Fabio Panchetti: Antuofermo-Moser, passioni forti da bambino

Fabio Panchetti, voce sui canali Sportitalia (boxe) e Eurosport (ciclismo), racconta al microfono virtuale di Barcalcio.net come la sua passione sia diventata lavoro. Ed in particolare deve ringraziare Francesco Moser e Vito Antuofermo di averli potuti “incontrare” nella tenera età, quando si sceglie per chi tifare.

Pronti via, saliamo sul ring, ti lancio subito una provocazione dopo il gong.

 

Se potessi costruire il pugile ideale, quale colpo prenderesti a prestito dai grandi campioni

Bella domanda, se dovessi idealizzare un super pugile sceglierei le gambe di Sugar Ray Robinson, seppure sia un boxeur d’altri tempi, ma dai filmati che ho visto era impressionante, sapeva fare dei passi che quasi anticiparono la break dance, strisciando i piedi per terra, muovendosi in maniera dinamica.

Il carattere e la grinta di Vito Antuofermo che è stato il mio idolo assoluto come pugile, ed anche la faccia, il suo volto, per il modo in cui sapeva soffrire e lottare sul ring.

Come colpo risolutore prenderei il flash di Giovanni Parisi che ritengo l’ultimo dei grandissimi del pugilato italiano e l’ultimo italiano a poter salire sul ring e vincere l’incontro con un colpo solo, un pugile dal repertorio assolutamente completo,  con così tanti e diversi colpi risolutori, dal gancio al sinistro.

Come potenza complessiva, devo ammettere, io non sono mai stato un grande fan di Mike Tyson, preferisco prendere a prestito la potenza di Marvin Hagler, peso medio e dunque non con quella forza devastante che può avere un peso massimo; Hagler lo metto davanti a Monzon in una classifica virtuale solo perché “l’ho vissuto di persona” vedendolo combattere mentre ho potuto apprezzare  il pugile argentino soltanto tramite filmati di repertorio.

 

L’equazione fame=pugilato è tuttora valida?

E’ certamente  una cosa che aiuta, sebbene non sia più una conditio sine qua non. Il mondo per fortuna è un po’ cambiato, non c’è più solo la fame che spinge a diventare pugile. Certo, rimane qualcosa in più, una motivazione maggiore per emergere. A tal proposito, non ricordo esattamente chi lo disse, mi pare Lou D’Uva, che i migliori pugili si trovano in carcere o nel ghetto. E’ parzialmente valida, spero che con il passare del tempo l’equazione perda significato ed è quello che sta un po’ succedendo negli ultimi tempi.

 

La boxe è una metafora della vita?

Assolutamente si, c’è tutto,  si è soli contro sé stessi e contro il nemico, dai guai bisogna tirarsi fuori da soli in qualche modo ed il carattere emerge proprio nei momenti di difficoltà;  è un confronto continuo ma leale, con delle regole che andrebbero sempre rispettate, anche nella vita di tutti i giorni. Fortunatamente è la metafora di una buona vita con le regole al primo posto. Purtroppo nella vita reale, e mi limito all’Italia, non accade quasi mai.

 

Cosa significa aver trasformato le tue passioni in lavoro.

Si vede che era nel mio destino. L’approccio con il ciclismo era dovuto al fatto in famiglia le due ruote sono sempre state importanti: mio nonno correva in bicicletta, sebbene io non l’abbia mai conosciuto, mentre mio padre era un grande appassionato di ciclismo. Un giorno, ero un bambino di cinque anni,  mi portò in Piazza della Signoria a Firenze per assistere alla partenza del Giro di Toscana,  parlandomi fin da subito di Francesco Moser, come di un giovane campione e che in quell’anno indossava la maglia di campione d’Italia. Al raduno pre-gara mio padre me lo indicò ed io, piccino com’ero, non potei che chiamarlo e gridare il suo nome in maniera spontanea. Affettuosamente Francesco mi prese in braccio e stetti in compagnia di quel grande campione per qualche minuto proprio prima della partenza.

Da notare che quell’anno la corsa arrivava a Firenze nei pressi di casa mia, dove abitavo ai tempi dell’infanzia, così che potei vedere il passaggio dei corridori da vicino. Pochi minuti dopo, qualcuno ci avvertii che proprio Francesco aveva vinto la corsa; il caso volle che alla sera andammo in una pizzeria, un locale nei pressi della nostra abitazione, una consuetudine che avevamo il sabato e chi mi trovai? Tutta la squadra a festeggiare la vittoria con Francesco in prima fila; ovviamente ne approfittai per stare ancora qualche minuto vicino a Moser che, da quel momento,  divenne il mio idolo, un giorno devo dire che mi segnò indelebilmente sotto ogni profilo. L’anno dopo iniziai a correre in bici, perché volevo essere come Francesco Moser.

Per quanto riguarda la boxe, è cominciato appena due anni più tardi. Il primo match che vidi aveva come protagonista Mohammed Alì, di cui avevo letto sui giornali le imprese. Ma a “farmi malato” di pugilato fu l’italo-americano Vito Antuofermo che doveva affrontare per il titolo mondiale l’americano Marvin Hagler (1979 ndr), di cui vidi sulla Gazzetta dello Sport la foto. Vidi l’incontro la notte con mio padre e ne rimasi affascinato, senza mai provare paura o timori, sebbene fu un incontro cruento nel quale Antuofermo fu letteralmente massacrato di colpi (il match terminò poi in parità).

E la passione è proseguita nel corso degli anni. Ebbi solo una “pausa” per qualche anno in seguito a miei studi universitari negli Anni Novanta che mi allontanarono temporaneamente. Poi per fortuna grazie al lavoro, sono tornata a viverla e seguirla a 360° gradi quotidianamente.

 

Quale pugile, a tuo avviso, avrebbe potuto fare il ciclista e viceversa

Un ciclista che avrebbe potuto fare il pugile per il suo carattere, la voglia di non arrendersi mai, senza dubbio Claudio Chiappucci, un corridore con un grandissimo animus pugnandi, non eccezionali mezzi tecnici, ma sempre pronto a rischiare pur di vincere.

Nel caso opposto, sono tentato di dire Daniel Bruzzese, che da giovane fu ottimo corridore, vincendo tra l’altro il titolo nazionale allievi e compagno di squadra di Riccardo Riccò. Per il resto avrei visto bene Marvin Hagler: la sua potenza esplosiva quando indossava i guantoni, se potessi trasporla idealmente al ciclismo, mi fa ricordare Fabian Cancellara. Marvin aveva uno sguardo tagliente, sembrava un puma, una lince, credo che vincesse qualche matches già solo nel faccia a faccia con lo sguardo prima di salire sul ring.

 

Questione giurie: si arriverà ad un sistema elettronico?

Più si va avanti e più lo sport ha bisogno di credibilità e di certezze assolute. Se esistesse una macchina che potesse riscontrare e registrare tutti i colpi, distinguendoli con precisione, mi ci affiderei fin da subito. Perché la discrezionalità è uno dei mali dello sport e della boxe in particolare. Mi sconvolgono le giurie scandalo che alle Olimpiadi, purtroppo, si verificano in ogni edizione. Trovare un “occhio di falco” che sia giudice neutrale sarebbe la panacea contro alcuni verdetti assurdi.

 

Torneremo presto a vedere le grandi riunioni di boxe in Italia?

Credo sia più un discorso economico,  con una crisi da superare, al momento, troppo pesante. Parlando con gli organizzatori in questi anni, spesso li ho sentiti lamentarsi per la carenza di pubblico. Tuttavia ho sempre ricordato che non è soltanto la boxe a soffrire le arene vuote, tutti gli sport, tranne qualche disciplina in controtendenza,  registrano netti cali nelle presenze. D’altronde organizzare costa e non si possono certo regalare i biglietti.

 

Le speranze della boxe italiana in ottica Tokyo 2020

Uno su cui dobbiamo puntare ed è già mentalizzato in ottica Olimpiadi è

Guido Vianello, il nostro supermassimo che sta crescendo molto di match in match, nonostante sia molto alto ha notevole agilità, con un pugno che sa fare molto male. Un altro prospetto che reputo interessante è Michael Magnesi, sebbene professionista, i regolamenti attuali permettono la disputa dei giochi olimpici. Tuttavia non ne conosco nei dettagli i suoi programmi agonistici per il futuro.

 

World Boxing Series, il tuo giudizio

A me è sempre piaciuta,  la reputo una novità interessante nel mondo del pugilato; ho anche avuto il piacere di commentarla fin dalla prima edizione. Era una novità, che va presa per quello che è, poi il mondo del professionismo si è “un po’ risentito” temendo una concorrenza ed un’invasione di campo. Ma lo ritengo un interessante esperimento, che è servito a tanti ragazzi per capire se pronti ad entrare nel mondo del professionismo in quanto il livello tecnico è più elevato. Si sono visti ed apprezzati anche boxeur di qualità, uno su tutti è l’ucraino Sergij Derev’jančenko che è stata la stella della franchigia italiana per diverse edizioni; ormai vive da qualche anno in America e credo che presto si batterà per il titolo mondiale. Uno dei migliori pugili che abbia visto combattere negli ultimi anni.

 

I grandi matches fanno bene alla boxe?

Aiutano sicuramente chi organizza, viste le enormi cifre che muovono. E ritengo, per citare un caso noto, il match Mayweather –Pacquiao abbia fatto felici molte persone, economicamente parlando, a partire dai due soggetti interessati. Poi però, se si dimostrano noiosi, non fanno certamente il bene del pugilato. Io ebbi l’opportunità di commentarlo e devo dire, in certi tratti era al limite dell’incommentabile, un match imbarazzante per l’assenza di contenuti tecnici. Mayweather senza dubbio ha vinto con pieno merito perché è riuscito a non cadere nella provocazione, dando qualche punzecchiata qua e là. Ma un match di rara bruttezza, ritmo basso, non c’era nulla di apprezzabile, davvero non riesco a pensare a chi possa essere piaciuto.

Grazie Fabio e buon lavoro!!

 

Curtis Woodhouse, il boxeur che lasciò il calcio

Essere poliglotta nello sport significa generalmente praticare il pentathlon moderno o, se atleta, il decathlon, le 10-specialità-10 dell’atletica leggera. Invece per Curtis Woodhouse, il passaggio radicale è stato dal calcio alla boxe!!

Woodhouse non era nemmeno scarso: vantava 4 presenze nell’Under 21 inglese, ruolo centrocampista ed aveva già al suo attivo ben 347 presenze nel periodo 1997-2012, in particolare con lo Sheffield United. Anche tre presenze in Premier League, quando nella stagione 2002-03 vestiva la maglia del  Birmingham City. Ma l’uomo dello Yorkshire aveva come idoli altri atleti come i pugili Mike Tyson e l’anglosassone Nigel Benn.

In un’intervista concessa al Daily Telegraph nel 2008, rivelò che la passione per il combattimento gli era nata già in età giovanile “Mi battevo per strada ed a scuola, come se fossero dei ring, a 12 anni” ed aggiunse che la motivazione era spesso di natura razzista “Mi chiamavano spesso facendo riferimento al colore della mia pelle, ma dopo uno schiaffo in bocca se la battevano rapidamente”.

Il suo debutto da professionista arrivò nel settembre 2006, battendo ai punti il peso welter Dean Marcantonio. Poi la carriera di Woodhouse avrebbe registrato un record di 22-7 con ben knockouts, ed aggiudicandosi la corona di campione d’Inghilterra dei welter leggeri nel 2012.

Curiosamente, dopo il primo match, parve voler riporre i guantoni in un armadio: la sua vita infatti era stata segnata dalla violenza nel quartiere in cui era cresciuto, e salire sul ring parve inizialmente più una dimostrazione temporanea di forza. Ed allora optò  per condurre una vita d’atleta piena, ritornando sul prato verde, a livello dilettantistico, con la compagine dei Rushden & Diamonds F.C.

Alternò dunque il calcio al pugilato, con alterni successi, poichè, se la carriera calcistica ormai stava volgendo al declino, sul quadrato riusciva a dimostrare tutta la sua forza e potenza.

Curiosamente, un tweet “provocante” poteva costargli il carcere. Dopo aver perso nel febbraio 2013 il titolo ai punti contro Shane Singleton, un account Twitter, tale “Jimmyob88” provocò il pugile idicando in una “disgrazia” la scelta della carriera pugilistica.  Woodhouse, che si fece irretire decisamente in maniera facile, offrì 1000 sterline a chi lo avrebbe aiutato a rintracciare l’utente. Ed aggiunse, non si sa come, anche una foto della strada in cui viveva il possibile fautore dell’offesa, dichiarando nel tweet “Qualcuno mi dica a quale numero vive o busserò ad ogni porta #itsshowtime.”

A qual punto “Jimmyob88” fece marcia indietro: “Mi spiace, la situazione mi è scappata di mano”.

Attualmente Curtis è allenatore del Bridlington Town, militante nella  Northern Counties East League Premier Division, corrispondente al nono livello del calcio inglese. Nel suo recente passato ha avuto l’onore di sedersi sulla panchina del Sheffield F.C., la squadra più vecchia della storia del calcio mondiale.

Lo speaker più famoso della Boxe: Michael Buffer

Chi è lo speaker più famoso della storia della boxe: conosciamo Michael Buffer, vera icona del ring

Assistere ad un incontro di boxe, live o semplicemente in tv, può essere uno spettacolo inimmaginabile: tanti hanno in mente l’atmosfera raccontata dai film di Sylvester Stallone nei panni di Rocky. Ricchezza, donne ingioiellate o in visone, appassionati con cappelli classici come tube e bastoni da passeggio, per poi salire i gradoni più in alto dove sono appollaiati fans scatenati di uno o dell’altro pugile.

Nato il 2 novembre 1946 a Philadelphia, Pennsylvania, Michael Buffer è sicuramente noto per il grido di battaglia con cui presenta i più importanti incontri di boxe e la frase“Let’s Get Ready to Rumble!”, che “partorì” nel 1984 è decisamente un valore aggiunto. Ebbene tale frase ha ottenuto il riconoscimento di marchio originale a partire dal 1992, il che gli ha permesso di generare un valore, come fosse un marchio d’azienda, pari alla ragguardevole cifra di 400 milioni di dollari. Il suo compenso per una riunione di boxe può sfiorare il milione di dollari.

prima di diventare una star con il microfono in mano, Buffer svolse diversi lavori, fra cui anche il venditore d’auto. All’età di 32 anni si avviò alla carriera di modello ed a 38 invece il talento sboccò, iniziando a salire sui ring della boxe.

Nel 1983, entrò a fa parte della scuderia di Bob Arum per la ESPN. Poco dopo anche il mondo del wrestling lo vide scritturato. La sua collaborazione si è poi estesa negli anni ad altri sport professionistici americani, quali baseball, football, basket ed hockey su ghiaccio.

Come nacque la frase che lo ha reso celebre

E’ stato lo stesso Michael a rivelarlo: “Mio figlio era un grande appassionato di sports ed un giorno accadde che mi disse, – Papà dovresti farlo (l’annunciatore) ! – e così pensai, “Beh, non sarebbe una brutta idea. Potrebbe essere divertente”. E da li iniziò una carriera che dopo trent’anni lo vede ancora al centro del quadrato.

Vita privata

Sposatosi una prima volta all’età di 21 anni, il divorzio arrivò dopo soli sette anni, mentre era diventato padre di figli. Dopo ben più di 25 anni si risposò nel 1999 e stavolta il divorzio fu ancora più rapido, essendo passate appena quattro “stagioni”.

Ma Buffer non aveva intenzione di placare il suo fascino: il 13 settembre 2007, ospite del noto programma televisivo The Tonight Show condotto da Jay Leno, propose alla sua attuale terza moglie, Christine Prado, di convolare a nozze. Attualmente risiede nel sud della California. Suo fratello (da parte di padre) Bruce è uno degli speakers più famosi nel mondo delle arti marziali, in particolar modo dell‘Ultimate Fighting Championship. Entrambi sono nipoti del pugile Johnny Buff.

Nel 2008 Buffer si è dovuto sottoporre alle cure mediche per sconfiggere un cancro alla gola.

Rio 2016: il programma della boxe, maschile e femminile

Presso il Riocentro – Pavilion 6 si terranno i tornei di boxe, maschile e femminile, che vedranno dieci categorie in campo maschile e tre in quello femminile.

Le categorie di peso maschili saranno: fino a 49 kg, 52 kg, 56 kg, 60 kg, 64 kg, 69 kg, 75 kg, 81 kg, 91 kg, oltre 91 kg.

Le categorie di peso femminili saranno: fino a 51 kg, fino a 60 kg, fino a 75 kg.

La nazionale azzurra vedrà salire sul ring, per l’ultima volta, Clemente Russo che punta deciso a quella medaglia d’oro, nella categoria dei 91 kg, che alle Olimpiadi gli è sempre sfuggita. Gli altri alfieri italiani saranno Cappai (fino a 49 kg), Tommasone (60 kg), Mangiacapre (69 kg), Manfredonia (81 kg), Vianello (oltre 91 kg).

Ci sarà anche un’azzurra a Rio 2016: Irma Testa, 18 enne di Torre Annunziata, sarà la prima boxeur italiana a partecipare alle Olimpiadi, avendo ottenuto la qualificazione nella categoria fino a 60 chilogrammi. Nel 2014 vinse l’argento ai Giochi Olimpici giovanili nei pesi mosca.

Ricordiamo che negli sport di combattimento, come la boxe, non esiste la finale per il terzo posto. Gli atleti sconfitti in semifinale si guadagnano infatti di diritto la medaglia di bronzo.

PROGRAMMA DELLA BOXE DI RIO 2016

SABATO 6 AGOSTO
16.00 60kg, primo turno (maschile)
16.00 81kg, primo turno (maschile)
16.00 91kg, primo turno (maschile)
22.00 60kg, primo turno (maschile)
22.00 81kg, primo turno (maschile)
22.00 91kg, primo turno (maschile)

DOMENICA 7 AGOSTO
16.00 49kg, primo turno (maschile)
16.00 81kg, primo turno (maschile)
16.00 91kg, primo turno (maschile)
22.00 49kg, primo turno (maschile)
22.00 81kg, primo turno (maschile)
22.00 91kg, primo turno (maschile)

LUNEDÌ 8 AGOSTO
16.00 69kg, primo turno (maschile)
16.00 75kg, primo turno (maschile)
22.00 69kg, primo turno (maschile)
22.00 75kg, primo turno (maschile)

MARTEDÌ 9 AGOSTO
16.00 60kg, primo turno (maschile)
16.00 75kg, primo turno (maschile)
16.00 +91kg, primo turno (maschile)
22.00 60kg, primo turno (maschile)
22.00 75kg, primo turno (maschile)
22.00 +91kg, primo turno (maschile)

MERCOLEDÌ 10 AGOSTO
16.00 49kg, quarti di finale (maschile)
16.00 56kg, primo turno (maschile)
16.00 64kg, primo turno (maschile)
16.00 81kg, primo turno (maschile)
16.00 91kg, quarti di finale (maschile)
22.00 49kg, quarti di finale (maschile)
22.00 56kg, primo turno (maschile)
22.00 64kg, primo turno (maschile)
22.00 81kg, primo turno (maschile)
22.00 91kg, quarti di finale (maschile)

GIOVEDÌ 11 AGOSTO
16.00 56kg, primo turno (maschile)
16.00 64kg, primo turno (maschile)
16.00 69kg, primo turno (maschile)
16.00 81kg, primo turno (maschile)
22.00 56kg, primo turno (maschile)
22.00 64kg, primo turno (maschile)
22.00 69kg, primo turno (maschile)
22.00 81kg, primo turno (maschile)

VENERDÌ 12 AGOSTO
16.00 51kg, primo turno (femminile)
16.00 60kg, primo turno (femminile)
16.00 49kg, semifinali (maschile)
16.00 60kg, quarti di finale (maschile)
16.00 75kg, primo turno (maschile)
22.00 51kg, primo turno (femminile)
22.00 60kg, primo turno (femminile)
22.00 49kg, semifinali (maschile)
22.00 60kg, quarti di finale (maschile)
22.00 75kg, primo turno (maschile)

SABATO 13 AGOSTO
16.00 52kg, primo turno (maschile)
16.00 69kg, quarti di finale (maschile)
16.00 91kg, semifinali (maschile)
16.00 +91kg, primo turno (maschile)
22.00 52kg, primo turno (maschile)
22.00 69kg, quarti di finale (maschile)
22.00 91kg, semifinali (maschile
22.00 +91kg, primo turno (maschile)

DOMENICA 14 AGOSTO
16.00 75kg, primo turno (femminile)
16.00 49kg, finale per l’oro (maschile)
16.00 56kg, primo turno (maschile)
16.00 60kg, semifinali (maschile)
16.00 65kg, primo turno (maschile)
16.00 81kg, quarti di finale (maschile)
22.00 75kg, primo turno (femminile)
22.00 56kg, primo turno (maschile)
22.00 60kg, semifinali (maschile)
22.00 65kg, primo turno (maschile)
22.00 81kg, quarti di finale (maschile)

LUNEDÌ 15 AGOSTO
16.00 60kg, quarti di finale (femminile)
16.00 52kg, primo turno (maschile)
16.00 69kg, semifinali (maschile)
16.00 75kg, primo turno (maschile)
22.00 60kg, quarti di finale (femminile)
22.00 52kg, primo turno (maschile)
22.00 69kg, semifinali (maschile)
22.00 75kg, primo turno (maschile)
22.00 91kg, finale per l’oro (maschile)

MARTEDÌ 16 AGOSTO
16.00 51kg, quarti di finale (femminile)
16.00 56kg, quarti di finale (maschile)
16.00 64kg, primo turno (maschile)
16.00 81kg, semifinali (maschile)
16.00 +91kg, quarti di finale (maschile)
22.00 51kg, quarti di finale (femminile)
22.00 56kg, quarti di finale (maschile)
22.00– 60kg, finale per l’oro (maschile)
22.00 64kg, primo turno (maschile)
22.00 81kg, semifinali (maschile)
22.00 +91kg, quarti di finale (maschile)

MERCOLEDÌ 17 AGOSTO
19.00 60kg, semifinali (femminile)
19.00 75kg, quarti di finale (femminile)
19.00 52kg, quarti di finale (maschile)
19.00 69kg, finale per l’oro (maschile)

GIOVEDÌ 18 AGOSTO
19.00 51kg, semifinali (femminile)
19.00 56kg, semifinali (maschile)
19.00 75kg, semifinali (maschile)
19.00 81kg, finale per l’oro (maschile)

VENERDÌ 19 AGOSTO
19.00 60kg, finale (femminile)
19.00 75kg, semifinali (femminile)
19.00 52kg, semifinali (maschile)
19.00 64kg, semifinali (maschile)
19.00 +91kg, semifinali (maschile)

SABATO 20 AGOSTO
19.00 51kg, finale per l’oro (femminile)
19.00 56kg, finale per l’oro (maschile)
19.00 75kg, finale per l’oro (maschile)

DOMENICA 21 AGOSTO
19.00 75kg, finale per l’oro (femminile)
19.00 52kg, finale per l’oro (maschile)
19.00 64kg, finale per l’oro (maschile)
19.00 +91kg, finale per l’oro (maschile)

Chi è Giacobbe Fragomeni, il pugile che ha messo KO la vita maledetta

Nato a Milano ma di origini calabresi, Giacobbe Fragomeni (13 agosto 1969) ha boxato nella vita contro i pericoli che un giovane può incontrare sul suo cammino: cattive compagnie, droga, alcol, delinquenza, ma dai pericoli del ne è uscito vincitore, prima ancora che sul ring, nella vita di tutti i giorni.

Cresciuto nel quartiere popolare  milanese dello Stadera, Fragomeni  ha avuto problemi da subito anche in famiglia: dopo la morte della sorella Maria Letizia, malata di Aids, vittima anch’essa della droga, era rimasto solo in casa con la madre ed il padre, ex parquettista, poi diventato parcheggiatore abusivo.

Un padre padrone, come si direbbe se fosse un racconto, che picchiava la madre nella notte dopo aver bevuto e giocato (e perso) alle carte. Ma il ragazzo si ribella alla violenza gratuita e, come racconterà lui di stesso, di notte scendeva appena sentiva che il padre usava violenza contro la povera madre indifesa. Poi la morte, arrivata il 6 gennaio 1990 in seguito a cirrosi epatica, allontanerà per sempre lo spettro della violenza quotidiana in famiglia:  «Nessuno di noi pianse. È brutto dirlo ma fu una liberazione».

Svolto il servizio militare ed iniziato a lavorare come asfaltista, arriva a 20 anni l’incontro che gli cambierà la vita: comincia a frequentare la Palestra Doria, dove conosce il Maestro Ottavio Tazzi, detto “Il Nonno“. Dopo solo tre anni avrà già alle spalle circa 50 incontri da dilettante e nel 1993 verrà selezionato per la maglia azzurra.

Da dilettante vince il bronzo ai Mondiali di Budapest 1997 e l’anno successivo vince gli Europei a Minsk. Parteciperà alle Olimpiadi di Sidney 2000, ma verrà eliminato dal cubano Isael Alvarez. Diventa subito professionista, ma un brutto infortunio, si rompe il bicipite brachiale, lo costringe ad un’operazione che lo ferma per circa un anno.

Il primo tentativo (2007) al titolo europeo dei pesi massimi leggeri EBU finisce con una sconfitta: guidato da Patrizio Oliva, perde con l’inglese David Haye per KO alla nona ripresa.

L’anno successivo punta direttamente al Mondiale WBC nella categoria dei pesi massimi leggeri: al Palalido di Milano batte ai punti il pugile ceco Rudolf Kraj. Assieme al titolo arriva l’importante riconoscimento meneghino: il Sindaco Letizia Morattti gli consegna l’Ambrogino d’Oro, in particolar modo per l’impegno profuso nella realizzazione di una palestra presso il suo quartiere d’origine dello Stadera.

Nel Maggio 2009 difende con successo la corona pareggiando ai punti l’incontro con il polacco Krzysztof Wlodarczyk. Perderà invece  nel 2009, quando verrà superato ai punti dall’ungherese Zsolt Erdei a Kiel.

Il 7 dicembre 2013 arriva la grande chance americana per Fragomeni: in qualità di sfidante ufficiale sale sul ring di Chicago, affrontando nella rivincita Krzysztof Wlodarczyk. Nel corso della quarta ripresa finisce al tappeto, riuscendo a rialzarsi. Ma alla fine del sesto round, l’arbitro constatando la gravità di una ferita sullo zigomo chiede  l’intervento del medico che suggerisce di interrompere l’incontro e l’italiano accetta di abbandonare.

fragomeni pugile vittoria

Il ritiro definitivo avviene nell’ottobre 2014, dopo la sconfitta sul ring di Mosca, battuto dal russo Rakhim Chakhkiev per il titolo europei dei pesi massimi leggeri, all’età di 45 anni.

Grande tifoso del Milan e molto amico di Gennaro Gattuso, nel 2009 al giornalista Riccardo Signori dichiarò il suo sogno: «Mi piacerebbe combattere a San Siro: non perché tifo Milan, ma per sentirmi davvero un pugile dei tempi antichi. Sarebbe ideale un mondiale subito dopo una partita del Milan. O meglio: quando c’è il derby».

Ha una figlia nata nel 2005 che ha voluto chiamare Letizia Maria in memoria della sorella ed avuta dalla moglie Morena Fraschini. Dopo la separazione, si è trasferito dal 2010 con la sua attuale compagna project manager Sara Rossetti a Lesignano de’ Bagni, in provincia di Parma.

Nel 2013 è uscita la sua autobiografia Fino all’ultimo round (Limina), scritta assieme al giornalista Valerio Esposti che aveva in precedenza realizzato C’era una volta il buio. La dura lotta di Giacobbe Fragomeni, il primo libro che parlava del pugile milanese.

Nella primavera 2016 entra a far parte del cast dell’Isola dei Famosi, 11-esima edizione del popolare reality show trasmesso in prima serata da Canale 5 e condotto da Alessia Marcuzzi. Al termine della competizione, Giacobbe alzerà al cielo i pugni, come un tempo sul ring: la vittoria è sua!

Holyfield-Bowe, l’incontro interrotto da un paracadutista

Nell’era dei droni che sempre più sono colpevoli di incidenti o provocazioni durante eventi sportivi, torna alla memoria il paracadutista che interruppe il match valido per il mondiale WBA-IBF Holyfield-Bowe. Il match, disputatosi il 6 novembre 1993, vide l’arrivo improvviso durante il 7° round dal cielo di James Miller, all’epoca 30enne, sul ring all’aperto del Caesars Palace di Las Vegas.

Miller, successivamente arrestato e trattenuto per una notte in una prigione locale, fu letteralmente linciato dalla folla presente a bordoring, inferocita per la non gradita irruzione. Per sua fortuna, dotato di tuta e casco, poté assorbire alla meglio i colpi. L’incontro fu sospeso per circa 20 minuti,  terminando regolarmente al 12° round con la vittoria ai punti dello sfidante Holyfield che strappò così le due corone di campione del mondo.