Quando Carl Lewis fece flop cantando l’inno nazionale americano

Cantare l’inno nazionale americano: per Carl Lewis fischi alla velocità della luce

E’ tradizione ormai secolare negli USA che prima di ogni evento sportivo venga cantato l’inno nazionale americano. E se nella maggior parte delle volte sono cantanti professionistici o perlomeno che sappiano utilizzare al meglio le loro corde vocali, può accadere che colui il quale abbia l’onore, possa miseramente fallire. Ed esattamente questo accadde al mitico Carl Lewis: il “Figlio del Vento” seppe rimediare i fischi così rapidamente che dovette interrompere e riprendere da capo, visto che le prime note parevano poco più di un gorgheggio.

Il 21 gennaio 1993, quando ormai Lewis dominava da un decennio le piste in tartan, volle provare a cimentarsi di fronte al pubblico; stava già da qualche anno pensando al suo futuro post-gare, e l’arte canora lo stimolava. Peccato che già i primi dischi, che furono lanciati sul mercato giapponese, non facevano ben sperare in un avvenire luminoso. Alla Brendan Byrne Arena, prima della partita NBA New Jersey Nets- Chicago Bulls e di fronte ad un’altra leggenda dello sport mondiale come Michael Jordan, Carl Lewis scese sul terreno di gioco con una giacca color rosso fiammante e, preso il microfono in mano, riuscì a steccare dopo  le prime note, provocando le grasse risate di alcuni giocatori ed i fischi (meritati) di una parte del pubblico.

 

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