Albo d’oro Eurolega-Coppa Campioni di basket

Nata come Coppa dei Campioni, fu il calcio ad essere ispiratore della competizione analoga di pallacanestro. Per lunghi decenni il torneo fu riservato unicamente alle squadre campioni nazionali (più la vincitrice della precedente edizione) con formule diverse ma che permettevano anche alla più piccola realtà cestistica del continente di cullare il sogno della vittoria.

Una prima modifica venne introdotta nella stagione 1990-91, quando vennero ammesse anche squadre piazzatesi ai posti d’onore dei tornei di pallacanestro più importanti d’Europa.

Poi, all’inizio della stagione, la prima seria spaccatura nella direzione del movimento sportivo a livello europeo: la ULEB (Unione delle Leghe Europee di Basket) registra il marchio Eurolega lasciato scoperto da FIBA Europe, la quale crea la Suproleague. Le società si dividono fra i due tornei in termini di partecipazione e dopo l’annata dello scisma, la situazione si ricompatta.

Le società, sotto la direzione dell’ULEB, hanno la meglio e da quel momento nasce, nei fatti l’Eurolega, che non è solo una competizione che permette di veder scontrarsi le più forti realtà, ma modifica completamente il concetto di ammissione al torneo.

Dopo alcuni anni in cui viene utilizzato il concetto di licenza per l’ammissione, nella stagione 2016-17 nasce l’Eurolega che può essere tranquillamente paragonata ad un torneo europeo per clubs, senza vincoli di vittoria nel rispettivo campionato.

Anno-vincitore-nazione
1958 Ask Riga (Urs)
1959 Ask Riga (Urs)
1960 Ask Riga (Urs)
1961 Cska Mosca (Urs)
1962 Dinamo Tbilisi (Urs)
1963 Cska Mosca (Urs)
1964 Real Madrid (Spa)
1965 Real Madrid (Spa)
1966 Simmenthal Olimpia Milano (Ita)
1967 Real Madrid (Spa)
1968 Real Madrid (Spa)
1969 Cska Mosca (Urs)
1970 Ignis Pall. Varese (Ita)
1971 Cska Mosca (Urs)
1972 Ignis Pall. Varese (Ita)
1973 Ignis Pall. Varese (Ita)
1974 Real Madrid (Spa)
1975 Ignis Pall. Varese (Ita)
1976 Mobilgirgi Pall. Varese (Ita)
1977 Maccabi Tel Aviv (Isr)
1978 Real Madrid (Spa)
1979 Bosna Sarajevo (Jug)
1980 Real Madrid (Spa)
1981 Maccabi Tel Aviv (Isr)
1982 Squibb Pall. Cantù (Ita)
1983 Ford Pall. Cantù (Ita)
1984 Virtus BancoRoma (Ita)
1985 Cibona Zagabria (Jug)
1986 Cibona Zagabria (Jug)
1987 Tracer Olimpia Milano (Ita)
1988 Philips Olimpia Milano (Ita)
1989 Jugoplastika Spalato (Jug)
1990 Jugoplastika Spalato (Jug)
1991 Pop 84 Jugoplastika Spalato (Jug)
1992 Partizan Belgrado (Jug)
1993 Csp Limoges (Fra)
1994 Joventut Badalona (Spa)
1995 Real Madrid (Spa)
1996 Panathinaikos Atene (Gre)
1997 Olympiacos Pireo (Gre)
1998 Kinder Virtus Bologna (Ita)
1999 Zalgiris Kaunas (Lit)
2000 Panathinaikos Atene (Gre)
2001 Maccabi Tel Aviv (Isr)*
2001 Kinder Virtus Bologna (Ita)**
2002 Panathinaikos Atene (Gre)
2003 Barcellona (Spa)
2004 Maccabi Tel Aviv (Isr)
2005 Maccabi Tel Aviv (Isr)
2006 Panathinaikos Atene (Gre)
2007 Cska Mosca (Rus)
2008 Panathinaikos Atene (Gre)
2009 Cska Mosca (Rus)
2010 Regal Barcellona (Spa)
2011 Panathinaikos Atene (Gre)
2012 Olympiacos Pireo (Gre)
2013 Olympiacos Pireo (Gre)
2014 Maccabi Tel Aviv (Isr)
2015 Real Madrid (Spa)
2016 Cska Mosca (Rus)
2017 Fenerbahce (Tur)

NBA 2016-17: la prima stagione senza licenziamenti dal 1964

Terminata la stagione regolare della NBA 2016-17, la principale curiosità consiste nella serie di records stabiliti. Rimanendo sul campo, domenica scorsa Westbrook ha realizzato il primato di triple doppie che era detenuto da Oscar Robertson da più di 50 anni, risalente alla stagione 1961-62.

Oltre al record individuale, è stato battuto anche il numero di triple-doppie stagionali complessive: la cifra di 78 registrata nella stagione 88-89 è ampiamente superata dalle 115 di quest’anno. Stephen Curry ha poi messo a segno ben 13 triple in un match, fra l’altro.

Ma il primato più curioso realizzato ha a che vedere con l’area tecnica: infatti, a distanza di più di 50 anni (1963-64), si è registrata un’intera stagione senza tecnici licenziati. Ovvero, più semplicemente, tutte le franchigie hanno iniziato e terminato la stagione regolare con lo stesso head coach.

Il primato assume ancora più valore se si pensa che in quell’epoca la NBA contava unicamente 9 squadre mentre ora sono ben 30 le franchigie !!!

Gregg Popovich, Erik Spoelstra e Rick Carlisle sono gli allenatori che vantano la permanenza maggiore sulla medesima panchina. Tuttavia, non per tutti sarà una pacchia la prossima annata. Saranno infatti diversi i cambi tecnici, primo fra tutti Jeff Hornacek dei New York Knicks che  ben difficilmente rimarrà nella Grande Mela nella stagione 2017-18.

Bobby Martin: l’americano che vide il Ku Klux Klan nella Settimana Santa di Murcia

Raccontare la storia di un giocatore di basket di colore, nel periodo pasquale, può non avere particolari aspetti curiosi. Ma se il cestista scambia un gruppo di fedeli per degli adepti del Ku Klux Klan, allora vale la pena di capirne un pò di più.  Bobby Martin, questo il nome del personaggio, era un pivot americano che militò nella CBA (la lega alternativa alla NBA) ed in Europa a cavallo fra gli Anni Novanta ed il Duemila.

Nato ad Atlantic City, New Jersey, il 18 agosto 1969, crebbe come giocatore all’Università di Pittsburgh, debuttando come professionista nella CBA per i Quad City Thunder. Nel 1994 il suo sbarco in Europa, con la divisa del Murcia. Poi il salto di qualità al Baskonia. Breve permanenza e viene dirottato in Turchia, nella piccola compagine dell’Izmir. Tuttavia è soltanto nel 1997 che veste una maglia prestigiosa, la camiseta blanca del Real Madrid, per poi continuare a fare avanti ed indietro con l’Oceano. MOlto parco il suo palmares, che lo vede trionfare soltanto una volta, con il titolo della CBA, non prestigioso quanto l’anello NBA.

Ritiratosi nel 2005, dopo aver giocato per l’Unicaja Malaga, fece rientro negli States dove da allora ha iniziato la carriera di allenatore personale per giovani talenti che vogliono affacciarsi al mondo dorato del basket professionistico. Per Bobby poi, si tratta di un tentativo di rivincita, in quanto non venne mai inserito in alcun draft.

Il suo miglior prodotto attualmente, Lavoy Allen, è infatti un professionista che milita negli Indiana Pacers dopo aver iniziato con la franchigia dei Philadelphia 76ers.

Ma qual’è il curioso aneddoto pasquale? Beh, in occasione della sua prima esperienza iberica, a Murcia, nel periodo della Settimana Santa, venne a contatto con un processione. I fedeli, incappucciati come da classico rito di alcune zone della Spagna, vennero scambiati da Martin per appartenenti alla setta razzista di alcuni stati del Sud degli States del Ku Klux Klan.

In Spagna la sue medie parlavano di 11.1 pp, 8.4 rimbalzi ed una valutazione pari a 14.8.

Sempre a Murcia, ebbe due “incidenti” con lo stesso compagno di squadra, Jordi Soler. In un’occasione, le due teste si scontrarono durante una partita a Valladolid e Soler ebbe la peggio, con un trauma cranico che gli provocò un attacco epilettico.

Il secondo invece fu più grave. In un match casalingo, durante un time-out, ebbe un litigio con lo stesso che superò ogni limite. Martin infatti lo colpì con un pugno allo stomaco e Soler stramazzò a terra, contorcendosi dal dolore. Reazioni? Nessuna, almeno da parte dei compagni di squadra e dell’allenatore che proseguirono come se nulla fosse.

Anche suo figlio Bobby jr ama il basket, tanto da praticarlo. Il tempo dirà se diventerà un fenomeno a “stelle e strisce”.

Vanta la presenza con la maglia degli Stati Uniti nel campionato panamericano nel 1993, vincendo l’oro nella finale contro Portorico.

IL SUO CURRICULUM

High School. Atlantic City, New Jersey.
1987-91 NCAA. Universidad de Pittsburgh.
1991-94 CBA. Quad City Thunder.
1994-96 ACB. CB Murcia.
1996-97 ACB. Taugrés Vitoria.
1997-98 Liga de Turquía. Tuborg Izmir.
1997-98 CBA. Rockford Lightning.
1997-99 ACB. Real Madrid.
1999-00 CBA. Rockford Lightning.
2000-01 CBA. Quad City Thunder.
2000-01 ACB. Canarias Telecom.
2001-02 ACB. Breogán Lugo.
2002-03 ACB. Cáceres CB.
2003-04 ACB. Joventut de Badalona.
2004-05 ACB. Unicaja Málaga.

Le categorie del basket maschile/femminile in Italia

La piramide del basket italiano, sebbene abbia cambiato spesso denominazione negli ultimi anni, ha assunto il format classico della Serie A (un tempo A1) a 16 squadre. Subito sotto, una lega non professionistica nella quale la sola promozione nella massima serie mette in lotta fin dalla prima giornata ben 32 compagini, divise in due raggruppamenti denominati Est ed Ovest.

Scendendo ai piani inferiori, la serie C regionale (o Serie C2) viene gestita dai comitati locali. Solo la Basilicata, il Molise e la Valle d’Aosta non hanno tale livello, gestito rispettivamente dai comitati campano, abruzzese e piemontese. In Basilicata, in Molise e in Umbria la Serie D è l’ultimo livello. In Sicilia, Calabria, Abruzzo, Liguria e Friuli-Venezia Giulia la Promozione è l’ultimo livello. In Sardegna, Puglia, Campania, Toscana, Lazio, Piemonte (che comprende anche le squadre valdostane) e in Trentino-Alto Adige la Prima Divisione è l’ultimo livello. Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto (per la provincia di Padova, provincia di Vicenza e provincia di Treviso ) e Marche (solo per la provincia di Pesaro) contano sulla Seconda Divisione, nono e ultimo livello della pallacanestro maschile italiana.

Diversamente, nel settore “rosa” della pallacanestro italiana non esistono tornei professionistici. Tuttavia non manca l’agonismo ed il tasso tecnico, garantito dalle giocatrici americane e dalle italiane che negli ultimi anni, soprattutto grazie alla nuova linea verde, stanno garantendo il futuro della nazionale italiana.

Come per il maschile, i tornei inferiori vengono gestiti a livello regionale, come è il caso della Serie B, presente in quasi tutti i comitati. La Serie C è più rara: Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Toscana e Veneto sono le regioni che la organizzano. In Lombardia si giunge anche alla Promozione, sesto e ultimo livello della pallacanestro femminile italiana.

Campionato maschile
Campionati nazionali professionistici
1. Serie A (16)
Campionati nazionali non professionistici
2. Serie A2 (32)
3. Serie B (64)
Campionati regionali non professionistici
4. Serie C regionale
5. Serie D regionale
6. Promozione
7. Prima Divisione
8. Seconda Divisione

Campionato femminile
Campionati nazionali non professionistici
1. Serie A1 (12)
2. Serie A2 (27)
Campionati regionali non professionistici
3. Serie B
4. Serie C
5. Promozione

Nba, Olanda, Knicks: la storia del logo di New York

Sebbene non vantino una tradizione vincente, i New York Knickerbocker fanno pienamente parte della storia del basket americano. La franchigia infatti giocò il primo match nella storia della NBA, quando scesero in campo contro i Toronto Huskies il primo novembre 1946, vincendo per 68-66.

E la scelta del nome, i Knicks, ha un legame con l’Europa e più precisamente con il paese dei Tulipani, l’Olanda.

L’inizio risale nel tempo, addirittura all’installazione di un gruppo di olandesi nella punta meridionale dell’isola di Manhattan dove danno vita ad un’attività di vendita di pellicce. Poichè la zona, nel profondo inverno, è letteralmente attraversata da un’ondata di gelo che porta a ghiacciare anche i piccoli corsi d’acqua, i cittadini orange la battezzano come Nuova Amsterdam.

Passeranno 50 anni prima di vedere il cambio di nome in favore del Duca di York e Albany, ovvero New York, conseguenza della cessione agli inglesi della città.
Tuttavia il carattere olandese continua a rilasciare i suoi effetti, svolgendo un ruolo fondamentale per lo sviluppo. Un romanzo satirico, scritto agli inizi dell’Ottocento da Washington Irving, in cui vengono dipinte le caratteristiche dei patrizi olandesi, farà salire agli onori della cronaca Diedrich Knickerbocker, ultimo discendente del clan dei Knickerbocker.

Tale famiglia diventerà fondamentale nello sviluppo della futura metropoli americana, ed il cognome verrà identificato come sinonimo del vecchio aristocratico olandese e dei suoi modi raffinati nel comportamento. E d inoltre il termine Knickerbocker verrà utilizzato per descrivere i classici pantaloni nobiliari dell’epoca, corti sotto il ginocchio e molto larghi e cascanti in vita.

Anche la prima squadra di baseball della Grande Mela verrà chiamata New York Knickerbockers, nel lontano 1846 quando lo sport professionistico doveva ancora nascere.

Esattamente un secolo dopo, nel 1946, la pallacanestro americana, la NBA, sta per dare inizio al suo primo campionato. E nella metropoli il gioco della palla al cesto riscuote già ampio successo, indi per cui la franchigia a NY ha ottimi motivi per esistere.  Ottenuta la licenza, arriva il momento della scelta del nome.

Modo migliore? Beh, radunare il gruppo dirigente ed a turno indicare una preferenza. Ovviamente, bisogna trovare un modo per non litigare ed il sorteggio pare l’opzione migliore. Dall’urna improvvisata esce Knickerbocker, poi accorciato in Knicks. Arancio e blu sono scelti come colori base, tuttora attivi mentre il logo ha le sembianze di Father Knickerbocker, un disegno stilizzato di un antico colono olandese con cappello a tricorno, parrucca, ghette, mantello ed i classici pantaloni alla zuava.