Atalanta-Juventus 1-1: festa di venerdì per Inzaghi ed i bianconeri

Venerdì giorno insolito per festeggiare uno scudetto: ma per la Juventus ed i suoi milioni di tifosi un giorno vale l’altro, ed anzi dovendo affrontare la settimana successiva il Borussia Dortmund nella finalissima di Champions League, meglio giocare a mente sgombra e con uno scudetto cucito sul petto.

Ma l’Atalanta non voleva fare la damigella d’onore: salvezza da conquistare e titolo di cannoniere per Pippo Inzaghi erano i traguardi da conquistare a due turni dalla fine del torneo. Imprese raggiunte: Inzaghi volerà poi la stagione successiva sotto la Mole, al posto di Vieri che finirà all’Atletico Madrid mentre i bianconeri piangeranno lacrime amare a Monaco di Baviera, perdendo contro i gialli di Germania la possibilità di bissare il successo nella Coppa dei Campioni.

Il Tabellino del match

Bergamo, 23 maggio 1997, Stadio Azzurri d’Italia, ore 20.45

Atalanta: Pinato, Carrera, Foglio, Mirkovic (Rustico al 49°), Rossini, Sottil (A. Carbone al 63°), Gallo, Morfeo (D. Fortunato al 74°), Sgrò, Lentini, F. Inzaghi All: Mondonico

Juventus: Peruzzi, Dimas, Ferrara, Iuliano, Pessotto, Jugovic, Tacchinardi, Zidane (Di Livio al 65°), Lombardo, Del Piero (Amoruso al 68°), Vieri All: Lippi

Arbitro: Roberto Bettin

Reti: F. Inzaghi al 19°, Iuliano al 54°

Ammonizioni: Iuliano, Dimas

Serie A, la partita con il record di goals: Milan-Atalanta 9-3

Campionato 1972-73: il 15 ottobre scendono in campo a San Siro Milan ed Atalanta. Era la terza giornata di Serie A, ed obbiettivi diversi separavano le due compagini: ospiti in caccia di un punto, in lotta strenuamente per la salvezza mentre rossoneri desiderosi di conquistare lo scudetto per cucirsi sul petto la stella.

L’andamento del match fu segnato ben presto: tre reti nella prima mezzora e fu notte fonda per gli orobici. Milan-Atalanta 1972-73 detiene tuttora il primato di partita di Serie A con il maggior numero di reti. Il precedente primato era dl undici gol ed apparteneva allo stesso Milan (con Ambrosiana. Inter e Genoa), che lo aveva stabilito per ben due volte nel ’50-’51: sempre contro l’Atalanta (7-4 a Bergamo) e contro 11 Novara (9-2 a Milano). Undici reti erano infatti state realizzate anche nel ’37-’38 in Ambrosiana-Bari (9-2) e nel ’42’43 in Genoa-Lazio (6-5). La maggiore differenza reti venne invece inflitta dal Torino all’Alessandria nel campionato ’47-’48: 10-0 al Filadelfia.

Tuttavia, entrambi i contendenti, videro la loro stagione finire in maniera tragica, sportivamente parlando.

Il Milan, dopo aver conquistato la Coppa delle Coppe a Salonicco, perderà lo scudetto all’ultima giornata nella Fatal Verona. Peggio andrà all’Atalanta, che retrocederà in Serie B per differenza reti complessiva (!!!)

“Ad un certo punto anche il tabellone luminoso di San Siro fece « tilt »: troppi gol, troppi marcatori per cui l’operatore continuò a segnare il nome di Rivera per tre, quattro volte come se in campo ci fosse soltanto lui”. Inizia così il racconto di Giorgio Gandolfi sulla Stampa di una delle partite più incredibili del campionato italiano, l’incontro con più gol nella storia del nostro calcio.

LE CURIOSITA’

L’estremo difensore dei bergamaschi Pianta non subiva goals da 7 partite. Tale fu la situazione che si era creata in campo che dopo la settima rete subita, il tecnico Corsini lo sostituì con Marcello Grassi. L’Atalanta, in maniera beffarda, vincerà la partita dei calci d’angolo per 9-3.

IL TABELLINO DEL MATCH

Domenica 15 ottobre 1972 – San Siro, Milano
MILAN-ATALANTA 9-3
Reti: 16′ Prati, 30′ Bigon I, 33′ Divina, 35′ Rivera, 40′ Benetti II, 50′ Chiarugi, 52′ Rivera, 54′ Ghio, 55′ Prati, 64′ Bigon I, 88′ Carelli, 90′ Prati
MILAN: Belli, Anquilletti, Zignoli, Rosato I, Schnellinger, Biasiolo I, Bigon I, Benetti II, Prati, Rivera, Chiarugi (67′ Magherini) – All.: C. Maldini – DT: Rocco
ATALANTA: Pianta (56′ Grassi), Maggioni, Divina, Savoia, Vianello, Picella, Sacco, Carelli, Pirola, Ghio, Vernacchia – All.: Corsini
Arbitro: Giunti

Juventus-Atalanta 0-1: la vittoria orobica nel 1988-89

La storia sembra ripetersi, ripercorrendo la stagione della Serie A 1988-89, quando l’Atalanta, magistralmente guidata in panchina dall’ex granata Mondonico sbancò il Comunale di Torino con un goal del centravanti Evair.

Per gli orobici quel campionato pareva magico: alla fine del girone d’andata si trovavano in piena zona Champions League ( se calcolata con le attuali regole). Se il tecnico di Rivolta d’Adda era ai primi passi nella massima serie (per lui solo l’esperienza alla Cremonese e l’anno prima a Bergamo appunto), gli “attori” in casacca nerazzurra erano onesti operai del pallone. Qualche uomo esperto, vedasi il portiere Ferron, i difensori Contratto e Barcella, conditi dalla fantasia a centrocampo di Nicolini e dello svedese Prytz mentre in attacco il brasiliano Evair svolgeva il ruolo di prima ed unica punta intorno al quale  tutto il gioco ruotava.

E se alla fine del torneo per i bianconeri di Zoff la distanza dall’Inter vincitrice sarà abissale, quarto posto a 15 punti, la Dea festeggerà il ritorno in Europa con il sesto posto, dove cercherà di ripetere le imprese della Coppa Coppe 1987-88 che videro la città ad un passo dal sogno della finalissima.

Il Tabellino del match

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Federico Magallanes: da promessa dell’Atalanta a meteora nel Real Madrid

Quando esci dalle giovanili del Penarol, il tuo futuro non potrà che essere luminoso: lo avrà detto e pensato  tante volte Federico Magallanes, attaccante uruguaiano che passò anche per il mitico Santiago Bernabeu, dopo aver firmato per il Real Madrid.

magallanes-atalantaArrivato a 20 anni in Italia nelle file dell’Atalanta, Magallanes sembrava di passaggio sotto le Alpi Orobie:  la sua velocità era nota in patria ma dopo due stagioni in Serie A, con appena 24 presenze e 3 reti, il suo destino all’improvviso si tinse di bianco come il colore della maglia del Real Madrid.

A sorpresa infatti il grande club della capitale spagnola lo acquistò, un vero fulmine a ciel sereno che fece pensare  ai soliti giudizi affrettati che avevano bocciato un talento inespresso.

Ma al Real le cose non girarono per il verso giusto fin dal ritiro estivo: Antonio Camacho, bandiera del club, restò in panchina per soli 17 giorni, senza nemmeno debuttare in gare ufficiali. Hiddink, il sostituto, non ebbe mai nelle sue grazie il filante attaccante delle rive del Rio de la Plata e così il mercato invernale fu utile per provare a ripartire da capo, sempre in Spagna, con il Racing Santander.

Un veloce rientro in patria nelle file del Defensor Sporting, giusto in tempo per trovare il feeling con la rete e subito il ritorno in Europa, ancora con il Racing e poi comparsate nell’ordine con Venezia, Torino, Siviglia, Eibar, Digione ed infine la chiusura di carriera (2009), in terza divisione iberica con il Merida, senza nemmeno terminare la stagione.

I diversi infortuni alle ginocchia ne compromisero le fortune su palcoscenici importanti, tanto che i continui cambi di casacca non giovarono a Magallanes, che non riuscì mai a trovare un ambiente dove potesse maturare.

Smisi i panni di calciatore a soli 33 anni, iniziò la carriera, tuttora in corso, di procuratore sportivo alle dipendenze del potente agente e connazionale Paco Casal.

Con la Celeste disputò la Coppa America 99, conclusa al secondo posto, ed il Mondiale 2002, sommando complessivamente 26 presenze e 6 reti.

Curiosità su Magallanes

Fu per merito suo l’ultima vittoria che l’Uruguay ottenne contro il Brasile, evento accaduto il primo luglio 2001 in occasione delle qualificazioni ai Mondiali 2002 di Corea – Giappone. Durante quel calciomercato lasciò il Santander per rientrare in Italia con la maglia del Venezia che, nonostante i cinque goals realizzati, non riuscì a salvare dalla retrocessione.

Le frasi famose su Magallanes

“E’ un devastatore di fascia sinistra, un cocktail fra Best, Meroni e Gento”  disse Attilio Romero, presidente Torino al suo arrivo nella stagione 2002/03.

Dopo il promo goal italiano al Verona : “Ho dimostrato di essere il più forte”.

Carletto Mazzone: corsa verso la curva in Brescia – Atalanta 2001-02

Brescia – Atalanta equivale ad un derby: quando le due squadre lombarde si sfidano, per i tifosi e giocatori l’atmosfera è sempre elettrizzante. E non ditelo a Carlo Mazzone, romano doc, ma perfettamente calato nella realtà delle Rondinelle.

Nel match di Serie A fra bresciani ed orobici della stagione 2001-02, i padroni di casa sono in svantaggio per 3-1 fino a pochi minuti dal termine. ma il Brescia ha fra le sue fila un certo Roberto Baggio: dapprima segna il goal su assist di Tare che dimezza lo svantaggio ed in fase di recupero pennella una punizione in mezzo all’area che Rinaldi devia di testa e sigla in definitivo 3-3.

Mazzone, insultato dai tifosi atalantini per gran parte della gara, non sta nella pelle e non riesce a trattenere la sua rabbia: si dirige alla carica verso la Sud, trattenuto a stento da un suo dirigente.

Il tecnico romano motiverà così a fine gara la sua corsa sfrenata verso la curva ospite: “I tifosi dell’Atalanta sono razzisti al cento per cento: mi hanno insultato come romano e hanno offeso i miei genitori romani che non ci sono più. Avevo promesso a quei tifosi che mi sarei fatto sentire in caso di pareggio. Sono stato di parola. E sul pari sono andato, e ho detto loro di tutto. Ora pagherò quel che devo, ma qualsiasi siano i giudizi su di me domani, me ne sbatto. E’ stata offesa la mia città e la mia infanzia: i bergamaschi si devono sciacquare la bocca prima di parlare di Roma”.

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Mazzone pagherà un conto salato nei confronti della giustizia sportiva: ben cinque turni, che lo terranno lontano dalla panchina. A fine anno il Brescia si salverà all’ultima giornata mentre l’Atalanta si piazzerà al nono posto.

Stromberg: bandiera e capitano dell’Atalanta

Glenn Stromberg è stata la bandiera dell’Atalanta per ben otto stagioni, vestendo la maglia e la fascia di capitano in 219 occasioni con 18 reti. Una sola annata in Serie B, quando gli orobici, guidati da Mondonico, seppero arrivare fino alle semifinali di Coppa delle Coppe, superati nel doppio confronti dal Malines che poi alzò la coppa.

Stromberg, dopo otto anni con la maglia degli orobici , apppese le scarpette al chiodo al termine della stagione 1991-92. Tuttora il legame con i colori bergamaschi è talmente forte che nella Curva Nord, cuore del tifo bergamasco, sono presenti le otto maglie dei capitani del club e quella dello svedese è posta al centro del settore, a simboleggiare  ulteriormente l’affetto che i tifosi gli hanno tributato.

Vanta un palmares di tutto rispetto: 1 campionato, 2 coppe nazionali, 1 Coppa Uefa in Svezia con la maglia del IFK Goteborg; 1 campionato ed una Coppa nazionale del Portogallo nell’unica stagione al Benfica.

Smessi i panni da calciatore con l’Atalanta, Glenn Stromberg è rimasto legato all’Italia con la creazione di un marchio che importa prodotti alimentari in Svezia suo paese origine. Svolge inoltre la professione di commentatore calcistico per la tv svedese.