New York Knicks Italia: passione tricolore per il basket della Grande Mela

New York Knicks Italia: passione tricolore per il basket della Grande Mela

New York, la Grande Mela, ha un fascino incredibile per milioni di persone. Ed in ambito sportivo la metropoli americana si traduce in Madison Square Garden, uno dei palazzi in cui si è scritta la storia della boxe e del basket con i Knicks, la franchigia che fin dal 1946, anno della nascita dell’NBA, giocano nel massimo campionato di pallacanestro.

Ed i “librai” di New York sono seguiti con passione anche in Italia: Andrea Delbuono è uno dei massimi supporter della franchigia americana: da anni, con assiduità ne segue le vicende e con il blog Knicks Italia tiene il pubblico aggiornato. Ed allora perché non scambiare due parole con Andrea delle vicissitudini della squadra e della sua passione.

 

Quando e come nasce la passione per New York Knicks

Tifo Knicks grazie ad una pubblicità dei primi anni ’90, interpretata da John Starks, allora guardia di New York, per una nota marca di sneakers (non so se si può dire il nome, ma ha tre strisce). Starks non si trova, mentre un coro gospel, cantando, si chiede chi l’ha visto, ma lui si sta allenando in palestra, solo, dribblando alcune sedie messe sul parquet. Viene verso la telecamera,  palleggiando, e chiede: “mi sono perso qualcosa?”. Il racconto rende male, e purtroppo non ho mai più ritrovato quello spot, neppure su YouTube che ormai contiene qualunque cosa anche del passato più recondito, ma mi colpì. Da lì iniziai ad interessarmi ai risultati dei Knicks, oggi sembra di parlare di preistoria, ma allora si potevano al massimo trovare i risultati sulla rivista American Super Basket, sul Televideo, e raramente passano partite in televisione. Erano i Knicks di Pat Riley, forse i più forti dai tempi dei due Titoli vinti ad inizio anni ’70.

 

Il tuo amore per lo sport americano

Quanto allo sport USA, il mio primo amore fu il football americano a nome Joe Montana, San Francisco 49ers, altra sponda degli Stati Uniti, altra storia. Tornando invece al basket, mi piace il concetto di salary cap, di chi arriva ultimo che sceglie i più forti della prossima nidiata di giovani che escono dal college o che arrivano dall’Europa, un modo che sulla carta (ma non solo) permette davvero la possibilità di vincere a tutti, dove viene premiato il merito, la professionalità, il lavorare bene. Se sbagli mosse per incompetenza ti puoi condannare ad anni nell’oblio in un attimo, ed i New York Knicks lo sanno benissimo. Concetti molto diversi, per fare un paragone, con il calcio del nostro continente, ma riconosco che con i campionati fatti di promozioni e retrocessioni sarebbe praticamente impossibile importare quel modo di intendere le leghe sportive.

 

Come segui la squadra durante l’anno

Tramite l’NBA League Pass. Seguo poche partite in diretta per via dell’orario, fatti salvi i cosiddetti “matinèè”, che con il nostro fuso orario sono tra le 18 e le 23. Normalmente vedo la gara della notte la mattina, prima di andare al lavoro, alzandomi prima. Con i social sarebbe impossibile arrivare a sera senza sapere il risultato.

 

Quanti siete più o meno i fans dei New York Knicks italiani

Ho un forum collegato al sito Knicks Italia dalla fine degli anni ’90, i tifosi si sono succeduti numerosi nel corso degli anni, ma come spesso accade se la squadra è vincente il numero aumenta, altrimenti tende a scemare, fatto salvo un certo zoccolo duro che ha resistito praticamente a tutto. Non possiamo certo sperare di essere in tanti come per Franchigie storicamente molto più vincenti quali i Bulls o i Celtics, o più recentemente Heat e Warriors. Abbiamo avuto un picco quando Danilo Gallinari fu scelto al Draft, ma si trattò di un evento fisiologico perché ovviamente i media mainstream buttarono sull’argomento “un italiano a New York”. Nacquero anche parecchie pagine Facebook sui New York Knicks, ma durarono poco proprio perché occasionali. Personalmente ho sempre definito il mio sito “un blog scritto da un tifoso per altri tifosi”, senza nessuna velleità tecnica e senza ridurlo ad un contenitore di presunte breaking news. Con il proliferare dei social, infatti, basta un inglese di base per sapere in tempo reale qualsiasi indiscrezione (o rumor, come li chiamano di là), quindi ho sempre cercato di dire la mia sulla realtà Knicks senza rincorrere nessuno, ma soprattutto citando sempre le fonti, perché è chiaro che sto scrivendo dall’Italia senza informazioni di prima mano – concetto che, a mia impressione, sfugge spesso a siti che trattano l’NBA.

 

Il logo del blog di Andrea Delbuono

 

Perché ti piace il basket; per averlo praticato?  E quello italiano lo segui?

Il basket l’ho praticato, con una dozzina di altri sport, sempre a livelli infimi per la cronica mancanza di talento che mi contraddistingue. La passione, però, mi ha sempre spinto a provarci, e riprovarci. Ormai però gioco prevalentemente a basket al campetto, ma non sempre è facile mettere insieme anche solo sei persone per un 3vs3, perché la pallacanestro resta uno sport di nicchia, soprattutto in provincia. Il basket italiano lo seguo poco per mancanza di tempo, mentre negli ultimi anni ho cercato di vedere più partite di Eurolega possibili.

 

Se fossi il gm dei Knicks da dove partiresti per rifondare la squadra

Premessa d’obbligo: il pesce puzza sempre dalla testa. Il pesce in questione è James Dolan, proprietario dei New York Knicks dal 1999 guarda caso dall’ultima Finale NBA giocata. Da lì in pochi anni la Franchigia si è trasformata nella barzelletta che è tutt’oggi. Difficile lavorare come GM se non puoi avere pieni poteri e se il proprietario ti scavalca nelle decisioni in maniera cervellotica e totalmente immotivata. Ipotizzando pieni poteri, il solco è presto tracciato: almeno un paio di anni di stagioni “a perdere” per scegliere in alto al Draft e ricostruire attraverso i giovani. Più o meno era la strada intrapresa da Phil Jackson, con molte difficoltà per via della situazione ereditata dalla precedente gestione, fatti salvi alcuni errori come il contratto fatto firmare a Noah. Purtroppo però Dolan non è del mio avviso, e la sensazione già pochi giorni dopo l’allontanamento di Jackson è che si tornerà a ragionare per l’immediato, per provare a fare i Playoffs a tutti i costi sacrificando giovani e scelte, e quindi il futuro. Spero di sbagliarmi.

 

Come te lo spieghi il fascino che rivestono i New York Knicks nonostante non siano vincenti

Perché sono a New York, la città più importante al mondo. Basti pensare che nella classifica annuale stilata dalla rivista economica Forbes sulle franchigie più redditizie al mondo la Grande Mela ne piazza tre nei primi dieci posti (Yankees, Knicks, Giants). Inoltre è conosciuta come “The City Game”, la città del basket per eccellenza: esistono centinaia di leggende del basket di strada raccolte in molti libri, dove la realtà si mischia con la fantasia, ma anche questo racconta perfettamente il connubio viscerale tra la città e la palla a spicchi.

 

Hai avuto occasione di vedere un match dal vivo?

Li ho visti di persona nell’autunno del 2010, a Parigi, in una gara di preseason contro i Minnesota Timberwolves. Uscivamo dall’ennesima delusione, sconfitti nella corsa ai free agent più importanti di quella famosa estate ricordata per “The Decision”, con Lebron che va a Miami da Wade insieme a Bosh. A noi toccò come premio di consolazione Amar’e Stoudemire, ma soprattutto le sue ginocchia, ma questa è un’altra storia che occuperebbe molte pagine. Quello che mi impressionò di più nel vedere squadre NBA dal vivo fu il riscaldamento per la grande tecnica mostrata anche dai lunghi, seppur atipici come Kevin Love che giocava nei Wolves. Purtroppo non sono mai stato a New York di persona, ma ogni anno mi riprometto di organizzare il viaggio in concomitanza con la stagione NBA. Chissà, se prima o poi tornassimo competitivi…

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