Le frasi famose di Fabio Capello

Le frasi famose di Fabio Capello

Nato a Pieris (Gorizia) Fabio Capello fin da giocatore  si è subito mostrato persona inflessibile: vincente con Roma, Milan e Juventus sul terreno verde e celebre per il goal a Wembley contro l’Inghilterra, determinante per la prima vittoria contro i Maestri Inglesi in casa loro, da allenatore ha praticamente vinto ovunque.

Oltre alle vittorie in campo italiano, 5 scudetti e 4 supercoppe, ha trionfato in Champions League e Supercoppa UEFA con il Milan ed ha aggiunto due Liga spagnole, vinte con il Real Madrid a distanza di ben 10 anni.

Solo le nazionali gli hanno dato dispiaceri: con Inghilterra e Russia ha raccolto insuccessi, soprattutto l’ultimo in terra sovietica quando guidò il team sovietico in occasione di Brasile 2014, venendo estromesso al primo turno. Un anno dopo Capello firmerà la separazione consensuale. Nei mesi successivi il suo nome è stato associato alla Roma ed all’Inter.

LE FRASI FAMOSE DI FABIO CAPELLO

 

Guido la Nazionale inglese, era my dream, il mio sogno, quella azzurra non mi ha mai affascinato, qui ci sono 57 milioni di ct, io non sono fra questi. Io cerco sempre qualcosa di forte, mi esaltano le grandi sfide.

[Su Calciopoli] Imbarazzo? E perché? Io ho vinto quei titoli sul campo, ce li hanno tolti è vero ma le medaglie le ho sempre, sono in un baule in cantina.

Dopo aver visto Rooney contro l’Italia [agli Europei 2012], credo che capisca solo lo scozzese.

Il rispetto uno non lo ottiene, se lo prende.

Allenare la Juve dovrebbe essere il sogno di una vita, ma non lo è della mia.

Maldini? È semplicemente il miglior difensore del mondo.

Nessuno ha la potenza di Zlatan Ibrahimović. Lui e Marco Van Basten sono identici nell’eleganza.

Moratti dice che lo Scudetto del 2006 è suo? E io dico che è mio. La medaglia ce l’ho ancora a casa, non me l’ha tolta nessuno. Questo del Milan è il secondo titolo “vero”, perché anche l’anno scorso è stato un torneo equilibrato. In quelli precedenti, invece, per l’Inter non c’era competizione.

La nazionale italiana? Non mi ha mai affascinato come questa avventura in Inghilterra.

Francisco Franco ha lasciato in eredità l’ordine. In Spagna funziona tutto e funziona bene, ci sono educazione, pulizia, rispetto e poca burocrazia.

La Triade? Non rinnego la loro amicizia, avevano qualcosa in più degli altri. Formano un mix completo. L’abilità gestionale a livello societario del dottor Giraudo, grazie al quale non c’erano bisogno degli investimenti della Fiat per fare il mercato. La competenza tecnica di Roberto Bettega e la bravura nell’acquistare i giocatori di Luciano Moggi. Una società che ti permetteva di dedicarti solo al campo e di fare l’allenatore, senza dover pensare a nulla.

[Su Ronaldo] Si presentò a Madrid che era 96 kg, gli ho chiesto di arrivare a 88-90. Non c’è stato niente da fare. Era un grandissimo giocatore, ma un leader negativo per il gruppo. Lo cedemmo a gennaio e l’ambiente in squadra cambiò completamente: riusciamo a recuperare nove punti al Barcellona, anche se l’impatto mediatico fu enorme.

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