Jeff Hall, il calciatore che con la sua morte diede inizio alla campagna pro-vaccini

Jeff Hall, il calciatore che con la sua morte diede inizio alla campagna pro-vaccini

Il tema dei vaccini è uno degli argomenti caldi degli ultimi mesi. Vaccinazione si o no, opinionisti, medici, insegnanti e genitori si affrontano, spesso senza alcuna conoscenza in materia. Anche il calcio ha un esempio da portare nel dibattito.

 

 

Jeff Hall non pensava un giorno di entrare suo malgrado nel dibattito su scala mondiale dell’utilità dei vaccini e sulle loro, presunte, pericolosità.

Jeffrey James Hall nacque il 7 settembre 1929 a Scunthorpe, nel Lincolnshire, Inghilterra. Dopo aver terminato gli studi nel 1945, cominciò a giocare a calcio in squadre amatoriali fino al 1950, quando in occasione del servizio militare, entrò a far parte della squadra della Royal Electrical and Mechanical Engineers, ovvero i tecnici manutentori dell’esercito di Sua Maestà.

Un osservatore del Birmingham City lo tenne d’occhio e di li a pochi mesi venne subito contrattualizzato. Il debutto un anno dopo, nel 1951, sebbene per un paio di stagioni facesse la spola fra la prima squadra ed il team delle riserve. Nel 1955 conquistò la massima serie e fu titolare l’anno seguente nella finale di FA Cup contro il Manchester City persa per 3-1.

Venne convocato con la nazionale dei Tre Leoni, il debutto contro la Danimarca, e da in poi seguirono altri 16 caps complessivi. Ma il 23 marzo 1959 cominciarono i primi problemi fisici, costringendolo ad un ricovero ospedaliero. Gli venne diagnosticata la poliomelite che in pochi mesi lo portò alla morte. A soli 29 anni, il 4 aprile 1959, si spense.

Tuttavia, era un’epoca in cui era cosa normale procedere ad un regolare trattamento di vaccinazioni, anche se le statistiche dell’epoca riportavano che solo la metà dei bambini era regolarmente sottoposta a tale cura. Si registravano però alcuni casi di vaccini difettosi, in particolare negli Stati Uniti d’America, che provocavano la polio invece di combatterla, creando così una fama negativa.

Il sacerdote che celebrò la messa funebre, fu tra i primi a dare enfasi alla morte del povero Hall, tanto che nel corso della solennità della celebrazione, H. B. Marlow, questo il nome del prete, esclamò: E’ possibile che la sua morte salvi molte vite”. Marlow inoltre chiese che venisse diffusa la causa del decesso così che il dipartimento di salute pubblica di West Bromwich, centro vicino a Birmingham, ricevette numerose chiamate di gente interessata al vaccino.

E da li, in tutta l’Inghilterra si diffuse l’interesse per l’argomento. Il ministro della Salute Derek Walter-Smith inviò ai clubs di calcio una lettera in cui invitava a sottoporre a trattamento sanitario tutti i loro atleti minori di 26 anni, in modo da assicurare una copertura sanitaria adeguata, in ricordo del collega scomparso.

Il 16 aprile del 1959, le autorità sanitarie britanniche cominciarono a lamentare scarsità di vaccini e cos’ divenne necessario importarli dall’America. La campagna pro-vaccini era ormai avviata. L’interesse nel paese era sempre più forte e la vedova del calciatore, Dawn, cominciò a dedicarsi anima e corpo alla diffusione del messaggio e, pochi anni prima della morte, venne premiata con la Medaglia dell’Impero Britannico per la sua battaglia contro la polio.

Le statistiche

Nel febbraio 1959, venivano somministrati circa 500mila dosi di vaccino contro la polio nel Regno Unito. Nel Dicembre dello stesso anno erano già diventate circa 2,5 milioni. Se nel 1958 soltanto il 5% della popolazione compresa fra i 20 ed i 30 anni era stata vaccinata mentre il tasso scendeva ad un misero 3% sopra i 30 anni, nel 1961 le percentuali erano salite ad un considerevole 63 e 53% rispettivamente. Nel 1955 erano 3.712 i casi di poliomelite in Inghilterra e Galles. Nel 1960 soltanto 257. Nel 1963 appena 39. Il reverendo Marlow aveva avuto ragione: la morte di Jeff Hall non doveva avvenire invano.

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