarla fin dalla prima edizione. Era una novità, che va presa per quello che è, poi il mondo del professionismo si è “un po’ risentito” temendo una concorrenza ed un’invasione di campo. Ma lo ritengo un interessante esperimento, che è servito a tanti ragazzi per capire se pronti ad entrare nel mondo del professionismo in quanto il livello tecnico è più elevato. Si sono visti ed apprezzati anche boxeur di qualità, uno su tutti è l’ucraino Sergij Derev’jančenko che è stata la stella della franchigia italiana per diverse edizioni; ormai vive da qualche anno in America e credo che presto si batterà per il titolo mondiale. Uno dei migliori pugili che abbia visto combattere negli ultimi anni.

 

I grandi matches fanno bene alla boxe?

Aiutano sicuramente chi organizza, viste le enormi cifre che muovono. E ritengo, per citare un caso noto, il match Mayweather –Pacquiao abbia fatto felici molte persone, economicamente parlando, a partire dai due soggetti interessati. Poi però, se si dimostrano noiosi, non fanno certamente il bene del pugilato. Io ebbi l’opportunità di commentarlo e devo dire, in certi tratti era al limite dell’incommentabile, un match imbarazzante per l’assenza di contenuti tecnici. Mayweather senza dubbio ha vinto con pieno merito perché è riuscito a non cadere nella provocazione, dando qualche punzecchiata qua e là. Ma un match di rara bruttezza, ritmo basso, non c’era nulla di apprezzabile, davvero non riesco a pensare a chi possa essere piaciuto.

Grazie Fabio e buon lavoro!!

 

Robbie McEwen: il velocista australiano che dominava al Tour

Ogni anno i grandi giri vengono disegnati per dare spettacolo sulle montagne, ma quando gli arrivi si possono vedere con il binocolo fin dalla partenza, si rimane incollati al video solo per gustarsi l’ultimo chilometro, con le schermaglie fra i velocisti del pedale. Oggi vi parleremo di Robbie McEwen, australiano che fu professionista dal 1996 al 2012, anno del suo ritiro dalle corse.

Nato a Brisbane il 24 giugno 1972, scelse la strada solo alla maggiore età, dopo essere stato campione nazionale della BMX. Nel suo ampio palmares ben 230 vittorie, fra cui, degne di note le 12 al Tour de France ed altrettante al Giro d’Italia, oltre a 4 frazioni della Vuelta di Spagna.

Non vestì mai il simbolo del primato nella corsa francese; tuttavia si aggiudicò ben tre volte la maglia verde della classifica a punti. In Italia invece indosserà la maglia rosa, rivelandosi avversario di rango per l’allora leader delle volate quale era Mario Cipollini.

SuperMario lo befferà però sul circuito di Zolder, quando dopo una corsa fenomenale della nazionale azzurra, superò sul traguardo l’australiano, al quale non rimase che consolarsi con l’argento.

Dopo essersi ritirato nelle fila della Orica GreenEDGE, rimase nel mondo del ciclismo come consulente ed allenatore per gli sprinters. Continua l’amore per le due ruote con un negozio d’abbigliamento ed accessori per il ciclismo, oltre a fornire consigli a chi glieli chiede (Profilo Twitter)

Fra i suoi grandi rivali, oltre al già citato Cipollini, Zabel, O’Grady, ed il norvegese Hushovd. Aveva uno stile differente rispetto ai velocisti dell’epoca. preferiva farsi “lanciare” da un solo compagno, talvolta addirittura si buttava nella mischia da solo e preferiva le volate tattiche a quelle di forza.

Secondo il connazionale Stuart O’Grady, fu uno dei più potenti velocisti dell’epoca.  Pareva usare parsimonia e tattica anche nel comportamento giù di sella, non balzando mai agli onori della cronaca per dichiarazioni esuberanti ed enfatizzanti.

E’ stato inserito con merito nella hall of Fame del Ciclismo d’Australia.

Di lontani origini scozzesi, i tanti anni vissuti in Belgio gli hanno permesso di parlare il fiammingo con grande dimestichezza. E nel paese europeo ha trovato anche moglie, essendo belga la sua amata Angélique Pattyn che gli ha dato il figlio Ewan.

Le sue squadre

1996-99  Rabobank
2000  Farm Frites
2001  Domo
2002-04  Lotto
2005-06  Davitamon
2007  Predictor
2008  Silence
2009-10  Katusha
2011  RadioShack
2012  GreenEDGE
2012  Orica

Benidorm 1992: la sorpresa del Bugno-bis nel Mondiale di ciclismo

Il Mondiale di ciclismo è davvero la corsa di un giorno: lo pensarono i tanti appassionati di ciclismo in quel pomeriggio di fine estate, Gianni Bugno lo poté gridare a tutto il mondo. Sul rettilineo in salita di Benidorm, località alle porte di Barcellona, il monzese seppe fare alla perfezione quell’ultimo chilometro, dopo che Giancarlo Perini fu fido scudiero.

Da campione del mondo in carica, Gianni Bugno non riuscì praticamente a lasciare il segno nella stagione 1992, eccetto una tappa al Giro di Svizzera.

Ebbene, il 6 settembre la classe di Bugno seppe illuminare una corsa che la nazionale del ct Martini corse in maniera perfetta e, partito davanti al momento della volata, si dimostrò imbattibile, lasciando alle spalle il francese Jalabert che ancora una volta dovette riporre in un cassetto i suoi sogni di maglia iridata.

Ordine d’arrivo (Top 10)

1 Gianni Bugno Italia 6h34’28”
2 Laurent Jalabert Francia s.t.
3 Dmitrij Konyšev Francia s.t.
4 Tony Rominger Svizzera s.t.
5 Steven Rooks Paesi Bassi s.t.
6 Miguel Indurain Spagna s.t.
7 Pëtr Ugrjumov Lettonia s.t.
8 Luc Leblanc Francia s.t.
9 Luc Roosen Belgio s.t.
10 Jean-François Bernard Francia s.t.

Tour de France 2017: tappe, percorso, altimetrie, iscritti

L’edizione n° 104 del prossimo Tour de France partirà il 1° luglio dalla Germania, precisamente a Dusseldorf con un cronoprologo di 14 km. Poi, dopo un passaggio in Belgio (arrivo a Liegi), la corsa francese tornerà in patria a partire dalla tappa n° 4. E’ prevista una seconda crono di “appena” 22.5 km a Marsiglia il penultimo giorno, con arrivo nello stadio dell’OM, all’interno del Velodrome. L’ultima tappa, come da classico sarà la passerella sui Campi Elisi di Parigi, domenica 23 luglio con il passaggio all’interno del Grand Palais, il padiglione costruito per l’Expo del 1900 e poi diventato museo.

Il percorso avrà una lunghezza complessiva di 3516 Km, con una lunghezza media per ciascuna tappa di 167.4 Km. Due i giorni di riposto previsti, precisamente lunedì 10 e 17 luglio 2017. Saranno 5 le tappe di alta montagna con 3 arrivi in salita, di cui uno sarà, per la prima volta nella storia della Grand Boucle, il Col de l’Izoard (2.360 metri) nonostante sia stato già scalato ben 34 volte: appuntamento per la 18ª frazione il 20 luglio. Anche l’edizione 2017 prevede abbuoni ai primi tre classificati di ciascuna tappa (escluse le gare contro il tempo) di  10, 6 e 4 secondi.

Le tappe del Tour de France 2017
DataTappaKmTipologia
1Sa 1-7ITT in Düsseldorf (ger)14.0 kmpianura crono
2Su 2-7Düsseldorf (Ger) – Liége/Luik (bel)203.5 kmpianura
3Mo 3-7Verviers (bel) – Longwy212.5 kmarrivo in collina
4Tu 4-7Mondorf les Bains (lux) – Vittel207.5 kmpianura
5We 5-7Vittel – La Planche des Belles Filles160.0 kmarrivo in montagna
6Th 6-7Vesoul – Troyes216.5 kmpianura
7Fr 7-7Troyes – Nuits Saint Georges213.5 kmpianura
8Sa 8-7Dole – Station des Rousses187.5 kmmontagna
9Su 9-7Nantua – Chambéry181.5 kmmontagna
Mo 10-7Giorno di Riposo
10Tu 11-7Périgueux – Bergerac178.0 kmpianura
11We 12-7Eymet – Pau203.5 kmpianura
12Th 13-7Pau – Peyragudes214.5 kmmontagna
13Fr 14-7Saint Girons – Foix101.0 kmmontagna
14Sa 15-7Blagnac – Rodez181.5 kmcollinare
15Su 16-7Laissac Sévérac l’Église – Le Puy en Velay189.5 kmmontagna
Mo 17-7Giorno di Riposo
16Tu 18-7Le Puy en Velay – Romans sur Isère165.0 kmmontagna,arrivo in pianura
17We 19-7La Mure – Serre Chevalier183.0 kmmontagna
18Th 20-7Briançon – Col d’Izoard179.5 kmmontagna
19Fr 21-7Embrun – Salon de Provence222.5 kmpianura
20Sa 22-7ITT in Marseille22.5 kmcronometro
21Su 23-7Montgeron – Paris103.0 kmpianura
Tutte le tappe nel dettaglio

Per conoscere l’Albo d’Oro del Tour de France

Gli iscritti (soggetta a modifiche) del Tour de France 2017

World Tour Teams
AG2R La Mondiale
Romain Bardet, Pierre Latour

Astana Pro Team
Jakob Fuglsang, Michael Valgren, Fabio Aru

Bahrain Merida Pro Cycling Team
Ion Izagirre, Tsgabu Grmay, Sonny Colbrelli, Grega Bole

BMC Racing Team
Richie Porte, Nicolas Roche, Stefan Küng, Damiano Caruso

Bora – Hansgrohe
Maciej Bodnar, Emanuel Buchmann, Marcus Burghardt, Leopold König, Patrick Konrad, Rafal Majka, Jay McCarthy, Christoph Pfingsten, Pawel Poljanski, Juraj Sagan, Peter Sagan, Andreas Schillinger, Michael Schwarzmann, Rüdiger Selig

Cannondale-Drapac Pro Cycling Team
Taylor Phinney, Pierre Rolland, Andrew Talansky, Rigoberto Uran, Sep Vanmarcke

Dimension Data
Mark Cavendish

FDJ
Arnaud Démare, Ignatas Konovalovas, Marc Sarreau, Olivier Le Gac, Jacopo Guarnieri, Davide Cimolai, Mickaël Delage, Thibaut Pinot

Lotto Soudal
Adam Hansen, Tiesj Benoot, Tony Gallopin, Tim Wellens

LottoNL-Jumbo
Tom Leezer, Primoz Roglic, Robert Gesink, Dylan Groenewegen, George Bennett

Movistar Team
Nairo Quintana, Alejandro Valverde, Daniele Bennati, Jonathan Castroviejo, Daniel Moreno

ORICA-Scott
Roman Kreuziger, Simon Gerrans, Esteban Chaves, Simon Yates

Quick-Step Floors
Philippe Gilbert, Daniel Martin, Gianluca Brambilla, Marcel Kittel, Fabio Sabatini, Zdenek Stybar, Petr Vakoc, Matteo Trentin, Niki Terpstra, Jack Bauer, Yves Lampaert, Julien Vermote

Team Katusha – Alpecin
Tony Martin, Maurits Lammertink, Alexander Kristoff

Team Sky
Chris Froome, Wout Poels, Sergio Henao, Mikel Nieve, Luke Rowe, Michal Kwiatkowski

Team Sunweb
Michael Matthews, Simon Geschke

Trek – Segafredo
Alberto Contador, John Degenkolb, Jarlinson Pantano, Bauke Mollema, Fabio Felline

UAE Team Emirates
Louis Meintjes, Stake Vegard Laengen, Diego Ulissi, Ben Swift

Procontinental teams

Cofidis, Solutions Crédits

Direct Energie
Thomas Voeckler, Bryan Coquard, Lilian Calmejane

Fortuneo – Vital Concept
Eduardo Sepúlveda

Wanty – Groupe Gobert

Alpe d’Huez: altimetria della salita e vincitori di tappa

L’Alpe d’Huez, nota località sciistica di Francia, è amata dagli appassionati di ciclismo per essere spesso traguardo di tappa del Tour de France. La salita che porta all’Alpe è lunga 15 km per 1170 metri di dislivello (da 740 a 1857 metri), con una pendenza media del 7,7%.

L’ascesa è nota soprattutto per i suoi 21 tornanti, ognuno dei quali dedicato ad un vincitore di tappa: il primo appartiene a Fausto Coppi (1952) condiviso con Lance Armstrong dal 2001.

I dettagli della salita

La salita inizia all’altezza del campeggio la Cascade: dopo un lungo rettilineo che porta al primo tornante, (numericamente al contrario, ovvero il 21), dove nei primi 2,5 km la pendenza media non scende mai sotto il 10%.
All’altezza di La Garde, l’asfalto prevede una leggera spianata per pochi metri, a cui segue un chilometro al 7% che risulta uno dei più agevoli. Con il tornante n°7 (il primo dei due dedicati a Gianni Bugno vincitore nel 1990 e 1991) poco dopo la metà complessiva della salita, 8 km di salita, si passa la chiesetta di St. Ferrèol, quando le pendenze tornano a sfiorare il 10% e all’uscita del tornante successivo toccano il 13%. Alle difficoltà altimetriche si aggiungono anche quelle climatiche: l’ombra è cosa rara e il sole picchia senza riguardo.

Arrivati all’incrocio della Patte d’Oie, a 3,5 km circa dalla fine, la strada si divide: il percorso ufficiale impone di proseguire dritto ignorando la svolta a destra e rendere omaggio a Marco Pantani vincitore nel 1995 e 1997 ricordato nei tornanti 3 e 2, mentre il tornante n°1 è per la vittoria di Giuseppe Guerini del 1999.
Il traguardo è posto oltre il paese, in corrispondenza della fermata del bus dell’aeroporto.

E’ possibile anche per i cicloamatori confrontarsi con il cronometro: è predisposto infatti un sistema di cronometraggio che permette a chiunque di rilevare il tempo di scalata: il diploma vi sarà offerto in omaggio dal locale ufficio turistico.

AnnoNomeNazione
1952Fausto CoppiItalia
1976Joop ZoetemelkPaesi Bassi
1977Hennie KuiperPaesi Bassi
1978Hennie KuiperPaesi Bassi
1979*Joaquim AgostinhoPortogallo
1979*Joop ZoetemelkPaesi Bassi
1981Peter WinnenPaesi Bassi
1982Beat BreuSvizzera
1983Peter WinnenPaesi Bassi
1984Luis HerreraColombia
1986Bernard HinaultFrancia
1987Federico EchaveSpagna
1988Steven RooksPaesi Bassi
1989Gert-Jan TheunissePaesi Bassi
1990Gianni BugnoItalia
1991Gianni BugnoItalia
1992Andrew HampstenStati Uniti
1994Roberto ContiItalia
1995Marco PantaniItalia
1997Marco PantaniItalia
1999Giuseppe GueriniItalia
2001Lance ArmstrongStati Uniti
2003Iban MayoSpagna
2004Lance ArmstrongStati Uniti
2006Fränk SchleckLussemburgo
2008Carlos SastreSpagna
2011Pierre RollandFrancia
2013Christophe RiblonFrancia
2015Thibaut PinotFrancia

L’impresa di Marco Pantani nel 1997 che spaventò la maglia gialla Ullrich

Albo d’oro campionato italiano ciclismo su strada

Il Campionato italiano su strada venne organizzato per la prima volta nel 1885 sul percorso della Milano-Cremona- Milano e vinto da Giuseppe Loretz. Si è disputato poi fino al 1896 ad esclusione degli anni 1894 e 1895.

Dopo una pausa di alcuni anni, dal 1906 il Campionato viene organizzato ininterrottamente ad esclusione degli anni tra il 1915 e il 1918 a causa della prima guerra mondiale e nel 1944 per la Seconda guerra Mondiale.
Il record di vittorie appartiene a Costante Girardengo con nove successi che, senza tener conto della sospensione per la prima guerra mondiale, furono ottenuti consecutivamente.
Segue, con cinque vittorie, Learco Guerra mentre fermi a 4 tricolori sono Alfredo Binda, Gino Bartali e Fausto Coppi.

AnnoVincitoreSecondoTerzo
1885Giuseppe LoretzAdolfo MazzaLarroque
1886Geo DavidsonGiuseppe LoretzTos
1887Gilberto MarleyAdolfo MazzaFaruffini
1888Gilberto MarleyButtoloLuigi Storero
1889Gilberto MarleyAmbrogio RobecchiCapella
1890Carlo BraidaDe PaoliLuigi Cantu
1891Ambrogio RobecchiLuigi CantuGiuseppe Berti
1892Luigi CantuAdolfo RuscelliEnrico Tarlarini
1893Giuseppe MoreschiArturo NuvolariCarlo Dani
1896Giovanni Da MontelaticoDegrez
1906Giovanni CunioloBattista DanesiMario Fortuna
1907Giovanni CunioloFelice GalazziGiovanni Rossignoli
1908Giovanni CunioloCarlo GalettiPierino Albini
1909Dario BeniMario BruscheraGiovanni Cuniolo
1910Emilio PetivaLuigi GannaEberardo Pavesi
1911Dario BeniUgo AgostoniVincenzo Borgarello
1912[1]Angelo Gremo[1]Dario Beni[1]Giuseppe Azzini
1913Costante GirardengoLauro BordinEmanuele Garda
1914Costante GirardengoLuigi LucottiGiuseppe Azzini
1919Costante GirardengoAlfredo SivocciLuigi Lucotti
1920Costante GirardengoGaetano BelloniGiovanni Brunero
1921Costante GirardengoGiovanni BruneroFederico Gay
1922Costante GirardengoBartolomeo AimoGiovanni Brunero
1923Costante GirardengoGiovanni BruneroFederico Gay
1924Costante GirardengoFederico GayMichele Gordini
1925Costante GirardengoAlfredo BindaGaetano Belloni
1926Alfredo BindaCostante GirardengoGiovanni Brunero
1927Alfredo BindaDomenico PiemontesiGiuseppe Pancera
1928Alfredo BindaAntonio NegriniCostante Girardengo
1929Alfredo BindaAntonio NegriniDomenico Piemontesi
1930Learco GuerraAlfredo BindaAllegro Grandi
1931Learco GuerraFabio BattesiniLuigi Giacobbe
1932Learco GuerraRemo BertoniAlfredo Binda
1933Learco GuerraRemo BertoniAlfredo Bovet
1934Learco GuerraMario CiprianiAldo Canazza
1935Gino BartaliAldo BiniVasco Bergamaschi
1936Giuseppe OlmoGiovanni CazzulaniOlimpio Bizzi
1937Gino BartaliCesare Del CanciaOlimpio Bizzi
1938Olimpio BizziGino BartaliGlauco Servadei
1939Mario ViciniPietro RimoldiDiego Marabelli
1940Gino BartaliPietro RimoldiOsvaldo Bailo
1941Adolfo LeoniAldo BiniCino Cinelli
1942Fausto CoppiMario RicciGino Bartali
1943Mario RicciFiorenzo MagniGlauco Servadei
1945Severino CanavesiGlauco ServadeiSergio Maggini
1946Aldo RonconiGino BartaliVito Ortelli
1947Fausto CoppiVito OrtelliMario Ricci
1948Vito OrtelliFausto CoppiLuciano Maggini
1949Fausto CoppiLuciano MagginiAdolfo Leoni
1950Antonio BevilacquaAlfredo MartiniMario Ricci
1951[2]Fiorenzo MagniGino BartaliAntonio Bevilacqua
1952[2]Gino BartaliGiuseppe MinardiRinaldo Moresco
1953[2]Fiorenzo MagniNino DefilippisLoretto Petrucci
1954[2]Fiorenzo MagniFausto CoppiGiuseppe Minardi
1955[2]Fausto CoppiGiuseppe MinardiFiorenzo Magni
1956[2]Giorgio AlbaniCleto MaulePierino Baffi
1957Ercole BaldiniAlfredo SabbadinGiorgio Albani
1958Ercole BaldiniNino DefilippisAldo Moser
1959Diego RonchiniAdriano ZamboniAngelo Conterno
1960Nino DefilippisRino BenedettiAngelo Conterno
1961Arturo SabbadinArnaldo PambiancoGiuliano Bernardelle
1962Nino DefilippisGuido CarlesiFranco Cribiori
1963Bruno MealliVendramino BarivieraWalter Martin
1964Guido De RossoFranco CribioriItalo Zilioli
1965[3]Michele DancelliVittorio AdorniFranco Cribiori
1966Michele DancelliItalo ZilioliVito Taccone
1967Franco BalmamionMichele DancelliVittorio Adorni
1968Felice GimondiVito TacconeMichele Dancelli
1969Vittorio AdorniVito TacconeItalo Zilioli
1970Franco BitossiFelice GimondiMarino Basso
1971Franco BitossiFelice GimondiEnrico Paolini
1972Felice GimondiFranco BitossiMichele Dancelli
1973Enrico PaoliniMarcello BergamoItalo Zilioli
1974Enrico PaoliniFelice GimondiMarino Basso
1975Francesco MoserValerio LualdiCostantino Conti
1976Franco BitossiFrancesco MoserWladimiro Panizza
1977Enrico PaoliniMarcello BergamoFrancesco Moser
1978Pierino GavazziFrancesco MoserGiuseppe Saronni
1979Francesco MoserGiovanni BattaglinClaudio Bortolotto
1980Giuseppe SaronniGiovanni BattaglinGianbattista Baronchelli
1981Francesco MoserWladimiro PanizzaAlfredo Chinetti
1982Pierino GavazziClaudio TorelliGianbattista Baronchelli
1983Moreno ArgentinGiovanni BattaglinAlessandro Paganessi
1984Vittorio AlgeriSilvano ContiniDaniele Caroli
1985Claudio CortiStefano ColagèStefano Giuliani
1986Claudio CortiRoberto VisentiniMassimo Ghirotto
1987Bruno LealiAlberto ElliEmanuele Bombini
1988Pierino GavazziGiuseppe SaronniMaurizio Fondriest
1989Moreno ArgentinGianni BugnoGiorgio Furlan
1990Giorgio FurlanRoberto PelliconiFlavio Giupponi
1991Gianni BugnoFranco ChioccioliClaudio Chiappucci
1992Marco GiovannettiGianni FaresinMaurizio Fondriest
1993Massimo PodenzanaGianni BugnoDavide Cassani
1994Massimo PodenzanaFrancesco CasagrandeGianni Faresin
1995Gianni BugnoPaolo LanfranchiAndrea Tafi
1996Mario CipolliniMario TraversoniEndrio Leoni
1997Gianni FaresinFrancesco CasagrandeValentino Fois
1998Andrea TafiDaniele NardelloAlberto Elli
1999Salvatore CommessoRoberto PetitoAlberto Elli
2000Michele BartoliGilberto SimoniDaniele Nardello
2001Daniele NardelloMichele BartoliDaniele De Paoli
2002Salvatore CommessoDario FrigoFrancesco Casagrande
2003Paolo BettiniFilippo PozzatoSalvatore Commesso
2004Cristian MoreniSergio MarinangeliMauro Gerosa
2005Enrico GasparottoFilippo PozzatoMassimo Giunti
2006Paolo BettiniMirko CelestinoDanilo Di Luca
2007Giovanni ViscontiPaolo BossoniDavide Rebellin
2008Filippo SimeoniGiovanni ViscontiFilippo Pozzato
2009Filippo PozzatoDamiano CunegoLuca Paolini
2010Giovanni ViscontiIvan SantaromitaAlessandro Ballan
2011Giovanni ViscontiMauro SantambrogioSimone Ponzi
2012Franco PellizottiDanilo Di LucaMoreno Moser
2013Ivan SantaromitaMichele ScarponiDavide Rebellin
2014Vincenzo NibaliDavide FormoloMatteo Rabottini
2015Vincenzo NibaliFrancesco RedaDiego Ulissi
2016Giacomo NizzoloGianluca BrambillaFilippo Pozzato
2017

Note

[1] il titolo non venne assegnato dopo la squalifica dei primi due classificati.

[2] Classifica combinata Giro del Lazio, Giro di Romagna, Giro di Toscana, Giro del Veneto.

[3] Classifica combinata Giro di Toscana e Giro di Campania