Le frasi famose di Arrigo Sacchi

Le frasi famose di Arrigo Sacchi

Arrigo Sacchi, prima allenatore super vincente con il Milan e vicino al successo con l’Italia, sconfitta solo ai rigori dal Brasile nella finale di USA 94, è da anni un valente opinionista tv. Sulle reti Mediaset lo vediamo spesso commentare al termine dei matches di Champions League, e a volte gli è anche toccato di sfidare, a livello linguistico, un certo Zlatan Ibrahimovic.

Ecco allora le citazioni più famose che l’uomo di Fusignano ha detto in questi anni:

Il calcio è e sarà l’unica cosa di cui posso parlare.

Il pregiudizio si vince con le idee.

E’ stato un avversario molto ostico ma anche agnostico.

Un allenatore cambia molto o perché è scemo o perché è insoddisfatto.

Non sono certo razzista e la mia storia di allenatore lo dimostra, a partire da Rijkaard, ma a guardare il torneo di Viareggio mi viene da dire che ci sono troppi giocatori di colore, anche nelle squadre Primavera. Il business ormai ha la meglio su tutto. L’Italia non ha dignità, non ha orgoglio: non è possibile vedere squadre con 15 stranieri.

La Nazionale è lo specchio di quello che esprime il campionato, quindi una realtà in cui dominano gli isterismi, la violenza, i debiti delle società, gli stadi fatiscenti.

C’è una differenza: giocatore è colui che gioca bene, calciatore è colui che conosce il calcio. Beckham è un calciatore. Ed è un calciatore da calcio totale. (dall’intervista a Radio Italia, 7 febbraio 2009)

Giocare contro Maradona è come giocare contro il tempo perché sai che, prima o poi, o segnerà o farà segnare.

[Su Trapattoni] È uno che saprebbe farsi capire anche dai giapponesi.

In Italia nessuno ha mai chiesto lo spettacolo, e quindi non c’è. Abbiamo quello che la gente vuole. Contano solo i risultati. A livello di spettacolo siamo indietro e quindi dobbiamo cercare di capire che è importante lavorare per l’immediato, ma anche in prospettiva futura, puntando sempre più sui nostri giovani.

La Juventus è la squadra di adulti. Non sei mai sicuro di vincere contro di loro finché non muoiono.

Ci esprimiamo ai massimi livelli se c’è da spazzare via la vergogna, l’invidia e la ripicca internazionale… ma non si può mica sempre vivere nello “Stato di massima allerta” per mantenere uno sport in salute.

[Riferendosi ai primi mesi al Milan] L’inizio fu assai difficile e rischiai davvero di non mangiare il panettone.

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