Le frasi famose di Max Allegri

Le frasi famose di Max Allegri

Il tecnico di Cagliari, Milan ed Juventus sa farsi apprezzare, oltre che in panchina, anche davanti ad un microfono.

Massimiliano Allegri, buon cuore livornese, non mente mai: parlare è un divertimento e con il tecnico stare seduti a tavola, con un buon bicchiere di vino e cibo a volontà, deve essere uno spasso. Da cosa lo si deduce? Che il suo carattere di toscanaccio emerge in ogni dichiarazione, battuta pronta e secca, oppure voglia di spiegare per filo e per segno cosa ha visto nel corso della partita.

Memorabili i suoi battibecchi con Arrigo Sacchi che dagli studi di Mediaset non ha mai mancato di sottolineare errori e carenze delle sue squadre.

Le frasi famose di Massimiliano Allegri

Lo vogliono fare passare per scienza, invece non c’è un cavolo di niente di scientifico. È uno spettacolo, e lo spettacolo lo fanno gli artisti. Qui vogliono spoetizzare il calcio, soffocare la creatività: è questo l’errore più grande che stiamo facendo. Se togli la poesia, allora tanta vale giocarsela al computer.

Se l’autorevolezza di un allenatore deriva dall’urlare, io non ne ho. A me chi urla non trasmette niente, mentre ci sono persone che parlano piano e infondono sicurezza, anche timore. Ma il mondo della leadership è ancora tutto da scoprire, per noi allenatori. Una parola detta in un certo modo può cambiare le cose. Forse è in questo campo che si può sorprendere.

A scuola andavo male: volevo fare il preside, non lo studente. Da giovane mi piaceva molto cazzeggiare, a Livorno siamo così. E mi piace ancora: non si può vivere solo di lavoro. Quando sento gente che dice che bisognerebbe lavorare 24 ore al giorno penso: poi ti si fonde il cervello, ti scoppia la testa e non hai ottenuto un bel niente.

Ho passato sette anni con lui, anche tre mesi a Udine come collaboratore tecnico. Mi ha insegnato molto e il mio modo di vedere il calcio adesso è merito suo. Galeone era molto fantasioso, aveva concetti innovativi.

Thiago Silva non ha pari nel mondo. Anzi, se il brasiliano sta in cima al grattacielo dei difensori, il piú vicino si trova al terzo piano.

Tutte le settimane chiederò l’autorizzazione a Marotta per parlare, su carta semplice. Credo che noi non ci siamo mai lamentati degli arbitri. Non ci siamo mai lamentati e mai ci lamenteremo ad esempio di un fuorigioco, perché è sempre difficile da giudicare, così come dei rigori.

[Su Walter Mazzarri] Siamo due sanguigni, ma lui lo esprime in modo diverso. Non serve alzare la voce o arrabbiarsi ogni volta, ci sono maniera diverse per essere autorevoli…

Io, gli allenatori che si presentano a bordocampo con la tuta, li multerei: stai rappresentando la società, non puoi metterti la tuta!

[In Italia] ci sono 50 milioni di tifosi, 12 sono della Juve, gli altri del Milan, dell’Inter, della Roma e via così. Tutti sono contro la Juve. Ora me ne rendo conto.

Non mi è mai passato per l’anticamera del cervello di rassegnare le dimissioni, soprattutto perché se per qualsiasi cosa la colpa è dell’allenatore allora resto per fare il capro espiatorio.

[Nell’intervista rilasciata alle “Iene” dopo la vittoria dello scudetto 2010-11 con il Milan, su Josè Mourinho] Ogni tanto è un pò patetico, ripete sempre le stesse cose; è molto bravo, ma dietro la sua arroganza nasconde delle insicurezze.

[Su Zlatan Ibrahimovic] Ha il mal di pancia? Vorrà dire che gli daremo il Maalox.

La Champions è il palcoscenico ideale per fare una grande partita.

[Nell’intervallo di Milan-Fiorentina 2012, rivolto ai suoi giocatori] Se volevate dimostrare che siete contro di me, ci siete riusciti.

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